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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Camera Picta

Mantova / Italia
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La Camera Picta - conosciuta come Camera degli Sposi - è collocata nel torrione nord est del Castello di San Giorgio. Essa fu dipinta da Andrea Mantegna dal 1465 al 1474, come testimoniano una scritta sullo sguincio della finestra est e l'indicazione riportata sulla targa dorata con la quale l'artista dedica il suo lavoro ai marchesi di Mantova.
La decorazione è un vero capolavoro. Una prima parete (detta "della corte"), è dedicata al ritratto della famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo sono attorniati dai familiari. Ludovico, in vestaglia da camera, è girato verso il segretario che gli sta consegnando una lettera; la piccola Paola sta porgendo una mela alla madre; il fratello Ludovico le sta vicino mentre dietro a Ludovico è Gianfrancesco signore di Bozzolo. In secondo piano sono Barbarina "la bella" e Rodolfo. Tra i protagonisti della scena si notano inoltre il cane Rubino e la nana, il cui sguardo fiero dialoga con lo spettatore.
La seconda scena (detta "dell'incontro") raffigura Ludovico II Gonzaga, con il figlio Francesco, appena nominato cardinale. La scena è una sintesi della linea dinastica di tre generazioni. Ludovico II e Federico I, ovvero il marchese e il suo diretto successore, sono raffigurati ai due lati opposti della scena e visti di profilo. Al centro il cardinale Francesco tiene per mano il fratello Ludovico che, a sua volta, dà la mano al nipotino Sigismondo (futuro cardinale): in questo modo è raffigurata la linea gonzaghesca destinata alla carriera ecclesiastica. Il bambino vicino a Ludovico è Francesco II, il primogenito di Federico I destinato a diventare marchese. Sullo sfondo è raffigurata Roma, a simboleggiare il forte legame tra Mantova e la città eterna, suggellata dalla nomina cardinalizia. In secondo piano sono il profilo dell'imperatore Federico III d'Asburgo e il volto di Cristiano I di Danimarca, come a sottolineare il legame con l'impero e il vanto per la parentela regale. Il secondo riquadro di questa parete vede un gruppo di putti che sollevano la targa dedicatoria, mentre una terza sezione è dedicata ad alcuni famigli che si occupano dei cani e dei cavalli del marchese. La "firma" di Mantegna è rintracciabile in un piccolo autoritratto realizzato a monocromo e nascosto nel fogliame del finto pilastro che separa la scena dell'incontro da quella della targa dedicatoria.
Il raccordo tra le pareti e la volta è realizzato attraverso delle vele affrescate con i miti di Orfeo, Arione e le fatiche di Ercole e con delle lunette raffiguranti alcune imprese dei Gonzaga (come la tortora, la cervetta e l'alano bianco).
La volta, dorata e sostenuta da putti dipinti a monocromo, è un omaggio agli imperatori romani (raffigurati secondo il gusto della medaglistica classica) e si apre verso il cielo attraverso l'oculo, l'apertura illusionistica del soffitto realizzata con un'eccezionale applicazione della prospettiva in pittura. Da una balconata si affacciano dei putti, delle fanciulle e delle figure misteriose (un personaggio di colore e una dama pettinata come la marchesa Barbara).
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