Login / Registrazione
Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
follow us! @travelitalia

Storia di Mantova

LE ORIGINI E Roma
Le origini di Mantova sono leggendarie: la figlia dell’indovino Tiresia, Manto, fuggita da Tebe dopo la morte del padre, si sarebbe fermata in questa landa e avrebbe fondato la città. Scarse sono le tracce d’insediamenti preistorici nella zona, mentre pare certo che nel VI secolo a.C. gli Etruschi abbiano avuto qui, sul Mincio, una delle punte più avanzate della loro espansione verso nord-est. Il dominio etrusco, a cui si deve il fiorire d’attività artigianali e commerciali nel corso del V secolo a.C., ebbe fine nel 388, in seguito all’invasione dei galli Cenomani, e le sue tracce scomparvero con la conquista romana avvenuta nel 220. Nel 41 a.C. parte del territorio fu confiscato, diviso in centurie e assegnato ai coloni. All’epoca la città era definita “oppidum parvum”, una piccola città fortificata, che corrispondeva pressapoco all’attuale Piazza Sordello e alla zona immediatamente circostante, e viveva prevalentemente d’agricoltura.

IL MEDIOEVO
Dopo la caduta dell’Impero Romano, il territorio fu invaso, nel IV e V secolo, dai popoli germanici: Marcomanni, Visigoti, Unni e Ostrogoti, che peraltro non lasciarono tracce nell’impianto urbanistico della città. Dopo la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, il territorio passò ai Franchi, diventando, alla metà del IX secolo, parte della marca attoniana, soggetta cioè ai marchesi Attoni di Canossa, per volontà dell’imperatore Ludovico II. Il Comune di Mantova, sanzionato nel 1116 dall’imperatore Enrico V, si trasformò in un centro politicamente e commercialmente importante. Grazie ad una poderosa opera idraulica dovuta ad Alberto Pitentino (1190), il corso del Mincio fu regolato, per formare quattro laghi (Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo), mentre Il Rio definì il nuovo limite della città che si sviluppò oltre la prima cerchia di mura. Risalgono a questo periodo il Palazzo del Podestà (1227), il Palazzo della Ragione (1250) e l'ampliamento della chiesa di Santa Maria del Gradaro (1256).

BONACOLSI E GONZAGA
Nel 1272, i Bonacolsi riuscirono ad ottenere il dominio della città. Con una politica di pacificazione interna e d’alleanze esterne, lo mantennero fino al 1328. In questo periodo fecero costruire il Palazzo del Capitano sul lato destro del Duomo, la Domus Magna, una serie di edifici merlati, e la celebre Torre, poi chiamata “della Gabbia", che caratterizzano oggi Piazza Sordello nel lato sinistro; la chiesa di San Francesco (1303-4), ricostruita dopo un bombardamento subito nel 1945.
Il 16 agosto 1328 i Gonzaga, in una sola notte, cacciarono dalla città gli avversari Bonacolsi. Dopo aver consolidato il loro dominio, nel 1433 i Gonzaga ottennero dall’imperatore Sigismondo il titolo di marchesi, col diritto alla trasmissione ereditaria del potere. Con Ludovico II - signore di Mantova dal 1444 al 1478 - trasformarono la città in uno dei centri più vitali del Rinascimento. Furono chiamati a corte Donatello, Leon Battista Alberti, Luciano Laurana, Luca Fancelli, Andrea Mantegna, si costruirono su progetti dell’Alberti le basiliche di Sant’Andrea e San Sebastiano, si rinnovò il palazzo del Broletto, si ampliò il Palazzo Ducale, dando il via ai lavori della Domus Nova. La città, che già aveva superato il limite urbano del Rio, si allineò su un nuovo perimetro delimitato dalle cinque porte note con i nomi di San Giorgio, Mulina, Pradella, Posterla, Cerese, e si suddivise in venti contrade storiche, di cui si ritrovano ancor oggi le tracce.
La già splendida Mantova fu arricchita di nuove opere d’arte dal successore di Ludovico II, Federico I, e ancor più da Francesco II, divenuto marchese nel 1484 e aiutato nella sua opera di mecenate dalla colta e raffinata Isabella d’Este. A corte si moltiplicarono le presenze di artisti e letterati ma anche di artigiani che realizzarono capolavori nella ceramica, nell’intarsio, nell’oreficeria, nella tappezzeria, nel mobilio.
Col figlio e successore di Francesco II, Federico II, diventato duca per nomina dell’imperatore Carlo V nel 1530, Mantova incontrò l’artista che ha lasciato l’eredità più ricca: Giulio Pippi, noto come Giulio Romano. Attivo in città dal 1524 fino alla morte, avvenuta nel 1546, Giulio pose mano al Palazzo Ducale,alla cattedrale, a ville e ad abitazioni dell’aristocrazia, a edifici profani come le Pescherie, all’assetto urbanistico della città, ma soprattutto a Palazzo Te, la sua villa-capolavoro. Lo splendore della corte gonzaghesca si prolungò con i duchi Francesco III, Guglielmo e soprattutto Vincenzo I (1587-1612), che arricchirono Mantova di nuove opere d’arte: la Basilica Palatina, l’Ala dei Mori in Palazzo Ducale, la sala degli Specchi, la sala degli Arcieri testimoniano di un’attività infaticabile che ebbe come protagonisti uno degli allievi di Giulio Romano, Giovan Battista Bertani, ma anche il cremonese Antonio Maria Viani e due grandi artisti fiamminghi, Pieter Paul Rubens e Francio Pourbus il Giovane.

