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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Abbazia di Praglia

Padova / Italia
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Dedicata a Santa Maria Assunta, l’Abbazia di Praglia sorge a poca distanza dalla città, in una piccola valle tra i Colli Euganei. Essa risale alla fine dell’XI secolo e fu fondata da Maltraverso de’ Maltraversi, lungo l’antica strada che da Padova conduceva ad Este. Praglia fu uno dei maggiori centri da cui prese le mosse la colonizzazione agricola benedettina nell'XI secolo, ed ebbe importanza fondamentale nella ricostruzione e nella bonifica della campagna padovana, devastata dalla invasioni barbariche e abbandonata per quasi mezzo millennio. Aggregata al monastero di Polirone nel 1124, l’Abbazia fu feudo di Federico II nel XIII secolo, e conquistò l’autonomia nel 1304. Nel 1448 essa fu aggregata ai Benedettini di Santa Giustina di Padova, che possedevano buona parte del territorio padovano e numerose abbazie foranee. Su progetto di Tullio Lombardo, nel 1490 i frati procedettero ad un radicale restauro e riedificazione del monastero e della chiesa, che assunsero la forma attuale: la torre campanaria rimane l’unica testimonianza visibile di quello che fu l’originario impianto medievale.
L’Abbazia fu soppressa dai decreti napoleonici del 1810; ripristinata nel 1834 da Francesco I, fu nuovamente soppressa nel 1866. L’anno successivo fu applicata nel Veneto la legge che eliminava tutte le corporazioni religiose: a Praglia restarono solo pochi monaci, con funzioni di custodia. L’Abbazia fu spogliata dei terreni: furono asportati i dipinti, i libri, l’archivio e gli arredi. . Nel 1882 il chiostro botanico, quello pensile , la biblioteca e la chiesa (chiusa al culto) furono dichiarati monumento nazionale mentre il resto della struttura venne adibito ad usi diversi. Nel 1904, dopo alcuni anni di trattative e acquisizioni da privati, ritorna definitivamente in mano ai benedettini che, oltre a riattivare l'importante attività religiosa, si dedicano e specializzano nel restauro di libri antichi e d'arte diventando il punto di riferimento mondiale di questa delicatissima attività. Il nuovo cammino di Praglia, da allora, fu sempre in ascesa, anche durante le due guerre mondiali che videro Praglia schierarsi in prima linea,come luogo di pronta accoglienza, e luogo di custodia d’infiniti e preziosi tesori di storia e d’arte, compresi i quattro cavalli di bronzo della basilica di San Marco a Venezia.
L'abbazia è costituita dalla basilica e dal monastero, ma il complesso è assai articolato e si può così schematizzare:

LA CHIESA ABBAZIALE DELL’ASSUNTA
La chiesa attuale, iniziata nel 1490 forse su progetto di Tullio Lombardo, venne consacrata nel 1545. La semplice facciata, tripartita con un richiamo alla scansione interna, ha un elegante coronamento a volute. Dietro al corpo di fabbrica si erge il campanile romanico, unico resto della chiesa tardoduecentesca. L’interno, a croce latina, è diviso in tre navate da slanciati pilastri ionici, ai cui lati si aprono cinque cappelle, profonde come il transetto.
Sulla controfacciata si può ammirare l’Assunta di Giovan Battista Zelotti; fra le opere nelle cappelle sono notevoli la Consegna delle Chiavi a San Pietro di Domenico Campagnola, e le due lunette di G.B. Bissoni (1634) con i Misteri del Santo Rosario (III cappella a destra). Nel presbiterio è collocato un Crocifisso ligneo di scuola giottesca padovana.
La cupola è decorata da affreschi dello Zelotti raffiguranti i quattro Evangelisti nei pennacchi, scene della Natività ed episodi della vita di Cristo (la Natività, la Circoncisione, Gesù tra i dottori e le nozze di Cana), nel cielo il Trionfo degli strumenti della Passione. Nell’abside figurano i Dottori della Chiesa (Agostino, Ambrogio, Girolamo e Gregorio) con l’Ascensione di Cristo, realizzati da Domenico Campagnola. Lo splendido coro ligneo del 1564 è opera di Giovanni Fiorentino. Nella sagrestia, introdotta da un atrio dove è collocato il dipinto I Benefattori del monastero del 1572 attribuito a Palma il Giovane, si conservano numerosi quadri, tra cui una Gloria di Angeli attribuita a Paolo Veronese.

