Mercoledì 22 Agosto 2018, Beata Maria Vergine Regina
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Visitare Mantova - guida breve

 

Basilica di Sant'Andrea

La sontuosa Basilica di Sant'Andrea sorge in Piazza Mantegna, sui resti di due chiese preesistenti. Tradizione vuole che in questo luogo, San Longino - il milite romano che trafisse con la lancia il costato del Crocifisso - abbia nascosto la terra intrisa del sangue di Cristo. I vasi contenenti la reliquia furono ritrovati nel IX secolo, e sul luogo fu eretta una chiesa dedicata a Sant'Andrea Apostolo. La Basilica attuale fu voluta, nel 1470, da Ludovico II Gonzaga, che intendeva costruire un tempio degno di accogliere i Sacri Vasi. Il progetto è di Leon Battista Alberti, ma - per la morte di questi - l’esecuzione fu affidata a Luca Fancelli, il quale cercò di rispettare il progetto iniziale. Le evidenti incongruenze stilistiche del complesso, che non ne pregiudicano però la maestosità, sono frutto delle successive fasi di costruzione, avvenute a più riprese. In effetti, i lavori ebbero inizio nel 1472, e terminarono trecento anni dopo, quando Filippo Juvarra progettò e costruì l'enorme cupola, probabilmente non prevista nel disegno originale.
Il campanile, precedente al progetto dell'Alberti, risale ai primi del Quattrocento: costruito in cotto, si sviluppa in altezza come un gioco di elementi geometrici diversi: la base quadrangolare è sormontata da un prisma ottagonale che termina in una guglia conica. La facciata, ultimata nel 1488, ha una struttura classica: l’arco trionfale - di tipo romano - è sormontato da un timpano triangolare con lesene e funge da accesso al tempio. Il vestibolo è decorato con motivi vegetali.
L’interno di notevoli dimensioni (103 m. di lunghezza per 19 di larghezza e 28 di altezza), segue lo schema della pianta a croce latina con un’unica navata in cui gli spazi paiono dilatarsi, sormontata da una volta a botte. La cupola settecentesca dello Juvarra, che raggiunge all’apice della lanterna un’altezza di 80 metri, è stupenda, anche se la sua esuberanza tardo-barocca non si armonizza del tutto con la perfetta volumetria del progetto originale. Gli affreschi della navata risalgono al secolo VIII e riportano episodi biblici: realizzati seguendo il disegno di Paolo Bozzo, essi appesantiscono notevolmente l'arioso spazio quattrocentesco Sui lati della navata si aprono cappelle a pianta quadrata voltate a botte, e cappelle più piccole con copertura a cupola.
Sul lato sinistro: la prima cappella è detta di San Giovanni Battista, perché decorata con tre tele di scuola mantegnesca che descrivono momenti della vita del Santo. Questa cappella è nota soprattutto per essere il luogo di sepoltura di Andrea Mantegna. Le altre cappelle custodiscono opere di Lorenzo Costa il Vecchio, il monumento funebre alla famiglia Boccamaggiore, dipinti di Lorenzo Costa il Giovane e una pala di Fermo Ghisoni. Il transetto e le cappelle adiacenti accolgono i monumenti funebri e i mausolei di ricche famiglie e noti personaggi mantovani. L'altare maggiore fu disegnato dal Pozzo e costruito nei primi anni del XIX secolo: a fianco, si nota la statua cinquecentesca che raffigura il Duca Guglielmo Gonzaga in preghiera.
Sul lato destro: la prima cappella è un battistero non decorato, che presenta tre tondi con affreschi staccati, attribuiti al Mantegna e al Correggio. Le altre cappelle sono impreziosite da opere di Arrivabene, di Rinaldo Mantovano e dell’Andreasino.
La decorazione che si sviluppa tra le dodici grandi finestre della cupola è tratta dalla leggenda di San Longino, e le quattro statue nelle nicchie impersonano Fede, Speranza, Carità e Religione. Nella cripta posta sotto la basilica si conservano i Sacri Vasi contenenti il Sangue di Cristo, che il Venerdì Santo son portati in processione per le vie del centro. L'ambiente, con pianta a croce greca, è opera cinquecentesca di A. M. Viani.
 

Camera Picta

La Camera Picta - conosciuta come Camera degli Sposi - è collocata nel torrione nord est del Castello di San Giorgio. Essa fu dipinta da Andrea Mantegna dal 1465 al 1474, come testimoniano una scritta sullo sguincio della finestra est e l'indicazione riportata sulla targa dorata con la quale l'artista dedica il suo lavoro ai marchesi di Mantova.
La decorazione è un vero capolavoro. Una prima parete (detta "della corte"), è dedicata al ritratto della famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo sono attorniati dai familiari. Ludovico, in vestaglia da camera, è girato verso il segretario che gli sta consegnando una lettera; la piccola Paola sta porgendo una mela alla madre; il fratello Ludovico le sta vicino mentre dietro a Ludovico è Gianfrancesco signore di Bozzolo. In secondo piano sono Barbarina "la bella" e Rodolfo. Tra i protagonisti della scena si notano inoltre il cane Rubino e la nana, il cui sguardo fiero dialoga con lo spettatore.
La seconda scena (detta "dell'incontro") raffigura Ludovico II Gonzaga, con il figlio Francesco, appena nominato cardinale. La scena è una sintesi della linea dinastica di tre generazioni. Ludovico II e Federico I, ovvero il marchese e il suo diretto successore, sono raffigurati ai due lati opposti della scena e visti di profilo. Al centro il cardinale Francesco tiene per mano il fratello Ludovico che, a sua volta, dà la mano al nipotino Sigismondo (futuro cardinale): in questo modo è raffigurata la linea gonzaghesca destinata alla carriera ecclesiastica. Il bambino vicino a Ludovico è Francesco II, il primogenito di Federico I destinato a diventare marchese. Sullo sfondo è raffigurata Roma, a simboleggiare il forte legame tra Mantova e la città eterna, suggellata dalla nomina cardinalizia. In secondo piano sono il profilo dell'imperatore Federico III d'Asburgo e il volto di Cristiano I di Danimarca, come a sottolineare il legame con l'impero e il vanto per la parentela regale. Il secondo riquadro di questa parete vede un gruppo di putti che sollevano la targa dedicatoria, mentre una terza sezione è dedicata ad alcuni famigli che si occupano dei cani e dei cavalli del marchese. La "firma" di Mantegna è rintracciabile in un piccolo autoritratto realizzato a monocromo e nascosto nel fogliame del finto pilastro che separa la scena dell'incontro da quella della targa dedicatoria.
Il raccordo tra le pareti e la volta è realizzato attraverso delle vele affrescate con i miti di Orfeo, Arione e le fatiche di Ercole e con delle lunette raffiguranti alcune imprese dei Gonzaga (come la tortora, la cervetta e l'alano bianco).
La volta, dorata e sostenuta da putti dipinti a monocromo, è un omaggio agli imperatori romani (raffigurati secondo il gusto della medaglistica classica) e si apre verso il cielo attraverso l'oculo, l'apertura illusionistica del soffitto realizzata con un'eccezionale applicazione della prospettiva in pittura. Da una balconata si affacciano dei putti, delle fanciulle e delle figure misteriose (un personaggio di colore e una dama pettinata come la marchesa Barbara).
 

