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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Livorno

Alcuni studiosi fanno risalire la fondazione di Livorno dal 2300-2600 a.C. Sembra che il nome derivi da quello di Ligure, figlio di Fetonte re dei Molossi: da Ligure si disse Ligura e Livorna e quindi Livorno. Altri affermano che la città fu fondata dai Lidi o dai Liburni; per i primi, Tirreno, re dei Lidi, avrebbe dato il nome al mare che bagna le coste livornesi; per gli altri il nome di Livorno sarebbe invece derivato dalle Liburnie, leggere e veloci navi usate dai Liburni. Tutti gli studiosi di Livorno sono concordi nell'affermare l’esistenza di un tempio consacrato a Ercole protettore dei naviganti; pare che al semidio fosse poi dato il nomignolo di Labrone, perché la spiaggia su cui sorgeva il tempio aveva forma di labbro. Il villaggio fu chiamato Cala Labrone.
Nei primi secoli dopo Cristo l’abitato, formato soprattutto da pescatori, si trovava sotto l'influenza di Pisa, al tempo importante porto commerciale. Con la caduta dell’Impero Romano d'Occidente, anche Pisa e il suo porto subirono la dominazione dei barbari, specie Goti e Longobardi e, a metà del VII secolo, dei Franchi.
Il territorio, su cui sorgevano le poche costruzioni capostipiti della futura città, era paludoso e malsano: solo nell'XI secolo una torre massiccia, detta Mastio di Matilde, denota l'importanza del villaggio, a quel tempo parte di un feudo retto appunto dalla contessa Matilde di Canossa, marchesa di Toscana. Nei due secoli che seguirono, Livorno fu distrutta dai Genovesi, poi riconsegnata ai Pisani, che ne ultimarono le fortificazioni. Sullo sviluppo della città influì la conformazione del territorio circostante: l’Arno, dalle cui sponde partivano navi per tutto il Mediterraneo, interrando progressivamente la propria foce e deviando spesso il proprio corso, determinò uno scadimento del porto pisano a favore di quello livornese. Nel XIII-XIV secolo Livorno consolida la propria struttura difensiva e assume notevole importanza strategico-economica.
Il 1406 vede il declino come Potenza marinara di Pisa, e Livorno per quattordici anni passa sotto il dominio dei genovesi fino a quando, nel 1421, il possesso della città passa a Firenze, in forte espansione e bisognosa di un efficiente sbocco al mare. Questo momento segnerà il destino della città che, fino al 1737, vede la famiglia dei Medici protagonista quasi assoluta degli eventi cittadini: da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico, da Cosimo I al figlio Francesco, che – nella seconda metà del Cinquecento – affida all'architetto Buontalenti l‘incarico di progettare l’impianto urbanistico della città. Alla morte di Francesco, avvenuta in circostanze oscure, subentrò Ferdinando I, cui si deve la “Costituzione Livornina” che - concedendo incentivi e privilegi ai mercanti di ogni provenienza che si fossero stabiliti a Livorno - determinò un nucleo di popolazione da cui discendono molti degli abitanti attuali. Livorno divenne cosmopolita: vi si crearono floride comunità ebraiche, greche, armene, inglesi, francesi, olandesi, spagnole, portoghesi, russe, mussulmane e valdesi. La dinastia dei Medici termina con Giovanni Gastone: è il 1736 e Livorno supera i 30.000 abitanti.
Seguì la dinastia dei Lorena, legata agli Asburgo d'Austria. Primo esponente fu Francesco II - granduca di Toscana e marito di Maria Teresa (figlia di Carlo VI) - che nel 1745 divenne a sua volta imperatore d’Austria e del Sacro Romano Impero. In questo periodo la città si espande e assume un aspetto di stampo europeo; si sviluppano le arti, il commercio e l’editoria: qui fu pubblicato il famoso libro di Cesare Beccaria “Dei Delitti e delle pene” (1764). Dal 1765, il granduca Pietro Leopoldo dà un nuovo assetto all’impostazione urbanistica della città e collega le attività locali all'economia della regione. Ma nel 1790 viene incoronato Imperatore e, ancora una volta, la Toscana è affidata a una forma di reggenza: a Livorno inizia il periodo legato al nome di Ferdinando III. Seguendo in parte le orme del padre, egli governò in due periodi diversi che, fra i grandi avvenimenti europei, videro la città occupata dai Francesi, dagli Spagnoli e dagli Inglesi. Pietro Leopoldo II, al quale si devono trentacinque anni di buon governo della città, è l'ultimo dei granduchi di Toscana.
Del periodo risorgimentale, ricorderemo che, dopo la disfatta di Novara, solo i Livornesi, senza capi, senz'armi, senza speranza d'aiuti, osarono chiudere le porte della loro città alle truppe austriache di Radetzky e nei giorni 10 e 11 maggio 1849, “valorosamente pugnarono alle mura, nei sobborghi e sul litorale, non cedendo che al numero e contrastando a palmo a palmo, con grandissima strage, il terreno all'odiato nemico”.
Con l’annessione del Granducato di Toscana al Regno d’Italia, Livorno conobbe un nuovo sviluppo, non più legato solo al porto commerciale, ma anche ad alcune attività industriali a esso collegate. Ai cantieri navali pian piano si aggiunsero altre attività industriali (chimica, petrolchimica, metalmeccanica, conservazione del pesce) che oggi fanno di Livorno un centro moderno e molto attivo. Anche l’attività turistica nacque alla fine dell’Ottocento, trasformando Livorno in una stazione balneare molto rinomata. Dopo l’unificazione, l’attività del porto soffre un periodo di crisi e alcuni importanti esponenti della vecchia oligarchia mercantile prendono residenza in ville e palazzi prossimi alla città, dando l’avvio all’urbanizzazione dei sobborghi. La popolazione del circondario, legata com’era alle fortune del commercio, si fa così più eterogenea e instabile. Sono gli anni in cui prevalgono le grandi proprietà terriere dove i cosiddetti “negozianti” iniziano a costruire palazzi e ville. Non è raro, infatti, trovare famiglie come i Lloyd, i Mimbelli, i Franceschi, gli Attias che possiedono ville e palazzi nella stessa località oppure nella stessa strada.
Dal 1870 Livorno fu centro di un forte movimento operaio e popolare, organizzato in associazioni e leghe di categoria, che dopo aver svolto un’azione di opposizione alla prima guerra mondiale, promosse l’occupazione delle fabbriche e - nel 1919 - fu determinante per inviare al governo della città una maggioranza socialista.
Nel 1921 si tenne a Livorno il congresso che portò alla scissione socialista e alla costituzione del Partito Comunista d’Italia. Intorno agli anni Venti sorsero a Livorno i primi fasci di combattimento contro i quali, nel 1922, si formarono le squadre d’azione antifascista degli “Arditi del popolo”.
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