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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Abbazia dei SS. Severo e Martirio

Orvieto / Italia
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Detta comunemente “la Badia”, l’Abbazia dei SS. Severo e Martirio sorge poco fuori Orvieto, sui resti di un monastero edificato in varie epoche, dal secolo VIII al XIV. Si ritiene che la costruzione dell'Abbazia risalga al Duecento. Il complesso era ricco, ed il monastero deve essere stato molto bello, prima che il tempo e l'incuria lo facessero rovinare. Ospitò i monaci benedettini, poi i canonici regolari premostratensi, e infine gli olivetani. Nel 1442 Eugenio IV concesse l’Abbazia in commenda al nipote, il cardinale Barbo, il futuro Paolo II.
All’esterno si nota un lato la chiesa nuova, che è l'antico e vasto refettorio dell’Abbazia, e dall’altro una torre decagona: in stile lombardo, alta 28 metri, fu eretta intorno al Mille, forse da Matilde di Canossa. Appena entrati, si nota un grande androne a volta, ricoperto d’edera. Segue un primo chiostro, con a nord un fianco dell’antica chiesa, e a sud una parte del fabbricato dell’Abbazia, ridotto ad abitazione. Di qui si entra in un secondo chiostro. In basso si allunga un porticato formato da tre grandi arconi, su cui corre una graziosa cornice che lo separa dal porticato del piano superiore: su questo si aprono sette eleganti bifore, divise da agili colonnine, con intorno la fascia a scacchiera, ornamentazione tipica dell'architettura orvietana. A destra s’allarga un arcone a tutto sesto, con semplici decorazioni lombarde, che conduce al pronao dell'antica chiesa. Questa chiesa, costruita originariamente tra i secoli VIII e IX, fu rifatta nel secolo XI: di essa si vede il portale a sesto acuto, con colonnati eleganti, costruito nel Trecento.
L’interno è a navata unica, senza abside, con archi trasversali che scandiscono gli spazi coperti da volte a vela. Nelle decorazioni del portale e delle bifore si notano raffinati motivi romanici. Interessanti affreschi dei secoli XII, XIII e XIV ornano le pareti della sacrestia e dell'ex refettorio. Tra essi spicca un’importante “Crocifissione col grande Cristo Patiens”. Dall’Ottocento la “Badia” appartiene ad una nobile famiglia umbra.
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