Casa del Mantegna

Situata in Via Acerbi, l’antica dimora del pittore Andrea Mantegna è un edificio di grande valore artistico e storico, una delle più belle costruzioni rinascimentali. L’edificio fu costruito - dal 1476 al 1495 - su un terreno che il marchese Ludovico II Gonzaga aveva in precedenza donato al Mantegna. Il sommo artista vi abitò solo dal 1496 al 1502, anno in cui la casa fu acquistata dal marchese Francesco.
L’esterno è molto lineare: l’edificio si presenta come un cubo di mattoni rossi, entro il quale s’inserisce un bellissimo cortile cilindrico, che forma quasi una piccola piazza di sobria ed austera eleganza: è questa la pregevole “bottega” o studio del Mantegna. Attorno al cortile, sono disposte le stanze, che l’Amministrazione Provinciale di Mantova - attuale proprietaria della casa - adibisce a spazi espositivi: in alcune di queste stanze si possono ancora intravedere resti di decorazioni pittoriche.
Le singolarità dell'edificio fanno pensare che esso sia stato progettato dallo stesso Mantegna. Visto in pianta, il cerchio del cortile si inscrive nel quadrato formato dalla casa: l'evidente allusione alla simbologia del divino rimanda alle teorie dell'Alberti e allo spirito ricettivo dell'artista. Alla dimensione divina sottilmente allude anche il motto Ab Olimpo, iscritto sopra uno dei portali. L'intera costruzione sembra dunque ruotare intorno a questo nucleo rotondo che, per la sua forma, si distacca da ogni altro cortile della Rinascenza e sottolinea ulteriormente l'originalità del Mantegna.
 

Chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco si trova nella piazza omonima, nella parte della seconda cerchia corrispondente all'imboccatura del Rio. L’edificio fu costruito all'inizio del Trecento e testimonia la volontà dei Gonzaga di allargare anche all'antico suburbio i segni del proprio potere: in questa chiesa essi crearono - nel Quattrocento - la cappella di famiglia. Sempre nel Quattrocento, la chiesa fu consacrata al culto e arricchita con le cappelle laterali. In epoca napoleonica, il tempio fu depredato dei suoi tesori artistici e adibito a caserma; l’Austria ne fece un arsenale militare; le bombe della seconda guerra mondiale fecero il resto.
Restaurata dopo gli anni '50, la chiesa presenta in facciata un importante portale sovrastato da un bel rosone. L'interno è diviso in tre navate da archi gotici: vi si trovano ancora alcuni degli affreschi originali, tra cui un San Francesco che riceve le stimmate, opera di Stefano da Verona.
 

Chiesa di Santa Maria del Gradaro

La chiesa di Santa Maria Annunziata di Gradaro in Campo Santo - questa la sua denominazione completa - fu costruita nella seconda metà del XIII secolo e divenne proprietà nel Quattrocento dei monaci Olivetani e successivamente dei Celestini. Solo nel 1966 la chiesa è stata riaperta al culto.
La facciata - con caratteristiche romanico-gotiche - ha una particolare forma asimmetrica a capanna e un bel portale, opera di Jacopo e Ognabene Gratasola. Il portale è sormontato da uno splendido rosone. L’interno è a tre navate, .separate da archi sorretti da colonne in cotto e da pilastri nella parte più vicina all'altare. Alla fine dell’Ottocento vi furono ritrovati pregevoli affreschi del XIII e del XVI secolo: questi ultimi sono forse opera del Leonbruno e del Pagni. Sempre all'interno si possono osservare i resti di un antico muro che, con ogni probabilità, serviva a separare i monaci dai fedeli durante le funzioni religiose.
 

