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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Storia di Orvieto

La zona di Orvieto, abitata fin dai tempi più remoti da genti villanoviane, nel IX-VIII secolo a.C. divenne un forte insediamento etrusco, chiamato Velzna. Già nel VI secolo, la città si caratterizzava per la sua floridezza economica – basata sulla produzione di ceramiche e sulla lavorazione del bronzo – ma anche per la sua importanza politica. Velzna fece parte delle 12 città che si opposero all’espansione romana, finché – intorno al 264 a.C. – fu conquistata dalle legioni romane e rasa al suolo. Gli abitanti furono dispersi: in gran parte, furono trasferiti con la forza sulle alture del lago di Bolsena. Velzna, che i Romani chiamavano Volsinii, divenne Volsinii-veteres o anche Urbsvetus (città vecchia), in contrapposizione con Volsinii-novi, l'attuale Bolsena.
Per la città conquistata, seguirono secoli di decadenza e d’abbandono. Poco si sa di Orvieto romana. Anche se la dominazione durò quasi nove secoli, le tracce lasciate da Roma (strade, sepolcreti, monete, epigrafi ecc.), sono molto scarse, e non gettano abbastanza luce su quel lungo periodo.
Caduta Roma, Orvieto subì le invasioni barbariche. Fece parte del regno di Odoacre, di Teodorico e dei suoi successori, fu conquistata dai Bizantini di Belisario. Nel 606 arrivarono i Longobardi di Agilulfo, e alla fine dell’VIII secolo la città fu inglobata da Carlo Magno nell'impero carolingio. Verso il Mille, la città entrò nei possedimenti di Matilde di Canossa; probabilmente entrò a far parte del patrimonio dl San Pietro dopo la pace conclusa tra Pasquale II ed Enrico V.
Con la lotta per le investiture, anche per Orvieto cominciò a spirare vento di libertà. I primi Consoli di Orvieto risalgono al 1157. Il Comune era saldamente costituito e veniva solennemente riconosciuto dalla Chiesa. Sulla fine del 1156 papa Adriano IV si recò, primo dei pontefici, a dimorare in Orvieto, e nel febbraio 1157 si stabiliva fra la Chiesa e il Comune un trattato, in virtù del quale i Consoli fecero atto di vassallaggio al papa, con giuramento di fedeltà a lui ed ai suoi successori.
Mentre il Comune orvietano cresceva in Potenza ed estensione, iniziavano le lotte interne fra Guelfi e Ghibellini. Tuttavia, Orvieto perseguiva la sua politica espansionistica. In particolare, stringeva alleanza con Siena, e poi con Firenze contro Siena. La guerra con Siena scoppiò nel 1229, e Orvieto ebbe la peggio. L'anno dopo gli orvietani vollero vendicarsi e arrivarono fino alle porte di Siena; con l'intervento di Gregorio IX, fu conclusa la pace, ma i senesi non osservarono alcune clausole dell’accordo e allora Orvieto rinnovò la lega con Firenze, contro Siena. In questo periodo, Orvieto introdusse nuovi ordinamenti, simili a quelli fiorentini. Con Firenze, Orvieto combatté nel 126O a Montaperti, contro i senesi e i fuorusciti ghibellini di Firenze. La vittoria dei senesi comportò gravi danni per gli orvietani.
Nel 1200 Orvieto raggiunse l’apice della magnificenza, della ricchezza e della sapienza civile ed economica. Il 13 novembre di quell’anno Nicolò IV pose la prima pietra del Duomo, divenuto uno dei capolavori dell'arte italiana. Poiché tutti volevano completare questo stupendo edificio, nel 1296 Bonifacio VIII riuscì a troncare il dissidio fra la Chiesa ed il Comune di Orvieto, obbligando queste terre a riconoscere l’alta signoria dell’uno e dell’altra. In riconoscenza di tale atto, Bonifacio VIII fu eletto Capitano del Popolo. Maturavano però i germi della signoria e la famiglia guelfa dei Monaldeschi si preparava a cacciare dalla città gli avversari ghibellini, capitanati dai Filippeschi. Con l’arrivo di Enrico VII di Lussemburgo, risorsero le speranze ghibelline, ma dopo una dura lotta, i Guelfi riuscirono a cacciare i Filippeschi: il partito ghibellino in Orvieto, ne uscì annientato. Fu poi costituito il Governo dei Cinque, che limitava le libertà comunali, e che durò tre anni. Il popolo chiese ed ottenne di tornare agli antichi ordinamenti, ma ormai era tardi: i Monaldeschi, privi di opposizione, stavano per soffocare le libere istituzioni. Il quadro cambiò nel 1354, quando scese in Italia il Card. Egidio Albornoz, per restaurare il dominio pontificio: egli riconquistava Orvieto alla Chiesa e ne veniva eletto Signore generale. Furono abolite le cariche di podestà e di capitano del popolo, sostituiti dai vicari pontifici. L’Albornoz confermò l'antico Statuto, e poco ordinò la costruzione della Rocca. Con il ritorno del papato da Avignone, si risvegliarono le fazioni. Nel 1380 Berardo Monaldeschi costituì il governo dei Muffati contro Urbano VI, mentre i Mercorini si schieravano per il papa. Seguirono lotte sanguinose. Bonifacio IX riuscì a conciliare le parti e il 13 novembre 1390 fu conclusa la pace di Benano. Di altre discordie interne approfittò il perugino Biordo Michelotti, che s'impadronì di Orvieto nel 1395, e morì tre anni dopo. Nella prima metà del ‘400, la città fu sottomessa alle signorie di Giovanni Tomacello, di Braccio Fortebraccio e di Arrigo Monaldeschi della Vipera. Nel 1450 entrò definitivamente a far parte del papato, divenendone una delle province più importanti, meta preferita di papi e cardinali. Per ordine di Gregorio XII, i vicari pontifici furono sostituiti da podestà, verso il 1460, epoca in cui, cessate le infauste dominazioni di Muffati e Mercorini, fu fatta nuovamente e definitivamente la pace tra le due fazioni.
Dal 1460 in poi la storia di Orvieto, retta pacificamente da governatori nominati dalla Chiesa, non presenta fatti rilevanti, se si eccettua l'invasione napoleonica del 1798. Essa tolse Orvieto dalla dipendenza della Chiesa, che – salvo brevi interruzioni – era durata quattro secoli e mezzo.
Nel 1814 Orvieto diveniva capoluogo di distretto della provincia di Viterbo, ed era poi elevata a capoluogo di provincia nel 1831. Insorgeva nel 1860, con a capo il marchese Filippo Antonio Gualterio, e, per plebiscito, entrava a far parte del regno d’Italia, annessa alla provincia di Perugia. Nel 1927 Orvieto passò a far parte della provincia di Terni, allora istituita.
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