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Sabato 24 Giugno 2017, Natività di San Giovanni Battista
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Visitare Modena - guida breve

 

Biblioteca Estense

La Biblioteca Estense occupa il primo piano del nobile Palazzo dei Musei ed è considerata una delle più prestigiose biblioteche italiane. Il nucleo iniziale del fondo librario si deve a Lionello d'Este, colto ed appassionato umanista ed intellettuale, il cui fervore fu sostenuto anche dai successori. Attualmente, la Biblioteca possiede una raccolta di oltre 400.000 volumi, opuscoli, manoscritti musicali, codici miniati, cinquecentine e rari incunaboli. La raccolta si divide in tre nuclei: l'Antico fondo degli Estensi, la Raccolta Campori e il Carteggio Muratoriano.
Nonostante parziali distruzioni e perdite, la consistenza delle raccolte e la preziosità dei singoli pezzi rimangono di qualità altissima, e questa è testimoniata dalla mostra permanente di preziosi codici miniati, capolavori d’epoca medievale e rinascimentale. Realizzati da scuole italiane e straniere. Si possono ammirare - in particolare - la stupenda e famosissima Bibbia di Borso d’Este, miniata da Taddeo Crivelli alla metà del Quattrocento; il volume De Sphaera, ritenuto il più bel libro astrologico illustrato del primo Rinascimento; il portolano detto “Del Cantino”, dei primi del Cinquecento; un bel mappamondo catalano del XV secolo ed un prezioso evangeliario d’epoca bizantina.
 

Chiesa di San Francesco

Si trova in Corso Canalchiaro ed è una tra le più antiche chiese francescane del mondo. Essa è da secoli un punto di riferimento per i modenesi devoti al Santo di Assisi. In effetti, l’edificio rappresenta la storia e le vicissitudini della comunità francescana, arrivata a Modena al seguito della figura carismatica di Frate Gherardo Boccabadati. Al tempo della costruzione, la zona circostante la chiesa era ancora di campagna, ma fin da subito chiesa e seminario raccolsero tanti fedeli. Una prima chiesa dedicata al Santo fu eretta, intorno al 1200, quando il Poverello era ancora in vita.
La costruzione dell’edificio attuale - iniziata nel 1244 - andò molto a rilento: due secoli dopo non era ancora terminata. Lo stile è gotico lineare, sicuramente modificato da alcune ristrutturazioni avvenute nell’Ottocento. Più che per l’architettura, la chiesa è importante perché conserva uno dei massimi capolavori di Antonio Begarelli: un gruppo stupendo e pensoso di tredici statue che rappresenta la Deposizione del Cristo dalla Croce. Di fronte alla chiesa sorge una bella fontana, con una statua di San Francesco scolpita dal Graziosi nel 1920.
 

Chiesa di San Giovanni Battista

Sorge nell’attuale Piazza Matteotti, sul luogo di una chiesa preesistente, dedicata a San Michele e modificata nel Cinquecento. La chiesa attuale - caratterizzata da bassi volumi, tutti in cotto - fu costruita nei primi decenni del Settecento, su progetto del padovano Girolamo Frigimelica-Roberti.
Il tempio è modesto, ma gradevole e ben proporzionato. E’ noto soprattutto perché conserva un prezioso gruppo di otto statue in terracotta policroma: si tratta della Deposizione dalla Croce, opera dl 1476 di Guido Mazzoni, considerato il più importante plasticatore modenese del Quattrocento. Pregevoli sono anche una tela del Vellani, con la Decollazione del Battista, alcuni dipinti del Consetti e l’organo di Agostino Traeri, costruito nel Settecento.
 