Duomo di Mantova

La Cattedrale di Mantova, dedicata a San Pietro, sorge dove era stata eretta - all’epoca di Costantino - la prima chiesa degli apostoli Pietro e Paolo. Alla fine del XIV secolo, l’edificio venne rifabbricato, così come si vede nel quadro del Morone, ora a Palazzo Ducale. Distrutto da un incendio nel 1545, il tempio fu ricostruito per volere del cardinale Ercole Gonzaga, su disegno di Giulio Romano modificato da G.B. Bertani.
Il campanile è romanico; il fianco - di cotto dalla bella tonalità di rosso, con le finestre cieche archiacute, le guglie e i pinnacoli - testimonia l’intervento dei veneziani Pierpaolo e Iacobello dalle Masegne (1383-1409). A loro andava anche ascritta un’elegante facciata in marmi policromi, sostituita dall’attuale, solenne ed austera, eseguita nel 1756 su disegno di Nicolò Baschiera, in forme tardo-barocche. Sulla sommità, si notano le statue dei protettori di Mantova.
La forte impronta di Giulio Romano si nota soprattutto all’interno. Nel 1546, alla morte di Giulio, l’edificio è già strutturato nelle sette navate attuali, con quelle più esterne scandite da cappelle e le cinque centrali definite da quattro file di colonne marmoree scanalate e rudentate, con capitello corinzio. La navata principale - molto ispirata alla basilica romana di San Pietro - è in due ordini e si chiude in un ricco soffitto di legno a lacunari e rosoni dall'intaglio squisito, dalle dorature delicate. L'architrave, sovrastante una fuga di ricche colonne scannellate, reca festoni in stucco con putti e medaglie del Briziano di bella fattura. II battistero è un tempietto costruito nella parte inferiore della torre e contiene un'antichissima e grandiosa vasca di marmo lavorata ad arabeschi . Le navate adiacenti hanno copertura a botte, con lacunare a stucco dal complesso disegno geometrico, forse dovuto al successore di Giulio, il Bertani. La fabbrica viene completata da G.B. Bertani per quanto riguarda il transetto, già progettato da Giulio Romano, e probabilmente per la cupola centrale. Il vano absidale, di accentuata profondità, fu costruito alla fine del Cinquecento e decorato con affreschi di Antonio Maria Viani.
La navata trasversale è ornata di affreschi dell'Andreasino e del Ghisi che dipinsero pure il magnifico affresco della cupola. La volta del coro è dipinta da Domenico Feti. Meraviglioso nell'insieme armonico il sacello del SS. Sacramento, ottagonale, ad archi, su pilastri arabescati e colonne di marmo scannellate. La Fede affrescata nel centro della volta è opera di Felice Campi, autore anche delle tele che rappresentano i quattro Dottori della Chiesa. La S. Margherita è bellissimo lavoro del Brusasorci. Notevoli il San Gerolamo del Campi, nella cappellina della corsia laterale.
Nella cappella dell'Incoronata, tempietto prezioso, un’iscrizione del 1052 ricorda Bonifacio di Canossa. Il grande sarcofago in marmo istoriato in fondo alla corsia di destra è il monumento più insigne dell'antichità cristiana rimasto in Mantova, lavoro del V o del VI secolo. Nella sagrestia le casse mortuarie murate nelle pareti racchiudono le spoglie del cardinale Ercole Gonzaga e di Ferdinando Gonzaga, principe di Molfetta. Sotto la mensa dell'altar maggiore giace il corpo di S. Anselmo vescovo di Lucca, protettore della diocesi di Mantova.
 

Edicola di Virgilio

Collocata in origine sull’arengario di Palazzo della Ragione di Mantova, l’edicola fu successivamente spostata all’interno nel salone in cui si amministrava la giustizia: ora è inserita nella facciata del Palazzo del Podestà. La scultura è in marmo rosso di Verona, con tracce di policromia: Virgilio è rappresentato in cattedra sotto un baldacchino, con il capo coperto dal berretto dei dottori medievali. Il grande poeta latino, originario di Mantova, tiene le mani congiunte e appoggiate al leggio, su cui sono incise le parole “Virgilius Mantuanus Poetarum Clarissimus”.
Notevole è l’importanza storica di questa scultura, simbolo riconosciuto - quasi nume tutelare - dell’intera città di Mantova, come dimostra la frequente presenza di questa stessa effigie nella monetazione comunale del XIV secolo. Circa l’autore, la scultura è attribuita ad un anonimo maestro della scuola campionese di Verona, con una datazione compresa tra la fine del XII e il primo quarto del XIII secolo.
 

I Laghi

A Mantova è possibile - e molto interessante - alternare le visite ai monumenti e alle opere d’arte, con un'escursione nella natura, così inconsueta nelle immediate vicinanze di una città. Non occorre andare molto lontano: basta esplorare i tre laghi che circondano la città: il Lago Superiore, il Lago di Mezzo ed il Lago Inferiore. I tre laghi sono formati dal fiume Mincio, che nasce dal Lago di Garda e attraversa la pianura mantovana per gettarsi alla fine nel Po: nel suo corso, all'altezza della città, il Mincio si allarga e si fa placido, dando vita ai tre laghi. L'attuale assetto idraulico che regola il corso del fiume attorno alla città risale al 1190 ed è opera, avanzatissima per quei tempi, di Alberto Pimentino. La zona dei laghi è una “natura protetta”, inclusa nel Parco Naturale del Mincio, dove trovano rifugio aironi, cormorani, toffetti e tante altre specie di uccelli, legate all'ambiente acquatico e palustre. Nell'ambiente palustre vivono poche specie di mammiferi, tra queste le nutrie che il Parco è da anni impegnato a ridurre, con un progetto di contenimento e cattura. Sull'acqua galleggiano le ninfee, mentre le sponde sono ricche di essenze forestali spontanee, rappresentate prevalentemente da salici, pioppi, farnie, cerri, ontani. I laghi ed il Parco si possono scoprire anche a bordo di motonavi, che effettuano diverse escursioni alla scoperta dei dintorni.
 

