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Visitare Orvieto - guida breve

 

Chiesa di San Giovenale

Sorge all’estremità occidentale di Orvieto, quasi a picco sul gran masso tufaceo, e si staglia nello stupendo scenario circostante: la valle del Paglia. Capolavoro dello stile romanico-lombardo, San Giovenale è forse la chiesa più antica di Orvieto. Per alcuni, l’edificio fu costruito nel 1004, sopra un preesistente tempio pagano, ma non si esclude che l’origine sia più antica. Alla costruzione contribuirono in modo particolare sette famiglie tra le più nobili e ricche della città, abitanti nel rione dell'Olmo: i Monaldeschi, i Montanari, i Salvani, i Ranaldini, i Conti, i Rossi e i Marsciano. Una tradizione popolare vuole che questa chiesa sia stata la prima cattedrale della città. Variamente modificato nei secoli, il tempio fu deturpato da un pessimo restauro del Seicento: gli affreschi furono ricoperti d’intonaco, e, per un infelice tentativo di ampliamento, andò perduta l’abside duecentesca.
L'esterno non presenta cose notevoli, se si eccettua una porta quattrocentesca di travertino, intagliata con semplicità, sovrastata da un mezzo busto di San Giovenale. Sulla facciata è ancora visibile la linea di copertura del protiro romanico e si può ammirare il decoro ad arcatelle cieche, tipico delle costruzioni dell'epoca.
L’interno, a tre navate, è lungo metri 32,85 e largo 11,75. La navata di mezzo è sostenuta da otto colonne cilindriche, su cui s'incurvano archi a tutto sesto. Stupendo l'altar maggiore (1171), tutto in marmo, con un’icona bizantina su tavola, che mostra vari simboli riferibili all'eresia patarina (una colomba, un grifo, un vescovo e San Michele Arcangelo). A sinistra dell’altare è la cappella che conserva il sepolcro di Benuccio Monaldeschi, con il ritratto in graffito su pietra rossa. Liberate dall’intonaco, le pareti laterali mostrano pregevoli affreschi di scuola umbra e Toscana, quali: il Presepio, l’Annunciazione di Maria Vergine, la Madonna con San Sebastiano e Sant’Antonio Abate. In controfacciata è stato recuperato un affresco trecentesco attribuito a Pacino della Bonaguida, che raffigura l'arbor vitae, l’albero della vita, considerato “una strana anticipazione surrealista”. L'opera più famosa è la cinquecentesca Maestà, nota come Madonna del Soccorso, donata dalla famiglia Ghezzi nel Seicento e rinvenuta nel Novecento.
 

Chiesa di Sant’Andrea

La prima chiesa di Sant’Andrea risale sicuramente a prima del Mille, forse all'epoca di Costantino. L’edificio fu eretto sull’area di un preesistente tempio, dedicato a Giunone Erbana. Probabilmente è la chiesa cristiana più antica di Orvieto. Tra l’XI e il XII secolo, Orvieto era in pieno sviluppo e la chiesa era diventata troppo angusta. Si provvide quindi ad ampliarla, particolarmente nella parte absidale, con la costruzione del doppio transetto, sostenuto dai grandi pilastri mistilinei, sui quali poggiano gli archi a sesto acuto. Ne è uscito un pregevole esempio d'arte romanica. Negli anni tra il 1926 ed il 1930, su disegno di Gustavo Giovannoni, l’edificio subì un profondo restauro.
Prima che sorgesse il Duomo, Sant’Andrea ebbe grande importanza nella vita religiosa e politica della città. Vi si celebrarono gli avvenimenti più importanti: nel 1125, si adunarono i fautori della Chiesa per decidere di opporsi agli imperiali; nel 1216 Innocenzo III vi predicò la Crociata; nel 1217 vi fu canonizzato San Pietro Parenzo, primo Podestà di Orvieto; nel 1281, presente Carlo d’Angiò, vi fu incoronato Martino IV, che nello stesso anno vi tenne un Concistoro nel quale fu nominato Cardinale Benedetto Caetani di Anagni, il futuro Bonifacio VIII; qui furono firmati atti di pace, appesi trofei di guerra, pubblicate divisioni di feudi ecc.
L’esterno presenta un notevole portale trecentesco, di marmo rosso a colonnati, ed un bel porticato sul lato sinistro. La torre campanaria, unita alla facciata della chiesa, ha perduto l'aspetto primitivo, essendo stata mozzata e intonacata: ha la pianta dodecagona e le finestre divise da colonnette di puro stile lombardo.
L'interno è basilicale, a tre navate. La maggiore è sorretta da colonne di granito con eleganti capitelli, sui quali si incurvano archi a tutto sesto. La nave trasversale è sostenuta da grandiosi pilastri a fascio, su cui poggiano le volte dalla forma rotonda. Sono visibili affreschi del Tre-Quattrocento e altri della scuola del Signorelli, un’edicola della scuola di Arnolfo di Cambio e un pulpito intagliato e ornato di mosaici cosmateschi.
 

