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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Guida Orvieto

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Quali sono i posti da visitare a Orvieto? Qui puoi trovare una guida di Orvieto e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Orvieto.
Orvieto, su i papali bastioni
fondati nel tuo tufo che strapiomba,
sul tuo Pozzo che s'apre come tomba,
sul tuo Forte che ha mozzi i torrioni,
su le strade ove l'erba assorda i suoni,
su l'orbe case, ovunque par che incomba
la Morte, e che s'attenda oggi la tromba
delle carnali resurrezioni.
Gli angeli formidabili di Luca
domani soffieran nell'oricalco
l'ardente spiro del torace aperto.
Stanno sotterra, ove non è che luca,
oggi i Vescovi e il gregge. Solo un falco
stride rotando su pel ciel deserto.
(G. D’Annunzio – “Laudi – Le città del Silenzio”)


Orvieto si trova nella parte sud-occidentale dell'Umbria, in provincia di Terni, e conta circa 20.000 abitanti. La città vive in simbiosi con la rupe di tufo su cui è costruita (a 325 metri s.l.m.) ed è un notevolissimo esempio d’integrazione tra ambiente naturale e opera dell'uomo. Talvolta, la consapevolezza di questo rapporto tra natura e architettura è esplicita: ciò avviene, ad esempio, nell'iscrizione apposta sul famoso Pozzo di San Patrizio che recita: "Quod natura munimento inviderat industria adiecit" chiarendo appunto, che "ciò che la natura aveva negato per la difesa - in questo caso l'acqua - lo aggiunse l'attività umana". Molto più spesso, la testimonianza è silenziosa: la si nota nelle opere e nell’atteggiamento degli orvietani.
Visitare Orvieto è come ripercorrere la storia. Qui le pietre parlano e raccontano; qui si ritrovano, stratificati e concentrati, i segni del passato, dalla preistoria ad oggi. Al visitatore, un percorso ideale è evocato e suggerito dalle due statue di Bonifacio VIII poste sulle porte estreme della città: Porta Soliana, da cui il Papa entrò, e Porta Maggiore, da cui usci. Bonifacio VIII non era certo un turista, ma le due statue sono indicative sia dell'attenzione che merita la città di Orvieto, sia della tradizionale ospitalità degli orvietani. Oggi, che non occorre più salire sulla rupe a dorso di mulo, un moderno sistema di "mobilità alternativa" permette un comodo e suggestivo accesso alla città: la moderna funicolare, l’ascensore, e le prossime scale mobili, testimoniano la vocazione pedonale di un centro storico che si vuole mantenere a misura d'uomo.
Orvieto ha tanti volti: è città etrusca, è città medievale, è città moderna.
I resti del Tempio del Belvedere sono quelli che più si avvicinano al canone del tempio tuscanico, tramandato da Vitruvio. Il podio, in grossi blocchi di tufo di un altro edificio, è stato rinvenuto sotto il Palazzo del Capitano del Popolo. La base dell'altare di San Lorenzo è un'ara circolare etrusca. Il Pozzo della Cava, geniale opera idraulica, è di origine etrusca. Orvieto conserva nei musei importanti reperti etruschi rinvenuti in città e nel territorio. Le Necropoli di Cannicella e del Crocefisso del Tufo, sotto la rupe orvietana, completano l'immagine dell'ultima città etrusca distrutta da Roma.
In epoca altomedievale la rupe orvietana si dimostrò baluardo naturale possente e facilmente difendibile. Intorno al Mille si formò il nuovo centro urbano, che nel XIII e XIV secolo ebbe la massima espansione, con un’originale struttura urbanistica, rimasta pressoché inalterata nel tempo. Gli edifici pubblici più rappresentativi – il Palazzo Comunale, il Palazzo del Capitano del Popolo, il Duomo e il Palazzo dei Sette – trovano spazio nel sistema urbano, affiancandosi alle chiese più antiche (San Giovenale e Sant'Andrea), ai conventi di San Domenico, San Francesco, Sant'Agostino e Santa Maria dei Servi, al complesso dei Palazzi Papali, e ai palazzi privati con le loro torri gentilizie.
La città-stato medievale, con Orvieto al centro di un vasto territorio, trovò nel libero comune la massima espressione civile e politica; si svilupparono le Arti e i Mestieri che arricchivano la società di raffinati manufatti, mentre la vita cittadina scorreva operosa - ora tranquilla ora tumultuosa - scandita dai battiti dell'orologio cosiddetto di Maurizio, il primo automa che regolò il tempo del lavoro.
Il Finimondo che il Signorelli affrescò nella Cappella della Madonna di San Brizio in Duomo, tra il 1499 e il 1503, segnò la fine di un'epoca, quella medievale, e l'inizio dell'era moderna. Non a caso, uno dei personaggi della scena dell'anticristo è Cristoforo Colombo. In tutto il Cinquecento la città si rinnova e sul vecchio tessuto medievale nascono nuovi palazzi e chiese progettati da architetti famosi come Michele Sanmicheli, Antonio da Sangallo il giovane, Simone Mosca e Raffaello da Montelupo; nella seconda metà del secolo domina la figura dell'architetto orvietano Ippolito Scalza, che più di tutti contribuì a trasformare il volto della città. Un analogo rinnovamento urbano si verifica ancora nell'Ottocento, per opera d’altri architetti, come Giuseppe Valadier e Virginio Vespignani, che abbellirono la città di nuovi edifici pubblici e privati di stile neoclassico.
Così, percorrendo le strette vie medievali di Orvieto, si scoprono continuamente facciate classiche ed eleganti architetture di epoche diverse, che misurano la storia di una città unica. Orvieto si rinnova, ma, istintivamente, coltiva la sua bellezza e riesce a conservare il fascino antico.

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