Mercoledì 22 Agosto 2018, Beata Maria Vergine Regina
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Visitare Matera - guida breve

 

Abbazia di Santa Chiara

Voluta dall’arcivescovo di Matera, Antonio del Ryos Culminarez, l’Abbazia fu eretta alla fine del Seicento. Il convento fu dapprima ospedale, poi sede delle Monache di Maria Maddalena e Santa Chiara e infine, nel Novecento, divenne sede del Museo Nazionale Archeologico “Domenico Ridola”.
La chiesa è in stile manierista. La facciata, semplice e finemente lavorata, è inquadrata da lesene, sormontate da capitelli corinzi, mentre il portale è fiancheggiato da due colonne scanalate di stampo classicheggiante, con ai lati, entro nicchie, le statue di San Francesco e Santa Chiara. Sopra il portale si apre una nicchia con la Madonna del Carmine. Sopra il grande lunotto centrale, è raffigurato, racchiuso in una nicchia, Dio benedicente. Notevoli i fregi e i decori.
L’interno è a navata unica terminante con un arco a sesto acuto, insolito per l’epoca, che richiama il gotico. Lungo le pareti laterali sono presenti numerosi altari lignei del Settecento. Di bell’effetto è la grande alzata lignea – posta sull’altare maggiore – nel cui interno due tavole raffigurano Sant’Agnese e Santa Rosa da Lima. Sopra l’alzata è visibile il coro, nel quale le monache di clausura esercitavano i loro uffici di culto. Sopra l'altare maggiore è collocato una grande tela settecentesca, con la Madonna degli Angeli, San Francesco e Santa Chiara.
 

Chiesa di San Francesco d'Assisi

La prima chiesa di San Francesco d'Assisi sorge sull’ampia piazza omonima, al termine di Via del Corso e all’inizio di Via Ridola. Il tempio fu costruito intorno al 1248, sopra un’antica chiesa ipogea dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Dopo varie trasformazioni, l’edificio fu completamente ricostruito nel Seicento, in stile barocco. La facciata, disegnata da Vito Valentino e Tommaso Pennetta, è disposta su due piani e attraversata da lesene terminanti in acroteri. In basso, le cinque finestre e il portale sono circondati da delicate volute vegetali; in alto, la nicchia centrale accoglie una statua della Madonna Immacolata, con angeli che reggono il drappeggio barocco; al limitare del marcapiano, sono le statue di San Francesco e Sant’Antonio da Padova.
L'interno è a navata unica, con cappelle laterali: la seconda a destra si caratterizza per un altare elaborato, che contiene la statua lignea di Sant'Antonio, opera di Stefano da Putignano. Nella seconda cappella a sinistra, spicca la tela dell’Immacolata Concezione, opera di Antonio Stabile (1580). Dalla terza a sinistra si scende alla cripta dei Santi Pietro e Paolo, che contiene alcuni tra gli affreschi più antichi del patrimonio materano. In uno dei due ambienti, una nicchia ad arco mostra un affresco con San Vincenzo; nel secondo ambiente, sono l’affresco della Madonna con Bambino, affiancati dagli arcangeli Gabriele e Raffaele, e un affresco notevole che sembra rappresentare la visita a Matera di papa Urbano II nel 1093. Stupenda è anche la duecentesca acquasantiera vicina al portale d’ingresso.
Gioiello della chiesa è il quattrocentesco Polittico, smembrato e sistemato sulla balaustra della cantoria, inizialmente attribuito a Bartolomeo Vivarini e poi identificato come opera di Lazzaro Bastiani. L’opera è divisa in nove riquadri: al centro Madonna in trono col Bambino, attorniata da santi. La finezza dei tratti, i lineamenti delicati e la ricchezza di particolari delle preziose vesti, ne fanno un'opera davvero preziosa.
 