Duomo di Orvieto

Duomo di Orvieto, particolare. Il Duomo di Orvieto è un vero e proprio capolavoro dell’architettura romanico-gotica in Italia. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1290 e durò a lungo. La facciata si deve in gran parte al senese Lorenzo Maitani, che modificò il primitivo disegno monocuspidale – attribuito ad Arnolfo di Cambio – in tricuspidale, e la condusse fino al rosone (1321-1337). Fu continuata da vari architetti; la cuspide centrale e le torri furono terminate dal Sanmicheli e dal Sangallo (1514-1532). I bassorilievi sono della scuola di Nicola e Giovanni Pisano. Dell'interno si ignora chi fosse il primitivo architetto. I lavori furono diretti per vari anni da Fra’ Bevignate, a cui successero il Maitani ed altri. Nel 1337 era già fabbricata la volta della crociera. Nel 1347, con Andrea Pisano, fu cominciato il pavimento a lastre di marmo rosso. Alla metà del Trecento, Nino di Andrea Pisano innalzò la cappella del Corporale. Nel 1397 si decise di innalzare la cappella della Madonna di San Brizio, ma i lavori cominciarono solo nel 1408-1409, e furono compiuti verso la fine del secolo.
La facciata è alta 53 metri e larga 40. Quattro eleganti torri si slanciano in alto, sorrette da grandi pilastrini e terminate da svelti pinnacoli. Fra i pilastri si aprono tre porte (due ai lati ed una più grande in mezzo), sormontate da cuspidi. A metà dell'edificio corre per tutta la larghezza un loggiato, su cui s'innalzano due cuspidi laterali; una cuspide centrale poggia su un frontone quadrato che ha nel mezzo uno stupendo rosone a traforo, opera dell’Orcagna. I pilastri sono adorni di bassorilievi, il frontone quadrato di statue, e il rimanente di mosaici. L’insieme, armonico e di estrema finezza, fa del Duomo di Orvieto un edificio unico. Nella facciata settentrionale è una porta del secolo XIII con architrave in bronzo, rappresentante il miracolo di Bolsena, opera di Adolfo Cozza. Nella facciata meridionale è pure una porta del secolo XIII, con architrave in bronzo che rappresenta Gesù tra gli apostoli: è opera del Rosso di Perugia.
L’interno è di tipo basilicale, a tre navate. La navata centrale è lunga m. 60,25 e larga 17,35, ed è sorretta da entrambi i lati da sette colonne alte m. 11,22. Le ali laterali sono coperte di marmi a strisce bianche e grigie. Il tempio, in cui le bifore snelle sui fianchi e il grande finestrone nel fondo fanno scendere una luce mite e velata, è improntato a grandiosità ed a severa eleganza. Appena entrati, si ammira la cinquecentesca pila dell'acqua santa, riccamente lavorata, il fonte battesimale di Luca di Giovanni e di altri (compiuto in due epoche diverse), e nella navata sinistra la bellissima Madonna col bambino, di Gentile da Fabriano (1425). Nella navata maggiore sono varie statue che, per dimensioni e diversità di stile, contrastano con le eleganti linee del tempio. Il pulpito, intagliato in noce nel 1636, e la facciata dell'organo grande sono stati disegnati da Ippolito Scalza.
Nel transetto sono da ammirare: le trecentesche grate di ferro; l'Altare dei Magi in marmo, scolpito su disegno del Sanmicheli da Gian Battista da Siena, dal Sangallo, da Simone Mosca e Raffaello da Montelupo; l'altare della Visitazione, scolpito su disegno di Simone Mosca da Francesco Mosca, da R. da Montelupo, da Vico e Ippolito Scalza e da G. Domenico da Bersuglia. Qui si notano le vetrate egregiamente rifatte dal Moretti, e varie statue: Adamo ed Eva e Cristo e la Vergine, di R. da Montelupo; Cristo legato alla colonna, del Mercanti; l'Ecce homo dello Scalza. Dal transetto si accede alla cappella maggiore o tribuna, a sinistra della quale è la Cappella del SS. Corporale, e a destra quella della Madonna di San Brizio.
