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Venerdì 23 Giugno 2017, San Giuseppe Cafasso
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Visitare Macerata - guida breve

 

Chiesa di di Santa Maria della Porta

Posta sulla via omonima, nella cosiddetta Piaggia della Torre, la chiesa sotterranea di Santa Maria della Porta era originariamente dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo, e pertanto monumento secolare della credenza dei popoli più antichi nella verità dell’Assunzione al cielo della Vergine. E' una delle più antiche chiese della città, edificata già nel secolo X, quando Macerata nasceva ed era un piccolo castello, circondato dalle antiche mura. Il nome della Chiesa indica che lì, un tempo, arrivava la città: la Madonna era forse vista come la "castellana" che fa aprire le porte del cielo.
Costruito su un terreno in forte pendenza, e in tempi diversi, l’edificio presenta la caratteristica asimmetria delle chiese romaniche. In stile gotico è invece l'elegante portale della facciata, con gli archi acuti e l'accentuata strombatura, che si apre sul lato sinistro. Della parte più antica resta la cripta che era sede della Confraternita dei Flagellati, i cui emblemi sono scolpiti nelle chiavi di volta. Ammirevole la pala dell'altare maggiore: una stupenda Assunzione dipinta da Domenico Corvi.
 

Chiesa di Santa Maria Incoronata

Conosciuta anche come Chiesa di San Liberato, l’Incoronata sorge in Via dei Sibellini. Sul luogo esisteva nel Duecento un’edicola su cui, nel 1325, fu dipinta l'immagine di San Liberato (fra Pietro da Macerata, fautore dell'osservanza francescana). Probabilmente prima del 1520 l`edicola divenne proprietà del Capitolo Lateranense e, al suo interno, fu dipinta l`immagine di “Santa Maria Incoronata”: probabile autore è Lorenzo di Giovanni de' Carris, detto Giuda.
Con la realizzazione dell`affresco della Vergine, la chiesa fu detta anche di “Santa Maria Incoronata”. Nel 1520 iniziarono i lavori per costruire una chiesa sul luogo dell'edicola, diretti dai mastri lombardi Andrea e Giorgio. Completata la costruzione, l`interno fu ornato con affreschi votivi commissionati dai fedeli. Alcuni di essi sono attribuiti al monterubbianese Vincenzo Pagani, ma il lavoro fu chiaramente eseguito a più mani. La chiesa, dopo essere stata officiata dal 1611 al 1613 dai padri filippini, fu completamente restaurata dal cardinale Felice Centini, vescovo di Macerata dal 1613 al 1641, il cui stemma fu posto sopra l'altare maggiore. L’interno della chiesa conserva una pietra tombale con iscrizione che si ritiene appartenga a Martino Pancalducci, morto nel 1594 e sepolto in cattedrale. Nel 1782 il pittore maceratese Vincenzo Martini dipinse per la chiesa una piccola tela con la “Madonna che appare a San Liberato”. Nel 1848 il Capitolo Lateranense cedette la chiesa alla Pia Unione dei Servitori che la tenne fino al 2 gennaio 1932, quando la Pia Unione fu sciolta. Nella seconda metà del Novecento furono restaurati gli affreschi e il paramento esterno e rifatti il pavimento e la copertura.
 