Chiesa di San Pietro Barisano

Già nota come San Pietro in Veteribus, la chiesa di San Pietro Barisano sorge sul Sasso omonimo, nei pressi di Via D’Addozio. La costruzione risale al X secolo e, pur modificata nel Seicento, rappresenta la tipica struttura architettonica dell’area dei Sassi: facciata costruita in tufo e interno quasi completamente scavato. La chiesa fu modificata nel Quattrocento e nel Seicento e ristrutturata nel 1755. Sfollati i Sassi a metà Novecento, essa ha vissuto un lungo periodo di decadenza e abbandono, ma recentemente è stata restaurata.
Staccato dalla chiesa, il campanile, a pianta quadrata, si erge su due livelli. La parte superiore sovrasta un fregio bugnato e si assottiglia fino a terminare in una stretta cuspide. La facciata attuale, che deriva dalla ristrutturazione settecentesca, presenta tre portali con architrave, due finestre ovali e un rosone quadrilobato, che si fondono in un buon equilibrio compositivo.
L’interno è a tre navate, divise da imponenti pilastri scavati che sorreggono archi a tutto sesto. Vi si contano sei altari anch’essi scavati nel tufo: il maggiore è settecentesco ed è di legno dorato. Le maggiori opere artistiche sono: una serie di affreschi, recuperati durante l’ultimo restauro, con il Volto della Vergine e Santi; una Madonna con Bambino, di autore ignoto; un gruppo scultoreo, con statue della madonna e dell’arcangelo Gabriele; le sculture e gli affreschi sei-settecenteschi dell’altare del Crocefisso. Attraverso la sacrestia si giunge alla cripta, in cui si trovano, oltre a due affreschi di Santi venuti recentemente alla luce e un altro ossario, le caratteristiche nicchie delle sepolture “a scolare” , così chiamate perché il defunto veniva lasciato seduto e i liquidi organici relativi alla decomposizione defluivano e venivano assorbiti dalla pietra calcarea porosa.
 

Chiesa di San Pietro Caveoso

La chiesa di San Pietro Caveoso prospetta sull’omonima piazzetta, nel quartiere dei Sassi. La costruzione risale al Trecento, ma dell’impianto originario rimane ben poco, perché esso fu completamente stravolto da innumerevoli restauri e modifiche. Comunque, la chiesa attuale fu costruita sul primitivo luogo nel corso del Seicento, e rifatta nel Settecento.
L’esterno presenta motivi architettonici che richiamano sia il barocco, sia il romanico. A fianco della chiesa troneggia il massiccio campanile, a pianta quadrata, con la parte superiore terminante a cuspide. La facciata è del 1706 e presenta tre portali rettangolari sovrastati da altrettante statue, raffiguranti la Madonna del Confalone, San Pietro e San Paolo. La parte alta del prospetto è dominata dal rosone.
L'interno, a tre navate, ha forma quadrangolare e presenta quattro cappelle laterali, alcune con affreschi. Notevole è il soffitto della navata centrale, realizzato in legno dipinto. L’altar maggiore è impreziosito da un bel polittico ligneo che rappresenta la Madonna tra i Santi Pietro e Paolo, l’Ultima Cena e il Padreterno. Altre opere di rilievo sono: una statua cinquecentesca della Madonna con Bambino, e un magnifico fonte battesimale scolpito in pietra.
 