  • Nella Cappella maggiore è il grande finestrone, opera di Giovanni di Bonino, e di Fra’ Francesco di Antonio (1325 e 1401); a fine Ottocento è stato rifatto dal Moretti. Vi sono rappresentati i profeti e alcune storie della vita di Gesù. Nel coro, che gira intorno alla cappella, sono due ordini di stalli intarsiati e intagliati da G. Ammannati (1329) e dal Minella, che lo finì nel 1449. E’ stato rifatto nell’Ottocento da N. Palmieri e figli. Molte delle pitture che adornano questa cappella, sono rovinate dall'umidità. Rappresentano storie della vita della Madonna, santi, profeti, patriarchi ecc. Autori di essi furono Ugolino d'Ilario e Pietro di Puccio nel secolo XIV, e Giacomo da Bologna, Antonio da Viterbo e il Pinturicchio nel secolo XV.
  • Nella Cappella del SS. Corporale, innalzata nel 1350 sopra archi di contrafforti gettati dal Maitani, si vedono storie del Sacramento e del Corporale nelle pareti, e rappresentazioni tolte dall'antico testamento, e profeti e dottori della Chiesa effigiati nelle volte. La cappella fu affrescata da Ugolino d'Ilario, da Domenico di Meo e da Fra’ Giovanni Leonardelli, tutti orvietani (1364). Nell’altare laterale vi è pure una bellissima tavola di Filippo Lippi, che rappresenta la Madonna dei Raccomandati. Ma la cosa più pregevole della è il reliquiario del Corporale, racchiuso in un’edicola marmorea di stile gotico con mosaici, del secolo XIV. Questo reliquiario è in argento smaltato, alto m. 1,39, largo 0,63, e pesa 400 libbre; è un'opera di bulino stupenda e finissima, dovuta ad Ugolino di Vieri (1338). Nella fronte anteriore sono rappresentate storie della Vergine, del miracolo di Bolsena e di Cristo; nella fronte posteriore, meglio conservata, sono riprodotte La Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo. Questo reliquario venne commesso per racchiudervi il Corporale del miracolo di Bolsena (un sacerdote che dubitava della transustanziazione, vide scaturire il sangue dall'ostia mentre celebrava la messa; ne rimase macchiato il Corporale, cioè il lino su cui il sacerdote posa l'ostia). La storia fu riprodotta da Ugolino da Ilario nella parete destra della cappella medesima, ma storie di simili miracoli sono pure effigiate nella parete di faccia. La bella cancellata in ferro che chiude la cappella è opera di Giovanni di Michele da Orvieto (1366).
  • Nella Cappella della Madonna di San Brizio si ammirano le pitture dell'Angelico e del Signorelli. La cappella fu iniziata nel 1408. Nel 1447 il Beato Angelico cominciò a dipingerne la volta, con raffigurazioni di Cristo nella gloria degli angeli e dei profeti, ma l'opera fu interrotta dopo soli tre mesi e mezzo, e fu condotta a termine dal Signorelli. Questi ne dipinse pure le pareti, rappresentandovi con grande maestria la Predicazione dell'Anticristo, il Finimondo, la Resurrezione, I dannati e gli eletti. La base di queste bellissime e tremende composizioni è a pilastri. Tra un pilastro e l'altro sono arazzi arabescati, nel cui centro s'apre un vano, che incornicia una mezza figura, i ritratti di Dante, Virgilio, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano. Intorno a ciascun poeta sono riprodotti episodi dei rispettivi poemi. Nella cappella si ammira il gruppo marmoreo della Pietà (o della Deposizione dalla Croce), scolpito da Ippolito Scalza (1579), in cui campeggia la stupenda figura emaciata del Cristo morto. Bella è infine la cancellata di ferro che chiude la cappella, opera di Gismondo da Orvieto (1516).
 

