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Venerdì 31 Ottobre 2014, San Quintino
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Chiesa di San Giovenale

Orvieto / Italia
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Sorge all’estremità occidentale di Orvieto, quasi a picco sul gran masso tufaceo, e si staglia nello stupendo scenario circostante: la valle del Paglia. Capolavoro dello stile romanico-lombardo, San Giovenale è forse la chiesa più antica di Orvieto. Per alcuni, l’edificio fu costruito nel 1004, sopra un preesistente tempio pagano, ma non si esclude che l’origine sia più antica. Alla costruzione contribuirono in modo particolare sette famiglie tra le più nobili e ricche della città, abitanti nel rione dell'Olmo: i Monaldeschi, i Montanari, i Salvani, i Ranaldini, i Conti, i Rossi e i Marsciano. Una tradizione popolare vuole che questa chiesa sia stata la prima cattedrale della città. Variamente modificato nei secoli, il tempio fu deturpato da un pessimo restauro del Seicento: gli affreschi furono ricoperti d’intonaco, e, per un infelice tentativo di ampliamento, andò perduta l’abside duecentesca.
L'esterno non presenta cose notevoli, se si eccettua una porta quattrocentesca di travertino, intagliata con semplicità, sovrastata da un mezzo busto di San Giovenale. Sulla facciata è ancora visibile la linea di copertura del protiro romanico e si può ammirare il decoro ad arcatelle cieche, tipico delle costruzioni dell'epoca.
L’interno, a tre navate, è lungo metri 32,85 e largo 11,75. La navata di mezzo è sostenuta da otto colonne cilindriche, su cui s'incurvano archi a tutto sesto. Stupendo l'altar maggiore (1171), tutto in marmo, con un’icona bizantina su tavola, che mostra vari simboli riferibili all'eresia patarina (una colomba, un grifo, un vescovo e San Michele Arcangelo). A sinistra dell’altare è la cappella che conserva il sepolcro di Benuccio Monaldeschi, con il ritratto in graffito su pietra rossa. Liberate dall’intonaco, le pareti laterali mostrano pregevoli affreschi di scuola umbra e Toscana, quali: il Presepio, l’Annunciazione di Maria Vergine, la Madonna con San Sebastiano e Sant’Antonio Abate. In controfacciata è stato recuperato un affresco trecentesco attribuito a Pacino della Bonaguida, che raffigura l'arbor vitae, l’albero della vita, considerato “una strana anticipazione surrealista”. L'opera più famosa è la cinquecentesca Maestà, nota come Madonna del Soccorso, donata dalla famiglia Ghezzi nel Seicento e rinvenuta nel Novecento.
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