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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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La Secchia Rapita

Modena / Italia
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La Romagna e l’Emilia sono regioni storico-geografiche ben definite. Sul loro confine, Bologna e Modena si sono scontrate e combattute a lungo, sino alla battaglia di Zappolino del 15 novembre 1325, vinta dai modenesi. Dopo questa vittoria, i vincitori, non restituirono alle truppe bolognesi la secchia di legno precedentemente “rapita”, ossia rubata. Il furto era avvenuto a Bologna, con il chiaro scopo - come allora usava - di offendere e provocare questa città. Il cimelio era stato trafugato davanti alla porta attraversata dalla Via Emilia, da un pozzo che ancora esiste nell’attuale Via Saffi. La misera secchia, forse non l’originale…, può essere ammirata da chi visita Modena, nel Camerino dei Confirmati del Palazzo Comunale, presso la Ghirlandina. La storia della secchia e della contesa, fu ripresa dall’originale scrittore modenese Alessandro Tassoni, che intorno al 1622 scrisse un poema eroicomico in dodici canti in ottava rima, intitolato appunto “La secchia rapita”. Il poema comincia così:

Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch’infiammò già ne’ fieri petti umani
un’infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.


Naturalmente, i Petroni sono i bolognesi, mentre i Gemignani sono i modenesi. Dopo tante battaglie, tanti sforzi, tanti sacrifici, lo scontro si conclude con la pace mediata dal legato pontificio: la secchia resta a Modena, Re Enzo rimane prigioniero a Bologna. Osserva M. Santoro che già il tema generale, quello della guerra, qualifica il carattere del poema: l’eroico (guerrieri, battaglie, scontri, duelli) si mescola con il comico derivante dal contrasto fra l’imponente spiegamento di forze e una causa così futile. La conclusione - nulla di fatto! - sottolinea la comicità della vicenda.
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