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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Domus Nova e Appartamento Ducale

Mantova / Italia
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Verso la fine del XV secolo - nell’ambito di Palazzo Ducale - i Gonzaga dettero inizio al complesso che sarà denominato Corte Nuova, per distinguerlo dai più antichi edifici di Corte Vecchia. Fra il 1480 e il 1484, l’architetto Luca Fancelli - per incarico del marchese Federico I - costruisce l’imponente edificio della Domus Nova. Secondo il progetto iniziale, l'edificio doveva comprendere quattro fabbricati di gusto rinascimentale, disposti attorno ad un cortile interno, corrispondente all'odierna Piazza Paccagnini, ma il quarto fabbricato non fu mai eretto e la Domus Nova rimase incompiuta. La facciata - rivolta verso il Giardino del Padiglione e restaurata nel 1942 - si presenta affiancata da due massicce torri quadrate sulle quali si affacciano due ordini di finestre sormontate da un loggiato. Per la progettazione, il Fancelli si è sicuramente ispirato al “Trattato” del Filarete, nonché alle soluzioni architettoniche che il Di Giorgio aveva adottato ad Urbino per il Palazzo Ducale. Così anche se si notano ancora le suggestioni delle fabbriche castellane del XV secolo, l’opera del Fancelli sembra anticipare i moderni palazzi cinquecenteschi.
Agli inizi del Seicento, Vincenzo I Gonzaga incaricò l'architetto Antonio Maria Viani di ricavare, nel piano nobile della Domus Nova, un appartamento, cui fu dato il nome di Appartamento Ducale. Esso fu residenza quasi ininterrotta di tutti i duchi di Mantova e quindi del governatore imperiale, ed è contiguo al Salone degli Arcieri, che ne costituiva l'ingresso di rappresentanza. L'appartamento subì diverse trasformazioni: fu riordinato da Carlo II dopo il sacco di Mantova (1630) e quindi dall'amministrazione austriaca, dopo la caduta dei Gonzaga. Ulteriori trasformazioni si ebbero nel 1812-13, durante il dominio napoleonico. L’Appartamento Ducale è formato da vari ambienti, di cui ricordiamo i principali:

  • La Stanza di Giuditta: presenta quattro tele con la Vita di Giuditta, opera del napoletano Pietro Mango ed ha un soffitto in legno scolpito e dorato con l'emblema del duca, il crogiolo ardente, che prova la purezza dei metalli preziosi. L'emblema, proveniente dal palazzo di San Sebastiano, apparteneva alla sala maggiore, dove si custodivano i trionfi dei Cesari del Mantegna. Si ritrova detto simbolo, sempre nel medesimo appartamento, nella stanza che ne prende il nome.
  • La Stanza del Labirinto, è così chiamata per il soffitto ligneo a labirinto, con la ripetizione continua della frase "Forse che sì, forse che no", frase ripresa, poi, da Gabriele D'Annunzio, come titolo per una sua opera. Le tele alle pareti, con le Età del mondo, sono di Sante Peranda (1566-1638) e Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane (1544-1628).
  • Nella Stanza del Crogiolo, il soffitto è identico a quello della stanza di Giuditta, mentre il camino con gli emblemi napoleonici è simile a quello della stanza del Labirinto.
  • La Sala di Amore e Psiche, prende nome dal soggetto del tondo neoclassico inserito nel soffitto rinascimentale azzurro e oro.
  • La Scala Santa, fatta costruire da Ferdinando Gonzaga, nel 1615, quando era ancora cardinale, è una riproduzione, in piccolo, del famoso originale. E' costituita da tre scale parallele che culminano in un vano corrispondente al Sancta Sanctorum romano. In questo vano, si esponevano delle reliquie da venerare. dopo avere percorso, in ginocchio, una delle tre scalette.
  • La Galleria del Passerino, così chiamata perché che il cadavere imbalsamato di Rinaldo Bonacolsi, soprannominato appunto "Passerino", vi si trovava in posizione eretta. La galleria è formata da quattro ambienti comunicanti. Ai soffitti storie tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, da cui un tempo il nome di appartamento delle Metamorfosi. Vi sono raccolti oggetti rari, curiosità del mondo vegetale ed animale, come coccodrilli e uova di struzzo, feti mostruosi, in un vero e proprio museo di Storia Naturale.
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