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Giovedì 19 Ottobre 2017, San Paolo della Croce
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Visitare Novara - guida breve

 

Basilica di San Gaudenzio (e Cupola Antonelliana)

La Basilica prospetta su Via Gaudenzio Ferrari (il pittore, nato verso il 1516). Il tempio, dedicato a San Gaudenzio – primo vescovo e patrono di Novara – fu ricostruito nel Cinquecento e prese il posto dell’antica Basilica gaudenziana, posta fuori le mura. Su disegno dell’architetto Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi, i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1577 e terminarono nel 1659.
L’esterno è dominato dalla Cupola Antonelliana, struttura ardita alta circa 121 metri che è il simbolo principale della città. Essa fu eretta nel 1840 dall’architetto Alessandro Antonelli, l’autore dell’omonima Mole torinese. Essa è una vera e propria meraviglia architettonica, formata da una struttura autoportante a blocchi successivi che terminano nella lanterna. Sulla sommità della Cupola fu posta, nel 1878, la statua del Salvatore, opera dello scultore Pietro Zucchi. Notevole, anche se sovrastato dall’imponenza della Cupola, è il campanile, costruito nel Settecento su disegno dell’architetto Benedetto Alfieri. L’ingresso, monumentale, mostra un bel portone in noce lavorato, abbellito da rosoni e teste in ferro fuso: anch’esso è opera dell’Antonelli.
L’interno della Basilica è a croce latina, con un’unica navata e cappelle laterali, tre per lato. In uno scurolo (cripta sopraelevata) di Francesco Castelli, è custodita l'urna con le spoglie di San Gaudenzio. Nella volta Stefano Maria Legnani (secolo XVII) dipinse San Gaudenzio portato in Cielo dagli angeli. Nella cappella della Natività è collocato un famoso polittico di Gaudenzio Ferrari. Il polittico è a due ordini: nel superiore, la Natività al centro, Gabriele annunciante a sinistra e Maria annunciata a destra; nell'inferiore, la Vergine col Figlio e Santi in mezzo, a sinistra San Pietro e il Precursore, a destra San Paolo e San Gaudenzio: quindi la predella con pitture analoghe. La Basilica contiene inoltre, pregevoli opere pittoriche di Bernardino Lanino (XVI secolo), del Moncalvo, del Morazzone, di Giovanni Mauro della Rovere e di Tanzio da Varallo.
 

Battistero di Novara

Il Battistero di Novara sorge di fronte al Duomo ed è il monumento più antico di Novara. Non è nota la data di costruzione, ma è ormai certo che la parte inferiore risale al V secolo. Il Battistero è quindi un interessante edificio paleocristiano di grande valore archeologico. La facciata ha tre ingressi: al monumento si accede da quello situato sotto i portici di Piazza della Repubblica.
All'interno, la pianta presenta la tipica forma dei battisteri paleocristiani, con l’aula ottagonale ad absidi rettangolari e curvilinee. Sono conservati i residui della primitiva piscina ottagonale battesimale, il pozzo cilindrico, profondo circa nove metri e ora secco, e il canaletto di scarico. La pavimentazione dell'interno, di cui sono rimasti resti marginali, era a formelle quadrate, esagonali o triangolari di marmi bianchi e grigio-scuri. La decorazione delle pareti interne era tutta in mosaico a soggetto floreale.
Tra i reperti antichi, è notevole il monumento funebre romano che la liberta Dossa ha dedicato alla matrona Umbrena Polla, pare nel II secolo. Durante i restauri iniziati nel 1959, è stato scoperto un prezioso ciclo di affreschi che illustrano scene dell'Apocalisse e del Giudizio Universale. Il ciclo, che probabilmente risale alla fine del X secolo, è dominato da otto quadri, in cui sono rappresentati i sette squilli di tromba annuncianti catastrofici flagelli che si abbattono sull’umanità: spicca il riquadro che raffigura l’episodio delle acque mutate in assenzio. Uno degli otto riquadri, posto sulla parete del tiburio, fu ricoperto, nel Quattrocento, da un altro grandioso affresco di mano ignota, ma probabilmente di scuola lombarda, che raffigura il Giudizio Universale.
 

