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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Caffè di Simo

Lucca / Italia
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All’inizio del Novecento, il locale di Via Fillungo era già ben avviato e famoso da tempo. I Lucchesi lo conoscevano come “Caffè di Carluccio”, dal soprannome del primo proprietario Carlo, padre d’Alfredo Caselli. Versatile, affabile, autodidatta, ma sorretto da un innato buongusto e senso artistico, con intelligente discrezione per oltre trent’anni Alfredo Caselli seppe essere protettore pieno di premure per alcuni, consigliere fidato e benevolo per molti, amico per tutti. In questo caffè ottocentesco - sapientemente trasformato nel corso degli anni in vero e proprio cenacolo intellettuale - romanzieri, poeti, musicisti, giornalisti, pittori e scultori, trovarono l’ambiente più adatto all’incontro, al confronto, alla comunicazione, allo scambio.
Morto il Caselli nel 1921, il locale passò in altre mani ed assunse il nome di Caffè Di Simo, che ancora conserva. Rimase peraltro nel tempo il fascino di questo luogo che mantenne tutta la sua capacità d’attrazione nei confronti degli intellettuali e degli artisti lucchesi e non solo. Una lapide posta nel 1958 ricorda che:

QUESTO CAFFÈ IN CUI ECHEGGIÒ L'ENTUSIASMO DEL RISORGIMENTO
ACCOLSE ALLA FINE DELL'OTTOCENTO E AL PRINCIPIO DEL NOSTRO SECOLO
POETI LETTERATI ED ARTISTI AMICI DEL DROGHIERE MECENATE ALFREDO CASELLI
FRA CUI GIOVANNI PASCOLI GIUSEPPE GIACOSA ALFREDO CATALANI GIACOMO PUCCINI
PIETRO MASCAGNI LIBERO ANDREOTTI E LORENZO VIANI.


Scriveva nel 1954 il Petroni ”Ogni volta che torno nella mia città, al Di Simo, ritrovo quasi intatto molto del mio tempo perduto, quasi recuperando qualche elemento che possa rinverdire, non l’età, ma il cuore che si consuma in questo mondo di troppi distruttori, di troppi uomini senza fede. Al Caffè Di Simo ci si accorge che nulla è tramontato dei giorni di allora; vi si ritrova la stessa aria d’un tempo, la stessa calma che invita alla conversazione e alla sosta … lì basta ritrovare un amico, cinque amici per accorgersi che nessuno ha ignorato la tristezza e l’orrore di quanto ha formato la nostra esperienza centrale (la guerra); eppure anche attraverso tutto ciò, quella misurata quasi ignara civiltà che spirava nella giornata al Caffè Di Simo ancora è viva, continua”.
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