Chiesa di Sant'Agostino

Il complesso di Sant'Agostino, formato dalla chiesa e dal convento, domina il Sasso Barisano da uno sperone di roccia, circondato da profondi baratri. Il convento fu fondato dagli Eremitani nel 1592, su un antico ipogeo dedicato a San Guglielmo da Vercelli, annettendovi la chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie. Distrutto nel 1734 da un terribile terremoto, il complesso fu restaurato e diventò sede del Capitolo Generale dell'Ordine degli Agostiniani. Il convento fu poi soppresso e adibito a ricovero per truppe, a carcere e ad accoglienza per anziani. Oggi è sede della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali.
La facciata della chiesa è un bell’esempio di architettura tardo-barocca. Si articola su due livelli ed è coronata da un timpano mistilineo. Il portale è sormontato da una nicchia con la statua di Sant'Agostino. Sopra il cornicione, una nicchia accoglie la statua di un Santo Vescovo benedicente e, ai due lati, le statue di San Paolo e San Pietro, ricollegabili alla bottega dei Persio. Tra la chiesa e il convento, si eleva il campanile in pietra calcarea, costituito da un parallelepipedo con una monofora su ogni faccia.
L’interno è a croce latina e si sviluppa in un'unica navata con altari laterali, divisi da pilastri con semicolonne, paraste e capitelli. Il primo altare a sinistra è sovrastato da una tela incorniciata da putti, volute e foglie, che raffigura una Crocifissione con la Maddalena, San Giovanni Battista e la Madonna. Il secondo, dedicato alla Madonna delle Grazie, è raffinato nella policromia e negli intarsi del marmo. Il terzo è dominato da una tela raffigurante San Nicola da Tolentino, San Vito, la Madonna col Bambino, Sant'Apollonia e Santa Caterina. Il transetto, sormontato da una cupola emisferica, contiene una statua di San Vito, e una di Sant'Agostino. In fondo al presbiterio, spicca il coro ligneo, con quattordici stalli. Antistante al coro c'è l'altare maggiore in marmo policromo intarsiato, su cui è collocato un crocifisso ligneo del XVI secolo. Dietro l'altare, protetto da una balaustra in legno intagliato, c’è un organo a canne del 1770, dorato e dipinto.
Gli altari di destra sono in pietra scolpita e dipinta e risentono del gusto tardo barocco anche nei soggetti delle tele. Sul primo, una tela raffigura San Francesco da Paola, San Pasquale Baylon, San Leonardo e, in alto, San Giuseppe e Sant'Anna. Nel dipinto del secondo altare è raffigurata la Santa Trinità con Sant'Agata, Santa Lucia, Sant'Ilario e San Biagio. Il terzo altare è sovrastato dalla tela della Madonna delle Grazie con in basso Sant'Agostino, Santa Monica e un Santo Vescovo.
 