Broletto

Situato in Via Fratelli Rosselli, il Broletto rappresenta per Novara uno dei luoghi centrali della storia e dell’identità cittadina, oltre ad essere luogo di passaggio, sede di mostre, eventi e spettacoli e d’identità civica. Il complesso, ubicato nel centro storico, è formato da quattro costruzioni perimetrali a un cortile e realizzate in epoche diverse: Palazzo dell’Arengo, Palazzo dei Paratici, Palazzo dei Referendari, Palazzo del Podestà.
Il termine broletto che deriva dal latino brolo, significa cortile. Infatti, prima dell’edificazione del palazzo, questa era un’area libera dove si svolgeva il mercato. In epoca medievale il Broletto funzionava come centro amministrativo comunale: qui si svolgevano le assemblee e si amministrava la giustizia. Il complesso architettonico è formato da quattro corpi disposti attorno ad un cortile, costruiti in momenti successivi a seconda della necessità, e non facilmente databili. Il palazzo rappresenta un esempio di architettura romanica caratterizzata da una ricerca di stabilità e solidità. Costruito in mattoni, ha una facciata con pochissime decorazioni; le finestre e gli elementi in cotto sono stati messi in risalto dai recenti lavori di restauro. Il piano terreno è costituito da un porticato con archi a tutto sesto, che ha avuto molta importanza nella vita della città: sotto di esso, in età medioevale, erano i banchi dei magistrati che dirimevano le cause civili.
Con i lavori di restauro e recupero conservativo interno del Palazzo dell’Arengo, eseguiti nel 2005, è stato realizzato un nuovo ingresso con uno spazio di accoglienza al pubblico, la realizzazione di una nuova scala e di un ascensore di collegamento tra il pianterreno e il primo piano, per approdare nell’ampio Salone dell’Arengo adibito a sala espositiva.
L’intero complesso, così strutturato, accoglie la prestigiosa Galleria d’Arte Moderna “Paolo e Adele Giannoni”, la sezione archeologica “Remo Fumagalli” del Museo Novarese di Arte e Storia, e il Museo Lapidario.
 

Castello Sforzesco-Visconteo

Il Castello fu costruito nel 1357, all’epoca del dominio di Galeazzo Visconti, sull'area, dove sorgeva una precedente fortificazione duecentesca. Esso si affaccia su Piazza dei Martiri e fronteggia l’ottocentesco Palazzo del Mercato. A partire dal 1472 il castello – vera e propria piazzaforte strategica della città, caratterizzata dalla Rocchetta e da torrioni angolari – fu interamente ristrutturato su disegno dell’architetto Bartolomeo Gadio, e assunse l'aspetto austero e massiccio che ancora conserva, nonostante il degrado del tempo e l'utilizzo, in tempi recenti, come stabilimento carcerario.
La struttura, pur essendo più piccola e sempre destinata a fortezza – mai a sede signorile – presenta notevoli affinità con i castelli visconteo-sforzeschi di Milano e di Pavia. Grandiose cortine in mattoni, torri agli angoli, larga fossa tutta intorno e ponti levatoi. Oggi è solo una pittoresca rovina, intorno alla quale si estende il gran parco dell'Allea, vero e proprio polmone verde della città, oggi attrezzato secondo criteri attuali, ma che nel disegno e nella struttura, anche delle piantumazioni, riporta alla tradizione dei grandi giardini del passato.
Come ogni castello che si rispetti, anche quello di Novara ha una propria leggenda: l’esistenza di un cavallo d'oro massiccio. Si dice che il cavallo, disegnato da Leonardo da Vinci, sia stato fabbricato in miniatura, fondendo oro per ordine di Ludovico il Moro, che fu catturato proprio nell'edificio. La statua sarebbe stata nascosta nei sotterranei per essere poi trasportata altrove, ma essa andò perduta e nessuno ne seppe più nulla.
La riscoperta e l’utilizzo del Castello degli ultimi anni ha restituito a Novara un suo monumento insigne, che è diventato luogo di visita e passaggio per tutta la cittadinanza. Attualmente, l’ampio cortile centrale ospita varie manifestazioni artistiche e culturali.
 