Musei e Gallerie di Mantova

GALLERIA “ARTE E ARTI”
Via P. Fortunato Calvi, 28
La collezione rappresenta il patrimonio artistico della Camera di Commercio di Mantova ed è esposta nel bel Palazzo Andreani, sede della Camera stessa. La galleria comprende: un gruppo di notevoli dipinti antichi (Ritratti di Consoli, affreschi di Gerolamo di Giovanni da Camerino, Figure allegoriche di G. Anselmi e un settecentesco Cristo Morto di F. Campi), e una raccolta di quadri e sculture del Novecento, opera dei maggiori artisti mantovani.
GALLERIA STORICA DEI VIGILI DEL FUOCO
Largo Vigili del Fuoco, 1
Nato nel 1991, è unico nel suo genere in Italia. E’ stato allestita in alcuni edifici del complesso monumentale del Palazzo Ducale di Mantova, si sviluppa su quattro ampie sale che consentendo di cogliere la straordinaria evoluzione tecnica dei mezzi del Corpo dei Vigili del Fuoco.
Nella prima sala sono esposti i mezzi più antichi, tra cui una pompa a mano del XVIII secolo. Nella seconda e terza sala sono disposti automezzi storici, anfibi, autopompe anche di grandi dimensioni. Nella quarta sala si possono ammirare uniformi di varie epoche, i primi estintori a polvere, caschi di varie epoche e paesi e, al centro della sala, un elicottero del 1956.
MUSEO “TAZIO NUVOLARI E LEARCO GUERRA”
Piazza Broletto
Preziosa struttura museale, unica nel genere in Italia. Il Museo è dedicato al ricordo di un indimenticabile campione dell'automobilismo: Tazio Nuvolari (1892- I953), considerato il più grande pilota di tutti i tempi. Sono raccolti i trofei, le targhe e le coppe vinte nell'intero arco della sua attività sportiva (1920-1950), e 77 medaglie d'oro, testimonianze delle sue innumerevoli vittorie. Su un grande schermo viene proiettato in continuazione un inedito film di circa 30 minuti che documenta la carriera sportiva del campione. Una seconda sezione ospita memorie e cimeli di un altro grande campione mantovano: il ciclista Learco Guerra, la "locomotiva umana".
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
Palazzo Ducale
Il museo si trova nel perimetro del Palazzo Ducale proprio sul luogo dove sorgeva la celebre scuola diretta nel '400 da Vittorino da Feltre. Sono esposti reperti che documentano le epoche e le culture dei popoli che hanno abitato il territorio mantovano dalla Preistoria allo Alto Medioevo. Ben evidenziate sono le fasi storiche del territorio: dalla città etrusca, a quella romana, dalle testimonianze paleocristiane a quelle tardo antiche fino ad arrivare all'epoca longobarda.
MUSEO DEL RISORGIMENTO E DELLA RESISTENZA “RENATO GIUSTI”
Piazza Sordello,42
Sistemato nel 1941 nelle prestigiose sale del Palazzo del Capitano, fa parte del nucleo più antico di Palazzo Ducale. Nel 1989 fu intitolato allo storico Renato Giusti, che si batté per la sua costituzione e per il suo riordino. Il Museo contiene documenti, cimeli, armi dell’epoca risorgimentale e della Resistenza. Di particolare interesse per gli storici è il materiale relativo ai processi ai martiri di Belfiore (1851-52).
MUSEO DELL’ACCADEMIA NAZ. VIRGILIANA DI SCIENZE LETTERE E ARTI
Via dell’Accademia, 47
Istituita nel 1768 da Maria Teresa d’Austria, l’Accademia è da sempre una scuola a livello universitario, caposaldo della cultura cittadina. Conserva molte stampe, incisioni e disegni, libri antichi e moderni, un archivio musicale del Settecento e il proprio archivio storico. In esposizione c’è anche una ricca serie di strumenti chirurgici usati nel Settecento.
MUSEO DELLA CITTÀ SEZ. RISORGIMENTALE
Palazzo del Capitano
La Sezione illustra il ruolo e il contributo dato dal Risorgimento mantovano al processo di liberazione e unificazione dell'Italia. E’ affrontato l'arco cronologico che va dall'arrivo dei francesi (1796) all’unificazione all'Italia (1866), con particolare riferimento ai principali fatti politici locali e all'evoluzione urbanistica, economica e sociale della città.
L'esposizione, con intenti marcatamente didattici, attraverso dipinti, armi, uniformi, bandiere, oggetti "patriottici", modellini, giornali, manifesti, stampe, opuscoli e l'uso dei moderni sistemi informatici, si articola cronologicamente in cinque aree tematiche: - l'età napoleonica; - la restaurazione e il 1848; - la congiura di Belfiore; - gli ultimi anni della dominazione austriaca: la seconda guerra d'indipendenza (1859), la spedizione dei Mille e l'unione di tutto il Mantovano all'Italia; - la città durante i decenni del Risorgimento.
MUSEO DELLA CITTÀ - SEZ. STORICA
Palazzo San Sebastiano
Inaugurata nel 2004 e gestita dal Comune di Mantova, la Sezione raccoglie significative opere di proprietà comunale, di documenti e di studi sullo sviluppo urbanistico e architettonico della città ed è considerata un luogo privilegiato di accesso al sistema diffuso dei musei e monumenti civici. La Sezione museale ospita infatti il Centro di Documentazione delle Collezioni Civiche.
Palazzo San Sebastiano è sede di due importanti fondazioni - il Centro Leon Battista Alberti e Mantova Capitale Europea dello Spettacolo - che svolgono un ruolo fondamentale nella vita culturale mantovana.
MUSEO DELLA MECCA-NIZZAZIONE AGRICOLA E CIVILTÀ CONTADINA
Via Mulino, 23
Espone 25 trattrici d'epoca dal 1920 al 1950, varie trebbie da granturco e frumento, due locomobili a vapore, cento modelli di macchine in miniatura costruiti a mano, e vari attrezzi agricoli scomparsi della civiltà contadina.
MUSEO DIOCESANO “FRANCESCO GONZAGA”
Piazza Virgiliana, 55
Il museo, che ha sede nell'ex-convento di Sant'Agnese, raccoglie documenti storico-artistici che raccontano dodici secoli di civiltà mantovana. Conserva il prezioso Messale miniato nel XV secolo da Belbello da Pavia e Gerolamo da Cremona per Barbara di Brandeburgo, moglie di Ludovico II di Gonzaga; l'oreficeria dei Gonzaga; le armature opera di armaioli lombardi (XV-XVI secolo), appartenute ai Gonzaga e provenienti dal Santuario di Santa Maria delle Grazie.
MUSEO NUMISMATICO
Corso V. Emanuele II, 13
La Fondazione Banca Agricola Mantovana ha sede nel quattrocentesco Palazzo del Diavolo. L’edificio ospita al piano interrato una pregevole collezione di quasi 2.200 monete e medaglie mantovane dell’epoca dei Gonzaga. Alcune di esse - realizzate da Pisanello, dal Talpa, dal Leoni e da Gian Cristoforo Romano - sono assai rare e preziose.
 

