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Museo Civico di Storia e Arte Medievale e Moderna

Modena / Italia
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Il Museo Civico di Modena nasce nel 1871. Ha un carattere molto variegato, per l'ampia estensione tipologica dei materiali, e nello stesso tempo molto unitario nell'impostazione museografica e nelle ragioni culturali di fondo. Il museo, sorto con l'intento, indubbiamente ambizioso, di "accogliere e conservare tutto quanto interessi l'intera popolazione", allarga i propri orizzonti formando una collezione di storia naturale e una di tipo "industriale"; comincia anche a definirsi il profilo delle raccolte artistiche.
Negli anni Sessanta del Novecento, il Museo Civico viene diviso in due settori: Museo Civico Archeologico Etnologico e Museo Civico di Storia e Arte Medievale e Moderna. Nella seconda metà del Novecento il Museo registra un notevole incremento delle raccolte grazie, soprattutto, a cospicue donazioni. Nel 1990, il Museo è stato riordinato, con l’aggiornamento del percorso espositivo e dei criteri conservativi e la valorizzazione dell'assetto ottocentesco, preziosa e rara testimonianza museografica.
Il Museo ha un patrimonio vasto ed eterogeneo, formato da dipinti, sculture, strumenti musicali, strumenti scientifici, ceramiche, vetri, armi, tessuti, stampe, cuoi ecc., frutto in larga misura della cultura figurativa e della produzione artigianale locale.
Particolarmente interessanti sono la Collezione Campori ed il Fondo Graziosi.

Collezione Campori - Nel 1929 il marchese Matteo Campori donò al Comune di Modena la galleria di quadri che aveva formato - e allestito come un piccolo museo - nel suo palazzo. Nel 1945 l'edificio fu bombardato e quindi le opere furono trasferite al Museo. La quadreria presenta pitture di soggetto sacro e profano, nature morte, vedute e scene che rivelano il gusto del collezionista. Tra le più significative spiccano il Ritratto del figlio del generale Pallfly di G. M. Crespi, il Portarolo di Giacomo Ceruti, il Domine quo vadis? di Ludovico Lana, la Testa di fanciulla con turbante di Francesco Stringa, due vedute architettoniche di Antonio Joli.

Fondo Graziosi - Il Fondo Giuseppe Graziosi è formato dalla gipsoteca istituita nel 1984 dopo l'acquisizione di una cospicua raccolta di opere plastiche, pittoriche e grafiche, donata al Museo dai figli dell’artista. Le opere plastiche, una settantina, è formato da bozzetti in terracotta, gessi originali e copie provenienti dall'atelier di Graziosi. Le opere pittoriche sono una decina e alcune di esse, a causa delle grandi dimensioni, sono state collocate nelle sale di rappresentanza del Palazzo Comunale. Negli oltre duecento fogli che compongono il nucleo grafico figurano disegni, acqueforti, acquetinte e litografie.
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