LA DECADENZA
La crisi causata dalle follie e dalla prodigalità degli ultimi duchi - già acuta al punto da convincere nel 1627 Vincenzo II a cedere parte della sua raccolta di dipinti al re d’Inghilterra Carlo I - esplose drammaticamente quando lo stesso Vincenzo II morì nel 1627 senza eredi diretti, lasciando aperto il problema della successione a Mantova e in un territorio di grande importanza strategica come il Monferrato. L’Europa era nel pieno della guerra dei Trent’Anni e le contese dinastiche erano spesso risolte con la forza delle armi. La successione a Mantova spettava a Carlo Gonzaga, duca di Nevers, esponente di un ramo cadetto trasferitosi in Francia, ma tale candidatura, che minacciava di favorire gli interessi francesi, fu accolta con sospetto dall’imperatore Ferdinando II d’Asburgo. Così, per allontanare dalla città il legittimo duca Carlo, fu inviato contro Mantova un esercito di lanzichenecchi, che, dopo un lungo assedio, il 18 luglio 1630 entrò in città. Gli imperiali si ritirarono nel 1631 con un bottino immenso, lasciando solo morte e distruzione.
Si calcola che, tra la peste e le uccisioni, circa 130.000 abitanti del Ducato morirono in questo periodo, riducendo la popolazione a 43.000 unità. In contrapposizione al declino dei regnanti, negli anni successivi vi fu l'accrescimento del prestigio di alcune famiglie nobili, e sorsero così i loro palazzi: Valenti (1640); Sordi (1660); Canossa (1669). L'opera di disgregazione del patrimonio artistico fu proseguita dai successivi duchi fino al 1707, anno in cui l'ultimo duca, Ferdinando Carlo, fuggì da Mantova a Venezia, portando con sé gli ultimi tesori della famiglia. Il Duca fu accusato di "fellonia" e dichiarato decaduto: il Ducato passò all'Austria.

LA DOMINAZIONE AUSTRIACA
Sotto l’amministrazione austriaca la città ebbe un nuovo momento di sviluppo, testimoniato da realizzazioni impegnative come la cupola di Sant'Andrea, opera di Filippo Juvarra (1733-1765), i lavori alle chiese di San Barnaba e di San Maurizio, i palazzi Cavriani e dei Gesuiti, opera di Alfonso Torreggiani, il Teatro Scientifico di Antonio Bibiena con l’attiguo Palazzo dell'Accademia Virgiliana, progettato dal Piermarini, gli appartamenti degli Arazzi e dell’Imperatrice in Palazzo Ducale. Tra gli artisti di maggior spicco del periodo, vanno ricordati l’architetto Paolo Pozzo e i pittori Giuseppe Bazzani, Giuseppe Bottani e Felice Campi.
Conquistata dopo un lungo assedio dalle truppe napoleoniche – della dominazione francese resta la sistemazione di Piazza Virgiliana – Mantova tornò nel 1814 all’Austria, diventando con Peschiera, Verona e Legnago l’asse portante del sistema di piazzeforti del “quadrilatero”; di questi anni, caratterizzati dal prosciugamento del bacino del Paiolo, restano come monumenti di spicco il Teatro Sociale di Luigi Canonica e alcuni bei palazzi di Giovan Battista Vergani.
Mantova fu annessa al Regno d’Italia dopo la terza guerra d’indipendenza, nell’ottobre 1866.
Condividi "Storia di Mantova" su facebook o altri social media!