Musei di Orvieto

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
c/o Palazzo Papale
Piazza del Duomo

Il Museo si trova presso il Palazzo Papale (XI secolo), che fu sede del primo vescovado di Orvieto. I reperti, ordinati con criterio topografico, quindi secondo la provenienza, derivano in parte dalla sezione archeologica del Museo dell’Opera del Duomo, in parte dalle vicine necropoli etrusche del Crocefisso del Tufo, di Cannicella e di Settecamini. In particolare, si possono ammirare alcune preziose pitture parietali provenienti dalle c.d. Tombe Golini del IV secolo a.C., che raffigurano scene conviviali e processioni propiziatorie, nonché corredi di sepolture scoperte più di recente.

MUSEO”CLAUDIO FAINA”
c/o Palazzo Faina
Piazza del Duomo, 29

Il Museo conserva una stupenda collezione di reperti etruschi. Iniziata nel 1864 da Mario ed Eugenio Faina, la raccolta fu via via incrementata con acquisti sul mercato antiquario e con scavi diretti. Nel 1954, Claudio Faina donò al Comune di Orvieto le sue proprietà: si costituì la Fondazione per il Museo Claudio Faina e l’edificio divenne sede museale.
Sono esposti reperti provenienti soprattutto dalle necropoli orvietane: ossuari villanoviani ed etruschi, vasellame, ceramiche, ex voto e statuette fittili, maschere, buccheri, candelabri, bronzetti italici, asce, punte di lance, ossi e avori lavorati, placchette, pettini, vasetti di vetro cosiddetti "spinati". E poi: specchi incisi, un carrello rituale in bronzo, un vaso con cavalli, trovato nella Necropoli di Cannicella, anfore e vasi volsiniesi fra cui i tre del gruppo di Vanth, con scene del passaggio dalla Vita all’Aldilà.

MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO
c/o Palazzo dell’Opera del Duomo e Palazzo Soliano
Piazza del Duomo

Si divide in due sezioni, entrambe situate in Piazza del Duomo:
  • La prima ha sede nel Palazzo dell’Opera del Duomo. Qui si conservano i disegni, i progetti e gli studi relativi all’erezione della Cattedrale, a cominciare da quello di base. Nelle sale sono poi esposti capolavori due-trecenteschi: opere di Coppo di Marcovaldo, Lippo Vanni, Spinello Aretino, di Andrea Pisano e due polittici di Simone Martini.
  • La seconda sezione, aperta di recente, è ospitata presso Palazzo Soliano e comprende opere rinascimentali, manieriste e del Sette ed Ottocento. Oltre alle pregevoli tele di Giovanni Lanfranco, Girolamo Muziano, Federico Zuccari e del Pomarancio, sono esposti vari disegni di Cesare Nebbia, una preziosa raccolta dei disegni di Ippolito Scalza e le notevoli sculture manieriste degli Apostoli e Santi, provenienti dal Duomo. Fra queste ultime spicca la celebre Annunciazione di Francesco Mochi.