Chiese Rupestri

I Sassi – e, più in generale, Matera – sono dominati dal fascino delle chiese rupestri, luoghi mistici scavati nel tufo. Si tratta di eremi, cenobi, cripte, laure e basiliche ipogee, molto spesso affrescate, disseminate sull'altopiano murgico e lungo i suoi precipizi, o inglobate nel tessuto urbanistico dei Sassi di Matera. Un patrimonio di notevole importanza, tanto che si è soliti far iniziare la storia dell'arte della Basilicata dagli affreschi della cripta del Peccato Originale. Le chiese rupestri risalgono in buona parte all'Alto Medioevo, al periodo in cui la Lucania era contesa tra bizantini e longobardi e si andava affermando un importante fenomeno nella società cristiana dell'epoca: il monachesimo. Qui la religiosità ha determinato l’evoluzione della vita umana, vissuta in ambienti primitivi, spesso dotati di decori architettonici raffinati e di affreschi affascinanti, con elementi di arte orientale. Nel materano sono state ritrovate ben 155 chiese rupestri di cui dieci distrutte. In generale, gli affreschi raffigurano santi venerati in oriente, come Andrea, Nicola, Caterina, Antonio abate e Sofia, e santi guerrieri come Giorgio, Teodoro e Michele Arcangelo.
Nei due rioni dei Sassi, Caveoso e Barisano, è possibile visitare molte chiese rupestri caratterizzate da peculiarità differenti: dalla imponenza di San Pietro Barisano, spesso usata per concerti musicali, alla varietà e ricchezza nell’iconografia di Santa Lucia alle Malve. Di grande fascino e suggestione, il complesso rupestre del Convicinio di Sant’Antonio accoglie i visitatori attraverso un elegante portale che immette in un cortile rettangolare, sul quale si affacciano quattro chiese con caratteristiche diverse. Domina il Sasso Caveoso il masso roccioso del Monterrone, all’interno del quale si trovano le chiese di Santa Maria de Idris e San Giovanni, che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso chiesastico. Caratterizzata da una facciata in muratura ingentilita da arcatelle ogivali e lesene è la chiesa di Santa Maria de Armenis, attualmente sede di interessanti mostre d’arte.
Obbligata una visita al complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, dove, nei suggestivi spazi scavati nella roccia è ospitata ogni anno, a cura dei soci del circolo culturale La Scaletta, una mostra di scultura internazionale che ha già visto esposte, nelle precedenti edizioni, opere di grandi artisti.
Nel XVII secolo inizia l'abbandono delle chiese rupestri perché considerate umide. Esse vengono sconsacrate e destinate ad abitazioni o stalle. Alla metà del Novecento, con l’abbandono dei Sassi, alcune chiese rupestri sono state risistemate e abbellite, altre sono state lasciate al loro destino. Quelle indicate con l’asterisco sono state illustrate in apposite voci della Guida; di altre diamo qui un breve cenno.
Chiesa di Santa Barbara - Vera chiesetta-basilica bizantina, risale al periodo tra il IX e il X secolo. A una sola navata, vi sono scanditi tutti gli spazi del culto. L'aula è divisa dal presbiterio da un’iconostasi molto elegante, in roccia, con arco parabolico centrale e ai lati una coppia di archi più piccoli che terminano con preziosi affreschi ben visibili, tra cui uno di carattere profano (pastore che custodisce le pecore).
Chiesa di Santa Maria della Valle (La Vaglia) - È la più grande chiesa rupestre. Appare grandiosa e affascinante con un lungo lato, con cornice sormontata da archetti. I portali sono quattro, uno diverso dall'altro. L'interno tufaceo è a tre navate divise da sei pilastri con soffitto a schiena d'asino. I pilastri presentano ancora i capitelli. Numerosi gli affreschi, ma molti, purtroppo, sono stati asportati.
Chiesa della Madonna della Croce - È dell'XI secolo. Grande è il valore architettonico della volta di due campate: nella prima una cupola con croce equilatera inscritta; nella seconda due croci greche. Molto bello, è uno dei meglio conservati di tutte le chiese rupestri, l'affresco dell'abside, la Madonna seduta in trono col Bambino benedicente con la destra. In caratteri greci l'iscrizione Angelus Gabriel - Angelus Rafael. Lo schema è quello bizantino della Madonna in Maestà (opere simili a Cipro e Patmos).
Cripta del Peccato Originale - Sotto a un vigneto, a strapiombo sulla Gravina, sulla strada per il lago San Giuliano. Nota anche come "la Grotta dei Cento Santi", la chiesetta è molto semplice dal punto di vista architettonico, contiene un ciclo di affreschi, forse i più importanti del X secolo. Nella parete sinistra tre nicchie con la Madonna regina (il volto è di una bellezza suggestiva e ricorda volti contadini del Sud), col Bambino e due figure femminili, la triarchia angelica e la triarchia apostolica. Nella parete di fondo si nota, a sinistra, un vescovo che prende acqua da un diacono; a destra, scene della Genesi.
Parco dei Monaci - Risale all’XI secolo e, per aspetti paesaggistici, è il complesso più interessante. C'è un sentiero lungo un burrone, e tutt'intorno soltanto grotte e rupe da "deserto" asiatico. A una Croce in ferro, si gira per il gruppo di Cristo la Selva, che consiste in una cripta con facciata in muratura e campaniletto; a destra, una grotta con serie di affreschi.
Chiesa di Santa Lucia alle Malve - Dell’VIII secolo, è la prima sede di "laure" (celle scavate nella roccia, ognuna separata dall'altra, in comune soltanto la chiesa) di monache benedettine, che rimasero qui sino al 1283. Sulla facciata, tre calici di diversa epoca. L'interno è a tre navate, quella di destra ancora aperta al culto, le altre abitate sino a metà anni '50. Ha diversi pilastri e il soffitto con cinque cerchi, che in prospettiva sembrano cupole. Molti sono gli affreschi, di cui alcuni del XII secolo. Sovrastante è la necropoli con tombe nella roccia.
 

