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Brenzone e dintorni

Monte Baldo / Italia
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Brenzone. Situato fra Torri e Malcesine, il Comune di Brenzone si spinge, dalla riva del lago alle pendici del Monte Baldo, salendo in quota fino a raggiungere elevata altitudine. Molte sono le sue frazioni. Il capoluogo è località storicamente importante. Fin dal '300 essa fu legata al nome di una storica e potente famiglia, quella cioè dei Rangoni, i quali assunsero anche il nome della terra di cui ebbero il dominio. Brenzone, secondo la leggenda, trae la sua origine da Bruncione paladino di Carlo Magno, ma tra tutte le versioni, la più probabile è che il nome l'abbia avuto dai Brenzoni, i conti che l'ebbero in feudo.
Il paese vanta la chiesa di San Giovanni, con a sud un ottimo portale di marmo bianco la cui iscrizione è stata così ricostruita "MDXXX die vero VIII novembris tempore prioratus Augustini de Cresotis". Essa si erge poco sollevata dalle rive del lago, e una doppia gradinata sale alla porta maggiore. La chiesa fu ingrandita e innalzata nel 1887. Integro è rimasto il quattrocentesco campanile, come attestano le mensoline in cotto sotto la cella campanaria. All'interno varie cose d'arte importanti fra cui un organo magnifico, ricco d’intagli, splendidamente scolpiti e dorati, con lo stemma Brenzone, adorno anche di piccole statue dei Santi Rocco e Sebastiano. Dietro l'altare maggiore, in una nicchia, domina un San Giovanni Battista, cui è dedicata la chiesa. E' un’ottima scultura cinquecentesca; opera d'intaglio di squisita modellazione, dorata e policromata; il Santo è ricoperto dalla pelle di cammello. I due Santi ai lati sono Pietro e Paolo.

Castelletto. La località più importante del Comune di Brenzone è Castelletto, che prende il nome da un antico castello ivi esistente ma di cui ora non rimane alcuna traccia. La parrocchiale di Castelletto era stata edificata nel secolo XVII, ingrandita nel 1759, e, in seguito ad un incendio, totalmente restaurata nel 1826. Per ragioni di viabilità fu poi abbattuta e sostituita da un'ampia chiesa neogotica. Fu anima dell'iniziativa mons. Giuseppe Nascimbeni che fondò in parrocchia anche le Piccole Suore della Sacra Famiglia e che è stato recentemente elevato all'onore degli altari.
Sotto Castelletto, vicino al lago, si trova una chiesetta romanica del sec. XII, di speciale interesse, dedicata a San Zenone. Conosciuta in loco come "San Zen de l'oselét", è una costruzione a due absidi e due navi che esternamente mostra una porta d'ingresso rettangolare, semplice, di marmo rosso con sopra una specie di protiro timpanato con una nicchia in cui si vede un fresco trecentesco raffigurante un Cristo benedicente del secolo XIV. Le due navi interne sono divise da tre colonne senza base, alternate con pilastri. Gli archi sono a tutto sesto e i capitelli sono di tre stili. La costruzione di questa chiesuola risale all'anno 1000. E' adorna anche d’absidi molto semplici, aperte in alto da croci per la luce. Semplice anche il campanile, in tufo, sormontato da una pina quadrangolare.

Assenza. Nel centro della piccola borgata di Assenza sorge invece una trecentesca chiesa con campanile quadrato e con la campanaria a monofore. L'architettura interna della chiesa è ad archi acuti e con volte a vela. Qui è conservato un interessante Crocefisso di ottone infisso su di un piedistallo rozzo di legno, sull'altare maggiore, certamente parte residuale di un’antica croce a stile, con braccia arricciate e con quattro tondi adorni delle mezze figure degli Evangelisti: opera quattrocentesca, a giudicare dai suoi caratteri stilistici. Nelle pareti figurano vari affreschi figurativi con parti ancora discretamente conservate: si possono ascrivere al '400. La Chiesa custodisce anche una pala del '600 a giudicare anche dal mezzo busto del devoto offerente dipinto alla base.
Nei pressi di Assenza è anche la villa che un tempo fu proprietà di Giovanni Spolverini, capitano del lago di Malcesine ed autore del poemetto didascalico la "Riseide" o "Coltivazione del riso".

