Login / Registrazione
Venerdì 23 Giugno 2017, San Giuseppe Cafasso
Gabriele Zuffetti - CC by-sa
Gabriele Zuffetti - CC by-sa
follow us! @travelitalia

Visitare Lodi - guida breve

 

Broletto

Il Broletto (o Palazzo del Municipio), fu edificato nel 1284, forse su una struttura preesistente. Si legge in una lapide che la costruzione fu voluta dal bresciano Corrado Confalonieri, capitano della credenza del Popolo lodigiano. Tuttavia, Corrado fu podestà a Lodi nel 1293, mentre nel 1284 lo era Loggo degli Agli, fiorentino. È probabile quindi che la lapide celebrasse la fine dei lavori iniziati da Loggo. Il Podestà Arduino degli Arcelli, piacentino, vi fece costruire le scale nei primi anni del Trecento; poi il Palazzo fu trasferito, con la facciata sulla Piazza Maggiore, proprio di fianco al Duomo. Nei secoli, l’edificio subì numerosi rimaneggiamenti; particolarmente importante fu quello curato dall’architetto lodigiano Augusto Pedrazzini, che ai primi del Seicento costruì la loggia, poi modificata nel 1780.
Il Palazzo si presenta oggi in forme neoclassiche, come risulta evidente dal porticato e dalla loggia superiore, su cui si affaccia la prestigiosa Sala del Consiglio Comunale. Ai due lati del portico sono collocati i due busti marmoreo di Gneo Pompeo Strabone, che attribuì il titolo di “municipium” a Laus Pompeia, e dell’imperatore Federico Barbarossa, fondatore di Laus Nova. I busti sono accompagnati da iscrizioni latine del 1615.
Personaggi illustri - tra cui Napoleone I, Francesco I, Francesco Giuseppe, Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Umberto I - salirono lo scalone di questo Palazzo, ora adorno di lapidi e sculture, che tramandano ai posteri la memoria di egregi cittadini. Sotto il portico, che in passato è stato utilizzato per i pubblici comizi, si erge - tra i busti di Cavour e di Garibaldi - il Monumento ai caduti per la patria indipendenza.
 

Castello Visconteo

Su Piazza Vittorio Emanuele II sorgono i ruderi dell'antico Castello Visconteo, fatto costruire dall’imperatore Federico Barbarossa nella seconda metà del XII secolo. Con questa struttura venivano rafforzate le difese della parte occidentale della città, in particolare quindi di Porta Regale (la più insicura delle tre porte di accesso a Lodi), che si trovava sulla strada per Milano.
Il castello fu riadattato più di cent’anni dopo da Napo della Torre; tuttavia, l'aspetto attuale è dovuto alla ricostruzione, iniziata nel 1355 e finita nel 1370, voluta da Bernabò Visconti, con un notevole ampliamento e la costruzione di quattro torri e di profonde prigioni nel sottosuolo. Nel 1416 Filippo Maria Visconti rinforzò il rivellino interno con una rocca fortificata fuori dalle mura. Dopo gli interventi viscontei, il Castello divenne una fortezza inespugnabile. La struttura fu ulteriormente rafforzata da Francesco Sforza, che nel 1456 fece aggiungere sullo spigolo a nord, una torre rotonda, opera dell'ingegner Serafino Gavazzi, che si affiancava a quella a pianta quadrata, già presente nel Castello. Secondo alcuni storici, nel Castello Visconteo sarebbe stata firmata la pace di Lodi (9 aprile 1454).
Il Torrione sforzesco, che divenne uno dei simboli di Lodi, fu alzato nel 1906 per contenere il serbatoio dell'acquedotto comunale. Tra il XVI e il XVIII secolo, il Castello subì adattamenti nei sistemi difensivi per far fronte agli attacchi condotti con le nuove armi da fuoco. Le mura divennero più spesse e furono innalzati baluardi per tenere distanti le artiglierie nemiche. Sotto la dominazione austriaca di Giuseppe II, ha inizio la progressiva demolizione del Castello: furono riempiti i fossati, tolti i ponti levatoi e distrutto un intero lato del Castello, che venne trasformato in caserma. Sui tre lati rimasti furono costruiti dei porticati sovrastati da un doppio ordine di logge, così come si vede ora. Nei primi anni dell’Ottocento il castello perse il suo vero aspetto e la sua funzione. L'attuale parte in rovina è una ricostruzione e solo il grande Torrione trecentesco rimane a ricordare il glorioso passato della rocca.
Il Castello è oggi stazione di polizia, sede della Questura di Lodi.
 