MUSEO “EMILIO GRECO”
c/o Palazzo Soliano
Piazza del Duomo

Il Museo, inaugurato nel 1991, si trova al pianterreno di trecentesco Palazzo Soliano. E’ dedicato ad Emilio Greco (1913-1995), uno fra i maggiori scultori italiani contemporanei, che ha scolpito in bronzo le maestose imposte della porta centrale del Duomo di Orvieto. Di Emilio Greco il Museo conserva un centinaio di pregevoli opere, da lui stesso donate al Comune: si tratta di 32 sculture, 60 grafiche, tre litografie, acqueforti e disegni), che ripercorrono il percorso artistico dell’autore.
 

Necropoli del Crocefisso del Tufo

Posta sul versante nord della rupe di Orvieto, la necropoli risale probabilmente al VI secolo a.C. Il nome deriva da una croce incisa – nel XVI secolo – in una cappella scavata nella roccia. Gli scavi iniziarono ai primi dell’Ottocento, e i reperti furono dispersi in tutta Europa. Gli scavi più significativi si ebbero nel 1961, quando furono scoperte le tombe più antiche e ricostruite le caratteristiche generali dell’area: il materiale fu raccolto ed esposto nel Museo Claudio Faina.
La necropoli è un'area cimiteriale pianificata secondo un impianto ben preciso, che sembra ricalcare gli schemi regolari della città: le tombe, allineate lungo camminamenti diritti, paralleli e perpendicolari tra loro, ricordano i quartieri residenziali urbani. Le tombe visitabili sono una settantina: piccole e ad una camera, hanno pianta rettangolare (3 metri x 2) e carattere monofamiliare. La tomba tipica è costruita con enormi blocchi di tufo e contiene un piano per la deposizione del feretro. Uno strato di terra piatto ricopre il sepolcro, individuabile grazie a “cippi”, diversi per gli uomini e per le donne. Gli Etruschi credevano nell’aldilà: accanto al cadavere ponevano quindi il corredo funerario, costituito da oggetti personali e da vasi di diversa forma e materiale. Alla tomba si accede da un piccolo ingresso: sui gradini poggia la porta, costituita da un grosso blocco di tufo in forma di parallelepipedo. In genere, sopra l'ingresso è posta un’iscrizione in etrusco, col nome del defunto o l’indicazione del suo lignaggio.
 

Palazzo Comunale

Il palazzo sorge in Piazza della Repubblica ed è la ristrutturazione di un edificio, già esistente nel XII secolo ed ampliato nel XIII. Dell’antico palazzo pubblico si possono ancora intravedere alcune strutture, quali le volte romaniche a pianterreno, le arcate gotiche che sostengono il tetto, e le finestre gotiche del secondo piano, visibili dal retro. La struttura originaria e la torre che le sta in fianco appartennero ai Della Terza, al Comune, ai potenti Caetani ed infine alla Santa Sede. L’edificio ritornò al Comune nel 1516, come dono di Papa Leone X, per essere destinato a residenza dei Governatori e Delegati Apostolici. Su disegno di Ippolito Scalza, il rifacimento fu realizzato nel periodo 1573-1581. Il progetto – che prevedeva l’ampliamento dell’edificio – rimase incompiuto, ma lasciò un'impronta indelebile sull’architettura della piazza.
La facciata fu rinnovata dallo Scalza intorno al 1600. I suoi elementi confluiscono in un'immagine imponente di alta dignità civica. Lungo tutto l’edificio corre una balaustrata, che chiude la loggia su cui si aprono le grandi finestre del piano nobile, anch’esse in basalto. Sulla facciata tre lapidi ricordano rispettivamente l'annessione di Orvieto all'Italia (1860) e l'opera patriottica svolta in quel tempo dai concittadini marchese Filippo Gualterio e marchese Gioacchino Pepoli; le nozze d’argento di Umberto e Margherita di Savoia (22 aprile 1892); ed il cinquantenario della liberazione di Orvieto (11 settembre 1910).
 