Chiesa di San Pietro

Su disegno del carpigiano Pietro Barabani, la chiesa fu costruita dal 1476 al 1518, forse sulle rovine di un tempio preesistente, accanto ad un’antica abbazia benedettina. La facciata, dai tratti rinascimentali, presenta un bel profilo in laterizi, ed è ornata da una serie di lesene e cornici. Bello il campanile a vela, eretto nei primi decenni del Seicento.
L’interno è assai vasto e si divide in cinque navate su pilastri. Fra le opere conservate, spiccano un pregevole organo cinquecentesco e due ancone lignee: la prima si trova nel transetto destro ed è opera di Antonio Begarelli, celebre scultore modenese del Cinquecento, mentre la seconda - che si trova in una cappella della navata sinistra - fu realizzata da Francesco Bianchi Ferrari. Tuttavia, il vero tesoro della chiesa è costituito da altre opere del Begarelli: le sei statue in cotto della navata centrale, la Pietà - nella cappella destra del presbiterio - e il cosiddetto Apogeo Begarelliano, gruppo scultoreo che rappresenta l'Assunzione della Vergine.
 

Duomo di Modena (Cattedrale)

“Il più bel duomo dell'Emilia ed il più famoso libro miniato d'Italia si trovano a Modena. Il duomo di Modena è un'antologia e una miniera della scultura romanica…”. Così scriveva il vicentino Guido Piovene alla metà del Novecento.
Eretta sopra un'antica basilica che accoglieva le spoglie di San Geminiano, la Cattedrale è l'opera più insigne della città, un vero capolavoro dell’architettura romanica. L’edificio fu costruito in circostanze oscure, per volontà del popolo e del clero, forse con l'intento di dimostrare il rinnovato fervore religioso della città, dopo lo scisma d'Eriberto, o forse per affermarne l'autonomia e l'indipendenza decisionale dal Papato.
I lavori iniziarono nel 1099, su disegno dall'architetto Lanfranco, con la collaborazione dello scultore Wiligelmo. Del primo sappiamo solo che era doctus e aptus, come dice una lapide che lo ricorda; del secondo non sappiamo nulla. Nel 1106, all'atto della consacrazione dell'altare del Santo, la fabbrica non era ancora terminata, come si può inferire dall'unico testo dell'epoca che ci parli dell'avvenimento, e cioè la Relatio Traslationis corporis Sancti Geminiani: da tale fonte apprendiamo che i materiali usati per l'edificio erano, per buona parte, ricavati dai resti della Mùtina romana, che per la loro scarsità Lanfranco dovette sospendere i lavori e che questi furono ripresi solo perché si rinvenne, a poca distanza, una “straordinaria congerie di lapidi e di marmi”. In ogni caso, la costruzione fu portata a termine nel Trecento, da parte dei Maestri Campionesi.
La facciata è a tre scomparti, corrispondenti alle tre navate, che si distinguono per l'eleganza architettonica delle linee. Sulla cuspide centrale si erge la statua di un angelo che stringe al petto un giglio. Il rosone, finemente lavorato, è un particolare di gran pregio. Lineare ed armonico è il propileo sopra la porta maggiore, sostenuto da agili colonnette di marmo che posano su leoni stilofori. I motivi simbolici e le figure di profeti che ornano gli stipiti del portale sono opera di Wiligelmo. Cui si devono anche le formelle con Storie della Genesi, poste ai lati e sopra le porte laterali. Il complesso della facciata è un grandioso saggio di scultura e d’ornamentazione. Notevoli sono inoltre: la Porta dei Principi, riccamente decorata; la Porta Regia e la vicina statua in rame di San Geminiano; la porta della Pescheria, con sculture e decorazioni che rappresentano i mesi dell'anno.
L’interno del Duomo induce al raccoglimento e alla preghiera, si presenta armonico nell’insieme e nei dettagli, e contiene opere artistiche d’immenso valore. Tra le maggiori: un pulpito magnifico, pitture alle pareti, sculture, lavori d’intarsio. Davanti all'ingresso della cripta, a chiusura a decorazione del presbiterio, sorge un imponente pontile del XII-XII secolo. Pulpito e pontile sono ornati con bassorilievi dei Maestri Campionesi. Nella navata sinistra, si ammira un San Sebastiano fra santi, tavola cinquecentesca di Dosso Dossi. Nell’abside sinistra si nota un prezioso bassorilievo di scuola Toscana e una statua in marmo di San Geminiano, attribuita ad Agostino di Duccio. sotto l'organo stanno quattro tavole intarsiate con gli Evangelisti, opera di Cristoforo da Lendinara. La cripta mostra capitelli arcaici e conserva - di Guido Mazzoni - un bellissimo presepe e gruppo in terracotta policroma della Madonna della pappa (1480).
 

