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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Le incisioni rupestri

Monte Baldo / Italia
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Sulla sponda orientale del Lago di Garda, ai piedi del Monte Baldo, esiste un significativo e interessante complesso d’arte rupestre preistorica che, per importanza, va collocato subito dopo i famosi centri della Val Camonica e di monte Bego. Le pendici del Baldo, che sembrano tuffarsi nelle azzurre acque del lago, furono modellate in età quaternaria dai ghiacciai alpini che si spingevano fino alla pianura Padana.
Oggi queste rocce, di natura calcarea, si presentano lisce e polite, solcate da segni e scanalature prodotti dai ciottoli glaciali; su queste pietre, localmente chiamate "laste" o "liscioni", affioranti dal terreno, l'uomo ha lasciato il segno della sua presenza e del suo passaggio, dalla preistoria fino ad oggi, forse senza soluzione di continuità.
Le prime rocce incise furono segnalate nel 1964 nella zona di San Vigilio, ma ben presto le ricerche si estesero a tutta la sponda veronese del lago. Fino ad oggi sono state catalogate e schedate più di 250 rocce istoriate e almeno 3.000 figurazioni, ma queste cifre tendono ad aumentare. I comuni più interessati da questo fenomeno d'arte rupestre sono Garda, Torri del Benaco, Brenzone e, marginalmente, Costermano, San Zeno di Montagna, Malcesine, per una superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati.
Alcune rocce istoriate si trovano quasi al livello del lago, mentre le altre, a quote più elevate, non superano i 600 metri s.l.m. Esse sono disposte generalmente lungo sentieri e mulattiere che anticamente collegavano i vari centri lacustri e pedemontani.
L'importanza di questo complesso d'arte rupestre è molteplice, sia per la sua posizione orientale ed eccentrica rispetto agli altri complessi d'arte rupestre, sia per l'unicità di un simile fenomeno nel Veneto, ma soprattutto per la tematica e la tipologia delle raffigurazioni incise.
Di grandi dimensioni ed eseguite quasi esclusivamente con la tecnica della martellinatura queste incisioni rappresentano figure umane generalmente stilizzate (a "phi", a braccia alzate, sessuate) personaggi a cavallo, animali (cavalli, cani, serpenti, volpi), croci ed un vasta gamma di cruciformi, coppelle isolate o raggruppate anche geometricamente, varie forme di cerchi (i cosiddetti "simboli solari"), figure quadrangolari e figure geometriche varie, fra le quali assai frequente il gioco del filetto o "merler".
Ma l'elemento che caratterizza e nello stesso tempo maggiormente avvalora le incisioni, è la presenza d’alcune rocce istoriate in forma "monumentale" che raffigurano armi e uomini armati, cioè gli elementi più preziosi ed utili per considerazioni di carattere cronologico. Possiamo citare a proposito la pietra di Castelletto di Brenzone, ora conservata presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, che reca incisi, fra l'altro, otto pugnali e 73 accette: esso è ascrivibile, nel complesso, ad un periodo della media e tarda età del bronzo. Le asce raffigurate, non tutte coeve, presentano una lama piuttosto espansa e sono quindi facilmente confrontabili con le numerose asce bronzee rinvenute negli abitati palafitticoli del basso lago, dell'anfiteatro morenico e del lago di Ledro. Il fattore più interessante di questa roccia è dato dalla disposizione stessa delle accette (sovrapposte e contrapposte) che richiama inevitabilmente analoghe raffigurazioni della Val Camonica, di Valtournanche (Val d'Aosta), di monte Bego, della Svezia e dell’antropomorfica statua stele di Lagundo (Bolzano).
Un'altra roccia d'inestimabile valore è quella denominata delle "Griselle" (Torri del Benaco) raffigurante daghe, spade di varia Foggia, una lama triangolare, guerrieri armati e personaggi "itifallici" che, nonostante le varie discordanze, possiamo ascrivere ad un’età compresa fra il bronzo finale e la prima età del ferro.
Fra le incisioni a tecnica lineare (i veri graffiti) vanno segnalate quelle del riparo del "Bocca del Trimelò" (Garda) comprendenti una scena di guerrieri armati di spada, scudo rotondo ed elmo a calotta, affiancati da un’iscrizione a caratteri nord-etruschi, non ancora decifrata ma probabilmente retica.
Altrettanto importante e spettacolare è la roccia delle "Senge di Marciaga", la quale reca incisi, oltre ai soliti filetti, croci e coppelle, una processione di figure umane, uomini a cavallo e guerrieri armati che trovano un valido raffronto con analoghe incisioni del lV stile camuno, equivalente, grosso modo, all'età del ferro.
Se per le rocce e le istoriazioni citate abbiamo una certa garanzia d’arcaicità, per le altre migliaia di figurazioni del Garda, la cronologia diventa incerta e difficile, anche perché i metodi per una valutazione cronologica sono ancor oggi alquanto aleatori, in quanto non esiste, se non in casi eccezionali, quell'elemento scientifico fondamentale che è la stratigrafia. Alle incisioni preistoriche si sovrappongono comunque quelle più recenti, ora medioevali, ora moderne se non contemporanee, a testimonianza di un tradizione artistica popolare dei "senza storia" che non tende a scomparire.
Da una visione complessiva del nostro fenomeno sembra evidenziarsi un certo schematismo, una certa rigidità delle figure indipendentemente da considerazioni cronologiche: se ne deduce che la natura stessa della pietra calcarea non consente un'esecuzione accurata, quindi naturalistica e descrittiva, delle figure.
Circa l'origine di quest'arte, non abbiamo molti elementi per stabilire quali genti o popoli abbiano inciso le rocce del Garda, anche perché, nell'area interessata, fra Garda e Malcesine, non sono mai stati trovati significativi reperti archeologici, anche se le zone limitrofe brulicano d’insediamenti preistorici.
Notiamo comunque che il territorio in questione, fortemente scosceso e impervio, non favorisce insediamenti di tipo agricolo, mentre i terreni, adattati in epoca storica alla coltivazione dell'olivo e della vite, erano un tempo ricoperti di fitte boscaglie e radure. Possiamo quindi arguire che le incisioni furono eseguite da cacciatori e pastori che transitavano per questa zona. La tipologia delle figurazioni sembra, infatti, convalidare quest’ipotesi, anche perché le nostre incisioni sono disposte lungo quei sentieri che fin dal passato collegavano i paesi del lago con i pascoli montani del Monte Baldo.
A questo punto qualcuno potrebbe domandarsi il motivo e lo scopo per cui gli uomini della preistoria abbiano inciso le rocce levigate dai ghiacciai. I motivi sono sicuramente diversi e molteplici. In ogni caso è ancora troppo presto per rispondere a simili interrogativi.
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