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Mercoledì 26 Luglio 2017, SS. Gioacchino e Anna
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Visitare Milano - guida breve

 

Basilica di Sant'Ambrogio

La Basilica di Sant'Ambrogio a Milano è il più bell’esempio d’architettura romanica in terra padana. Essa fu fondata da Sant’Ambrogio, nel IV secolo, nell'ambito del cimitero "ad Martyres" non lontano da porta Vercellina. Secondo le intenzioni di Ambrogio, la Basilica avrebbe dovuto accogliere le sue spoglie, ma la folla gli impose di consacrare la chiesa con la presenza di reliquie. Fu così che i resti dei santi Gervasio e Protasio furono deposti sotto l'altare nel 386. Pochissime sono le tracce della chiesa primitiva. Nei secoli essa conobbe trasformazioni, ritocchi e molti restauri: ultimo e più importante restauro fu quello dell’Ottocento.
Costruita in cotto secondo l’uso milanese, la Basilica nella sua sobrietà suscita sempre grande fascino e suggestione. La facciata della chiesa presenta una forma a capanna ed è composta di due ordini di portici a grandi arcate. Il loggiato superiore presenta cinque archi di grandezza digradante a partire da quello centrale più alto. Altri due portici si sviluppano perpendicolarmente, partendo dai lati della chiesa. Ai lati della facciata si stagliano due campanili: a destra si trova quello chiamato Torre dei Monaci, realizzato nel IX secolo, mentre a sinistra s’alza la Torre dei Canonici, opera del XII secolo. I capitelli dei pilastri, sia all'interno che nell'atrio esterno, presentano animali fantastici, elementi floreali e motivi tratti dai bestiari, secondo lo stile scultoreo del romanico.
L'interno è composto di tre navate, con volta a crociera. La decorazione fu realizzata da illustri artisti, tra cui il Tiepolo, il Ferrari, il Borgognone, il Legnanino e Bernardino Luini. Nonostante nelle successive fasi sia cambiato l'intero assetto del presbiterio e del coro e occultato il livello pavimentale originario, è stato possibile ricostruire le successive fasi di sistemazione delle tombe. Originariamente deposti in due loculi paralleli, sotto all'altare, i resti di Ambrogio, Gervasio e Protasio, per iniziativa di Angilberto II (824-859), furono trasferiti in un sarcofago di porfido collocato al di sopra dei due loculi in senso nord-sud, sotto il celeberrimo altare d'oro di Vuolvino. Dell'arredo paleocristiano interno sono sopravvissuti una transenna marmorea, rinvenuta sul sarcofago contenente i tre santi, le colonne del ciborio, il sarcofago nella navata centrale (detto di Stilicone e reggente il pulpito), e il portale in legno con storie di Davide dell'ingresso alla basilica.
 

Basilica di Sant'Eustorgio

La basilica di Sant'Eustorgio è uno dei complessi monumentali più importanti della città. Fu eretta nel 515 dal vescovo Eustorgio II, che la edificò sui resti di una costruzione del IV secolo del tempo del vescovo Eustorgio I. Verso la fine del secolo XI, la chiesa fu rifatta in stile romanico. Il Barbarossa la distrusse quasi completamente, portando a Colonia, nel 1164, un sarcofago romano in cui, secondo la tradizione, sarebbero stati conservati i corpi dei tre re Magi. La ricostruzione della basilica iniziò verso il 1190, e il rifacimento si protrasse per secoli.
Il campanile (75 m) fu eretto nel 1297-1309. La chiesa, lunga 70 metri, è a tre navate, di cui la centrale termina nell’ampia abside. Per il gran numero d’opere che conserva, la chiesa è un vero e proprio museo: affreschi, sarcofagi, sacelli, statue. Notevoli sono le cappelle dei Brivio, dei Cazzaniga e del Briosco; la cappella dei Torelli; la cappella dei Visconti, con il sepolcro di Stefano Visconti, opera di Giovanni di Balduccio.
Infine la Cappella Portinari, una delle più pure creazioni rinascimentali (1462-1468), in cui si fondono le forme della migliore architettura Toscana con la decorazione del Foppa, innovat5ore della pittura lombarda di fine Quattrocento. Fatta costruire dal fiorentino Pigello Portinari, è opera forse del Michelozzo; più probabilmente di un maestro lombardo. L'esterno si presenta come un corpo quadrato con quattro edicole agli angoli e un tiburio poligonale con tondi fra lesena. Anche l'interno è a pianta quadrata, con la cupola che nasce dal tamburo, lungo il quale si svolge una delicata teoria di angeli in stucco del Foppa. Al centro della cappella, la celebre Arca di San Pietro Martire eseguita tra il 1336 e il 1339 da Giovanni di Balduccio. Quest’arca è importante perché segna una tappa fondamentale nel cammino di rinnovamento della scultura lombarda.
 