Fontana dei Due Fiumi

Situata in Largo Garibaldi, la Fontana dei due Fiumi fu disegnata negli anni Trenta del Novecento da Giuseppe Graziosi, artista noto a livello internazionale. La Fontana fu inaugurata il 25 luglio 1938 e destò subito ammirazione per il gioco sapiente delle acque, che - traboccando dalle vasche digradanti - si lanciano in alto verso il centro, in un getto spettacolare esaltato da luci ad effetto. I due fiumi da cui prende nome il monumento, sono ovviamente il Panaro e la Secchia, i fiumi di Modena. Il primo è raffigurato da un giovane vigoroso che versa acqua da un orcio, tenuto con la sinistra, mentre il ramo d'albero sorretto con la destra sembra evocare le temute piene. La Secchia è invece rappresentata da una fanciulla che porta in spalla un fascio di spighe: da queste fuoriesce un getto d'acqua che simboleggia la fertilità recata dal fiume. La fanciulla calpesta un grosso rospo, che raffigura l’arrivo del fiume nella pianura.
Nel secondo dopoguerra, il complesso fu modificato nel sistema d’illuminazione e nell’impianto idraulico. Nel 1988 il Comune promosse un intervento globale, ma ancor oggi la fontana si presenta assai degradata e bisognevole di un restauro complessivo.
 

Galleria Estense

Il Palazzo dei Musei - in precedenza convento agostiniano - fu trasformato nel 1771 in Albergo dei Poveri. Dal 1883 vi sono ospitate le raccolte artistiche di Modena, che fino all'anno prima erano conservate a Palazzo Ducale. Il nucleo originario delle collezioni fu raccolto da Cesare d'Este (1598) e si arricchì con Francesco I (1629-1658), quindi subì dispersioni e diradamenti.
La galleria, con le sue molte e preziose pitture, illustra importanti scorci della vicenda figurativa regionale e di altri ambienti italiani dal Trecento alla fine del Settecento. Intercalati da saggi d'arte applicata, statue e terrecotte dei modenesi Mazzoni e Begarelli, si susseguono centinaia di capolavori pittorici. Ci limitiamo qui ad una rapida carrellata, indicando alcune delle opere maggiori.
Dal trittico di Tommaso da Modena, attraverso le tavole quattrocentesche dei modenesi Erri e Bianchi Ferrari, si approda al Cinquecento emiliano con gli affreschi di Lelio Orsi e Nicolò dell'Abate, alle rocche di Scandiano e Novellara e alla famosa Madonna "Campori" del Correggio. La Ferrara del Rinascimento rivive nel Sant'Antonio di Cosmè Tura e nei dipinti di Dossi, di Garofalo e Girolamo da Carpi. La scuola emiliana espone saggi dei Carracci, di Schedoni, Guercino, Tiarini, Bononi, Scarsellino e un Crocifisso di Guido Reni. La scuola veneta s’esprime gagliarda con la Pietà di Cima da Conegliano, Madonna con Bambino e Santi del Tintoretto, un trittico di El Greco, ed opere di Paolo Veronese e del Bassano. Il grande Seicento appare nei "quadri da stanza" della scuola di Caravaggio, nelle nature morte del Cittadini, nei paesaggi del Rosa, nelle pale del Procaccini e del Cerano; è la fulgida età di Francesco
 

