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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Chiese Rupestri

Matera / Italia
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I Sassi – e, più in generale, Matera – sono dominati dal fascino delle chiese rupestri, luoghi mistici scavati nel tufo. Si tratta di eremi, cenobi, cripte, laure e basiliche ipogee, molto spesso affrescate, disseminate sull'altopiano murgico e lungo i suoi precipizi, o inglobate nel tessuto urbanistico dei Sassi di Matera. Un patrimonio di notevole importanza, tanto che si è soliti far iniziare la storia dell'arte della Basilicata dagli affreschi della cripta del Peccato Originale. Le chiese rupestri risalgono in buona parte all'Alto Medioevo, al periodo in cui la Lucania era contesa tra bizantini e longobardi e si andava affermando un importante fenomeno nella società cristiana dell'epoca: il monachesimo. Qui la religiosità ha determinato l’evoluzione della vita umana, vissuta in ambienti primitivi, spesso dotati di decori architettonici raffinati e di affreschi affascinanti, con elementi di arte orientale. Nel materano sono state ritrovate ben 155 chiese rupestri di cui dieci distrutte. In generale, gli affreschi raffigurano santi venerati in oriente, come Andrea, Nicola, Caterina, Antonio abate e Sofia, e santi guerrieri come Giorgio, Teodoro e Michele Arcangelo.
Nei due rioni dei Sassi, Caveoso e Barisano, è possibile visitare molte chiese rupestri caratterizzate da peculiarità differenti: dalla imponenza di San Pietro Barisano, spesso usata per concerti musicali, alla varietà e ricchezza nell’iconografia di Santa Lucia alle Malve. Di grande fascino e suggestione, il complesso rupestre del Convicinio di Sant’Antonio accoglie i visitatori attraverso un elegante portale che immette in un cortile rettangolare, sul quale si affacciano quattro chiese con caratteristiche diverse. Domina il Sasso Caveoso il masso roccioso del Monterrone, all’interno del quale si trovano le chiese di Santa Maria de Idris e San Giovanni, che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso chiesastico. Caratterizzata da una facciata in muratura ingentilita da arcatelle ogivali e lesene è la chiesa di Santa Maria de Armenis, attualmente sede di interessanti mostre d’arte.
Obbligata una visita al complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, dove, nei suggestivi spazi scavati nella roccia è ospitata ogni anno, a cura dei soci del circolo culturale La Scaletta, una mostra di scultura internazionale che ha già visto esposte, nelle precedenti edizioni, opere di grandi artisti.
Nel XVII secolo inizia l'abbandono delle chiese rupestri perché considerate umide. Esse vengono sconsacrate e destinate ad abitazioni o stalle. Alla metà del Novecento, con l’abbandono dei Sassi, alcune chiese rupestri sono state risistemate e abbellite, altre sono state lasciate al loro destino. Quelle indicate con l’asterisco sono state illustrate in apposite voci della Guida; di altre diamo qui un breve cenno.
Chiesa di Santa Barbara - Vera chiesetta-basilica bizantina, risale al periodo tra il IX e il X secolo. A una sola navata, vi sono scanditi tutti gli spazi del culto. L'aula è divisa dal presbiterio da un’iconostasi molto elegante, in roccia, con arco parabolico centrale e ai lati una coppia di archi più piccoli che terminano con preziosi affreschi ben visibili, tra cui uno di carattere profano (pastore che custodisce le pecore).
Chiesa di Santa Maria della Valle (La Vaglia) - È la più grande chiesa rupestre. Appare grandiosa e affascinante con un lungo lato, con cornice sormontata da archetti. I portali sono quattro, uno diverso dall'altro. L'interno tufaceo è a tre navate divise da sei pilastri con soffitto a schiena d'asino. I pilastri presentano ancora i capitelli. Numerosi gli affreschi, ma molti, purtroppo, sono stati asportati.
Chiesa della Madonna della Croce - È dell'XI secolo. Grande è il valore architettonico della volta di due campate: nella prima una cupola con croce equilatera inscritta; nella seconda due croci greche. Molto bello, è uno dei meglio conservati di tutte le chiese rupestri, l'affresco dell'abside, la Madonna seduta in trono col Bambino benedicente con la destra. In caratteri greci l'iscrizione Angelus Gabriel - Angelus Rafael. Lo schema è quello bizantino della Madonna in Maestà (opere simili a Cipro e Patmos).
Cripta del Peccato Originale - Sotto a un vigneto, a strapiombo sulla Gravina, sulla strada per il lago San Giuliano. Nota anche come "la Grotta dei Cento Santi", la chiesetta è molto semplice dal punto di vista architettonico, contiene un ciclo di affreschi, forse i più importanti del X secolo. Nella parete sinistra tre nicchie con la Madonna regina (il volto è di una bellezza suggestiva e ricorda volti contadini del Sud), col Bambino e due figure femminili, la triarchia angelica e la triarchia apostolica. Nella parete di fondo si nota, a sinistra, un vescovo che prende acqua da un diacono; a destra, scene della Genesi.
Parco dei Monaci - Risale all’XI secolo e, per aspetti paesaggistici, è il complesso più interessante. C'è un sentiero lungo un burrone, e tutt'intorno soltanto grotte e rupe da "deserto" asiatico. A una Croce in ferro, si gira per il gruppo di Cristo la Selva, che consiste in una cripta con facciata in muratura e campaniletto; a destra, una grotta con serie di affreschi.
Chiesa di Santa Lucia alle Malve - Dell’VIII secolo, è la prima sede di "laure" (celle scavate nella roccia, ognuna separata dall'altra, in comune soltanto la chiesa) di monache benedettine, che rimasero qui sino al 1283. Sulla facciata, tre calici di diversa epoca. L'interno è a tre navate, quella di destra ancora aperta al culto, le altre abitate sino a metà anni '50. Ha diversi pilastri e il soffitto con cinque cerchi, che in prospettiva sembrano cupole. Molti sono gli affreschi, di cui alcuni del XII secolo. Sovrastante è la necropoli con tombe nella roccia.
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