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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Chiesa di San Vincenzo

Modena / Italia
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Con l’appoggio della corte estense, la chiesa di S. Vincenzo fu costruita nel Seicento dall'Ordine dei Chierici Regolari Teatini, sopra i resti di una chiesa precedente, menzionata nel Duecento. L’esecuzione dell’edificio - che sorge in Corso Canalgrande - fu affidata a Paolo Reggiano e poi a Bernardo Castagnini.
La facciata è resa imponente dalle colonne di marmo e dai finti pilastri che si rilevano sul fondo di cotto. All’interno, l’unica navata, la cupola, i transetti e l'abside della chiesa erano decorati da una serie continua di affreschi. Nel 1944 una bomba ha distrutto il presbiterio e il coro: sono andati perduti molti affreschi dell'abside e tutti quelli della cupola, che nel 1671 erano stati dipinti da Sigismondo Caula. Di recente, però, un intervento di pulitura delle superfici affrescate ha dato nuova luminosità al magnifico complesso ornamentale della navata. Quasi per miracolo, nella quieta penombra delle cappelle, illuminate di luce riflessa proveniente dall'ampia navata, sono riapparsi i preziosi inserti di colore delle tele, degli affreschi e dei marmi policromi. Capolavoro della chiesa è il complesso del tabernacolo e dell’altar maggiore, cui han posto mano l’architetto Bartolomeo Avanzini, il lapicida lombardo Tommaso Loraghi e lo scultore carrarese Giovanni Lazzoni.
Nella seconda metà del Seicento, la chiesa divenne il Pantheon degli Estensi. Qui si trova la Cappella funebre, costruita per volontà di Francesco IV nel 1836 - su progetto di Francesco Vandelli - per raccogliervi le spoglie dei duchi Estensi allora sparse in varie chiese modenesi. La cappella è di forma ottagonale. In loculi con apertura a semicerchio, si trovano le tombe dei duchi disposte su tre ordini. Sull’altare, un gruppo in scagliola di Luigi Righi raffigura l’Addolorata che tiene in grembo il Figlio morto. La cappella è chiusa da un bellissimo cancello in ferro battuto, realizzato dal modenese Carlo Guidetti, su disegno di Luigi Manzini.
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