Duomo di Macerata

La Cattedrale di Macerata sorge in Piazza Strambi ed è dedicata a San Giuliano, detto l’Ospitaliere. L’edificio fu eretto alla fine del Settecento, su disegno di Cosimo Morelli, ma con vari elementi certamente più antichi come, ad esempio, il campanile gotico fiorito del 1478. Pare, infatti, che l’edificio attuale sia stato preceduto da una pieve - dedicata sempre a san Giuliano, e risalente al 1022 – e da un’altra struttura eretta nel Trecento.
L’ampia facciata in mattoni con la zona absidale in laterizio, denota una scelta architettonica finalizzata ad adattare la struttura della Cattedrale al terreno in pendenza. Dalla facciata si evidenzia un piccola scalinata che conduce sino all'ingresso principale fiancheggiato da un secondo ingresso; alzando lo sguardo un bel finestrone posto centralmente si affaccia sulla piazza. Lateralmente alla Cattedrale, unito al complesso architettonico svetta il bel campanile in mattoni a base quadrata.
L’interno è a croce latina con tre navate divise da colonne binate e cupola. Tra le opere d’arte ivi conservate, si può ammirare: una copia in mosaico di un dipinto raffigurante San Michele del Cavalier d’Arpino, opera di G. B. Calandra; Ultima cena, Cena a Emmaus e Deposizione di Filippo Bellini; Madonna con Bambino e Santi trittico attribuito ad Allegretto Nuzi (1369); una Crocefissione di san Pietro, Resurrezione di Tabita e Consegna delle chiavi attribuite a Giovanni Baglione. Nella chiesa inferiore si trovano tre altari dedicati rispettivamente al Santissimo Sacramento, alla Madonna di Loreto e a Santa Maria Maddalena. Nella chiesa è anche conservata la reliquia del braccio sinistro di San Giuliano l’Ospitaliere, secondo la tradizione un belga del VII secolo che si rese colpevole di aver ucciso il padre e la madre scambiandoli per la moglie in atto di adulterio. Inoltre si trova la reliquia di un corporale macchiato del sangue miracolosamente sgorgato da un’ostia consacrata da un sacerdote dubbioso circa la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia. Infine, si venerano le spoglie di San Vincenzo Maria Strambi (1745-1824), che fu vescovo di Macerata dal 1801 al 1823: famoso predicatore, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà a Napoleone, fu allontanato da Macerata, quindi papa Leone XII lo volle presso di sé come consigliere.
Prossima alla Cattedrale sorge la cappella della Misericordia. Essa ricorda la strage dei cittadini rifugiati, commessa dalle truppe francesi nel 1799. Costruita nel 1477, conserva un quadro della Vergine con San Sebastiano, che si dice sia opera del Perugino. Altri dicono sia stata dipinta da Carlo Crivelli.
 

Loggia dei Mercanti

La Loggia dei Mercanti si trova in Piazza della Libertà. E’ una struttura con portico a tre archi in basso e loggia al piano superiore, eretta da Cassiano da Fabriano, su progetto degli architetti Giuliano da Maiano e Matteo Sabbatini, fra il 1504 e il 1505. L’opera fu realizzata per incarico e in onore di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, ma l’iscrizione ricorda papa Giulio II della Rovere, all’epoca del quale può forse essere ricondotto il disegno originale. La loggia fu chiusa nel 1641 da un governatore pontificio che volle fare impropriamente di quella parte dell’edificio la sua stanza da letto: fu riaperta solo nel 1905.
 

Palazzo Buonaccorsi

Sito in Via Don Minzoni, il Palazzo è la sede originale sia dell’Accademia dei Catenati, quest’ultima fondata tra gli altri da Girolamo Zoppio nel 1574 “incitamento e sprone per la gioventù maceratese per fuggire il torpore dell’ozio, mirando alla lode ed all’onore”…
Il palazzo, voluto dalla famiglia Buonaccorsi è opera dell’architetto Giovanni Battista Contini. La costruzione ebbe inizio negli ultimi anni del Seicento e fu completata nel 1718, con l’intervento dell’architetto Ludovico Gregorini. Ha un grande cortile interno, controfacciata rivolta al mare, logge vetrate e giardino pensile, soffitti lignei e statue sulle balaustre. All'interno, l'ampio atrio pavimentato in legno di quercia, la loggia e i saloni decorati, i soffitti a cassettoni e le pitture di soggetto mitologico dell'appartamento nobile offrono alla vista dei visitatori preziosi momenti barocchi e rococò, il cui fasto raggiunge l'apice nel Salone dell'Eneide. Il Salone, decorato nella volta a botte con le Nozze di Bacco ed Arianna da Michelangelo Ricciolini e ornato alle pareti con un ciclo di dipinti su tela commissionati ai maggiori artisti del tempo, celebra le gesta dell'eroe virgiliano in funzione encomiastica.
Proprietà del Comune dal 1967, Palazzo Buonaccorsi fu sede dell'Accademia di Belle Arti fino al 1997 ed ospita oggi le collezioni comunali: il Museo della Carrozza e le raccolte di arte antica e moderna. Vi è previsto il trasferimento, in tempi brevi, del Museo Civico e della Pinacoteca Comunale.
 

Porta Montana

Posta su Via del Convitto e Viale Puccinotti, la struttura possente di Porta Montana è un esempio dell’imponenza delle mura che circondano il centro storico. Dopo la prima cinta ristretta, le mura furono ampliate e fortificate nel Trecento per volere del Cardinale Egidio Albornoz, e nel Quattrocento dall’architetto militare Cristoforo Resse, allievo dei da Sangallo,con trentadue bastioni quadrangolari e poligonali necessari alla difesa contro le (allora) nuove armi da fuoco.
Porta Montana è la più antica delle porte maceratesi. Sono ancora visibili alcuni affreschi e gli incassi all’interno dei quali correva la porta a saracinesca. La Porta presenta caratteri originari prettamente militari: è impostata secondo una pianta quadrata ed un duplice livello in elevato, un fornice con arco a sesto acuto, ed un corpo sporgente con caditoie e merlatura rettangolare di richiamo ghibellino. I merli furono poi snaturati da un restauro del 1905.
 