Palazzo del Capitano e Magna Domus

Il complesso aggregato di edifici che formano Palazzo Ducale, può essere diviso in alcuni nuclei principali. Il nucleo più antico prospetta su Piazza Sordello, ed è costituito da due palazzi eretti negli anni a cavallo tra il XIII e il XIV secolo per volere di Guido Bonacolsi, che governò la città tra il 1299 e il 1309. Quello a sinistra, di dimensioni più modeste e privo di merlature, è identificato come Magna Domus, mentre il più grande e contiguo palazzo merlato è chiamato Palazzo del Capitano.
Entrambe le costruzioni fanno parte della cosiddetta “Corte Vecchia”. Esse erano di carattere romanico, ma già sul finire del XIV secolo subirono una prima modificazione, per volere di Francesco Gonzaga: al secondo piano furono chiuse le originarie bifore a tutto sesto e aperte le attuali, a sesto acuto; furono congiunti i due fabbricati, che prima erano staccati da un vicolo sul quale, probabilmente, era gettato un ponte di comunicazione. L’attuale ripristino della facciata è dovuto all’architetto Achille Patricolo, che vi pose mano nei primi anni del Novecento.
La “cortina” formata dai due palazzi nasconde il grandioso gruppo di costruzioni che scende verso il lago, per una profondità di trecento metri, fino alla Domus Nova , opera di Luca Fancelli.
Come si è precisato, il Palazzo del Capitano domina imponente il lato orientale di Piazza Sordello. L’austera facciata, in mattoni con faccia a vista, presenta un tipico esempio di architettura medievale: la facciata poggia su di un porticato gotico, formato da archi ogivali scanditi da colonne, sulla quale si affacciano un primo ordine di piccole finestrelle, sormontate da un secondo di bifore gotiche. Il primo piano mantiene le "gogne", gabbie nelle quali i condannati erano esposti al pubblico ludibrio.
 

Palazzo della Ragione

Citato più volte in documenti d'epoca come Palatium Novum del Comune, il Palazzo della Ragione fu edificato intorno al XI-XII secolo per assolvere alle funzioni civili pubbliche: in particolare, era destinato all’amministrazione della giustizia e ad accogliere le assemblee e le adunanze cittadine ma, in caso di cattivo tempo, accoglieva anche il mercato che si teneva nella piazza sottostante: Piazza delle Erbe.
L'edificio fu più volte modificato e rimaneggiato. Nel Quattrocento furono eretti i portici e nel 1472 fu innalzata la Torre dell'Orologio, su disegno di Luca Fancelli. L'anno dopo la Torre fu arricchita da un pubblico orologio ideato dal matematico ed astrologo Bartolomeo Manfredi. L'orologio, vero gioiello della tecnica, indicava le ore, la posizione dei pianeti, il crescere e il calare del giorno, i segni zodiacali, le fasi lunari, e perfino i giorni favorevoli per far salassi, per seminare, per partire in viaggio … L'orologio funzionò fino ai primi del Settecento: poi fu trasformato in un normale meccanismo per il sole e per le ore. In una ristrutturazione del Settecento, progettata da Doricilio Moscatelli, furono chiuse le trifore duecentesche e aperte ampie e luminose finestre. Infine, nella prima metà del Novecento, il Palazzo fu riportato alla struttura originaria dall'architetto Aldo Andreani, che eliminò le sovrapposizioni barocche.
Dal 1997 il Palazzo è divenuto prestigiosa sede espositiva dei musei Civici di Mantova, ospitando numerose ed importanti esposizioni d'arte organizzate dall'amministrazione comunale. Nell'ampio salone, sono visibili sulle pareti di testa i resti di notevoli affreschi che raffigurano episodi bellici della fine del XII secolo, e personaggi della storia sacra, opera del parmense Grisopolo, che risale alla metà del Duecento.
 

Palazzo Ducale

Più che un palazzo, il Ducale di Mantova è “una città nella città”, è la gran reggia cittadina in cui - dalla fine del Duecento al Settecento - vissero, operarono, tramarono i reggitori di Mantova e del mantovano. Ma continueremo a chiamarlo Palazzo Ducale, come fan tutti. Il palazzo copre un’area di circa 34.000 metri quadrati, che si estende tra Piazza Sordello e I Laghi di Mezzo e Inferiore. Costruito nel tempo, a sussulti e stratificazioni, con i criteri più diversi, spesso demolendo edifici preesistenti o unendone altri, Palazzo Ducale comprende più di cinquecento stanze, seicento porte, quindici giardini, piazze e cortili, una basilica ed un teatro: tutti questi “ambienti” sono ricchissimi di opere d’arte d’ogni genere, che risalgono ad epoche diverse e ad autori diversi.
In effetti, nel Medioevo e nel Rinascimento, il palazzo era conosciuto ed ammirato come una delle più importanti residenze d’Europa, sia per lo splendore e la ricchezza che esprimeva, sia per il potere che vi si esercitava, ma soprattutto per l'avvicendarsi d’artisti e letterati che vi dimoravano stabilmente, ospiti dei grandi mecenati: i Gonzaga. Per nominarne solo alcuni, ricordiamo che furono chiamati a corte: Giulio Romano, Baldesar Castiglione, Torquato Tasso, Pisanello, Rubens e Andrea Mantegna. Essi - e mille altri - lasciarono a Palazzo Ducale le tracce del loro genio, e quelle della bizzarria e del gusto dei principi; lasciarono il silenzio ed il fascino delle cose morte che parlano il linguaggio alto della storia, dell’arte, della poesia, della politica, del fastigio e della sventura.
Non è questa la sede per un esame, ancorché sommario, dei moltissimi capolavori custoditi nella reggia gonzaghesca. Si avverte, in ogni caso, che i principali edifici ed ambienti del Palazzo - qui indicati con un asterisco - sono descritti nelle singole “voci”. Ci si limita quindi ad elencarli, seguendo un percorso sostanzialmente temporale. Sotto quest’aspetto, si noterà che il complesso aggregato di strutture e edifici - senza dubbio eterogenei - che formano Palazzo Ducale, può essere diviso in alcuni nuclei principali.