IL MONASTERO
Lungo il lato occidentale del complesso si apre, con una graziosa loggetta, l’ingresso al monastero articolato in quattro chiostri. Ospita una ricca biblioteca e un importante centro per il restauro del libro.

IL CAPITOLO
Luogo di grande importanza per la vita monastica è il Capitolo perché qui inizia e finisce la vita di ogni monaco; nel capitolo avviene l’ammissione alla prova del noviziato e si conclude la vita dei monaci con la sepoltura dei resti mortali. Questo fatto è sottolineato dalla presenza di un imponente affresco che rappresenta la Deposizione di Cristo opera cinquecentesca di Gerolamo Tessari. Nella sala del capitolo inoltre vengono discusse tutte le questioni importanti per la comunità monacale.

IL REFETTORIO MONUMENTALE
All’esterno del refettorio si ammirano i due grandi lavabi degli inizi del XVI secolo in pietra intarsiata con piombo e marmi policromi, attribuiti alla bottega dei Lombardo, così come il portale d’accesso alla sala. L’interno è ornato da scene del Vecchio e del Nuovo Testamento dello Zelotti e da una Crocifissione di Bartolomeo Montagna. Gli splendidi stalli lignei barocchi intagliati da Bartolomeo Biasi (1726-1730) sono ognuno coronato da un motto di carattere sacro e da un’immagine tratta dalla natura o dalla vita quotidiana, resa esplicita dalla scritta sottostante. Dal Seicento questo spazio non viene più utilizzato dai monaci come mensa ordinaria.

LA BIBLIOTECA
L’antica biblioteca dell’Abbazia è costituita da una grande sala dal soffitto ligneo in cui si può ammirare un importante ciclo pittorico eseguito alla metà del Cinquecento dallo Zelotti.

IL CHIOSTRO BOTANICO
È il chiostro d’ingresso dell’Abbazia, chiamato “botanico” perché era destinato alla coltivazione delle piante officinali per la farmacia del Monastero. I lati del portico hanno colonne alternate di marmo rosso e pietra bianca, sormontate da capitelli con foglie d’acanto. A coronare tutte le murature corre un fregio in cotto.

IL CHIOSTRO PENSILE
Verso la fine del 1400, dove sorgeva l’antico chiostro denominato Paradiso, iniziarono i lavori per quello pensile. La sobria ed elegante costruzione, terminata sicuramente prima del 1549, è attribuita a Tullio Lombardo. Il cortile, che poggia su quattro pilastri, è costituito da piani inclinati per convogliare l’acqua piovana nella grande cisterna sottostante, che alimentava il pozzo centrale. Questo chiostro raccoglie attorno a sé i locali più rappresentativi della vita dei monaci: la chiesa abbaziale, il refettorio monumentale, la biblioteca, il capitolo e la clausura. Dall’angolo sud-est del Chiostro Pensile si può godere la suggestiva vista della campagna e dei vicini colli grazie alla Loggetta Belvedere, intitolata allo scrittore Antonio Fogazzaro per la descrizione datane in Piccolo Mondo Moderno (1901).

IL CHIOSTRO DOPPIO
Da qui prese avvio la grande ristrutturazione rinascimentale del monastero. Destinato fin dall’origine a dormitorio, custodisce ancora le celle di clausura e gli spazi privati dei monaci. Detto “Doppio” perché strutturato su due piani uguali, ha arcate sorrette da colonne sormontate da capitelli decorati a foglie d’acanto e poggiate su un basamento continuo. Quattro lunghi corridoi interni collegano le celle, riservate nel pianterreno ai novizi e al piano superiore ai monaci che hanno emesso la professione solenne.
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