Castello Sforzesco

Fu eretto al di fuori delle mura medievali dai Visconti nel 1300 e originariamente si chiamava Castello di Porta Giovia. Dopo la sua parziale distruzione durante la "Repubblica Aurea" (1447-50), Francesco Sforza lo fece ricostruire per farne la sua dimora. Il castello continuò a subire lavori di ritocco ed ampliamenti ad ogni cambio di regime: prima il Moro fino al 1499, poi più tardi sotto il dominio spagnolo a metà del 1500, fino ai francesi nel 1800. Tra gli artisti che contribuirono alla sua realizzazione, si ricordano anche il Brunelleschi e Leonardo. Ma la veste odierna del castello si deve al più importante dei lavori di riassetto: quello dell'architetto Luca Beltrami, che a cavallo fra '800 e '900 rimodellò la fortezza con importanti aggiunte e cambiamenti.
Fortezza poderosa, residenza dei Visconti e degli Sforza, caserma della città, il Castello Sforzesco è il monumento-simbolo della storia stessa di Milano. Si tratta del massimo monumento civile del periodo rinascimentale lombardo, ma ciascuna epoca vi ha lasciato le sue tracce. Con i suoi 800 metri di perimetro, interamente costruito in laterizi, il fossato che lo circonda, i torrioni angolari, i tre cortili, le merlate, i sotterranei e i preziosi capolavori che contiene, il Castello è tappa fondamentale negli itinerari turistici del capoluogo lombardo.
Al suo interno le iniziative culturali, ricreative e didattiche: dai concerti alle mostre, dalle conferenze agli spettacoli teatrali all'aperto, non cessano di ridare vita alle antiche mura. Il Castello è un'autentica cittadella di musei e ospita le Civiche Raccolte d'Arte antica (Raccolta di Scultura, della Pinacoteca e del Gabinetto dei Disegni), le Civiche Raccolte d'Arte applicata e Incisioni, le Civiche Raccolte archeologiche e numismatiche, oltre a tesori di grande rilevanza, sia storica che artistica tra cui antichi manoscritti preziosi ed unici come il Codice Trivulziano di Leonardo o la Pietà Rondanini di Michelangelo.
 

Cenacolo Vinciano

L’opera più famosa dell’attività milanese di Leonardo da Vinci è l’Ultima Cena (o Cenacolo), dipinta nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie fra il 1495 e il 1497. Il dipinto - famoso in tutto il mondo - è una delle massime espressioni dell’arte rinascimentale e del genio umano, rappresenta una delle opere pittoriche più radicate nell’immaginario collettivo, ma non ha avuto vita facile. Una delle cause del suo deperimento è attribuita all'intenzione di Leonardo di sperimentare nuove tecniche. Leonardo, infatti, non usa qui la tecnica dell’affresco, ma olio e tempera su diversi strati di preparazione, perché il “buon fresco” non gli avrebbe permesso i tempi lunghi necessari all’elaborazione artistica. Ai primi segnali di deperimento del 1518, altri ben più gravi furono segnalati nel 1547. Visti i danni che già cominciavano ad intaccane seriamente l’integrità, l'Ultima Cena fu riprodotta nel Seicento dal Vespino, su richiesta del cardinale Federico Borromeo (la copia è conservata nella Pinacoteca Ambrosiana, ma il tempo ne ha alterato profondamente i colori). Nel 1726 si ebbe il primo tentativo di restauro del dipinto originale. L'ode Per la morte di un capolavoro del D'Annunzio (1901) diede il via all'intervento del 1908. Scampato alle distruzioni della seconda guerra mondiale, il dipinto fu ripulito nel 1953. L'ultimo restauro, il settimo, iniziato nel 1977, ha permesso di ridare al mondo il capolavoro di Leonardo, nel suo originale splendore.
L'ultima Cena è illuminata da una luce obliqua che attraversa la mensa, cogliendo il momento drammatico in cui Cristo annuncia che uno dei suoi lo tradirà. Nel paesaggio che s’intravede attraverso le tre porte del fondo, si staglia, al centro, il Cristo, mentre all'intorno gli apostoli aggruppati in vario modo di gestire, manifestano la loro emozione.
 

