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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Palazzo Comunale

Modena / Italia
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I lati nord e est di Piazza Grande sono delimitati da una costruzione con porticato a forma di L, dove hanno sede alcuni uffici comunali. Qui sorgevano gli edifici del Comune medievale, cresciuti nel tempo l'uno accanto all'altro: palazzo civico antico, palazzo della Ragione. Di un antico Palazzo della città si parla già nel 1046, tramandato come Palacium Urbis. L’annessa torre civica fu costruita tra il 1474 e il 1520, ma fu atterrata nel 1671, dopo un terremoto. L’attuale Torre dell’Orologio risale alla fine del Quattrocento. Il bel porticato fu costruito in più riprese tra il 1614 e il 1627.
L’edificio, tuttora sede del Comune di Modena, fu ricostruito in gran parte nel 1629, su progetto di Raffaele di Meina, e nel 1826 fu modificato nelle forme attuali. All’esterno del Palazzo, sull’angolo tra Via Castellano e Piazza Grande, si nota - in alto - la statua della Buonissima. All’interno, oltre al Camerino dei Confirmati - che custodisce la famosa secchia “rapita” - s’aprono varie sale.

Sala del fuoco - si ritiene che il nome derivi dal fatto che nel camino, tuttora esistente, venivano prodotte in inverno le braci che, trasferite negli scaldini degli ambulanti di Piazza Grande, li aiutavano a sopportare i rigori della stagione. La sala è notevole anche per il soffitto in legno a cassettoni e per i dipinti alle pareti, opera cinquecentesca di Nicolò Dell'Abate: essi raffigurano l'assedio che Bruto sostenne a Modena nel 44-43 a.C. contro Antonio. L'analisi della decorazione pittorica di questa, come di altre sale attigue, testimonia lo sforzo delle autorità comunali di sostenere le più solide virtù civiche con messaggi dalla forte valenza simbolica. Il tema classico della raffinata opera rinascimentale di Nicolò Dell'Abate è infatti un occasione per esaltare la grandezza dell'antico "Municipium" modenese.

Sala del Vecchio Consiglio - in questa sala sono riproposti altri temi del mondo classico greco-romano, tutti ispirati ad un criterio moraleggiante di virtù civile. I dipinti del soffitto - già secenteschi - mostrano Coriolano che, nell'interesse della Patria, si lascia convincere a non attaccare Roma, e il tebano Menecio, che si getta trafitto dalle mura della sua città, per realizzare la profezia secondo la quale il suo sacrificio avrebbe salvato Tebe.

Sala degli Arazzi - le decorazioni settecentesche della sala proseguono su questo filone: esaltare le virtù civiche e le autonomie municipali. Su tre pareti si raffigura la nascita dei poteri comunali, con scene del trattato di Costanza e con l'omaggio che il Podestà riceve dai capi delle comunità del territorio.
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