Chiesa di San Giovanni Decollato

La piccola Chiesa di San Giovanni decollato, ossia il Battista, prospetta su Largo Puccini e, da quattro secoli, è sede della Confraternita omonima. Probabilmente disegnata dall’architetto Francesco Maria Ricchino, la chiesetta fu costruita tra il 1635 e il 1643; sicuramente la facciata fu completata nel 1657. L'insieme presenta uniformità di stile, senza aggiunte o trasformazioni dei secoli successivi, il che ne aumenta il valore artistico.
La facciata si presenta tripartita sia verticalmente sia orizzontalmente; il portale centrale è inserito in una cornice a timpano ricurvo che racchiude una lapide con una scritta di notevole valore storico-sociale poiché ricorda il rinnovo delle concessioni e dei privilegi concessi nel 1625 da Filippo IV di Spagna.
L’interno è diviso in tre parti: l'Aula per i Fedeli, il Presbiterio e l'Aula per i Confratelli o Coro. L’Aula dei fedeli, appoggia, con una sola velatura, su quattro colonne di granito formanti un quadrato grande e maestoso, a forma di tumulo, o sepolcro antico. Le colonne hanno un breve plinto, basi e capitelli ionici, fusto martellato e leggermente rastremato e sostengono quattro grandi archi e tra essi la grande volta a vela. San Giovanni Decollato custodisce varie opere d'arte, tra cui primeggiano: due statue (Madonna di Caravaggio e San Rocco) del '400; affreschi e tele di Giuseppe Antonio Tosi detto il Cuzzio, Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, Giuseppe De Giorgi. Preziosi sono gli stalli settecenteschi della Cappella interna dei Confratelli o coro, su disegno del pittore Pietro Francesco Prina. Di grande valore è inoltre l'archivio, contenente pergamene e documenti relativi all'antico diritto della Confraternita di assistere i condannati a morte e di salvarne due, ogni anno, in occasione della festa di San Giovanni.
Accanto alla Chiesa sorge il sepolcro dei giustiziati (secoli XVI-XVII) trasformato nel 1920 in Cappella dedicata ai novaresi caduti in guerra.
 

Duomo di Novara

Il Duomo attuale, Cattedrale di Santa Maria Assunta, è stato costruito in luogo del precedente duomo romanico, che risaliva ai secoli XI-XII. Nel 1831, l’architetto Alessandro Antonelli, su committenza dei novaresi, propose il maestoso disegno del Duomo neoclassico, la cui realizzazione implicò la distruzione pressoché totale dell’antico duomo romanico e la sistemazione di tutta l’area a esso adiacente. Del vecchio edificio rimane soltanto un ampio frammento del pavimento a mosaico del presbiterio.
La facciata, preceduta da un grandioso quadriportico d'ordine corinzio sotto il quale sono collocati monumenti onorari, è di un sobrio e grandioso classicismo. L’ingresso centrale è disposto sotto il pronao, con colonne corinzie dal fusto solcato da scanalature verticali e terminanti con capitello corinzio.
L’interno è suddiviso in tre navate da imponenti colonne, in stucco marezzato e sempre con capitello corinzio. La navata centrale è coperta da una volta a botte appoggiata su un cornicione decorato da ovali con busti d’importanti personaggi religiosi. Le navate minori hanno invece copertura a calotta in ogni campata. L’intervento dell’Antonelli si conclude con la costruzione dell’abside e del magnifico altare. Costituito da un alto basamento, l’altare presenta la mensa e bassorilievi in bronzo, tra cui i putti di Thorwaldsen, scultore danese e massimo esponente del neoclassicismo romano. Nella parte mediana è collocato un tempietto formato da otto colonne corinzie in marmo verde di Varallo. Nella zona superiore si nota la statua allegorica della Religione, con ai lati Mosè e San Pietro. Questo modello di altare sarà punto di riferimento per molti altari delle chiese novaresi. Decora la navata centrale, una serie di arazzi fiamminghi, intessuti intorno al 1565, che narrano episodi della Vita di Salomone. Fra i dipinti spiccano opere di Bernardino Lanino e Lo sposalizio di Santa Caterina di Gaudenzio Ferrari; fra le sculture, un Cristo crocifisso del Quattrocento.
Attigua alla sacrestia si trova la Cappella di San Siro, edificata nella seconda metà del XII secolo come oratorio privato del vescovo. Sulle tre pareti dell'aula sono raffigurate scene della Vita di San Siro e sulla volta il Cristo in Maestà, dipinti intorno al 1180 circa; sulla parete di fondo si trova una Crocifissione dei primi del XIV secolo.
 