  • Il nucleo più antico del palazzo prospetta sull’ampia Piazza Sordello ed è costituito dal trecentesco Palazzo del Capitano e dalla vicina Magna Domus. I due palazzi furono costruiti a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, quando reggitore della città era Guido Bonacolsi.
  • Con l’insediamento dei Gonzaga (1328), furono aggiunti altri edifici, tra cui il palazzetto dove il Pisanello dipinse, nel Quattrocento, un famoso ciclo cavalleresco.
  • Alla metà del Quattrocento il marchese Ludovico II scelse come principale residenza della famiglia il Castello di San Giorgio , realizzato tra il 1395 e il 1406 di fronte all’omonimo ponte da Bartolino da Novara. Nella torre di nord-est del castello Andrea Mantegna, tra il 1465 e il 1475, affrescò interamente la celebre Camera Picta o Camera degli Sposi.
  • Intorno al 1480 Federico I Gonzaga fece edificare un nuovo nucleo di fronte al lago, la Domus Nova , affidandone il progetto all’architetto toscano Luca Fancelli. La Domus si trova a sud dell'intero complesso edilizio. Secondo il progetto iniziale doveva trattarsi di quattro edifici disposti intorno ad un cortile interno che, tuttavia, rimase aperto da un lato. L'ampio spazio determinato dai tre edifici corrisponde oggi a Piazza Paccagnini.
  • Federico II fece costruire da Giulio Romano, l’Appartamento di Troia che rappresentò, nei pressi del castello di San Giorgio, il primo nucleo della cosiddetta Corte Nuova. Tra il 1536 ed il 1539, il Romano edificò La Rustica, l'adiacente Appartamento di Corte Nuova e la Palazzina della Paleologa, distrutta nel 1898, che si trovava nei pressi del Castello di San Giorgio, vicino al fossato orientale.
  • Tra il 1576 e il 1582 il duca Guglielmo provvide al rinnovo di un’estesa parte della Corte Vecchia per costituire gli ambienti della sua nuova residenza, nota nel Settecento come Appartamento Verde. Varie sale di questo complesso si presentano attualmente con ornati e arredi realizzati in epoca neoclassica, durante la dominazione asburgica e napoleonica.
  • Dalla metà del Cinquecento, nella zona della Corte Nuova, furono inoltre costruiti il vasto edificio comprendente l’Appartamento Grande di Castello, così denominato perché sorto a ridosso del fossato del castello di San Giorgio, e la Basilica Palatina di Santa Barbara , la grande cappella di corte, eretta tra il 1563 e il 1572 su progetto dell’architetto mantovano Giovanni Battista Bertani.
  • Il figlio di Guglielmo, il duca Vincenzo I (1587-1612), proseguì nell’opera di ristrutturazione interna degli antichi edifici di corte e creò, fra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento, una grandiosa serie di sale che costituirono il nuovo Appartamento Ducale , detto anche Appartamento di Vincenzo, in un’ala della quattrocentesca Domus Nova. Questo quartiere, realizzato per opera dell’artista di corte Antonio Maria Viani, rimarrà il più importante della reggia anche durante il periodo della dominazione asburgica. In questo periodo, il Viani progettò e diresse anche i lavori delle Sale della Metamorfosi e della Loggia di Eleonora.
  • Per dare una nuova residenza al duca Vincenzo II (1627), in Corte Vecchia furono ristrutturati e decorati vari interni del piano nobile dell’antico palazzo del Capitano, corrispondenti all’Appartamento di Guastalla, così chiamato poiché in seguito vi abitò Anna Isabella di Guastalla, moglie dell’ultimo duca Ferdinando Carlo Gonzaga (1655-1707).
  • In epoca austriaca, e in particolare nella seconda metà del Settecento, il palazzo fu oggetto di importanti opere di ristrutturazione e arredo, attuate secondo le tendenze del gusto rococò e neoclassico. A tale periodo risalgono la decorazione della grande sala dei Fiumi e la sistemazione di quelle degli Arazzi e degli Specchi.
  • All’interno dell’antica Magna Domus, l’Appartamento tardo-settecentesco dell’Imperatrice fu interessato, in epoca napoleonica, da alcuni interventi volti soprattutto al rinnovo degli arredi e delle tappezzerie.


Nel corso dei secoli Palazzo Ducale fu più volte saccheggiato, e - dopo l’annessione di Mantova al Regno d’Italia (1866) - fu lasciato in abbandono per molti anni. Sono così andati perduti mobili preziosi, arredi e opere d’arte di grande valore. Solo dall’inizio del Novecento, grazie ai diretti interventi dello Stato, furono avviati i restauri. Per ricreare l’arredo pittorico e scultoreo, che le tante depredazioni - a partire dalla vendita delle collezioni gonzaghesche del 1627 - avevano distrutto, si rimediò con il trasferimento delle collezioni comunali negli appartamenti ducali da poco risistemati.
Oggi Palazzo Ducale si presenta e si visita come un museo.
 