Ghirlandina

La Torre Civica, più nota col nome di Ghirlandina, è uno dei simboli che caratterizzano Modena ed è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio artistico dell'umanità. Il nome, abbastanza curioso, sembra sia dovuto al doppio ordine di ringhiere metalliche che le fanno da corona. Si ritiene che la costruzione della torre sia avvenuta in due momenti successivi. Il primo, iniziato verso la metà del Duecento e attribuito a Lanfranco e Wiligelmo, corrisponde ai sei ordini inferiori: questi ordini - per austerità e vigore - ricordano lo stile delle torri romane. Il secondo momento costruttivo riguarda il tamburo ottagonale e la cuspide, che furono realizzati da Arrigo da Campione tra il 1261 e il 1319, con gusto gotico. La Ghirlandina - alta quasi 88 metri - fu innalzata assieme alla Cattedrale, cui fu collegata da due archi. E’ accertato che, fin dai primi tempi, essa ha svolto funzioni di torre di vedetta: dalla sua sommità venivano segnalate l’apertura delle porte di Modena e le eventuali situazioni di pericolo per i cittadini; inoltre, dalla torre si sorvegliavano i forzieri comunali che contenevano gli atti dell’Amministrazione.
 

La Secchia Rapita

La Romagna e l’Emilia sono regioni storico-geografiche ben definite. Sul loro confine, Bologna e Modena si sono scontrate e combattute a lungo, sino alla battaglia di Zappolino del 15 novembre 1325, vinta dai modenesi. Dopo questa vittoria, i vincitori, non restituirono alle truppe bolognesi la secchia di legno precedentemente “rapita”, ossia rubata. Il furto era avvenuto a Bologna, con il chiaro scopo - come allora usava - di offendere e provocare questa città. Il cimelio era stato trafugato davanti alla porta attraversata dalla Via Emilia, da un pozzo che ancora esiste nell’attuale Via Saffi. La misera secchia, forse non l’originale…, può essere ammirata da chi visita Modena, nel Camerino dei Confirmati del Palazzo Comunale, presso la Ghirlandina. La storia della secchia e della contesa, fu ripresa dall’originale scrittore modenese Alessandro Tassoni, che intorno al 1622 scrisse un poema eroicomico in dodici canti in ottava rima, intitolato appunto “La secchia rapita”. Il poema comincia così:

Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch’infiammò già ne’ fieri petti umani
un’infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.


Naturalmente, i Petroni sono i bolognesi, mentre i Gemignani sono i modenesi. Dopo tante battaglie, tanti sforzi, tanti sacrifici, lo scontro si conclude con la pace mediata dal legato pontificio: la secchia resta a Modena, Re Enzo rimane prigioniero a Bologna. Osserva M. Santoro che già il tema generale, quello della guerra, qualifica il carattere del poema: l’eroico (guerrieri, battaglie, scontri, duelli) si mescola con il comico derivante dal contrasto fra l’imponente spiegamento di forze e una causa così futile. La conclusione - nulla di fatto! - sottolinea la comicità della vicenda.
 