Chiesa di San Francesco

Situata in Piazza Ospitale, la Chiesa di San Francesco è uno dei più importanti monumenti medievali di Lodi. Verso il 1280 i frati Minori, reintrodotti in città nel 1252 dal vescovo Bongiovanni Fissiraga, iniziarono a costruire la nuova chiesa che nel 1290, ormai in fase avanzata, accolse le spoglie del predetto vescovo. Sostenitori dell’impresa furono Antonio Fissiraga, probabilmente nipote del vescovo, e la moglie Flora dei Tresseni. La costruzione ebbe termine nei primissimi anni del Trecento.
La facciata in cotto, rimasta incompiuta poco sopra il rosone marmoreo, è caratterizzata da un alto protiro e da una peculiarità tipica dell'architettura gotica lombarda: si tratta di due bifore a sesto acuto e “a cielo aperto”. L'interno, a tre navate con cappelle laterali e transetto, presenta una tipologia architettonica assai diffusa in Lombardia, che adotta il sistema dell’arco acuto su pilone cilindrico con volte a crociera. La chiesa è giustamente celebrata per il suo ricco corredo pittorico che si snoda quasi ininterrottamente su pareti, volte e piloni. Le testimonianze più antiche risalgono al primo Trecento, si estendono sulle volte della terza campata nella navata centrale e sulla crociera mediana del transetto. Nei motivi decorativi riecheggiano la miniatura bolognese e la pittura veneta di fine Duecento mentre, nella volumetria delle figure e nell'attenta resa spaziale e prospettica, traspare la lezione giottesca che è interpretata secondo un realismo tipicamente lombardo. Ricordiamo l’affresco votivo con “Madonna col Bambino, i Santi Nicola e Francesco e Antonio Fissiraga che presenta il modellino della chiesa”, attribuito al cosiddetto Maestro dei Fissiraga. Notevole è anche la cappella di San Bernardino da Siena, affrescata da Gian Giacomo da Lodi in ventidue riquadri, con storie della vita del Santo (1477). Pregevoli sono altri dipinti, tra cui un “Sant'Antonio da Padova che incontra Ezzelino da Romano” e una “Madonna di Caravaggio”. Sul secondo pilone di destra, spicca la Madonna di Ada Negri, così denominata perché cantata dalla famosa poetessa lodigiana, la cui salma riposa in questa chiesa.
 

Chiesa di San Lorenzo

Prospetta sulla piazza omonima ed è la più antica chiesa di Lodi, dopo la Cattedrale. Eretta in stile romanico lombardo e già prepositura fin dal 1159, fu poi ampiamente ristrutturata a cavallo fra Tre e Quattrocento, probabilmente dallo stesso architetto che eresse la chiesa di sant’Agnese. Sia nella forma della pianta, sia nell’alzato, San Lorenzo rientra nella tipologia architettonica detta a “sala”, ossia degli edifici religiosi che hanno la copertura delle navate di eguale altezza d’imposta, secondo una concezione tendente a creare ambienti spaziali unitari e definiti con limpidezza.
La facciata in cotto è tripartita da due semicolonne che s’interrompono a metà della superficie e si conclude con un rosone centrale e un’edicola che ospita la statua del santo titolare. La fronte presenta un coronamento ad archetti a sesto acuto in cotto.
Nell'interno, a tre navate e retto da pilastri in laterizio, si nota l’affresco del catino absidale che raffigura la Resurrezione di Callisto Piazza. Degni di nota anche la pala d’altare nella Cappella Vistarini di Bernardino Campi raffigurante la Pietà e gli affreschi cinquecenteschi di Francesco Carminati detto il Soncino che raffigurano Sant’Anna e la Madonna con Gesù bambino. Pregevoli gli stalli del coro lavorati nel 1570 da Anselmo de Conti. Sopra gli stalli, entro nicchie, si trovano varie statue di Abbondio Antonio da Ascona (1565): Giuditta, il Battista, David, la Sibilla Eritrea. A destra dell'ingresso è la bella sepoltura di Lancillotto Vistarini: il sarcofago in marmo nero, il resto in marmo rosso veronese (1569).
 

