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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Basilica di Sant'Ambrogio

Milano / Italia
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La Basilica di Sant'Ambrogio a Milano è il più bell’esempio d’architettura romanica in terra padana. Essa fu fondata da Sant’Ambrogio, nel IV secolo, nell'ambito del cimitero "ad Martyres" non lontano da porta Vercellina. Secondo le intenzioni di Ambrogio, la Basilica avrebbe dovuto accogliere le sue spoglie, ma la folla gli impose di consacrare la chiesa con la presenza di reliquie. Fu così che i resti dei santi Gervasio e Protasio furono deposti sotto l'altare nel 386. Pochissime sono le tracce della chiesa primitiva. Nei secoli essa conobbe trasformazioni, ritocchi e molti restauri: ultimo e più importante restauro fu quello dell’Ottocento.
Costruita in cotto secondo l’uso milanese, la Basilica nella sua sobrietà suscita sempre grande fascino e suggestione. La facciata della chiesa presenta una forma a capanna ed è composta di due ordini di portici a grandi arcate. Il loggiato superiore presenta cinque archi di grandezza digradante a partire da quello centrale più alto. Altri due portici si sviluppano perpendicolarmente, partendo dai lati della chiesa. Ai lati della facciata si stagliano due campanili: a destra si trova quello chiamato Torre dei Monaci, realizzato nel IX secolo, mentre a sinistra s’alza la Torre dei Canonici, opera del XII secolo. I capitelli dei pilastri, sia all'interno che nell'atrio esterno, presentano animali fantastici, elementi floreali e motivi tratti dai bestiari, secondo lo stile scultoreo del romanico.
L'interno è composto di tre navate, con volta a crociera. La decorazione fu realizzata da illustri artisti, tra cui il Tiepolo, il Ferrari, il Borgognone, il Legnanino e Bernardino Luini. Nonostante nelle successive fasi sia cambiato l'intero assetto del presbiterio e del coro e occultato il livello pavimentale originario, è stato possibile ricostruire le successive fasi di sistemazione delle tombe. Originariamente deposti in due loculi paralleli, sotto all'altare, i resti di Ambrogio, Gervasio e Protasio, per iniziativa di Angilberto II (824-859), furono trasferiti in un sarcofago di porfido collocato al di sopra dei due loculi in senso nord-sud, sotto il celeberrimo altare d'oro di Vuolvino. Dell'arredo paleocristiano interno sono sopravvissuti una transenna marmorea, rinvenuta sul sarcofago contenente i tre santi, le colonne del ciborio, il sarcofago nella navata centrale (detto di Stilicone e reggente il pulpito), e il portale in legno con storie di Davide dell'ingresso alla basilica.
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