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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Chiesa di Sant’Andrea

Orvieto / Italia
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La prima chiesa di Sant’Andrea risale sicuramente a prima del Mille, forse all'epoca di Costantino. L’edificio fu eretto sull’area di un preesistente tempio, dedicato a Giunone Erbana. Probabilmente è la chiesa cristiana più antica di Orvieto. Tra l’XI e il XII secolo, Orvieto era in pieno sviluppo e la chiesa era diventata troppo angusta. Si provvide quindi ad ampliarla, particolarmente nella parte absidale, con la costruzione del doppio transetto, sostenuto dai grandi pilastri mistilinei, sui quali poggiano gli archi a sesto acuto. Ne è uscito un pregevole esempio d'arte romanica. Negli anni tra il 1926 ed il 1930, su disegno di Gustavo Giovannoni, l’edificio subì un profondo restauro.
Prima che sorgesse il Duomo, Sant’Andrea ebbe grande importanza nella vita religiosa e politica della città. Vi si celebrarono gli avvenimenti più importanti: nel 1125, si adunarono i fautori della Chiesa per decidere di opporsi agli imperiali; nel 1216 Innocenzo III vi predicò la Crociata; nel 1217 vi fu canonizzato San Pietro Parenzo, primo Podestà di Orvieto; nel 1281, presente Carlo d’Angiò, vi fu incoronato Martino IV, che nello stesso anno vi tenne un Concistoro nel quale fu nominato Cardinale Benedetto Caetani di Anagni, il futuro Bonifacio VIII; qui furono firmati atti di pace, appesi trofei di guerra, pubblicate divisioni di feudi ecc.
L’esterno presenta un notevole portale trecentesco, di marmo rosso a colonnati, ed un bel porticato sul lato sinistro. La torre campanaria, unita alla facciata della chiesa, ha perduto l'aspetto primitivo, essendo stata mozzata e intonacata: ha la pianta dodecagona e le finestre divise da colonnette di puro stile lombardo.
L'interno è basilicale, a tre navate. La maggiore è sorretta da colonne di granito con eleganti capitelli, sui quali si incurvano archi a tutto sesto. La nave trasversale è sostenuta da grandiosi pilastri a fascio, su cui poggiano le volte dalla forma rotonda. Sono visibili affreschi del Tre-Quattrocento e altri della scuola del Signorelli, un’edicola della scuola di Arnolfo di Cambio e un pulpito intagliato e ornato di mosaici cosmateschi.
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