Palazzo del Capitano del Popolo

Sorge sulla piazza omonima, al centro di Orvieto. Costruito interamente in tufo – e da architetto ignoto – l’edificio è in stile romanico-gotico, caratteristico della prima fase del libero Comune. Per opulenza, per linearità e bellezza di costruzione, per le memorie storiche che esso rievoca, il Palazzo è considerato, dopo il Duomo, l'edificio più importante di Orvieto. Qui ebbero residenza i vari Capitani del Popolo, i Podestà e la magistratura dei Signori Sette. Da questo palazzo, in tempo di guerra, uscivano gli armati in difesa della città. Qui erano celebrate le cerimonie di giuramento e di sottomissione dei castelli e delle città vinte e sempre qui, nel 1375, il Comune di Orvieto si sottomise alla chiesa.
La costruzione ebbe inizio intorno al 1280, sull’area in cui esisteva il Palazzo Papale fatto edificare da Adriano IV nel 1157: la torre campanaria fu aggiunta nel 1315. Dal 1463 ospitò nella parte inferiore il Monte di Pietà. Nel 1472 fu realizzata la copertura della parte superiore, e il vasto ambiente fu diviso in due sale, una grande e bella, che corrisponde all'incirca all'attuale Sala dei Quattrocento, ed una più piccola. Nel 1578 la parte superiore fu adibita a teatro. Pochi anni dopo una sala della parte inferiore fu assegnata allo Studium (Università), ma già nel 1651 vi si trasferì il Monte Frumentario e dell’Università si perse ogni traccia.
La parte più caratteristica dell’edificio sono le belle finestre ornate da una spaziosa scacchiera, ornamento tipico di Orvieto. Si accede al piano nobile per mezzo di una vasta scala esterna che dà adito ad un terrazzo, che prospetta sulla piazza e su cui s'apre la porta principale. Per questa si entra in un ampio salone, con avanzi di antichi affreschi che riproducono le armi dei capitani del popolo. In fondo al salone, dove si tenevano i Consigli del Comune, erano le stanze del capitano. La parte posteriore del palazzo è meglio conservata. Alla fine dell’Ottocento, il palazzo è stato restaurato dall'architetto Zampi. Dopo il restauro del 1987-1989 il Palazzo ospita l’Archivio Storico del Comune e viene utilizzato come centro congressi.
 

Palazzo Soliano

Detto anche Palazzo Apostolico, o dei Papi, o di Bonifacio VIII, Palazzo Soliano sorge sulla Piazza del Duomo, fra i cosiddetti Palazzi Papali. L’edificio fu costruito nel 1262 in stile gotico-senese, forse sui resti di una costruzione iniziata prima del Mille, ma fu presto rimaneggiato. Il restauro più importante si ebbe nel 1297 quando, per volontà di Bonifacio VIII, furono tolte la loggia e la scalinata per creare un salone destinato alle udienze pontificie e a ricevere le ambascerie: in quel periodo, infatti, la Corte Papale si era trasferita ad Orvieto. Costruito in tufo, il Palazzo ha un aspetto austero. Un'ampia scalinata sale all'unica vasta sala dell'edificio, illuminata da dieci aperture gotiche. Sulla loggia di pianterreno, iniziata da Urbano IV, l’edificio è ornato di merli guelfi e decorato da una fila di splendide bifore.
Oggi Palazzo Soliano ospita due importanti musei orvietani: si tratta di una sezione del Museo dell'Opera del Duomo, che comprende opere rinascimentali, manieriste e fino a tutto l'Ottocento, e - nella parte bassa dell'edificio – del Museo d’Arte Moderna “Emilio Greco”, dedicato al grande artista che scolpì le porte in bronzo della cattedrale cittadina.
 