Chiesa di San Babila

La chiesa di San Babila si trova nella piazza omonima ed è probabilmente la prima chiesa cristiana di Milano. Sul luogo ove sorge l’edificio attuale sembra ci fosse una chiesa primitiva, a sua volta edificata - nel 46 d.C. - sui resti di un tempio pagano dedicato al Sole. Questa chiesa primitiva, di cui non rimane traccia, sarebbe stata chiamata «Concilio dei Santi», perché accoglieva le sepolture dei primi cristiani milanesi. La ricostruzione avvenne nel IV secolo, ma alcuni particolari architettonici e decorativi denunciano un'ulteriore ricostruzione prima del IX secolo.
La chiesa che vediamo rispecchia un’architettura romanica e barocca, frutto dei restauri di fine Ottocento. Essa fu ricostruita dopo il 1575 con il prolungamento di una campata; poi - dal 1598 al 1610 - fu completata la monumentale facciata, in seguito distrutta, e le absidi romaniche opera di Aurelio Trezzi. Solo nel 1880 si affidò l’incarico di un restauro generale all’architetto Cesa Bianchi, il quale realizzò il recupero dell’originaria struttura romanica con integrazioni in stile. I lavori della facciata furono eseguiti da Cesare Nava e compiuti nel 1905, mentre il campanile, che originariamente si trovava sulla facciata, ora sorge di fianco, alzato e trasformato anch’esso in stile romanico-lombardo nel 1926.
L’interno è a tre navate divise da pilastri a fascio (la centrale con copertura in volta a botte) i cui capitelli sono originali (ultimo quarto dell’XI secolo) e tre absidi. I dipinti delle absidi laterali e il mosaico di quella centrale sono di Luigi Cavenaghi (1915) e rappresentano diversi santi. L’altare maggiore con le relative statue è di Gaetano Moretti e Ludovico Pogliaghi (1917). Altri lavori furono realizzati in tempi successivi: il battistero d’ispirazione paleocristiana dell’architetto Orombelli (1937) e la nuova cappella dell’Addolorata sulla navata a sinistra, ricostruita dall’architetto Ambrogio Annoni in sostituzione di quella distrutta dai bombardamenti. Nella navata destra si trova un'immagine della Madonna, che risale al Seicento ed è molto venerata.
 