Museo Lapidario del Duomo

L'attuale allestimento del Museo deriva da una serie di interventi che - attuati nel corso di quasi un secolo - si sono conclusi col riordino del 1956. Attraverso gli oggetti esposti, il Museo propone un percorso espositivo su testimonianze che si riferiscono al Duomo attuale e a quello preesistente.
Il percorso inizia con la sezione dedicata al reimpiego. Questa sezione accoglie marmi di età romana variamente riutilizzati durante la costruzione della Cattedrale romanica, come attesta anche la Relatio, l'importante testo dei XII secolo conservato nell'Archivio Capitolare, che narra le vicende della costruzione. Segue la lunga parete di fronte all'ingresso, con frammenti lapidei ornati dal tipico repertorio decorativo altomedievale a nastri, provenienti da edifici precedenti l'attuale Duomo, spesso riutilizzati anch'essi durante la costruzione di quest'ultimo. Presso i frammenti altomedievali s’erge l'Arca di San Geminiano, grandiosa incassatura marmorea posta sopra il sarcofago del santo - trasformato in altare - e rimossa nella seconda metà del secolo XIX.
La seconda sala è dedicata ai reperti di età romanica, con alcuni rilievi e sculture prodotti nell'ambito dell’officina di Wiligelmo; tra questi figura il leone stiloforo proveniente dalla Porta dei Principi, e altri reperti riferibili all'attività dei Maestri Campionesi. La sala è dominata dalle meravigliose otto "metope", grandi sculture su pietra, opera forse di uno scultore della bottega di Wiligelmo. Le lastre risalgono ai primi anni della costruzione del Duomo (prima metà del XII secolo) e presentano figure mostruose o simboliche, tratte da diverse fonti letterarie, tra cui il Liber Monstrorum e il Physiologus. I soggetti rappresentati sono: l'Ermafrodito, l'Uomo dai lunghi capelli, la Sirena bicaudata, l'Ittiofago, la Grande Fanciulla, la Fanciulla e il terzo braccio, gli Antipodi e l'Adolescente con il drago. Le metope erano collocate in origine all'esterno del duomo, sulle testate degli archi diaframma della navata centrale, dove figurano oggi copie realizzate nel 1948 dallo scultore Benito Boccolari.
Si conclude con le sezioni dedicate ai materiali di età moderna - in cui vi compaiono alcuni rilievi provenienti dalle distrutte cappelle laterali del duomo, e alle iscrizioni, che costituiscono un corpus epigrafico importante per la storia della Cattedrale.
 

Museo Lapidario Estense

Il Museo è ospitato nel quadriportico del cortile di Palazzo dei Musei. Fu istituito nel 1828 dal duca Francesco IV d'Austria-Este e rappresenta il primo museo pubblico cittadino, destinato a raccogliere materiali lapidei dalla città e dal territorio. Il Museo è stato riaperto nel 2003, alla fine di un intervento globale di restauro. Dopo il restauro dei singoli reperti, preventivamente smurati, analizzati e studiati, si è cambiata la collocazione di alcuni sarcofagi: questi sono stati fissati alla superficie della parete con un solo lato - al fine di agevolarne la lettura laterale - invece che presentarli incassati nella muratura, come nell’esposizione precedente. Per i marmi di maggiori dimensioni, si è scelta la soluzione più semplice, esponendoli su supporti lineari in tinta con il colore del portico, affinché le basi non disturbassero, con la loro presenza, i valori plastici e cromatici dei manufatti.
Un primo nucleo è formato da epigrafi dall'antica Galleria dei Disegni e delle Medaglie di proprietà estense; un secondo nucleo comprende lapidi d'età medievale e moderna, provenienti dalla vicina Chiesa di Sant'Agostino; un terzo nucleo si compone di sarcofagi monumentali provenienti dal cortile delle Canoniche del Duomo: questa è la serie di sarcofagi romani più cospicua dell’intera regione. Numerosi altri reperti si sono aggiunti nell'Ottocento e nel Novecento, con recuperi da collezioni private e da scavi in aree pubbliche e dalle necropoli della Modena romana.
In particolare sono esposti: (a) nella sezione romana, i sarcofagi di Vettius Sabinus e di Peducea Hilara, la stele di Maternius Quintianus e la stele dei Salvi; (b) nella sezione medievale-rinascimentale, i monumenti a Giovanni Sadoleto, a Pietro da Suzzara e a Pietro Rocca, la lastra sepolcrale con epigrafe a Guido Paganini Mazzoni, e il monumento a Jacopino Cagnoli.
 