Duomo di Lodi

La Basilica Cattedrale della Vergine Assunta, ossia il Duomo di Lodi, sorge nella grande Piazza della Vittoria. E’ una delle chiese più grandi della Lombardia, nonché l’edificio più antico della città. La sua fondazione è contemporanea a quella della nuova Lodi (1158); sull'area scelta per la costruzione sorgeva la Chiesa di Santa Caterina di Monte Eghezzone, attorno alla quale si erano raccolti, per la maggior parte, i profughi di Lodi Vecchio (Laus Pompeia) distrutto dai Milanesi. Pare che architetto sia stato il cremonese Tinto Muso de Gatta; in ogni caso, quando il risorto Comune deliberò la fabbrica del nuovo tempio si preoccupò solo di far risorgere nelle sue linee l'antica chiesa madre di San Bassiano, rimasta diroccata fra le rovine della prima patria.
La facciata denota lo stile lombardo originario. Essa risale al secolo XIII, e di quell'epoca è ancora il protiro con arcata ogiva, con le colonne poggiate sul dorso di leoni accovacciati sopra alti zoccoli (1284). Anteriori di circa un secolo sono le sculture del portale. Del 1285 è l'edicola con la statua di San Bassiano in rame dorato, proveniente da Lodi Vecchio, sopra il rosone centrale. Durante il Rinascimento, i due finestroni ogivi della facciata furono chiusi e sostituiti con le due bifore. Demolito nel 1522 il primo campanile, Callisto Piazza progettò nel 1539 quello attuale.
L'interno è a tre navate, senza transetto. Sul cadere del Cinquecento Martino Bassi lo riformò secondo i nuovi gusti, e Francesco Croce vi apportò altri cambiamenti dopo il 1750. Il tempio, che esternamente si presenta con tutta l'austerità delle chiese lombarde medievali, all’interno si mostra - secondo lo stile barocco - agghindato, festoso, lucente, con stucchi, tinteggiature vivaci e a chiaroscuro, ori profusi senza risparmio.
Il corpo di San Bassiano si trova nella cripta sottostante al presbiterio. Quivi è un notevole polittico su tavola di Francesco Lupi (1492). Sul presbiterio, ch'è su piano rialzato, sovrastando alla cripta, il coro è adorno di tre tele di Ercole Procaccini, con la Storia di Giuditta, Davide e Golia e il Passaggio del Mar Rosso. Posteriore al 1850 è l'affresco nel catino dell'abside, eseguito da Mauro Conconi. Nella parete a sinistra della scala che dà accesso al presbiterio, sono immurati due bassorilievi provenienti da Lodi Vecchio: la Cena e i santi Bassiano e Ambrogio. Altre opere d’arte che arricchiscono il tempio sono: la tomba di Bassiano da Ponte e Orsola Spini, capolavoro di Andrea Fusina (1510), presso la quale è un’epigrafe dedicata a Oldrado da Ponte, celebre giurista del Trecento; la tela rappresentante il miracolo della Madonna della neve di Giulio Cesare Procaccini; due grandi quadri del Malosso; la Battaglia di Lepanto, gran quadro votivo del lodigiano Giacinto Amedeo Cavenago (sec. XVII); un polittico di Albertino Piazza, già eseguito per l’altar maggiore (1508), oggi presso la porta della navata centrate.
 

Palazzo Varesi-Mozzanica

Palazzo Varesi-Mozzanica sorge sulla Via XX Settembre ed è uno dei più importanti edifici storici della città. Esso fu l'elegante dimora del conte Lorenzo Mozzanica, feudatario di Turano e Melegnano, personaggio di spicco della corte milanese del Moro, capitano di cavalleria e poi commissario generale delle regie armate di Luigi XII in Italia. L’edificio risale al Quattrocento e deriva dalla trasformazione di un palazzo trecentesco, in stile gotico, eretto dalla potente famiglia dei Vignati. Il nuovo palazzo, quello che vediamo, è in stile rinascimentale, e del vecchio edificio conserva alcuni stemmi nel portico del cortile. Il Palazzo mostra un’architettura tipica dell’età sforzesca, in particolare della fine del Quattrocento.
“La struttura dell'edificio è semplice: la distribuzione interna degli spazi è articolata intorno a due corti affiancate, di cui una maggiore, con portici su due lati di quattro archi ciascuno e il piano superiore con tracce di logge su colonnine, chiuse probabilmente al tempo della trasformazione degli ambienti interni, e un cortile di servizio di modeste dimensioni. Le attuali colonne della corte maggiore, piuttosto massicce, senza base e con capitelli ionici, sostituirono quelle originarie nell'ambito di un 'restauro tecnico' condotto probabilmente in antico, che falsò la leggerezza dei rapporti metrici progettuali, testimoniata dall'unica colonna sopravvissuta - oggi semimurata nel portico del lato sinistro - con ricco capitello figurato”.
 