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La costruzione della chiesa, progettata da Guiniforte Solari su commissione dei Domenicani, ebbe inizio nel 1466 e terminò nel 1490. Subito dopo il 1490, importanti trasformazioni architettoniche furono realizzate da Ludovico il Moro, che intendeva trasformare la chiesa in un mausoleo per la sua famiglia. Il Bramante è incaricato di costruire una nuova tribuna in sostituzione del presbiterio salariano; Leonardo da Vinci dovrà dipingere l'Ultima Cena ; il Solari dovrà scolpire il coperchio del sepolcro di Ludovico e della moglie Beatrice d’Este, da collocare al centro del coro. Beatrice muore nel 1497 e viene qui sepolta, ma il programma del Moro non è portato a termine, perché il suo governo cade due anni dopo. I lavori si fermano, ma sono completate e si salvano la tribuna, la sagrestia e l'Ultima Cena. Dal 1558 al 1782, ebbe sede nel convento il Tribunale dell'Inquisizione. Nel 1934-37 tutto l'edificio fu consolidato e restaurato sotto la direzione di Piero Portaluppi.
La facciata larga e bassa, a capanna, denota il tradizionale stile lombardo. Spartita da lesene, ha quattro monofore di stile gotico nella parte inferiore, e oculi in quella superiore. Il marmoreo portale a tabernacolo, sostenuto da due colonne e pilastri, è del Bramante. Nella lunetta del sovrastante profondo arco, affresco di Michelangelo Bellotti (1729). Lungo il fianco destro della chiesa si aprono finestre monofore sormontate da oculi. L’interno - lungo 63 metri e largo 30 - è a tre navate con sette campate, sorrette da colonne di granito e dalle pareti delle cappelle. Esso riproduce lo schema compositivo tradizionale, ma non mancano elementi innovativi di chiaro gusto rinascimentale, come le colonne in sostituzione dei pilastri e la decorazione pittorica della navata centrale. Gli ornati e le figure di Santi che coprono le tre navate e i pilastri delle cappelle sono variamente attribuiti al Butinone, allo Zenale, al Montorfano e al Bergognone, maestri di scuola lombarda. L’edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, ma nel 1947 fu ripristinato.
 

Colonne di San Lorenzo

A pochi passi dagli arconi di Porta Ticinese medievale, di fronte alla Basilica omonima, si elevano le splendide colonne di San Lorenzo. Le colonne sono sedici, in marmo, scanalate, con capitelli corinzi che sostenevano la trabeazione di un antico edificio romano risalente al III o al II secolo a.C.: forse la casa delle terme, forse un tempio, forse un semplice palazzo patrizio. Pare certo che le colonne siano state qui trasportate nel IV secolo, per completare ed abbellire - come fronte di un grandioso quadriportico - la Basilica di San Lorenzo che allora era in costruzione. In ogni caso, esse rappresentano uno dei pochi resti di Milano romana.
 

Duomo di Milano

Il Duomo di Milano è l'opera più importante dell'architettura gotica in Italia. Per molti è il simbolo della città, ma per i milanesi è anche l'anima della città, perché sorge proprio nel suo centro. La costruzione ebbe inizio nel 1386, per volere dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo e di Gian Galeazzo Visconti, all'epoca signore della città. La chiesa, dedicata a Maria Nascente, sorse nell'area prima occupata dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore. La sua elaborazione fu assai lenta e comprese un arco di tempo di ben sei secoli; seppe però rimanere fedele ai principi originali dell'arte gotica. Nel 1418 fu consacrato l'altar maggiore da papa Martino V. I lavori proseguirono sotto la direzione di vari architetti, tra cui Leonardo da Vinci. Nel 1572 il Duomo fu riconsacrato da San Carlo Borromeo.
Anche in tempi vicini, il Duomo fu ampiamente restaurato. Un primo restauro si ebbe nel 1935 e il secondo - ben più complesso e doloroso - dopo i bombardamenti del 1943. Con l'ultimo restauro, fu rinnovato il pavimento e furono sostituiti gli elementi decorativi e le statue maggiormente danneggiati dalla guerra. Infine, l'8 dicembre 1966, fu inaugurato il nuovo sagrato e posta l'ultima porta in bronzo agli ingressi della facciata. L'immagine che si percepisce del duomo corrisponde all'idea del gotico corrente tra il cinquecento e la seconda metà dell'ottocento. Interamente costruito in marmo bianco, il Duomo può contare su ben 3400 statue che lo adornano, rendendolo cosi unico al mondo. La sua imponente struttura ne fa uno degli edifici religiosi più grandi d'Europa. Oggi è composto di cinque navate, è lungo 158 metri, largo 93 e raggiunge un'altezza massima di 108 metri. La luce filtra attraverso le belle finestre colorate e illumina l'interno. Nel punto più alto, nell'anno 1774, fu posta a protezione della cittadinanza la famosa “Madonnina”, una statua in rame dorato alta quattro metri, divenuta uno dei simboli della tradizione meneghina.
 