Palazzo Medici

Il Palazzo Medici, che si erge in via Canobio, fu eretto alla metà del Cinquecento dall'architetto mediceo Vincenzo Seregni. L’edificio è importante perché manifesta, nella sua architettura, l’arrivo e l’adozione di nuovi orientamenti stilistici. In particolare, si nota che il Seregni s’ispirò decisamente al manierismo di Bartolomeo Ammannati.
Le innovazioni architettoniche si notano soprattutto all’esterno, ove il rivestimento in laterizio è sostituito da stucco modellato. Innovativa è anche l’introduzione – per la prima volta nel novarese – di marcapiani riccamente ornati all’esterno che, gradualmente, diventano più lineari verso il cortile.
All’interno si trova il cortile quadrato su cui si affacciano le quattro pareti del palazzo, completate con bugnato al piano inferiore e con stucchi e lesene nei due piani superiori. Sul lato sinistro del palazzo sorge una piccola loggia, con colonne di tipo classico, che immetteva nel giardino. Particolarmente elaborati sono anche gli stucchi delle volte del portone. Il piano terra è separato da quello superiore da una fascia decorata da mascheroni ed elementi fitomorfi intrecciati. Il cortile è chiuso da un ultimo piano, probabilmente aggiunto, decorato da putti.
 

Teatro Coccia

L’edificio sorse nel luogo già occupato dal precedente teatro morelliano, risalente al XVIII secolo, e venne orientato con la facciata prospiciente Via Rosselli. Costruito su disegno dell’architetto Giuseppe Olivieri e inaugurato nel 1888 da un allora giovanissimo Arturo Toscanini, il teatro fu intitolato a Carlo Coccia, maestro napoletano che per trentadue anni aveva diretto la cappella della cattedrale.
L’esterno è dipinto in grigio, a "effetto granito" e su tre lati si apre un portico sorretto da colonne in granito rosso. L’atrio presenta un pavimento a mosaico, quattro colonne in ghisa reggenti la struttura portante e quattro nicchie in cui sono posti i busti di Bellini, Rossini, Donizetti e Verdi. All’ingresso della platea vi sono i busti di Saverio Mercadante e Carlo Coccia.
La sala è a forma di ferro di cavallo e contiene quattro ordini. I palchi sono sporgenti, sorretti da colonnine in ghisa: decorati in stile rinascimentale, disponevano di retropalchi e di camerini privati. Il palcoscenico è molto grande, con sfondati laterali e una parte centrale mobile per consentire il passaggio delle scene e dei cavalli usati negli spettacoli equestri. Il Teatro Coccia è stato recentemente restaurato per meglio rispondere alle esigenze del pubblico e a un gusto moderno.