Palazzo dei Musei

Il Palazzo dei musei sorge nel Piazzale Sant’Agostino, di fronte all’Ospedale, ed è stato eretto nel Settecento, per volere del duca Francesco III d’Este. L’edificio fu inizialmente un convento agostiniano - annesso alla chiesa omonima - e via via destinato ad Arsenale Militare, Albergo dei Poveri, Albergo delle Arti. Attualmente il grande edificio, trasformato dal Comune di Modena, ospita i maggiori istituti culturali cittadini:



Al pianterreno si trovano la biglietteria dei Musei Civici e della Galleria Estense, i servizi informativi e multimediali comuni a tutti gli istituti, l'ascensore, il bookshop, la caffetteria e il laboratorio didattico.
 

Palazzo Ducale

Il Palazzo ducale di Modena ha un passato lungo e travagliato. In origine era un castello, utilizzato fin dalla sua costruzione come fortezza: apparteneva agli Estensi fin dal Duecento, quando Obizzo d’Este lo fece fortificare, per motivi di difesa. Situato in posizione strategica, questo primo castello - controllava le vie di comunicazione con Ferrara, il Po e l'Adriatico - ebbe vita breve: nel 1306, con la rivolta popolare che cacciò il signore d'Este, fu distrutto. Solo nel 1340, con il ritorno degli Estensi, fu decisa la costruzione di una nuova roccaforte, quale base politico-militare del loro dominio su Modena.
Nel 1598 gli Estensi furono cacciati da Ferrara, e da quel momento, il palazzo di Modena divenne residenza ufficiale dei duchi stessi. Successivamente però il Palazzo fu sede di governi, amministrazioni ed enti pubblici. Dal 1814 al 1859 la sua funzione cominciò ad essere pubblica, e, infatti, esso ospitò uffici, biblioteche, pinacoteche ed archivi; a in poco più di vent’anni questi enti furono trasferiti altrove, lasciando così il posto a un’istituzione che tuttora vi risiede: l’Accademia Militare.
La costruzione del Palazzo attuale - ottimo esempio d’architettura barocca - ebbe inizio nel 1635, per volere di Francesco I d'Este, e su disegno dell'architetto Gaspare Vigarani, presto sostituito da Bartolomeo Avanzini. Alla costruzione parteciparono in vario modo anche Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.
La facciata, restaurata di recente e caratterizzata dal cromatismo dei marmi, si presenta con tre ordini di finestre poggianti su doppie cornici, comprese fra due torri angolari. Il torrione centrale è invece alleggerito da una loggia a tre arcate e dalla loggia dell'orologio. Le colonne, che sostengono la balconata e affiancano il portale principale, inquadrano le statue di Ercole e di Emilio Lepido, opera di P. Sogari,. Le statue della balconata alla sommità della facciata del Palazzo rappresentano sul lato destro Ercole, Giunone, Pallade e Mercurio, realizzate verso la fine del Seicento, mentre sul lato sinistro si ammirano le statue di Vulcano, Cerere, Bacco e Venere realizzate da Giuseppe Graziosi (1879-1942). Coronano il torrione centrale Marte, la Virtù, la Fortezza e il Tempo, mentre sul lato nord sono rappresentati Giove e Nettuno.
Oltrepassato il portone centrale, si accede all'atrio, trasformato nel 1929 in Lapidario: vi sono incisi su marmo i nomi dei 7811 Ufficiali, ex allievi dell'Accademia Militare, caduti nelle guerre per l'Unità, l'Indipendenza e la Liberazione.
Dal Lapidario si accede al grande Cortile d'Onore, ove si svolgono le cerimonie militari. Cinquecentesco nell'impronta, il cortile è delimitato da due ordini di archi sovrapposti, con alternanza di colonne e lesene. Proseguendo, si sale lo Scalone d'Onore, che - grazie al prospiciente cortile - si presenta aereo e luminoso. Lungo le rampe sono disposte in nicchia le statue della Prudenza e dell’Abbondanza, opera di A. Baratta; le altre sei sono di epoca romana e provengono dalla famosa Villa D’Este di Tivoli. La scultura di maggior pregio è senz’altro Minerva che, durante l’occupazione francese del 1796, fu trasportata in Piazza Grande per rappresentarvi “la Libertà” e vi subì gravi danni.
Lo Scalone conduce alle varie stanze del Palazzo: la Sala del Trono, il Salottino d'Oro, il Salone d'Onore e la Sala dello Stringa, per citare le più note. Il Salone centrale si distingue per il maestoso soffitto con l'affresco rappresentante l'Incoronazione di Bradamante, capostipite degli Este, opera settecentesca di Marco Antonio Franceschini, mentre il Salottino d'Oro, studio del duca Francesco III, è da menzionare per il rivestimento di pannelli d'oro zecchino.
I quadri che si ammirano nel palazzo appartengono all’Accademia Militare e alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia. Gli autori più ricorrenti sono ritrattisti dell’Ottocento, quasi sempre insegnanti presso l’Accademia Atestina di Belle Arti di Modena.
All’interno del Palazzo si trova il Museo Storico dell’Accademia Militare che contiene armi e armature, memorie, cimeli e militaria (bandiere, uniformi, tamburi ecc.).
 