Palazzo Sordi

Palazzo Sordi sorge in Via Pomponazzo e - come ricorda una lapide - fu commissionato dal marchese Benedetto Sordi all’architetto fiammingo Frans Geffels. Dopo aver inglobato altre costruzioni, il grande edificio fu completato nel 1680. Il Palazzo è tuttora abitato dalla famiglia Sordi ed è chiuso al pubblico.
Magnifica la facciata - d’ordine dorico e ad intonaco, con tratti di bugnato rustico - ricca di statue, di decorazioni e bassorilievi in marmo e stucco. Sopra l’ingresso principale, eccentrico rispetto alla facciata, spicca un bel tondo con la Madonna col Bambino, altorilievo di Giovan Battista Barberini da Intelvi. Su un angolo dell’edificio si può ammirare un busto del marchese Sordi, opera del Geffels.
La parte interna del Palazzo si caratterizza per un vasto cortile, arricchito da statue, che termina con un bellissimo emiciclo ed una balconata. Dal cortile s’innalza un superbo scalone che porta al piano nobile, ove si trovano i bei saloni dell’Età e di Belgrado. Le statue in stucco e gli ornati sono opera del Barberini: si noterà, in particolare, l’altorilievo in stucco che ricorda la visita di Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers a Papa Innocenzo XI (1686).
 

Palazzo Te

Così il Vasari descrisse Palazzo Te: "un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso".
L’edificio rappresenta una delle testimonianze architettoniche più rilevanti ed apprezzate lasciate dai Gonzaga. Contrariamente a Palazzo Ducale, localizzato nel cuore della città e sede ufficiale della corte gonzaghesca, Palazzo Te si trovava su un'isola del lago Paiolo, interrato nel XVIlI secolo, all'esterno delle mura: esso era la reggia destinata ai divertimenti e alla villeggiatura dei signori di Mantova. Il duca Federico II nel 1525 ne commissionò il progetto e la realizzazione a Giulio Romano, che qui poté esprimere il proprio genio, producendo uno dei capolavori dell'epoca. Costruito nel corso di un decennio, dal 1525 al 1535, Palazzo Te fu restaurato alla fine del Settecento e ritoccato anche in seguito.
Il complesso edilizio si articola intorno ad una corte quadrata, il Cortile d'Onore, dalla quale - attraverso la Loggia di Davide - si passa nel retrostante giardino. Doveva trattarsi di un ampio spazio quadrangolare abbellito da alberi, fontane e statue, di cui oggi rimane solo l'esedra, costruzione semicircolare ad arcate che coronava l'estremità del parco, attribuita al Sebregondi.
L’esterno è rivestito con un bugnato rustico, tipico del periodo manierista. Ma la maggior attrazione è data dalle stanze affrescate, che nelle rappresentazioni pittoriche ci restituiscono le abitudini degli abitanti del palazzo. Vediamo le principali.

LATO SETTENTRIONALE
Il lato settentrionale dell'edificio è la sede di due appartamenti distinti, collegati da un porticato detto Loggia delle Muse. Le tre stanze ad ovest erano riservate ad Isabella Boschetti contessa di Calvisano, l'amante che il duca ospitava. Le fini decorazioni rimandano alla mitologia e alla cultura classica, in una compostezza compositiva ancora legata allo stile del Quattrocento. Attraversando la loggia si giunge all'appartamento del duca, al quale si accede dalla Sala dei cavalli. Questa era la sala di rappresentanza, in cui Federico II volle ritratti i purosangue cui era più affezionato. I destrieri sono ritratti dal vero con estremo realismo e il duca volle perpetuarne il ricordo nel tempo facendo apporre sotto ogni affresco il nome del cavallo. In alto corre un fregio meraviglioso di rami e putti in varie attitudini. Bello il soffitto con lacunare in legno intagliato. Si passa ad un altro capolavoro del complesso edilizio: la Camera di Psiche. Le pareti di questa sala sono affrescate con scene che riportano il mito di Amore e Psiche, alludendo forse alla passione tra il duca e Isabella Boschetti. Le pitture, caratterizzate da colori intensi e brillanti, coinvolgono lo spettatore grazie alla finzione prospettica e al dinamismo delle figure.

LATO MERIDIONALE
Attraverso alcune piccole stanze che concludono l'appartamento di Federico II, e passando per la Loggia di Davide, si accede all'ala meridionale del palazzo. Adibite a foresteria, le camere di quest'ala erano destinate ad ospitare grandi personaggi politici. In queste stanze soggiornò probabilmente anche l'imperatore Carlo V, atteso a Mantova nel 1530. Infatti i rilievi e i dipinti della Sala degli stucchi (con volta a botte, sotto cui corrono due fregi con una movimentata marcia di soldati romani) e della Sala di Cesare (con un bel fregio di putti nella parte superiore delle pareti), sembrerebbero alludere proprio ai trionfi del celebre imperatore asburgico. Dai due vani si passa alla stanza più celebre: la Sala dei Giganti. Il tema del grande affresco dipinto sulle pareti è la mitologica ribellione dei Titani che nel tentativo di scalare il Monte Olimpo vengono sorpresi dalle saette di Giove. La particolarità del luogo sta nella soluzione pittorica adottata da Giulio Romano: non adattandosi alle divisioni architettoniche di pareti e soffitto, esordisce con un unico affresco continuo in altezza e lungo tutto il perimetro. Ha così creato un ambiente coinvolgente e spettacolare in cui anche l'acustica ha un ruolo fondamentale. I rumori, potenziati grazie alla struttura architettonica della stanza, creano un senso di inquietudine nello spettatore. Si dice che, bisbigliando in un angolo della stanza, le parole possano essere udite con chiarezza nell'angolo opposto, senza che nulla si senta nel resto dell'ambiente. A concludere l'effetto scenografico della sala c'era un camino, ora non più esistente, che proiettava i riflessi delle fiamme sulle pareti rendendo molto drammatica la vicenda narrata dall'affresco.

