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Sabato 3 Dicembre 2016, San Francesco Saverio
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Storia di Macerata

Gli studiosi maceratesi del passato amarono credere che Macerata fosse "figlia" della città romana di Helvia Ricina, sorta in pianura, sulle sponde del fiume Potenza. Viceversa Macerata sorse nel Medioevo, ed è nominata per la prima volta nel 967, in un diploma di Ottone I, che confermava il possesso del territorio ai benedettini di Santa Vittoria in Matenano. Attorno al secolo XI i benedettini persero il potere sui territori maceratesi che passarono ai vescovi di Fermo. I primi nuclei abitativi della futura città s’insediarono nel Podium Sancti Juliani (oggi in area Duomo) e nel Castrum Maceratae (presso le attuali poste centrali). I due borghi furono unificati il 29 agosto 1138; nasceva così il Comune di Macerata e il regime comunale sostituiva quello feudale.
Nel Duecento si svilupparono progetti espansionistici del Comune, con l'assoggettamento dei castelli vicini. La città costruì la prima cinta muraria. Il Comune si dotò di statuti, compilò il primo catasto, e sviluppò iniziative a carattere commerciale, e a carattere culturale con la fondazione, nel 1290, dello “studium” di legge.
Il Trecento vide l'inasprirsi del conflitto tra papato e impero, tra Comuni guelfi e di parte ghibellina. Macerata, in precedenza fluttuante, divenne decisamente guelfa e, nel 1316, fu attaccata da una lega capeggiata da Federico da Montefeltro. Nel 1320, Giovanni XXII, punì Fermo e Recanati per aver partecipato a tale lega: alla prima tolse parte del territorio, alla seconda la sede vescovile, che passarono a Macerata. Così, dopo tre secoli dalla sua fondazione, Macerata conseguì il titolo di Città, ottenne la sede vescovile e aumentò la propria influenza, diventando residenza dei rettori e dei vicari della Marca anconitana. Con la crisi del regime comunale, si aprì la stagione delle signorie. A Macerata, primi signori furono i guelfi Mulucci, dal 1321 a metà secolo. Da Avignone, il papa dette mandato al cardinale Albornoz di riprendere con la forza il potere nella Marca anconitana. Il cardinale riportò l'ordine e promulgò le Costituzioni con le quali ordinò l'amministrazione e la giustizia in tutto il territorio delle Marche. Macerata passò poi alla Signoria dei Varano, la cui spregiudicatezza nelle alleanze procurò molti guai alla città.
La Marca anconitana fu invasa, nel 1433, da Francesco Sforza il quale occupò Macerata imponendole la sua Signoria. Nel 1445, una "lega santa", costituita tra papa Eugenio IV, il duca di Milano e il re di Napoli, si oppose allo Sforza il quale fu sconfitto militarmente, perdendo la Signoria. Macerata si sottomise nuovamente allo Stato Pontificio, ottenendo peraltro l’istituzione della Corte Generale de lo Rectore de Sancta Chiesa. Macerata divenne capoluogo della Marca anconitana, dando il via alla sua trasformazione da centro prevalentemente agricolo a centro politico-burocratico della regione.
Il Cinquecento fu il secolo d'oro della città di Macerata, la quale raggiunse il massimo potere politico. Nel 1540 fu istituita l’università e, nel 1588, fu insediato il tribunale della Rota, oltre a un discreto sviluppo economico. A cura dell’architetto militare Resse, fu Completata la cinta muraria.
Il Seicento vide un drastico ridimensionamento politico della città. Nel 1592 papa Clemente VIII promulgava la bolla «De bono regimine», accentrando a Roma la direzione politica e amministrativa di tutte le comunità locali dello Stato pontificio. La perdita di importanza politica della città, l'allontanarsi da Macerata dei Legati, ebbero influenza negativa anche a livello economico e demografico, e Macerata, che era stata tra le più prestigiose ed emergenti città dello Stato pontificio, cadde in un clima di torpore e di depressione.
Nel Settecento l'accentramento del potere a Roma, provocò critiche crescenti al Governo pontificio, in particolare da parte del ceto borghese. La soppressione dei Gesuiti, nel 1773, decisa da papa Clemente XIV, era stata appoggiata da quest'ambiente, il quale chiese al papa di destinare il Collegio dei gesuiti e la loro ricca biblioteca all'università. Il secolo si chiuse con l'arrivo dell'esercito napoleonico. Nel 1798 Macerata fu aggregata alla Repubblica romana e fu designata come capoluogo del Dipartimento del Musone. Ma la simpatia iniziale mutò a seguito dei soprusi, della soppressione degli ordini religiosi e del forte prelievo fiscale, così un forte sentimento di reazione si sviluppò nella popolazione e sfociò nei moti antifrancesi. Le truppe francesi, nel giugno 1799, dovettero lasciare Macerata, ma ritornarono ben presto (5 luglio), abbandonandosi al saccheggio, all'incendio delle case e all'uccisione di oltre 360 persone.
L'Ottocento iniziò con la prima restaurazione del Governo pontificio (1800-1808), ma anche con un clima di enorme incertezza giacché il controllo del territorio della Marca era in mano alle truppe francesi di stanza in Ancona. Il due aprile 1808 Macerata fu annessa da Napoleone, nel "Regno italico". Terminata l'esperienza francese, si svilupparono i moti risorgimentali che nel 1817 si concretarono in un modesto, quanto maldestro, tentativo di "insorgenza": il primo in Italia di questa nuova e fondamentale stagione storica. Nel 1820-21 si ebbero nuovi moti e nel 1831 gli insorgenti maceratesi, con l'aiuto dei romagnoli, conquistarono pacificamente la città. Ma la fragilità degli stessi insorgenti, lo scarso radicamento nel territorio portarono a una reazione popolare favorevole alla restaurazione del Governo pontificio (fatto favorito anche dall'avvicinarsi minaccioso dell'esercito austriaco). L'arrivo di Garibaldi a Macerata, nel 1849, portò nuova linfa all'ideale libertario. Lo stesso Garibaldi fu eletto a Macerata quale deputato alla costituente della Repubblica romana, ma risultò solo tredicesimo su diciannove candidati. Ma anche questa volta il tentativo si spense nel nulla, lo stesso anno 1849, infatti, erano accorse in aiuto dello Stato pontificio le truppe austriache e ancora una volta il morente Governo pontificio fu restaurato. E inevitabilmente a ogni passaggio di regime seguivano le epurazioni con arresti, destituzioni e condanne, così come succedeva a ogni tentativo di organizzare moti insurrezionali, come nel 1853. Con la battaglia di Castelfidardo del 1860, in cui fu sconfitto l'esercito pontificio, si compì l'ultimo atto del risorgimento nelle Marche, e con il Plebiscito del quattro novembre dello stesso anno, la volontà popolare espresse la decisione di far parte del neo stato italiano.
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