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Domenica 11 Dicembre 2016, San Damaso I
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Museo Botanico della Lessinia

Lessinia / Italia
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Il Museo Botanico della Lessinia è dedicato all'insigne medico e botanico Giovanni Zantedeschi (1773-1845), che ha scoperto e descritto per primo il "laserpizio nitido", pianta indigena ed endemica. Il lavoro di preparazione della raccolta è stato svolto con piante raccolte esclusivamente nel Parco delle Cascate di Molina, anche per dare l'occasione ai visitatori di confrontare e di riconoscere le erbe che essi stessi possono osservare dal vivo, percorrendo i sentieri del Parco.
Ogni pianta è stata sistemata su di un pannello e, per quanto possibile, ne sono state poste in evidenza le parti che assumono maggiore importanza dal punto di vista sistematico, quali ad esempio fiori, frutti, foglie, radici. Sono tali parti, infatti, quelle che insieme con altre meno appariscenti consentono di classificare, ossia assegnare il giusto nome ad ogni pianta. Accanto ad ogni esemplare sono inoltre specificati: il luogo e la data di raccolta, la famiglia, il nome scientifico, il nome volgare ed il nome locale. Nella sistemazione si è cercato anche di unire alla rigorosità scientifica il senso estetico, non tanto per voler fare dei quadri con materiale naturalistico, che pare oggi siano abbastanza di moda, quanto per invitare i visitatori a fermare lo sguardo un attimo di più e per portarli a considerare quanto vario e complesso e insieme affascinante sia il mondo vegetale. Un mondo in cui l'uomo è immerso e da cui strettamente dipende, un mondo che l'uomo deve imparare a rispettare e a difendere se non vuole distruggere anche se stesso.
Il piccolo museo mostra come nella cosiddetta "fascia del Castagno" - che si spinge dai primi colli fino ai 900-1000 metri d’altitudine - e in tutta la zona delle Prealpi Venete, l'uomo abbia apportato profonde modifiche alla Vegetazione originaria, che era rappresentata dal bosco di latifoglie, distruggendo boschi per utilizzare il legname o per creare, dove era possibile, zone destinate al pascolo o alla coltivazione e introducendo alberi a crescita più rapida, come il carpino nero e il castagno, e lasciando diffondere negli ultimi decenni la robinia pseudo-acacia, che sta assumendo l’aspetto d’infestante.
Ancora l'esposizione insegna ai gitanti che l’uomo dipende dal verde, e che il verde è il nostro laboratorio per la vita.
Il sito naturalistico collegato al museo è il Parco delle Cascate di Molina, area di particolare interesse per la presenza di cascate d’acqua, fitti boschi di faggi e numerose cavità carsiche, tra le quali alcune abitate fin dalla preistoria (riparo Scalucce).
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