Palazzo Vescovile

Il Palazzo Vescovile sorge accanto al Duomo ed è antico, forse, quanto la nuova Lodi. Incominciato da Sant'Alberto, compiuto l'anno 1220, accresciuto sullo scorcio del secolo XV, ricevette nuovo lustro dai vescovi Lodovico Taverna., Pietro Vidoni e Bartolomeo Menatti. L’edificio fu completamente rinnovato nel corso del Settecento dall'architetto pavese Veneroni (in collaborazione con i fratelli Sartorio), ed è caratterizzato da una struttura massiccia e austera. Degno di nota è il seicentesco cortile con colonne binate. L'interno elegante presenta alcuni ambienti decorati nel XVIII secolo. In una maestosa galleria sono schierati i ritratti di tutti i vescovi che sedettero sulla cattedra di San Bassiano. Vi sono qui pitture dei Piazza, del Morazzone, del Legnari; ritratti del Toffarelli, di Carlo Giuseppe Torri, di Luigi Scaramuccia. Di notevole interesse sono la ex-cappella vescovile (ora visibile all'interno del percorso del Museo diocesano) e gli affreschi di Carlo Innocenzo Carloni.
 

Ponte sull'Adda

Struttura importante dal punto di vista storico e architettonico, il Ponte di Lodi (o Ponte sull’Adda) fu costruito nel 1864, al posto del precedente ponte in legno distrutto nel 1859 - nel corso della seconda guerra di indipendenza - dalle truppe austriache in ritirata.
L’opera è formata da una serie di otto archi in muratura, ribassati; essa attraversa il fiume Adda e collega Borgo Adda con Revellino-Campo di Marte. Nella storia, il Ponte è ricordato perché vi transitò Marianna d’Austria, che si recava in Spagna per il suo matrimonio, ma soprattutto per la famosa battaglia del 10 maggio 1796, in cui Napoleone Bonaparte sconfisse gli Austriaci. La battaglia passò alla storia, appunto, come “Battaglia del ponte di Lodi”.
 

Tempio Civico dell'Incoronata

Noto anche come Santuario dell’Incoronata, il Tempio Civico sorge sulla via omonima ed è considerato l’edificio che meglio rappresenta i rinascimento lombardo. Eretto nel 1488 - su progetto di Giovanni Battagio, rinomato architetto lodigiano e allievo del Bramante - è chiamato Tempio Civico perché è sempre stato proprietà comunale e fu utilizzato da istituzioni laiche: dapprima una 'scuola' di nobili decurioni della città, poi il Monte di Pietà e infine il Comune. La costruzione del Tempio ebbe inizio dopo una serie di eventi miracolosi: nel luogo sul quale sorge era presente un postribolo. Sul muro di fronte era raffigurata l’immagine di una Madonna incoronata e Gesù Bambino. Le cronache riportano che nell’ottobre 1487 la Madonna iniziò a lacrimare e a compiere miracoli. L’evento portò cittadini e autorità pubbliche a promuovere la costruzione di un edificio sacro, che fu eretto in tempi brevi.
L’edificio è a pianta ottagonale, con cappelle radiali separate da lesene piegate a libro, due corridoi e portico, La forma della pianta, ricca di implicazioni dottrinali e di storia, lega qui la ricerca architettonica di Bramante alla complessa ideologia relativa al culto della Madonna. Il Tempio si presenta esternamente come un tamburo attorno al quale corre una balaustra a colonnine e pinnacoli. All'interno, nell'ordine superiore corre un matroneo ad archetti, sorretto da colonnine blu e oro. La cupola è a ombrello ed è illuminata dalla luce che filtra dai tondi. Il Tempio è importante anche perché custodisce importanti cicli decorativi dei pittori Giovanni e Matteo Della Chiesa, del Bergognone, del Legnanino e dei Piazza, la dinastia dei pittori lodigiani del primo Cinquecento. Notevoli il coro ligneo, opera di Carlo Antonio Lanzani, e l'organo del 1507, opera di Lorenzo da Lucca con cornice lignea, intagliata e dorata da Daniele e Leonardo Gambarino.