Castello. Di grande interesse anche la contrada Castello, così chiamata ancora oggi, come nei lontani secoli; luogo fortificato di raccolta di uomini d'armi e di strumenti di difesa e di offesa, la sede cioè del signore del feudo e degli uomini rappresentativi della comunità. Il castello vero e proprio era qui formato da tre torri, di cui la mediana più alta. L'antichissimo maniero non esiste più da secoli, ma rimangono a testimoniarlo in parte la solidissima struttura di base e altre massicce costruzioni in pietra, le inclinate forti scarpate d'impianto dei suddetti torrioni e delle cinte del castello. E recano ancora la loro eloquente parola androni e volti di varia ampiezza serrati gli uni sugli altri. Castello dunque a triplice torre, come documenta la mappa pergamenacea del principio del '400 (1439 c.), che, piantato alla sommità della collina mediana del luogo, scendeva con costruzioni in pietra in forte pendio.
La chiesa parrocchiale di Castello è di origine assai antica e fu edificata, con autorizzazione del vescovo di Verona Teobaldo, da tale Bartolomeo Noto quondam Bonaventura, a proprie spese nel 1336. Nel 1579 la chiesa fu ingrandita ed eretta in vicaria. L'attuale costruzione è però del 1813 e fu consacrata il 6 agosto 1930.

Marniga. Di Marniga ricorderemo, con il bellissimo centro storico anche una caratteristica festa popolare, una delle poche che purtroppo sono sopravvissute nella zona: la festa di San Rocco, voluta per voto della popolazione locale nel 1836 quando il paese, per intercessione appunto del santo di Montpellier, fu liberato dal colera. I giorni che precedono la festa di San Rocco (16 agosto) sono animati dai preparativi per rendere Marniga accogliente e bella. La tradizione vuole che tutte le vie del paese siano abbellite da archi formati da rami d’alloro legati tra loro (violor) e che tutti i paesani partecipino a questi lavori d’abbellimento, ma è ormai consuetudine che molti turisti, divenuti ormai amici di Marniga, prendano parte con entusiasmo a questi lavori d’addobbo. L'aspetto religioso occupa la parte principale della festa di San Rocco. La tradizione vuole che dopo la Santa Messa celebrata nella chiesa parrocchiale, la reliquia e la statua del santo, siano trasportate in processione sotto la statua del capitello votivo che sorge nella piazzetta di Marniga. Qui, dopo la benedizione, il fervore popolare intonava le litanie.

Campo. Sopra Marniga, anche la contrada Campo è borgo di grande interesse: sulle pendici del monte un gruppo di vecchie case diroccate ridotte nel tempo a ruderi, androni, stalle; un complesso pittoresco, quasi disabitato ma in cui emergono qua e là antiche muraglie, volti, feritoie ricoperte in parte dall'erba e da rampicanti, resti evidenti di una massiccia costruzione medioevale difensiva, viva ancora nella storia tramandata dagli abitanti che attestano l'esistenza anticamente di un maniero. Alla sommità della contrada, l’ultima costruzione è costituita da un’antica chiesuola dedicata a San Pietro in Vincoli. La chiesetta è assai interessante per le numerose vaste affrescature figurative (a giudicare anche solo dalle rimaste in buone condizioni di conservazione) che decorano le pareti laterali e il catino: un interessante complesso trecentesco degno anch'esso di essere visitato.

Cassone. Vicino al paesello di Cassone, secondo la tradizione, sorse l'eremo dei SS. Benigno e Caro che, durante il governo di Pipino, furono chiamati a Verona per trasportare - essi, che ne erano i soli degni - le spoglie mortali di San Zeno che nessun altro era riuscito muovere. Nella località sorse una cappella un tempo meta di frequenti pellegrinaggi. Tra le case di Cassone vi sono le sorgenti del più corto fiumicello d'Italia, il Ri che, dopo aver formato un laghetto, percorsi ancora pochi metri, sfocia nel Lago.
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