Galleria Vittorio Emanuele

Chiamata anche “il salotto di Milano”, la Galleria Vittorio Emanuele II è a forma di croce ed è costituita da un passaggio pubblico coperto che collega Piazza della Scala e Piazza Duomo, con due vie perpendicolari. Fu costruita fra 1864 e 1878 per opera dell’architetto bolognese Giuseppe Mengoni, in stile eclettico, tipico della seconda metà dell'Ottocento milanese, con grottesche, cariatidi, lunette e lesene. Complessivamente la Galleria in direzione nord-sud misura 196 metri di lunghezza, mentre in direzione est-ovest misura 105,5 metri, con una larghezza di 14,50 metri e un'altezza di 21 metri, con un massimo di 47 metri al vertice della cupola centrale dove i bracci s’incrociano in un ottagono di ferro e vetro.
La pavimentazione è stata rinnovata negli anni sessanta del secolo scorso. Nel pavimento, in corrispondenza dell'Ottagono centrale, è realizzato a mosaico il simbolo dei Savoia. Sui lati sono presenti quattro stemmi di città: Torino, Roma, Firenze e Milano. Nella volta, sono raffigurati i continenti Africa, Asia, Europa e America. Nella Galleria hanno sede diversi negozi eleganti, ristoranti, bar, caffè, librerie. che richiamano milanesi e turisti. Con Via Montenapoleone e Via della Spiga, la Galleria è considerata una delle sedi dello shopping di lusso meneghino. Ultimamente l'Ottagono è usato dagli amministratori del Comune per illustrare a turisti e cittadini i cambiamenti o le manifestazioni che interessano la città.
 

Lazzaretto

Nei secoli XIV e XV Milano fu colpita molte volte dal flagello della peste. Una volta capito che la peste non era un castigo divino - ma un morbo che si trasmette per contagio - furono studiate le prime misure per prevenirla e combatterla: in primo luogo si provvide ad isolare appestati e sospetti in apposite strutture, chiamate appunto lazzaretti. A Milano, un primo progetto architettonico fu presentato nel 1468 da Elia Reina, e promosso dal filantropo Lazzaro Cairati. Ma solo nel 1488 la corte degli Sforza accolse le richieste di un consiglio di medici e le suppliche del Cairati, per avviare la costruzione dell’edificio. Lazzaro Palazzi fu incaricato di dirigere i lavori: gli successero il Cozzi e l’Amadeo. Accogliendo e curando gli ammalati delle ricorrenti pestilenze, la struttura svolse un'attività fondamentale durante le epidemie del Cinquecento e del Seicento.
Il Lazzaretto, molto ammirato e preso a modello da altre città, consisteva in un vastissimo recinto quadrato (di 375 metri di lato) con un unico ingresso sorvegliato dai soldati e con attorno un fossato pieno d'acqua ad accentuarne l'isolamento e il carattere di cittadella chiusa e separata dal mondo esterno. Un portico di 504 arcate distribuiva 288 celle per gli appestati. Al centro del grande cortile sorgeva una cappella con altare 'panottico', per permettere agli appestati di assistere alla messa restando chiusi nella loro cella. La cappella fu sostituita nel 1585 dalla chiesa ottagonale di San Carlo, progettata da Pellegrino Tibaldi e ancora esistente.
Ultima grand’epidemia fu quella del 1630, descritta dal Manzoni. Dopo il 1630 l'utilità del Lazzaretto andò via via diminuendo. Nel Settecento, il complesso divenne caserma di cavalleria, e poi ricetto di povera gente che vi abitava, spesso in forma abusiva. Alla fine, vi prese vita un quartiere vivace, anche se per certi versi sordido, una specie di “Corte dei Miracoli” milanese. Il Lazzaretto fu demolito tra il 1882 e il 1884. L'unica parte rimasta è su Via San Gregorio tra Corso Buenos Aires e Via Tadino.
 

