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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Storia della Lessinia

La testimonianza umana più antica della Lessinia è l'amigdala litica acheuleana di Lughezzano, uno strumento di selce a forma di mandorla di sette per tredici centimetri, che era impugnata direttamente o fornita di manico (come un'ascia), risalente ad un'età compresa tra i 300.000 ed i 150.000 anni fa. Altri reperti preistorici sono i ritrovamenti di castellieri, cioè di costruzioni in pietra, di forma semi- circolare, a terrazze successive, che risalgono all'epoca dei metalli (Breonio, Sottosengia, demolito nel 1973). La parte alta dei Lessini fu a lungo disabitata e utilizzata solo per la caccia ed il pascolo dagli abitanti dei castellieri, e continuò ad esserlo fino al XIV secolo.
Nel 1287 avvenne la prima colonizzazione della zona, da parte di gruppi bavaro-tirolesi provenienti dal vicentino, che si dedicarono soprattutto alla lavorazione del legno ed alla produzione del Carbone. In seguito, con l'aumento della popolazione, si moltiplicarono il numero delle Contrade e dei paesi stabilmente abitati, finché si costituì la Comunità dei 13 Comuni con sede a Velo, che rimase durante il Medioevo e la dominazione veneziana. In tale periodo si ebbe un notevole disboscamento con il taglio e la scomparsa di interi boschi.
Nel XVIII secolo si costituì il Vicariato delle Montagne tra i 13 Comuni di Cerro, Bosco, Camposilvano, Roverè, Velo, Valdiporro, Selva di Progno, S. Bortolo delle Montagne, Sprea con Progno, Saline, Tavernele, Azzarino ed Erbezzo. Al Vicariato Venezia concesse l'autonomia, ma questa fu revocata nel 1797 dai Francesi di Napoleone. Alla fine del XIX secolo e negli anni 50, l'emigrazione verso i centri di pianura ed all'estero, dovuta soprattutto al deprezzamento dei prodotti agricoli, ha salassato i centri della Lessinia con punte fino al 30% della popolazione residente. Ora la tendenza sta invertendosi per la meccanizzazione agricola, per il notevole sviluppo zootecnico e per il turismo.
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