Duomo di Matera

La Cattedrale di Matera, dedicata alla Madonna della Bruna, patrona di Matera, e a Sant’Eustachio, si alza imponente sul colle della Civita, ove confluiscono il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso. L’edificio fu eretto tra il 1230 e il 1270, utilizzando pietra delle cave della Vaglia, e costituisce uno degli esempi più tardi dello stile romanico pugliese.
La facciata, molto armoniosa e sobria, presenta un bel portale, decorato con intagli a intreccio, e uno stupendo rosone romanico a sedici raggi, simbolo della ruota della vita. Sul fianco destro del prospetto vi sono altri due portali minori, divisi da una finestra-edicola festonata. Notevole è anche il campanile: un’iscrizione sull’architrave della porta definisce la chiesa come la “casa che rallegra gli occhi”.
L'interno, a croce latina, presenta tre navate e cinque finestre laterali. Sul presbiterio, il tiburio termina a cupola. Bellissimo e coreografico è il coro ligneo a cinquanta stalli intagliati, opera del 1453 di Tantino, artista proveniente da Ariano Irpino. Circa la decorazione interna, in generale, si nota facilmente che la Cattedrale risente delle varie fasi artistiche succedutesi sino al Settecento.
Di grande valore, al primo altare della navata sinistra, l'affresco della Madonna della Bruna (XII secolo), uno dei tanti affreschi che coprivano le pareti del Duomo; poi la Cappella dell'Annunziata, della fine del Cinquecento, opera del materano Giulio Persio, figlio di Altobello. In fondo al transetto, si ammira il famoso presepe in pietra di Altobello Persio di Montescaglioso. Realizzato nel 1534, questo presepe è un’importantissima opera d’arte popolare: colpisce infatti l'insieme “contadino”, un modello che il Persio prendeva dalle grotte dei Sassi e dai suoi abitanti. Di grande importanza è la recente scoperta di una parete affrescata posta sull'altare del Battistero, esempio di stili e di tempi diversi. In alto sono rappresentate scene infernali, dipinte nel XIII secolo, mentre in basso si notano le figure trecentesche di San Giuliano, della Vergine con il Bambino e di San Luca.
 

Musei di Matera

CASA GROTTA DI VICO SOLITARIO
presso Piazza San Pietro
(Sasso Caveoso)

E’ una tipica abitazione dei Sassi di Matera. Abbandonata mezzo secolo fa, la piccola grotta è stata risistemata e trasformata in un museo. Vi sono esposti i mobili di un tempo, e la suddivisione dello spazio tramandata dalla tradizione. In particolare, si nota il focolare, la zona letto, il telaio per la filatura, lo spazio per gli animali domestici. La struttura presenta il vero ambiente in cui vivevano molti materani, fino a pochi decenni fa. Attualmente, la casa grotta è gestita dal Gruppo Teatro Matera.

MUSEO DELLA TORTURA E DEL MARTIRIO
Via San Rocco, 147

Contiene ed espone una collezione di oltre cento strumenti di tortura, alcuni davvero terribili, usati nel Cinquecento e nel Seicento, quando la tortura era legale. L’esposizione è impressionante e invita a riflettere sui tempi e le istituzioni che permettevano la violenza dell’uomo sull’uomo.

MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO “DOMENICO RIDOLA”
c/o Monastero di Santa Chiara
Via Ridola, 24

Istituito nel 1911, è il più antico museo della Basilicata e si articola in cinque sale. Il nucleo del patrimonio del museo è costituito dalla collezione di reperti preistorici e protostorici – oggetti litici e ceramiche, sarcofaghi, vasi, terrecotte, gioielli – portati alla luce dallo studioso Domenico Ridola, medico e senatore, a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. Gli scavi sono stati effettuati, soprattutto, nei territori materani di Ferrandina, Timmari, Serra d'Alto.
Il Museo espone anche reperti di età storica (VIII-III secolo a.C.), tra cui spiccano una bella stipe votiva, rinvenuta a Timmari, e una serie di vasi apuli e lucani a figure rosse, che comprende opere del Pittore di Dario e del Pittore di Amikos.
Una sala del Museo raccoglie, infine, vari manoscritti, documenti e cimeli che testimoniano l'attività di Domenico Ridola.

MUSEO NAZIONALE D’ARTE MEDIEVALE E MODERNA DELLA Basilicata
c/o Palazzo Lanfranchi
Piazzetta Pascoli

