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Storia di Messina

Il destino di Messina è da sempre legato alla sua posizione sul mare. Le prime frequentazioni risalgono all'età del bronzo, ma solo con l'arrivo dei greci (VIII secolo a.C.) la città assumerà un primario ruolo marittimo. Secondo Tucidide, i primi fondatori sarebbero stati calcidesi provenienti da Cuma in Campania; Zancle (o Dankle), primo nome della città, è di origine sicula e vuol dire falce. La prima distruzione della città avvenne nel 396 a.C. per opera dei cartaginesi di Imilcone. La nuova Messina nacque nello stesso anno grazie a Dionigi di Siracusa. Liberata dall'influenza siracusana da Timoleonte, fu poi riconquistata da Agatocle e dai mercenari Mamertini, che diedero una grossa svolta alla città: in guerra con Ierone II di Siracusa, essi chiamarono in aiuto i Romani, cominciando, di fatto, la prima guerra punica e consentendo la conquista dell'isola da parte di Roma.
Nel 263 a.C. Messina diventava romana. Nel corso della guerra civile il porto subì un attacco della flotta di Pompeo, nel 49 a.C., mentre vi si trovava quella di Cesare. In epoca romana Messina mantenne condizioni di privilegio, ma fu vittima della rapacità dei pretori, fra cui il famoso Verre.
Caduta Roma, nel 476 iniziarono in Sicilia le invasioni barbariche, cui solo la dominazione bizantina riuscì a porre fine. Messina fu restituita alla sua dignità e il suo porto riprese i contatti con l'Oriente. Alla conquista araba della Sicilia, Messina capitolò nell'843, ma divenne presto centro di resistenza contro i Saraceni. Nel 1037 Giorgio Maniace, aiutato dai greci di Calabria e dai normanni di Puglia, liberò gran parte della Sicilia Orientale, avviando il processo che portò alla conquista dell'Isola da parte dei Normanni (1061). La venuta dei Normanni riportò in auge la città. Furono edificati importanti palazzi e potenziata la cinta muraria. I privilegi per Messina furono confermati: si trasferirono in città mercanti di varie repubbliche italiane, ma anche armeni, greci ed ebrei. Il porto ospitò spesso le flotte che si dirigevano in Terrasanta per le crociate.
In età sveva, Messina consolidò la sua condizione di privilegio con la concessione del porto franco da parte di Enrico VI. In epoca angioina, la città aderì al famoso Vespro del 1282 e partecipò alla rivolta contro i Francesi. Nel frattempo Pietro d'Aragona, eletto re dal parlamento siciliano, si diresse in difesa di Messina: il 26 settembre 1282, Carlo d'Angiò si ritirò dall'assedio ma in seguito tentò più volte di riconquistare il potere. Seguirono lunghe lotte per la successione tra gli Aragona: tuttavia la città si espanse, ma nel 1347 fu colpita dalla terribile peste cantata dal Boccaccio, che ne bloccò notevolmente la crescita.
Esaurita con Martino II la discendenza degli Aragona, i Messinesi proposero ai Siciliani di riunirsi a Taormina per eleggere un proprio re, ma le altre città siciliane, gelose del ruolo cui aspirava Messina, fecero il possibile per avversarne il progetto. Mentre si consumavano crudeli lotte interne, l'isola capitolava a Ferdinando di Castiglia nel 1412. In seguito il governo dell'isola venne affidato ai viceré. Morto Alfonso il Magnanimo ed estinta la sua dinastia, il regno passò sotto Giovanni II e in seguito in mano a Ferdinando II, re di Spagna. Nel 1516 con Carlo V, la Sicilia passa sotto la dominazione austriaca. Segue un periodo splendido per Messina. Nel 1571 da Messina partirono le navi della Cristianità che distrussero la flotta turca nella battaglia di Lepanto.
La successiva dominazione spagnola fu caratterizzata dal malgoverno; a Messina furono tolti i privilegi. I messinesi vietarono l'ingresso al viceré Bajona costituendosi "libero stato"; chiamarono inoltre in aiuto le truppe francesi che giunsero sul finire del 1674. La rivoluzione antispagnola durò ben quattro anni finché Luigi XIV re di Francia, raggiunto un accordo con Carlo II di Spagna, abbandonò Messina al suo destino. Inizia il lento e inesorabile declino della città, che i vari governi seguenti non riescono a risollevare. Vittorio Amedeo di Savoia cercò più di altri di restituire dignità alla città, ma la brevità della dominazione savoiarda non gliene diede il modo. Un'epidemia di peste nel 1743 e un terremoto nel 1783 diedero un durissimo colpo alla città. Ferdinando IV di Borbone reagì con grande determinazione. Messina fu esentata per vent’anni dalle imposte, le fu accordato il Porto Franco, fu emanata una moderna legge antisismica. La riedificazione andò avanti a rilento: Messina fu ricostruita dov'era prima, senza rispettare i canoni della legge del 1783.
Nel 1838 i Borboni restituivano alla città la propria Università ma non il porto franco. Dopo un tentativo di partecipare ai moti del 1820-21, e un’epidemia di colera nel 1837, solo nel 1848 si ebbe una vera e propria rivolta. I Messinesi espugnarono i forti; i Borboni si attestarono alla Cittadella e cannoneggiarono Messina per oltre otto mesi. In settembre sbarcarono i soldati borbonici guidati dal generale Filangeri, che riconquistarono la città, incendiandola casa per casa. Il 27 luglio 1860 finisce l'incubo borbonico con l'entrata in città di Garibaldi, ma solo nel marzo 1861 si riesce a espugnare la Cittadella, in mano ai Borboni fin dal 1735. Dopo qualche mese entrava in città Vittorio Emanuele II a sancire l'annessione al Regno d'Italia.
L’unificazione determina la soppressione di alcune prerogative fiscali e commerciali. Soprattutto, però, la nuova funzione politica della città non appare ancora chiara, Messina si trova senza un proprio ruolo definito. L'apertura del canale di Suez danneggia il porto dello stretto: ne beneficiano, infatti, Bari e Brindisi sullo Jonio e Napoli e Salerno sul Tirreno. Finalmente nel 1899 Messina crede di avere trovato un ruolo nel nuovo assetto politico; entrano in funzione le prime navi traghetto che collegano in maniera stabile l'Isola al Continente.
La nuova Messina però, non ha il tempo di riconoscersi in questa sua nuova conformazione. Il 28 dicembre 1908 la città viene letteralmente distrutta da un terribile terremoto e da un quasi contemporaneo maremoto, il più terribile della storia d'Italia. Perirono oltre 80.000 persone, intere famiglie sotto le macerie, altri, rimasti a guardare increduli la città in rovina dalla cortina del porto, furono "risucchiati" da un'onda di oltre sei metri. Da questo momento, l'immagine della città cambia; comincia un'altra fase storica.
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