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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Bottini dell'Olio

Livorno / Italia
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Posti in Viale Caprera, i Bottini dell'Olio sono una delle più caratteristiche architetture del quartiere livornese, noto come Venezia Nuova: per molto tempo, la struttura è stata un laboratorio di rilevanza particolare per il sistema di depurazione e conservazione degli oli. Il primo edificio fu costruito, tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, su un’area precedentemente occupata da un capannone di legnami. Nel progetto iniziale, era previsto un salone rettangolare con due file di otto pilastri ciascuno. A usufruire dei contenitori, erano soprattutto i mercanti, sprovvisti di magazzini propri, e disposti a pagare un canone mensile.
Nel 1721 fu esaminata la possibilità di ampliare la struttura, con l’occupazione di un capannone e di un magazzino attigui al fabbricato, e - naturalmente - la creazione di altre vasche. L’ingrandimento, decretato nel 1729, fu progettato da Antonio Foggini, realizzato da Giovanni Del Fantasia e completato nel 1733. Il nuovo edificio, separato da quello precedente, vi era collegato da un doppio passaggio. L’intera struttura, collegata al porto da un canale, conteneva oltre 300 bottini, con una capienza complessiva di circa 24.000 barili d'olio, ossia 8.000 ettolitri. L'edificio ospitava un laboratorio per la depurazione e vari uffici per tarare barili e botti.
La funzione per la quale i Bottini dell’Olio erano stati costruiti, sarà assolta fino alla seconda metà dell’Ottocento. In seguito diverranno locali a uso di deposito vario, specialmente di granaglie.
Bombardati durante la seconda guerra mondiale, i locali furono adibiti a ricovero dei senzatetto e a magazzino degli attrezzi del Comune. Dopo l’accurato restauro degli anni ottanta, sono ora utilizzati per esposizioni e manifestazioni culturali.
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