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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Palazzo Te

Mantova / Italia
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Così il Vasari descrisse Palazzo Te: "un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso".
L’edificio rappresenta una delle testimonianze architettoniche più rilevanti ed apprezzate lasciate dai Gonzaga. Contrariamente a Palazzo Ducale, localizzato nel cuore della città e sede ufficiale della corte gonzaghesca, Palazzo Te si trovava su un'isola del lago Paiolo, interrato nel XVIlI secolo, all'esterno delle mura: esso era la reggia destinata ai divertimenti e alla villeggiatura dei signori di Mantova. Il duca Federico II nel 1525 ne commissionò il progetto e la realizzazione a Giulio Romano, che qui poté esprimere il proprio genio, producendo uno dei capolavori dell'epoca. Costruito nel corso di un decennio, dal 1525 al 1535, Palazzo Te fu restaurato alla fine del Settecento e ritoccato anche in seguito.
Il complesso edilizio si articola intorno ad una corte quadrata, il Cortile d'Onore, dalla quale - attraverso la Loggia di Davide - si passa nel retrostante giardino. Doveva trattarsi di un ampio spazio quadrangolare abbellito da alberi, fontane e statue, di cui oggi rimane solo l'esedra, costruzione semicircolare ad arcate che coronava l'estremità del parco, attribuita al Sebregondi.
L’esterno è rivestito con un bugnato rustico, tipico del periodo manierista. Ma la maggior attrazione è data dalle stanze affrescate, che nelle rappresentazioni pittoriche ci restituiscono le abitudini degli abitanti del palazzo. Vediamo le principali.

LATO SETTENTRIONALE
Il lato settentrionale dell'edificio è la sede di due appartamenti distinti, collegati da un porticato detto Loggia delle Muse. Le tre stanze ad ovest erano riservate ad Isabella Boschetti contessa di Calvisano, l'amante che il duca ospitava. Le fini decorazioni rimandano alla mitologia e alla cultura classica, in una compostezza compositiva ancora legata allo stile del Quattrocento. Attraversando la loggia si giunge all'appartamento del duca, al quale si accede dalla Sala dei cavalli. Questa era la sala di rappresentanza, in cui Federico II volle ritratti i purosangue cui era più affezionato. I destrieri sono ritratti dal vero con estremo realismo e il duca volle perpetuarne il ricordo nel tempo facendo apporre sotto ogni affresco il nome del cavallo. In alto corre un fregio meraviglioso di rami e putti in varie attitudini. Bello il soffitto con lacunare in legno intagliato. Si passa ad un altro capolavoro del complesso edilizio: la Camera di Psiche. Le pareti di questa sala sono affrescate con scene che riportano il mito di Amore e Psiche, alludendo forse alla passione tra il duca e Isabella Boschetti. Le pitture, caratterizzate da colori intensi e brillanti, coinvolgono lo spettatore grazie alla finzione prospettica e al dinamismo delle figure.

LATO MERIDIONALE
Attraverso alcune piccole stanze che concludono l'appartamento di Federico II, e passando per la Loggia di Davide, si accede all'ala meridionale del palazzo. Adibite a foresteria, le camere di quest'ala erano destinate ad ospitare grandi personaggi politici. In queste stanze soggiornò probabilmente anche l'imperatore Carlo V, atteso a Mantova nel 1530. Infatti i rilievi e i dipinti della Sala degli stucchi (con volta a botte, sotto cui corrono due fregi con una movimentata marcia di soldati romani) e della Sala di Cesare (con un bel fregio di putti nella parte superiore delle pareti), sembrerebbero alludere proprio ai trionfi del celebre imperatore asburgico. Dai due vani si passa alla stanza più celebre: la Sala dei Giganti. Il tema del grande affresco dipinto sulle pareti è la mitologica ribellione dei Titani che nel tentativo di scalare il Monte Olimpo vengono sorpresi dalle saette di Giove. La particolarità del luogo sta nella soluzione pittorica adottata da Giulio Romano: non adattandosi alle divisioni architettoniche di pareti e soffitto, esordisce con un unico affresco continuo in altezza e lungo tutto il perimetro. Ha così creato un ambiente coinvolgente e spettacolare in cui anche l'acustica ha un ruolo fondamentale. I rumori, potenziati grazie alla struttura architettonica della stanza, creano un senso di inquietudine nello spettatore. Si dice che, bisbigliando in un angolo della stanza, le parole possano essere udite con chiarezza nell'angolo opposto, senza che nulla si senta nel resto dell'ambiente. A concludere l'effetto scenografico della sala c'era un camino, ora non più esistente, che proiettava i riflessi delle fiamme sulle pareti rendendo molto drammatica la vicenda narrata dall'affresco.

