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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Lazzaretto

Milano / Italia
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Nei secoli XIV e XV Milano fu colpita molte volte dal flagello della peste. Una volta capito che la peste non era un castigo divino - ma un morbo che si trasmette per contagio - furono studiate le prime misure per prevenirla e combatterla: in primo luogo si provvide ad isolare appestati e sospetti in apposite strutture, chiamate appunto lazzaretti. A Milano, un primo progetto architettonico fu presentato nel 1468 da Elia Reina, e promosso dal filantropo Lazzaro Cairati. Ma solo nel 1488 la corte degli Sforza accolse le richieste di un consiglio di medici e le suppliche del Cairati, per avviare la costruzione dell’edificio. Lazzaro Palazzi fu incaricato di dirigere i lavori: gli successero il Cozzi e l’Amadeo. Accogliendo e curando gli ammalati delle ricorrenti pestilenze, la struttura svolse un'attività fondamentale durante le epidemie del Cinquecento e del Seicento.
Il Lazzaretto, molto ammirato e preso a modello da altre città, consisteva in un vastissimo recinto quadrato (di 375 metri di lato) con un unico ingresso sorvegliato dai soldati e con attorno un fossato pieno d'acqua ad accentuarne l'isolamento e il carattere di cittadella chiusa e separata dal mondo esterno. Un portico di 504 arcate distribuiva 288 celle per gli appestati. Al centro del grande cortile sorgeva una cappella con altare 'panottico', per permettere agli appestati di assistere alla messa restando chiusi nella loro cella. La cappella fu sostituita nel 1585 dalla chiesa ottagonale di San Carlo, progettata da Pellegrino Tibaldi e ancora esistente.
Ultima grand’epidemia fu quella del 1630, descritta dal Manzoni. Dopo il 1630 l'utilità del Lazzaretto andò via via diminuendo. Nel Settecento, il complesso divenne caserma di cavalleria, e poi ricetto di povera gente che vi abitava, spesso in forma abusiva. Alla fine, vi prese vita un quartiere vivace, anche se per certi versi sordido, una specie di “Corte dei Miracoli” milanese. Il Lazzaretto fu demolito tra il 1882 e il 1884. L'unica parte rimasta è su Via San Gregorio tra Corso Buenos Aires e Via Tadino.
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