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica

Intitolato a Leonardo da Vinci, si trova vicino a Piazza Sant'Ambrogio ed è considerato fra i più importanti musei tecnico-scientifici al mondo. Con le sue ventotto sezioni distribuite su una superficie di 40.000 metri quadrati il museo - fondato nel 1953 - permette di viaggiare fra le evoluzioni della tecnica e della scienza, da Leonardo al cyberspazio, e racconta il passaggio del nostro Paese dall’economia artigianale a quella industriale. Subito dopo l’entrata, si può osservare una monumentale centrale termoelettrica a vapore del 1895, la “Regina Margherita”; poi - passando per il primo computer italiano - si arriva alla ricostruzione del satellite Tethered, una sorta di dinamo dello spazio sperimentata sullo Shuttle.
Nel più antico palazzo del museo sta la "Galleria di Leonardo", in cui sono documentati e ricostruiti circa trenta modelli di macchine leonardiane. Al genio vinciano è dedicato anche il laboratorio: "Le Fantastiche macchine di Leonardo da Vinci", dove si possono azionare sette macchine interattive. Una delle più belle è quella dell’ala battente, prodromo della lunga e folle epoca delle macchine volanti. Nel successivo padiglione ferroviario, venti locomotive a vapore sono ospitate all’interno di una stazione ferroviaria ricostruita in stile Liberty. Ancora più spettacolare è l’edificio aeronavale, che ospita il brigantino Ebe, con tutte le vele spiegate: è il più grande veliero al mondo conservato in un museo.
Navigando poi nel reparto Internet - che non è una mera duplicazione virtuale del museo, ma un vero e proprio "stimolatore alla conoscenza" - si scopre un’intera sezione dedicata alla cybergeografica. E qui non rimane che immergersi nella navigazione fra le incredibili rappresentazioni, concettuali e artistiche, e fra le mappe della rete Internet.
 

Museo Poldi-Pezzoli

Sorto nel 1853, il Museo ha sede in Via Manzoni, in un bel palazzo che fu abitazione del nobile Gian Giacomo Poldi-Pezzoli. Questi dispose per testamento che tutte le sue collezioni d’arte - ereditate dalla famiglia o raccolte con lunga ed appassionata ricerca - fossero riunite in una fondazione per «uso e beneficio pubblico». Il Museo si è arricchito nel tempo, grazie soprattutto ad importanti donazioni d’altri collezionisti milanesi. Ad ogni modo, a parte il valore inestimabile delle opere raccolte, l’attrattiva principale del Poldi-Pezzoli è di aver mantenuto il suo carattere di collezione privata ottocentesca, pur nel rispetto dei canoni della moderna museografia.
Un cenno ai contenuti. Tra le numerose tele conservate, sono particolarmente da ammirare: la Madonna col Bambino del Mantegna, la Pietà del Bellini, la Madonna col Bambino e Pietà del Botticelli, il San Nicolò da Tolentino di Piero della Francesca e lo stupendo Ritratto di Giovane Donna del Pollaiolo. Il Museo ospita inoltre notevoli sculture, una preziosa raccolta di armi da fuoco, alabarde, spade e corazze; bellissimi arazzi ed affreschi; una serie di tessuti copti e di tappeti persiani; un'eccezionale raccolta di vetri di Murano, una raccolta davvero unica di porcellane, di varia provenienza.
 

Palazzo Reale

E’ uno splendido edificio che si trova accanto al Duomo. Antica reggia di sovrani, Palazzo Reale è uno dei monumenti più importanti di Milano, indissolubilmente legato alla città e alla sua storia. Sede del governo della città già dal basso Medioevo, esso rafforzò il suo ruolo di centro politico con l’avvento delle signorie dei Torriani, dei Visconti e degli Sforza. Teatro di una fastosa vita di corte, d’investiture e di ricevimenti solenni, nella seconda metà del Settecento, sotto il dominio austriaco, il palazzo fu rivestito d’ornamenti e decorazioni che s’ispiravano al barocchetto teresiano. Verso la fine dello stesso secolo avvenne la grande trasformazione neoclassica attuata da Giuseppe Piermarini. Da allora fu palazzo di regnanti, da Maria Teresa a Napoleone, da Ferdinando I ai Savoia re d’Italia. Illustri artisti celebrarono le glorie di re e imperatori e arricchirono il palazzo di magnifiche opere d’arte.
I bombardamenti del 1943 danneggiarono gravemente l’edificio: interi ambienti furono distrutti e con essi il loro contenuto, mentre gli arredi e gli ornamenti superstiti furono trasferiti in altre sedi e mai più ricollocati. Da tempo sono in corso lavori di restauro e d'ampliamento, che restituiranno alla città un Palazzo Reale rinnovato e valorizzato, vero e proprio polo museale di grande respiro, adeguato ai più rigorosi standard internazionali. La creazione del Museo della Reggia, l'espansione del Civico Museo d'Arte Contemporanea (CIMAC), la creazione di spazi espositivi per piccole e grandi mostre temporanee sono le tappe di questo grande progetto che arricchisce Milano di un eccezionale luogo di cultura.
 

