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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Guida Lucca

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Quali sono i posti da visitare a Lucca? Qui puoi trovare una guida di Lucca e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Lucca.
Lucca - capoluogo di provincia, con circa 82.000 abitanti - sorge in una ridente e florida vallata oblunga che segna l'andamento del maggior fiume della regione, il Serchio, chiamato in antico Auser. Il fiume nasce all'estremo confine toscano, sotto l'Appennino modenese, e - già affluente di destra dell'Arno, ma modificato nel suo corso sin dal tempo dei Romani, per salvar Pisa dalla furia dei due fiumi confluenti - ha la propria foce tra le due vaste pinete di Migliarino e di San Rossore, ad egual distanza, press'a poco, da Pisa e da Viareggio. I contrafforti delle Alpi Apuane e dell’Appennino, fanno barriera tutt'attorno alla piana lucchese.

Nella Toscana in mezzo a una pianura
cinta da spalti, e fosse di bell’arte
con intorno colline di verdura
ed amene montagne da ogni parte
giace vaga città con forti mura,
ch’Ercole, o Polifemo, o il fiero Marte
minacciar non potrebbero e si appella
Lucca gentile, popolata e bella.


Questi versi, scritti nel Settecento da Fra’ Puccini da Casoli, contengono una bella e completa descrizione di Lucca, valida anche ai giorni nostri. Poco si può aggiungere, ma qualche chiosa non sarà inutile, e forse aiuterà a capirne il “genius loci”, l’anima vera. «E’ la città sita nella miglior posizione che io abbia mai visto» scrisse Michel de Montaigne nel 1581, «circondata per due leghe da una magnifica pianura e poi da belle montagne e colline dove i più hanno residenze estive». Lucca è una delle tipiche città medievali che la Toscana ha saputo conservare, quasi intatte, attraverso i secoli e fino ai giorni nostri. Tuttavia, l’apprezzamento per ciò che rimane, non può stendere un velo sui cambiamenti intervenuti: ci sono stati, questi cambiamenti, e forse dicono qualcosa. Entrando nel dettaglio si scopre, ad esempio, che a Lucca - città meno gelosa, meno conservatrice di Siena e di San Gimignano - la maggior parte dei palazzi romanici e gotici furono rimodernati e trasformati, che quasi tutte le torri civili, se non furono completamente diroccate, perdettero nel tempo l'altezza che le faceva emergere sull’abitato e si fusero con gli edifici circostanti. Per altro verso, sovrastano ancora la città la caratteristica Torre delle Ore e l’orgogliosa Torre dei Guinigi, coronata di lecci e di lauri: e sussistono ancora palazzi e case, molte chiese e torri campanarie e viuzze e piazzole o corti che hanno mantenuto le pietre antiche, i marmi anneriti e l’arte fiorita dell'Età di mezzo. In sintesi, è rimasta una città di memorie, la maggior parte delle quali coperte oggi d'intonaco: ogni tanto, scrostando, prende nuovamente luce un arco in cotto finemente decorato, od una bifora con la sua colonnetta marmorea, o un altro particolare delle vecchie costruzioni. E’ stato osservato che il vero fascino dell’architettura di Lucca non sta nell’immobilità, ma nell’ordinato, geniale succedersi dei vari stili: senza traumi, essa è passata via via dal romano al gotico, al romanico, al barocco, al neoclassico, cogliendo fior da fiore. Una città di memorie, dicevamo, che sembra quasi identificarsi, assumere forme, se non materia, umane, nella stupenda persona marmorea d’Ilaria del Carretto che Jacopo della Quercia scolpì e coricò in Duomo, sopra un duro ma floreale giaciglio.
Se Ilaria dorme nella sua quiete eterna, non è certo imitata dai Lucchesi, che in tutta la Toscana sono noti come popolazione molto attiva. Ed il forestiero se ne accorge subito, quando attraversa il centro cittadino - piazza San Michele, Via Fillungo e le vie adiacenti - e lo vede quasi sempre affollato di gente che va e viene, variamente affaccendata. Questa caratteristica dei Lucchesi era conosciuta anche in passato: l’Alighieri vi accenna nel canto XXI dell’Inferno, e non esita a tacciare tutti i Lucchesi di “barattieri”, termine con cui - nell’uso corrente della Toscana di Dante, come nota il Sermonti - erano designati tutti i morti di fame disposti a cavar soldi dalle prestazioni più degradanti (sbirri, tirapiedi del boia, Bari, bancarellisti, rigattieri, mezzani, intrallazzatori ecc.). In prosa: “Malebranche! Ecco un altro magistrato lucchese! Cacciatelo sotto (la pece bollente), ch’io me ne torno subito a rifornirmi in quella città lì, ch’è una miniera. Tutti barattieri, a Lucca, tranne uno: Bonturo … ”. Naturalmente, c’è un’altra chiave di lettura, meno poetica se si vuole, ma anche più realistica e meno partigiana di quella dantesca. E’ quella di chi vede nei Lucchesi una popolazione energica e parsimoniosa, che coltiva intensamente la terra, cui riesce a strappare persino due raccolti in un anno, o si dedica all’industria, specie quella tessile, che qui era molto diffusa.
L’accenno agli spalti e alle mura ricorda che il cuore gentile di Lucca sta nel centro del cosiddetto “cerchio arborato”. Le Mura, che già difesero la città dagli eserciti nemici, la difendono ancora da nemici più insidiosi, ma altrettanto nefasti: il degrado, il caos, la confusione, la frenesia del traffico. Lucca è attiva, ma non frenetica, ti incanta ma non ti forza a cercare punti o monumenti clamorosi, come fan Pisa con la Torre pendente, o Firenze con Ponte Vecchio. Al contrario, Lucca ti dà un senso di libertà e di pace, di gentilezza e di sicurezza; ti consente insieme di camminare, di vedere e di pensare. Forse ciò dipende - in tutto o in parte - dal fatto che Lucca è l’unica città italiana ed europea completamente circondata da mura.
Questa “protezione” non ha niente di cupo, di medievale, di ossessivo, anzi forma una struttura verde e riposante percorsa - in alto - da una bella strada alberata. In questa sicurezza, Lucca ha conservato l’indipendenza per secoli, fino all’arrivo di Napoleone. In questa serenità appartata, ma non esclusiva, la vecchia signora tiene a bada il mondo esterno, ma lo accoglie con grande ospitalità; tende all’attività ma non alla rissa, ai forti sentimenti ma anche all’equilibrio emotivo; “giace vaga”, appunto, ed ispira l’alta poesia delle dannunziane “città del silenzio”:

Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città
dall’arborato cerchio
ove dorme la donna dei Guinigi.

Monumenti

Chiese
Chiesa dei SS. Giovanni e Reparata (e Battistero)
Chiesa dei SS. Paolino e Donato
Chiesa di San Cristoforo
Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Frediano
Chiesa di San Giusto
Chiesa di San Michele in Foro
Chiesa di San Micheletto
Chiesa di San Pietro Somaldi
Chiesa di Sant'Alessandro
Chiesa di Santa Maria Corteorlandini
Chiesa di Santa Maria dei Servi
Chiesa di Santa Maria della Rosa
Chiesa di Santa Maria Forisportam
Chiesa di Sant’Anastasio
Duomo di Lucca

Palazzi
Le Ville esterne
Palazzo Arcivescovile
Palazzo Bernardini
Palazzo Diodati Orsetti
Palazzo Ducale (Palazzo Pubblico)
Palazzo e Torre Guinigi
Palazzo Moriconi Pfanner
Palazzo Pretorio
Villa Buonvisi Bottini

Teatri
Teatro del Giglio

Torri
Torre delle Ore

Mura e Porte
Mura di Lucca

Piazze e vie

Piazze
Anfiteatro Romano

Musei

Musei
Musei di Lucca
Museo della Cattedrale
Museo Nazionale di Palazzo Mansi
Museo Nazionale di Villa Guinigi
Orto Botanico

Storia

Storia
Storia di Lucca

Varie

Varie
Caffè di Simo
Colonna della Madonna dello Stellario

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