ALTRI AMBIENTI NOTEVOLI sono
  • La Sala delle Medaglie, dove le sedici medaglie di fregio allo pareti sono dipinte da Giulio Romano.
  • La Sala delle Aquile, dove agli angoli dominano quattro grandi aquile, tra l'una e l'altra delle quali sono compartimenti con storie dipinte e medaglie di stucco. Nel medaglione in mezzo alla volta, la «Caduta di Fetonte dal carro del Sole» è attribuita dal Vasari a Giulio Romano. Gli stucchi sono del Primaticcio e di Nicolò da Milano.
  • Il Grande Atrio ornato di stucchi e raffaelleschi di squisita fattura, dipinti da allievi di Giulio Romano; reca negli ottagoni e nelle lunette dipinti di Rinaldo Mantovano, del Pagni e di Luca da Faenza.


IL GIARDINO
Lontano dal palazzo, in un angolo in fondo al giardino, si cela il piccolo Appartamento della grotta, le cui stanze erano adibite a bagni. Vi si accede attraverso un piccolo ingresso decorato a grottesche, pitture di derivazione classica molto diffuse nel Rinascimento. Dall'ingresso si passa a due diversi gruppi di locali. A nord tre piccole stanze di servizio la cui saletta principale è finemente decorata con ritratti di virtuosi personaggi dell'antica Roma: Cincinnato, Orazio Coclite, Attilio Regolo e Zaleuco. A est il Giardino segreto e la Grotta ai quali si accede attraversando una loggetta. Il piccolo ma suggestivo ambiente culmina in un antro artificiale in cui si poteva usufruire di un bagno caldo. Le pareti sassose incastonate di preziosi e conchiglie, fatte brillare dal riverbero dell'acqua, dovevano rendere l'ambiente estremamente scenografico.
Sul lato meridionale del giardino si trova il complesso delle Fruttiere, un lungo edificio adibito un tempo a magazzino di derrate alimentare, che ospita oggi un ampio spazio espositivo sede di importanti esposizioni temporanee.

IL MUSEO
Il sottotetto dell'edificio principale ospita il Museo Civico di Palazzo Te, diviso in varie sezioni:

  • Collezione Mesopotamia "Ugo Sissa". E' stata concessa in deposito al Museo dagli eredi di Ugo Sissa, architetto e pittore mantovano, è formata da circa 250 pezzi e risulta di notevole importanza anche per l'estensione cronologica dei reperti, databili tra la fine del VI millennio a.C. e la fine del I millennio d.C.
  • Donazione “Arnoldo Mondadori”. La sezione comprende diciannove dipinti di F. Zandomeneghi e tredici di A. Spadini, raccolti da Arnoldo Mondadori. La collezione costituisce il principale riferimento per studiosi e appassionati, poiché ospita il maggior nucleo di opere appartenenti ai due artisti.
  • Raccolta Egizia "Giuseppe Acerbi". Giuseppe Acerbi partecipò nel 1829 ad alcune fasi della celebre spedizione archeologica condotta da Champollion, il decifratore dei geroglifici. Intorno al 1820-1830, egli riuscì a formare un'importante raccolta, che nel 1840 donò alla città. Particolarmente interessanti sono: le sculture della prima sala, la grande testa bronzea della regina Arsinoe; gli amuleti, con frequenti raffigurazioni di animali sacri e divinità; gli shuebte; i vasi canopici di alabastro; il gatto di bronzo; la scultura lignea raffigurante il cane Anubi.
  • Sezione Gonzaghesca. La sezione è costituita da materiali legati alla storia mantovana di età gonzaghesca (1328-1707): una raccolta numismatica, una collezione di coni e punzoni, l'antica serie di pesi e misure dello Stato di Mantova.
  • Collezione Numismatica. E’ costituita da 560 monete che offrono una buona documentazione della produzione della zecca di Mantova dal Trecento al Settecento.
    Infine, Palazzo Te ospita un Centro Internazionale di Arte e Cultura, volto alla promozione artistica e culturale, che cura la realizzazione di mostre, pubblicazioni e ricerche scientifiche.
 

Pescherie

Costruite su progetto di Giulio Romano - per completare il sistema commerciale del pubblico macello, cui erano collegate - le “Pescherie” erano inizialmente destinate al commercio del pesce. Esse furono realizzate nel 1536, sul ponte medievale a cavallo del Rio (il canale che scorre all’interno della città ed unisce il Lago Superiore al Lago Inferiore). Gli edifici delle Pescherie sono formati da un doppio porticato ad archi tondi in bugnato, con finestre rettangolari nella parte alta. Gli edifici del macello (le cosiddette Beccherie) furono demoliti alla metà dell’Ottocento.
 

Rotonda di San Lorenzo

La Rotonda di San Lorenzo si trova in Piazza delle Erbe - a circa un metro e mezzo sotto il livello stradale - ed è la chiesa più antica di Mantova. Tradizione vuole che la costruzione risalga al 1083 e che sia stata voluta da Matilde di Canossa, ma c’è chi sostiene che l’edificio risale agli inizi del IV secolo e che è stato eretto sopra un preesistente tempio pagano. Dedicata a San Lorenzo, la chiesa fu sede parrocchiale fino alla sua soppressione, avvenuta nel 1579 per volontà di Guglielmo Gonzaga, e quindi lasciata in completo abbandono: fu “riscoperta” solo all’inizio del Novecento, quando si provvide a sistemare la piazza e a ripulire l’adiacente Palazzo della Ragione.
La Rotonda è a pianta circolare - con sovrastante matroneo - e ricorda la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’esterno è caratterizzato da snelle e pronunciate lesene, coronate in alto da una serie di archetti pensili. L'interno - semplice e spoglio - trasmette al visitatore un senso di profonda spiritualità e invita al raccoglimento. L’ambiente è scandito da un primo cerchio di colonne che sostengono le volte e da un secondo cerchio al piano superiore, che crea effetti di chiaroscuro. In origine, la chiesa era completamente affrescata. Ora rimangono lacerti, non tutti leggibili: per lo schema rigido della composizione e della decorazione degli abiti e l'espressione astratta e idealizzata dei volti, si può dedurre che l'autore sia un maestro del secolo XI, ancora legato alla scuola bizantina. Nell'abside un frammento più tardo rappresenta San Lorenzo sulla graticola del martirio.