Pozzo di San Patrizio

Pozzo di San Patrizio Si trova ai piedi della Rocca Albornoz, sul lato nord del massiccio tufaceo di Orvieto. La costruzione del pozzo risale al 1527, quando Papa Clemente VII de’ Medici venne ad Orvieto, subito dopo il terribile sacco di Roma. Preoccupato che, in caso di assedio, la città – e particolarmente la rocca – potessero restare senz’acqua, il pontefice commissionò la costruzione del pozzo ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma morì nel 1534 e non vide mai realizzata l’opera. Questa fu portata a termine da Simone Mosca nel 1543, sotto il papato di Paolo III Farnese. Il nome di San Patrizio fu dato in ricordo del famosissimo pozzo irlandese, intitolato al santo stesso.
All’esterno il pozzo si presenta come una bassa costruzione circolare, con due porte che si fronteggiano. Nel lato est dell'edificio superiore si trova la significativa iscrizione: QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADJECIT: ciò che natura non ha dato – in questo caso l’acqua – procurò l'industria, cioè l’uomo.
Nell'interno si svolgono due magnifiche scalinate parallele a spirale, di 248 gradini ciascuna, destinate l’una a scendere per attingere l'acqua; l'altra per risalire. Le scalinate, indipendenti e non comunicanti tra loro, sono illuminate da 72 finestroni, affacciandosi ai quali si scorge un baratro profondo e nebuloso, in cui l'occhio si perde. Curioso è anche il gioco di prospettiva: chi scende si affaccia proprio di fronte a chi sale, mentre gli appare distante chi, procedendo nella stessa direzione, si trova appena qualche passo sopra o sotto.
Il pozzo è alto 61,32 metri e largo 13,38. Sul fondo il livello dell'acqua, alimentata da una sorgente naturale, si mantiene basso e costante, per effetto di un emissario che si getta nel Paglia e fa defluire la quantità eventualmente in eccesso. Il ponte che unisce le due scale è quindi sempre praticabile, consentendo l'uscita attraverso la porta gemella a quella d'ingresso.
 

Rocca Albornoz

Rocca Albornoz Nel 1354 Orvieto fu conquistata dalle truppe del Card. Egidio Albornoz, sceso in Italia per restaurare il dominio papale e preparare il ritorno del papa da Avignone. Su consiglio dei capitani e dei vicari – che non si sentivano tranquilli senza strutture fortificate – e su precisa richiesta di Papa Innocenzo VI, l’Albornoz ordinò che anche ad Orvieto fosse costruita una fortezza. Fu scelta l’area di Porta Postierla o Soliana, detta poi Porta Rocca, sul limite orientale della rupe, e fu spianata l’intera contrada di San Martino.
La prima rocca, iniziata nel 1364, fu quasi sicuramente progettata dal Conte Ugolino di Montemarte, architetto militare, coadiuvato da Giordano del Monte degli Orsini, capitano del patrimonio. Ne uscì una costruzione possente, quadrilatera, protetta da un fossato con due ponti levatoi, completata da un palazzotto contiguo alla porta e da altre strutture lungo le mura. Si ritiene che l’opera abbia avuto valenza simbolica: la fortezza sarebbe sorta più per dimostrare l'inespugnabilità di certi territori che per ragioni militari. Comunque, la fortezza cominciò subito un'esistenza travagliata e nel 1390 fu distrutta nel corso di lotte intestine alla città.
Nel 1450-1452 Antonio da Carpi costruì una nuova rocca sul vecchio perimetro, con l'aggiunta di un rivellino circolare. La fortezza, completata da Bernardo Rossellino, fu variamente modificata e riattata, ma eventi eccezionali – il sacco di Roma del 1527 e la fuga di Clemente VII a Orvieto – determinarono un intervento straordinario: la costruzione del Pozzo di San Patrizio, destinato ad uso esclusivo della rocca.
La fortezza restò in funzione come struttura militare fino a tutto il Settecento, ma cadde in rovina all’inizio dell’Ottocento, quando presero il via i lavori per la funicolare: la rocca fu abbattuta in gran parte nel 1831. Dell’antica fortezza, oggi area di giardini pubblici, restano un torrione circolare, la cinta muraria esterna e tre imponenti porte.