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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Novara

Il territorio novarese fu colonizzato in antico da tribù di Liguri, poi divenne celtico con l’avvento dei Galli Vertacomacori, che posero le fondamenta del villaggio da cui sarebbe nata Novara. Nel III secolo a.C. sopraggiunsero le legioni romane e il centro fu chiamato Novaria. L'urbanizzazione romana connota la cittadella secondo il modello tipico del cardo e del decumano: il cardo corrisponde all’attuale corso Italia-Cavallotti e il decumano a corso Cavour-Mazzini. Con una fortificazione perimetrale di soli 2.200 metri, Novaria era considerata un piccolo centro, pur essendo dotata del foro, delle terme, di templi e anche di scuole.
Nel 49 a.C. la città ottiene da Giulio Cesare la cittadinanza romana trasformandosi in municipium, mentre con la ripartizione territoriale voluta da Augusto, verrà annessa alla XI regione: la Transpadana.
Con la caduta di Roma, i Goti di Teodorico invadono il territorio novarese nel 489, scacciando i Burgundi di Gunebaldo, mentre già nel 569 la nuova ondata barbarica dei Longobardi guidati da re Alboino si insedia a Pavia, prendendo possesso anche di Novara. Un documento scritto in cui si cita la cittadella risale al 729, durante il loro dominio. Un duca locale, Mimulfo, viene decapitato nel 588 da re Agilulfo per tradimento a favore dei Franchi, che sopraggiungono nel 774 con le conquiste di Carlo Magno. Novara, nella zona nota come Bulgaria, diviene sede di Comitato e cresce nel frattempo l'importanza del suo episcopato. Nel 962 viene concessa da Ottone I al vescovo di Novara l'autorità coercitiva sugli abitanti della città e delle frazioni circostanti, specialmente Ossola, Pombia, Trecate e Vespolate. Durante il periodo di lotte tra Papato e Impero alcuni feudatari laici si opposero all'autorità religiosa: furono i Conti di Pombia, poi trasferitisi a Biandrate.
La discesa in Italia di Enrico V, nel 1110, giunto per schiacciare l'opposizione del Papa, vede Novara opporsi al sovrano ma senza potere ottenere vittoria. La sua ribellione provoca l'abbattimento delle mura difensive, ma in seguito, sempre per concessione di Enrico V, la cerchia di mura e torri viene ricostruita e potenziata. L'imperatore però concede tali benefici non al vescovo bensì ai cittadini novaresi: nasce in questo modo il libero Comune di Novara, unica città del Piemonte dotata di Broletto. L'arrivo di Federico Barbarossa vede Novara prima dalla sua parte e poi contro, quando la città aderisce alla Lega Lombarda. Nella seconda metà del Duecento si sviluppò nel novarese e nel vercellese l'eresia di Fra Dolcino, fondatore della setta degli apostolici. Questo movimento religioso era nato su un sostrato di profondo disagio economico che induceva i poveri a ribellarsi a una Chiesa irretita dall'esercizio del potere politico e attratta dal fasto e dalla gloria mondana.
Attorno al 1257 la lotta tra guelfi e ghibellini novaresi, rispettivamente rappresentati dalle famiglie Brusati e Cavallazzi, detti i Sanguigni, e dalla famiglia Tornielli, detti i Rotondi, scoppia furiosa e le fazioni saranno pacificate solo nel 1310 con il sopraggiungere dell'imperatore Enrico VII. Novara si inimica Vercelli e Pavia per il predominio sulla Valsesia, ricorrendo all'aiuto di signorie milanesi (Torriani e Visconti). Ventidue anni dopo Giovanni Visconti, futuro arcivescovo di Milano, si fa proclamare vescovo-conte e signore di Novara, dopo aver scacciato i dittatori Tornielli. La dominazione dei Visconti fu lunga, fatto salvo il periodo di controllo del Marchese del Monferrato Giovanni il Paleologo (1356) e del conte di Biandrate Facino Cane (1408-1412). Galeazzo Visconti, dopo aver devastato parte del territorio novarese, edifica il castello di Novara. Nel 1395 Gian Galeazzo Visconti annette la città e i suoi domini allo Stato Milanese. Con la morte di Filippo Maria Visconti, nel 1447, termina la dinastia viscontea e i novaresi, legati a Milano, riconoscono la signoria degli Sforza. Francesco Sforza diviene nel 1447 duca di Milano e nel 1466 gli succede il figlio Gian Galeazzo, che si insedia nel castello di Novara. Libertino, crudele e fastoso, a causa del continuo aumento delle tasse per i propri piaceri, viene ucciso in una congiura nel 1476. Sua moglie Bona di Savoia tiene la reggenza per il figlio Gian Galeazzo ma il potere gli viene usurpato dallo zio Ludovico il Moro, che li confina ambedue a Pavia. Divenuto il quarto duca milanese della linea sforzesca, Ludovico, scaltro e intrigante, attira in Italia Carlo VIII e gli muove guerra nel 1495. Viene battuto poi da Luigi XII di Francia e per il tradimento dei mercenari svizzeri sconfitto a Novara nel 1500, catturato e rinchiuso nel castello: morirà a Loches nel 1508. L'estinzione del ramo sforzesco mette Novara in balia prima dei Francesi, poi degli Spagnoli di Carlo V nel 1527. L'imperatore cede Novara ai Farnese nel 1538, poi la città passa nel 1603 a Filippo III di Spagna.
Per Novara la soggezione prima ai Francesi poi agli Spagnoli, per due secoli, rappresenta un periodo tristissimo: per l'importanza strategica della città, molti sobborghi vengono distrutti durante la dominazione, fino a che nel 1706 le truppe di Amedeo II di Savoia, alleate con quelle austriache guidate da Eugenio di Savoia, riconquistano il Piemonte. Novara e tutta la Lombardia, a seguito del trattato di Utrecht del 1713, passano sotto l'Austria. I Savoia la strappano agli austriaci nel 1734 e il Trattato di Vienna la riconosce a Carlo Emanuele III. Ma la città deve passare ancora sotto la dominazione francese del 1798, quella austro-russa del 1799 e ancora quella francese del 1800. Finalmente il regno dei Savoia la annette nel 1814. L'ultima battaglia che vede Novara protagonista è l'infelice scontro della Bicocca, nel 1849, che segna la disfatta dell'esercito piemontese, sconfitto dagli austriaci. Nel 1861 Novara entra a far parte del Regno d'Italia.
Nelle due guerre mondiali rifulse l'eroismo di molti cittadini novaresi, i quali nell'ultimo conflitto si schierarono a difesa dei valori della Libertà.
Dagli anni '50 Novara è passata da un'economia prettamente agricola a una pulsante e dinamica città industriale; attualmente conta oltre 100.000 abitanti, è sede di alcune Facoltà Universitarie e di un Conservatorio di Musica, è snodo importante delle più grandi vie di comunicazione verso l'Europa e il mar Ligure, vanta cospicui insediamenti industriali nei settori cartografico, alimentare, meccanico, manifatturiero, chimico, mentre sono assai sviluppati i comparti commerciale e bancario.
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