ALTRI AMBIENTI NOTEVOLI sono
  • La Sala delle Medaglie, dove le sedici medaglie di fregio allo pareti sono dipinte da Giulio Romano.
  • La Sala delle Aquile, dove agli angoli dominano quattro grandi aquile, tra l'una e l'altra delle quali sono compartimenti con storie dipinte e medaglie di stucco. Nel medaglione in mezzo alla volta, la «Caduta di Fetonte dal carro del Sole» è attribuita dal Vasari a Giulio Romano. Gli stucchi sono del Primaticcio e di Nicolò da Milano.
  • Il Grande Atrio ornato di stucchi e raffaelleschi di squisita fattura, dipinti da allievi di Giulio Romano; reca negli ottagoni e nelle lunette dipinti di Rinaldo Mantovano, del Pagni e di Luca da Faenza.


IL GIARDINO
Lontano dal palazzo, in un angolo in fondo al giardino, si cela il piccolo Appartamento della grotta, le cui stanze erano adibite a bagni. Vi si accede attraverso un piccolo ingresso decorato a grottesche, pitture di derivazione classica molto diffuse nel Rinascimento. Dall'ingresso si passa a due diversi gruppi di locali. A nord tre piccole stanze di servizio la cui saletta principale è finemente decorata con ritratti di virtuosi personaggi dell'antica Roma: Cincinnato, Orazio Coclite, Attilio Regolo e Zaleuco. A est il Giardino segreto e la Grotta ai quali si accede attraversando una loggetta. Il piccolo ma suggestivo ambiente culmina in un antro artificiale in cui si poteva usufruire di un bagno caldo. Le pareti sassose incastonate di preziosi e conchiglie, fatte brillare dal riverbero dell'acqua, dovevano rendere l'ambiente estremamente scenografico.
Sul lato meridionale del giardino si trova il complesso delle Fruttiere, un lungo edificio adibito un tempo a magazzino di derrate alimentare, che ospita oggi un ampio spazio espositivo sede di importanti esposizioni temporanee.

IL MUSEO
Il sottotetto dell'edificio principale ospita il Museo Civico di Palazzo Te, diviso in varie sezioni:

  • Collezione Mesopotamia "Ugo Sissa". E' stata concessa in deposito al Museo dagli eredi di Ugo Sissa, architetto e pittore mantovano, è formata da circa 250 pezzi e risulta di notevole importanza anche per l'estensione cronologica dei reperti, databili tra la fine del VI millennio a.C. e la fine del I millennio d.C.
  • Donazione “Arnoldo Mondadori”. La sezione comprende diciannove dipinti di F. Zandomeneghi e tredici di A. Spadini, raccolti da Arnoldo Mondadori. La collezione costituisce il principale riferimento per studiosi e appassionati, poiché ospita il maggior nucleo di opere appartenenti ai due artisti.
  • Raccolta Egizia "Giuseppe Acerbi". Giuseppe Acerbi partecipò nel 1829 ad alcune fasi della celebre spedizione archeologica condotta da Champollion, il decifratore dei geroglifici. Intorno al 1820-1830, egli riuscì a formare un'importante raccolta, che nel 1840 donò alla città. Particolarmente interessanti sono: le sculture della prima sala, la grande testa bronzea della regina Arsinoe; gli amuleti, con frequenti raffigurazioni di animali sacri e divinità; gli shuebte; i vasi canopici di alabastro; il gatto di bronzo; la scultura lignea raffigurante il cane Anubi.
  • Sezione Gonzaghesca. La sezione è costituita da materiali legati alla storia mantovana di età gonzaghesca (1328-1707): una raccolta numismatica, una collezione di coni e punzoni, l'antica serie di pesi e misure dello Stato di Mantova.
  • Collezione Numismatica. E’ costituita da 560 monete che offrono una buona documentazione della produzione della zecca di Mantova dal Trecento al Settecento.
    Infine, Palazzo Te ospita un Centro Internazionale di Arte e Cultura, volto alla promozione artistica e culturale, che cura la realizzazione di mostre, pubblicazioni e ricerche scientifiche.
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