Aperto nel 2003, il Museo espone materiali diversi e di varia provenienza. Il percorso del museo si articola in quattro sezioni: Arte Sacra, Pinacoteca d'Errico, Arte Contemporanea, e la sezione Etno-antropologica.
  • La sezione Arte Sacra è formata da opere d'arte provenienti da varie chiese della regione. Alcune sono in esposizione permanente, altre fanno parte di prestiti finalizzati a esposizioni temporanee e particolari.
  • La Pinacoteca d’Errico espone circa 300 tele e 400 libri, con una settantina di tele di scuola napoletana del Sei e Settecento. In particolare, vi sono opere di P. Brill, M. Stanzione, F. Vitale, S. Rosa, F. Solimena, M. Preti e G. del Po’.
  • La sezione Arte Contemporanea espone alcuni dipinti di Carlo Levi, Luigi Guerricchio e Rocco Molinari. Le opere di Levi ne testimoniano il percorso artistico e personale; in quelle del Guerricchio si nota l’utilizzo di tecniche e materiali diversi; quelle del Molinari si riferiscono alla civiltà contadina.
  • La sezione Etno-antropologica raccoglie oggetti della cultura materiale e del vivere quotidiano in Lucania, fino alla metà del Novecento.
  • La Sala Levi, al piano terra, accoglie il grande pannello Lucania '61 che Carlo Levi dipinse per rappresentare la Basilicata alla mostra delle Regioni allestita a Torino in occasione del centenario dell'Unità d'Italia.

MUSMA - MUSEO DELLA SCULTURA CONTEMPORANEA c/o Palazzo Pomarici
Via San Giacomo
(Sasso Caveoso)

E’ stato realizzato ed è gestito dalla Fondazione Zétema. Le varie opere, circa 350, provengono da generosi lasciti di artisti, di collezionisti, di critici e di gallerie nazionali e internazionali. Vi sono esposte opere di scultori contemporanei, tra cui Cambellotti, Cascella, Consagra, Del Pezzo, Matta e altri. La collezione comprende sculture in diversi materiali, nonché disegni, incisioni, gioielli, medaglie, libri d'arte con incisioni originali.
Il Museo possiede inoltre una ricca raccolta – più di 5.000 volumi – di monografie, testi letterari e cataloghi d’arte, che formano la “Biblioteca Vanni Scheiwiller”.
 

Sassi di Matera

La parte orientale di Matera, la più antica, si sviluppa sull’orlo e nei fianchi della gravina, profondo burrone percorso dal torrente Gravina. E’ questa la zona dei cosiddetti Sassi, complesso urbanistico unico al mondo, costituito da due rioni: il Sasso Barisano a nord e il Sasso Caveoso a sud.
I Sassi sono un labirinto di edifici, quasi tutti scavati nel tufo: case-grotte, ora abbandonate, cunicoli, chiese, costruzioni addossate l’una all’altra, per sfruttare ogni centimetro di terreno abitabile e per rispondere a esigenze primarie, come quella della raccolta e canalizzazione delle acque piovane. Spesso le abitazioni comprendono un unico vano, destinato ad accogliere uomini e animali. Molte di esse hanno in muratura solo la facciata, altre non hanno facciata e sono solo buchi scavati nella roccia. Le strade interne ai Sassi sono strette e tortuose, con numerosi tratti a scalinata: è frequente che la strada formi il tetto di un’abitazione sottostante.
Il singolare insieme di edifici e di strutture, formatosi nei secoli, è indubbiamente curioso e folclorico: i Sassi sono uno spaccato di umanità, di tradizioni e di storia, nonché una notevole attrazione turistica, forse la maggiore della città. E’ peraltro evidente che le abitazioni erano ambienti primitivi, malsani, dove si viveva in promiscuità. Già tristi nel Seicento, queste condizioni peggiorarono nell’Ottocento, quando Matera perse la qualifica di capoluogo regionale. Il degrado si espanse in tutto il materano, ma qui ebbe le manifestazioni estreme. Dopo la seconda guerra mondiale, il “Problema Matera” esplose in tutta la sua gravità: sugli aspetti negativi dei Sassi, scrisse pagine drammatiche lo scrittore-medico Carlo Levi, nel suo Cristo si è fermato a Eboli. Nel 1952 fu emanata una prima legge per il risanamento della zona, nel 1958 una seconda, nel 1967 una terza. Nel frattempo, e non senza qualche difficoltà, gli abitanti dei Sassi furono gradualmente trasferiti in due villaggi: La Martella e Venusio.
Dopo anni di dibattiti, una legge del 1986 riaccende la speranza che i Sassi non saranno dimenticati. Alla fine del 1993 l'Unesco li dichiara “patrimonio dell'umanità da tramandare alle generazioni future". Finalmente Matera, la capitale della civiltà contadina, ritrova la sua dignità. Oggi nei Sassi fervono i cantieri.