Parco Sempione

E’ Il secondo parco pubblico realizzato a Milano e deve il proprio nome al fatto di essere posto sulla direttrice che porta al passo del Sempione. Il Parco Sempione è un esempio importante di “parco urbano” cuore verde della città di Milano.
Dopo varie proposte succedutesi nel tempo circa la sua collocazione, l’antico giardino e parco di caccia del Castello Sforzesco diventa Parco Sempione (tra il 1890 e il 1894) in base al progetto definitivo dell’architetto Emilio Alemagna. Il progetto, che prevede un parco all’inglese con corsi d’acqua a tracciato libero, alberi raggruppati ad imitazione della natura, lievi alture artificiali, tende a ricucire due momenti storici di Milano: quello visconteo-sforzesco (1300-1500) rappresentato dal Castello e quello napoleonico e del regno italico (1800-1815) rappresentato dai progetti del foro, dall’Arena e dall’Arco Sempione.
Il Parco Sempione costituisce dunque per Milano un patrimonio significativo e di grande valore dal punto di vista storico-monumentale ed ambientale. Passato un periodo di degrado, il Parco è attualmente sorto a nuova vita grazie alla chiusura notturna dei cancelli, alle bonifiche effettuate dal settore parchi e giardini del Comune di Milano e all'apertura di nuovi spazi ricreativi.
 

Pinacoteca Ambrosiana

Alla Biblioteca Ambrosiana, costituita all’inizio del Seicento, si aggiunse ben presto la vasta raccolta di quadri del cardinale Federico Borromeo. Questa raccolta era destinata a costituire il primo nucleo della grande Pinacoteca Ambrosiana, che attualmente è considerata una delle più importanti gallerie d'arte del Nord Italia. La collezione, straordinaria fin dai tempi della sua fondazione, fu saccheggiata durante l'occupazione napoleonica, ma già nel 1817 parte delle opere sottratte furono restituite alla galleria milanese. Un altro colpo all'integrità della raccolta fu inflitto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, cui seguì un lento lavoro di recupero e ripristino dell'intera sede. Oggi la Pinacoteca Ambrosiana è un punto di riferimento per gli appassionati e gli studiosi della pittura italiana dal XIV al XIX secolo, con particolare riferimento ai maestri di scuola lombarda e veneta.
L’elenco delle opere conservate è lunghissimo. Basterà qui ricordare che la Pinacoteca raccoglie, insieme a straordinari dipinti di grandi maestri come Bramantino, Tiziano, Botticelli, Brueghel, Luini e molti altri, alcuni capolavori assoluti come la “Canestra di frutta” di Caravaggio, il “Musico” di Leonardo e il cartone della “Scuola di Atene” di Raffaello. Si può ben affermare che la Pinacoteca testimonia l'amore per l'arte e la profonda cultura del suo fondatore, celebrato da Manzoni nelle pagine dei Promessi Sposi, e mostra oggi il suo patrimonio, che arriva fino al XIX secolo con Canova, Hayez e Previati, in un nuovo allestimento.
 