Sferisterio

Situata in Piazza Mazzini, l’arena dello Sferisterio fu costruita nel primo Ottocento, grazie alla "generosità di 100 consorti" maceratesi, per il gioco del pallone col bracciale. Era questa una disciplina sportiva in voga nelle Marche dal secolo XV sino alla metà dell'Ottocento. Lo Sferisterio rappresenta una delle opere più significative del tardo Neoclassicismo europeo. Qui il pallone col bracciale (con squadre di tre giocatori e un pallone di cuoio che si colpisce con un bracciale di legno assai duro, provvisto di sette file di denti sulla parte esterna) si gioca su un campo lungo 90 metri per 36 di larghezza, due testate rettilinee e una grande curva di raccordo, su cui insiste un alto basamento, una triplice gradinata e quindi un ordine di colonne in stile dorico toscano a cornice di due serie di spalti, mentre al di sopra si trova una spettacolare terrazza; l’altro lato lungo presenta un muro di raccordo come battipalla. Qui gareggiarono i migliori pallonisti di più generazioni, compreso il celeberrimo conte Carlo Didimi, immortalato da Giacomo Leopardi nella nota ode A un vincitore nel pallone.
I lavori, iniziati nel 1820, si protrassero sino al 1829 quando finalmente il 5 settembre - in un eccezionale clima di festa popolare - la struttura venne inaugurata. Nel corso del tempo, oltre al gioco del pallone, lo Sferisterio ospitò anche tauromachie, circhi equestri, spettacoli musicali.
Nel 1921, per la prima volta, vi si allestì un'opera lirica: una memorabile edizione di "Aida", voluta dal maceratese conte Pier Alberto Conti, che richiamò spettatori da ogni parte d'Italia. L'anno successivo si tenne un'applaudita edizione de "La Gioconda". Dal 1967, ogni estate, le Stagioni Liriche dello Sferisterio richiamano il pubblico più esigente ad applaudire originali proposte e artisti prestigiosi in una struttura felicissima, monumentale ma intima, che garantisce una perfetta visibilità e una eccellente acustica.
 

Torre Civica

La Torre Civica, nota anche come Torre Maggiore o Torre dell’Orologio, troneggia su Piazza della Libertà ed è uno dei simboli di Macerata. Iniziata intorno al 1492 da Matteo d'Ancona, fu continuata alla metà del Cinquecento, sui disegni di Galasso Alghisi da Carpi, architetto militare, e fu ultimata nel 1653. È costruita tutta in mattoni cementati in modo sorprendente, e il cornicione e gli ornamenti sono in pietra d'Istria. Nel monottero sono situate le campane, delle quali la maggiore, rifusa ai primi dell’Ottocento perché rotta dai Francesi nel saccheggio del 1799, pesa 6000 chilogrammi. Certo il Galasso in quest’opera si rivelò imitatore del grande Bramante.
La Torre è alta 64 metri, ed è uno dei migliori edifici del genere nella regione. Sul basamento è una lapide che ricorda Vittorio Emanuele II. Purtroppo, per sistemare questa lapide fu sacrificato e sostituito l'artistico orologio ad automi, simile a quello di Venezia, costruito nel 1569 dai famosi orologiai Ranieri di Reggio Emilia. L’orologio conteneva le statue lignee della Madonna col Bambino, cui i Magi rendevano omaggio. L’orologio possedeva un quadrante astronomico, il fondo di rame azzurro con in cerchio i segni dello zodiaco, i mesi, i giorni, i gradi del crescere e calare del sole e della luna, le ore in metallo dorato. Scriveva Filippo Mignini, “Al batter dell’ora, il fantastico spettacolo dei Magi adoranti il Bambino in braccio alla Vergine Madre insegnava quale fosse il centro del mondo e l’ordine per i secoli futuri completo delle cose, divine e umane”.
Dalla terrazza del coronamento, facilmente accessibile, si domina un panorama unico che spazia dai monti Sibillini al mare. Lo sguardo scorre sulle numerosissime cittadine intorno alla città, tutte su sommità collinari, intervallate da una campagna coltivata come un giardino.