Piazza Grande

La Piazza è il cuore di Modena, il fulcro della vita cittadina, il luogo in cui sono sorti - e ancora sussistono - i centri del potere politico, amministrativo e religioso. La Piazza - spazio quadrangolare creato nella seconda metà del XII secolo - è passata indenne attraverso i secoli ed è giunta ai nostri giorni praticamente intatta. Sulla Piazza prospettano gli edifici emblematici delle vicende cittadine, eretti poco dopo il Mille:

  • Duomo - Dopo la costruzione della primitiva basilica, che accoglieva le spoglie di San Geminiano, nel 1070 furono edificati il Palazzo del Vescovado e il Capitolo della Cattedrale con la sua scuola, che tra il X e il XII secolo si distinse per una cospicua produzione letteraria. Il Duomo, gioiello del romanico padano fu fondato dalla Comunità nel 1099, e dedicato a San Geminiano, patrono della città;
  • Palazzo Vescovile - Il Palazzo del Vescovo, strettamente legato alla Cattedrale, alla quale lo univa un passaggio privato, delimita il lato ovest della piazza. Costruito in mattoni, l’edificio subì una prima trasformazione alla fine del XV secolo e poi una successiva nel 1776, con l’aggiunta di un altro piano.
  • Ghirlandina - Coeva del Duomo, nata come torre comunale;
  • Palazzo Comunale - A cavallo del 1200, furono costruiti nel lato sud-est della Piazza il Palazzo Comunale e una serie di abitazioni adibite nel tempo ad attività artigianali, commerciali e municipali. Il vecchio e il nuovo Palazzo Comunale furono saldati in unico corpo dalla Torre dell’Orologio (XIII-XVI secolo), e armonizzati con una serie di portici e attraverso una rielaborazione della facciata. All'interno del Palazzo Comunale, si segnalano la Secchia Rapita - legata alle lotte comunali fra Modena e Bologna e cantata dal Tassoni - e le belle sale del Fuoco, del Vecchio Consiglio e degli Arazzi. Si segnalano inoltre: sul fianco del Duomo, la duecentesca Porta Regia voluta dal Comune come proprio ingresso; davanti al Palazzo Comunale, il grande masso in marmo rosso, chiamato Preda Ringadora e utilizzato - tra l’altro - dagli oratori nelle assemblee e per le esecuzioni capitali; le testimonianze del mercato che si teneva nella piazza, ossia le misure modenesi scolpite nelle absidi del Duomo e la statua della Bonissima sullo spigolo sud-ovest del Palazzo Comunale, già insegna dell'ufficio di controllo delle misure;