Pinacoteca di Brera

Palazzo Brera ebbe l'assetto attuale all'inizio del Seicento, per opera di F.M. Richini, con completamenti di Giuseppe Piermarini nel secolo seguente. Nel Palazzo, dalla forma solida ed austera, tipica del tardo barocco lombardo, hanno sede, oltre alla Pinacoteca, diverse istituzioni culturali, quali la Biblioteca, l'Osservatorio astronomico, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l'Accademia di Belle Arti. Nell'Ottocento il cortile è stato arricchito della statua di bronzo di Napoleone, dal modello di Antonio Canova. Successivamente logge, cortili, atri e corridoi furono destinati ad ospitare monumenti che celebrassero artisti, benefattori, uomini di cultura e di scienza, legati all'istituzione braidense.
Alla Pinacoteca si giunge salendo un grandioso scalone a doppia rampa, sui cui pianerottoli sono i monumenti a Cesare Beccaria e a Giuseppe Parini. Le collezioni della Pinacoteca nascono dalla concentrazione dei dipinti requisiti a seguito delle leggi napoleoniche di soppressione di chiese e conventi (1798). La Pinacoteca aveva precise finalità didattiche e si affiancò all'Accademia di Belle Arti, istituita da Maria Teresa d'Austria nel 1776. In pochi anni le collezioni si arricchirono tanto da permettere l'esposizione di una serie di ritratti e autoritratti di pittori e di alcune delle opere-simbolo del museo: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello; la Madonna col Bambino di Gentile Bellini; la Crocifissione di Bramantino.
Quando Milano divenne capitale del Regno d'Italia con l'incoronazione di Napoleone (1805), rifluirono nella Pinacoteca i più importanti dipinti requisiti : opere dei Carracci, di Guido Reni, di Guercino. Nel 1813, grazie ad un accordo col Museo del Louvre, arrivarono a Brera cinque dipinti di Rubens, Joardens, Van Dyck e Rembrandt. Negli stessi anni giunsero da varie chiese gli affreschi staccati di Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari, Vincenzo Foppa, Borgognone e Bramantino. Dal 1815, con la Restaurazione, la crescita delle collezioni della Pinacoteca continuò a ritmo costante, grazie a lasciti, doni, cambi e acquisti, tra cui il Cristo morto di Mantegna e la Madonna del Roseto di Luini. . Le acquisizioni proseguirono negli anni fino alla seconda guerra mondiale, quando giunsero in Pinacoteca importanti opere di Correggio, Pietro Longhi, Piazzetta, Tiepolo, Canaletto e Fattori, la Cena in Emmaus di Caravaggio e il Pergolato di S. Lega. Importantissima la donazione di Emilio e Maria Jesi, che comprende opere dei maggiori artisti italiani del primo Novecento, fra cui Boccioni, Braque, Carrà, De Pisis, Marino Marini, Modigliani e Morandi.
 

Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala di Milano si trova nella Piazza omonima, di fronte al monumento a Leonardo da Vinci, ed è così chiamato perché sorge sull’area che fu della chiesa dedicata a Santa Maria della Scala. Il teatro fu voluto da Maria Teresa d’Austria, dopo che - nel 1776 - era andato a fuoco il Teatro Regio Ducale. Il progetto fu affidato all’architetto Piermarini, e l'edificio fu inaugurato il 3 agosto 1778, con la rappresentazione dell'Europa riconosciuta di Salieri. I due corpi laterali a terrazza sono posteriori (1830) e si devono al Sanquirico. Con la facciata e l’interno che riflettono lo stile neoclassico, la Scala è il teatro più celebre d’Italia e indubbiamente uno dei più famosi del mondo.
I suoi primi anni di vita vedono il prevalere dell’opera buffa napoletana (Paisiello, Cimarosa), ma nel 1812 Rossini determinò un cambiamento di rotta: la Scala divenne il teatro-principe del melodramma italiano. Qui furono rappresentate le “prime” delle opere più famose dell’Ottocento: la Norma di Bellini, l’Otello ed il Falstaff di Verdi, la Gioconda di Ponchielli, il Mefistofele di Boito e la Turandot di Puccini; qui si esibirono i migliori artisti del canto. Sul podio della Scala salirono i migliori direttori d’orchestra: basterà citare Toscanini.
Il teatro fu gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, ma - prontamente ricostruito - già nel 1946 poté riaprire i battenti. Nel 2001, il teatro fu riorganizzato e sottoposto a restauro conservativo, terminato nel 2004. Attualmente la Scala dispone di 2800 posti, in quattro file di palchi e due gallerie.