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Duomo di Lucca

Lucca / Italia
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Tradizione vuole che il Duomo - intitolato a San Martino - sia stato fondato da San Frediano nel VI secolo. L’edificio fu ricostruito intorno al 1060, dal vescovo di Lucca, Anselmo da Baggio, futuro papa Alessandro II, e quindi rinnovato tra il XII e il XIII secolo.
La facciata - realizzata da Guidetto da Como e datata 1204 - s’ispira chiaramente a quella del Duomo di Pisa, ma si arricchisce d’elementi originali, tipici dello stile romanico-lucchese. Al piano terra s’apre un profondo porticato con tre ampie arcate sorrette da massicci pilastri compositi, sovrastati da tre ordini di loggette, che richiamano il Duomo pisano. Le tre arcate non sono d’uguale ampiezza, per l'asimmetria della facciata, che si restringe in prossimità del campanile, merlato, risalente anch'esso al XIII secolo.
Tra due arcate del portico era in origine collocato il gruppo statuario di San Martino che dona il mantello al povero, databile intorno al 1233, uno dei primi gruppi statuari medievali svincolati dalla funzione di scultura architettonica. Ora il gruppo originale è conservato all'interno del Duomo, e qui è sostituito da una copia. I portali della facciata sono stati decorati a più mani: nella lunetta del portale centrale spicca un rilievo con l'Ascensione di Cristo, mentre nelle specchiature tra i portali si trovano le Storie di San Martino e un Ciclo dei Mesi; nella lunetta del portale laterale destro sta il Martirio di San Regolo, mentre il portale sinistro mostra rilievi con Storie dell'infanzia di Cristo e una Deposizione, attribuiti alla scuola di Nicola Pisano.
L'interno, rinnovato nella seconda metà del Trecento, è a tre navate, divise da pilastri con transetto sporgente e abside semicircolare. Vi si conservano preziose opere d'arte, tra le quali si distinguono in particolare: in sacrestia, un dipinto di Domenico Ghirlandaio raffigurante la Madonna con il Bambino tra i Santi Pietro, Clemente, Paolo e Sebastiano; sugli altari della navata di destra un'Adorazione dei magi di Federico Zuccari e un’Ultima cena di Jacopo Tintoretto; nella cappella del santuario c’è la Madonna ed il Bambino tra Santi, opera di Fra' Bartolomeo (1509).
Ma i capolavori assoluti - che da soli arricchiscono il Duomo e lo rendono unico - sono il Monumento funebre di Ilaria del Carretto ed il Volto Santo. Vediamoli con qualche dettaglio.

  • Nella sacrestia è visibile il Monumento funebre di Ilaria del Carretto, seconda moglie di Paolo Guinigi, morta giovanissima l’8 dicembre 1405. L’opera fu eseguita a partire dal 1406 da Jacopo della Quercia e - in origine - era collocata nel transetto meridionale della cattedrale presso un altare patronato della famiglia Guinigi. Nel 1430, alla caduta della Signoria dei Guinigi, il monumento fu spogliato di tutte quelle parti che rendevano possibile riferirlo al tiranno, quali la lastra con lo stemma, poi recuperata, e un’iscrizione commemorativa, andata perduta. L’opera raggiunse la collocazione attuale nel 1887 dopo aver subito vari spostamenti all’interno della chiesa. Nella serenità della morte, Ilaria giace distesa su un basamento di marmo, fra decorazioni di putti e festoni, d’ispirazione classica. La testa poggia su un cuscino e gli occhi son chiusi: Ilaria sembra ritratta nel sonno. La veste, raffinata e leggiadra, ha una Foggia particolare, e forse corrisponde a quella indossata da Ilaria sul letto di morte. Ai suoi piedi è raffigurato un cane, simbolo della fedeltà coniugale. L’opera, delicata e perfetta, sembra avvolta da una mesta malinconia. Essa è frutto della straordinaria fusione tra il gusto tardo-gotico di matrice francese, che si manifesta soprattutto nel panneggio a pieghe sottili e parallele, con il sorgente gusto rinascimentale di ascendenza fiorentina, che si rivela nel dolce modellato della figura e del volto. Questa levigatezza era già stata notata nel Cinquecento da Giorgio Vasari, che scriveva: “… Jacopo di leccatezza pulitamente il marmo cercò di finire con diligenza infinita”, e che considerava quest’opera uno dei massimi capolavori della scultura del Quattrocento.
  • Al centro della navata sinistra sorge la cappella che custodisce il Crocefisso ligneo noto come "Volto Santo". Il tempietto è opera di Matteo Civitali, datata 1484. Circa il Crocefisso, narra la leggenda che esso sia stato scolpito in un cedro del Libano da Nicodemo, aiutato dagli angeli nel modellare le sembianze di Cristo. Tenuta nascosta per secoli e poi posta su una barca e affidata al mare aperto, la sacra immagine veleggiò miracolosamente per il Mediterraneo, approdando davanti al lido di Luni, dopo essere sfuggita ai pirati. Fu posta su un carro trainato da giovenchi, che liberamente si diressero verso Lucca, conducendo il Crocefisso alle porte della città, da cui non è più uscito. Probabilmente, il Volto Santo di Lucca fu eseguito tra l’XI ed il XIII secolo, forse ad imitazione di un più antico modello orientale. In origine il Crocefisso era in legno policromo, ma - con l'andar degli anni - il fumo delle candele e dell'incenso, hanno steso sulla figura una patina molto scura. Ogni anno, nei giorni 3 Maggio, 13 e 14 Settembre, in occasione delle feste religiose cittadine, il Volto Santo viene rivestito di preziosi ornamenti d'oro conservati nel Museo della Cattedrale. Da sempre il "Volto Santo" di Lucca è oggetto di gran venerazione e meta di pellegrinaggi dall'Italia e dagli altri paesi europei.
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