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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Contrade della Lessinia

Lessinia / Italia
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Molti ricercatori hanno tentato di dare la spiegazione più verosimile al termine "contrada", tenendo presente, soprattutto qui da noi, la struttura di quella lessinica. Ma l'interpretazione più convincente di tutte sembrerebbe essere quella dl nucleo dì due o più abitazioni civili con annessi edifici rurali aventi in comune una strada (forse dal latino popolare cum strata, strada lastricata, strada battuta).
A parte l'etimologia, la contrada "tipo" in Lessinia, a nostro giudizio, non c'è e non c’è mai stata, per una serie di motivi dipendenti dalla conformazione del terreno, dalla migliore o più consona collocazione dei fabbricati al riparo dai venti o ad una loro più idonea esposizione al sole, dalla prossimità di qualche vena d'acqua, dalla garanzia che Il sottosuolo su cui poggiavano le fondamenta era la più confacente, dalla facoltà di poter costruire sul proprio terreno senza dover spendere soldi per acquistarlo e dall'eventualità di potervi aggiungere altre costruzioni accanto, risparmiando così materiali e tempo, dalla maggiore comodità di raccogliere il fieno nei fienili e da varie altre circostanze, non ultime quelle della vicinanza ad un qualsiasi tracciato di strada preesistente e dall’appagamento anche delle proprie ambizioni.
Se si esamina da vicino, una ad una, per far un esempio, le contrade della Lessinia occidentale (Sant'Anna d'Alfaedo-Fosse-Ronconi e dintorni, per esempio) si potrà verificare anzitutto che nessuna di esse ha una sua particolarità d’impianto che sì possa prendere a modello per le altre. Ci si accorgerà anche che sia la struttura edilizia, sia l'assetto planimetrico, sia i materiali usati, sia le linee architettoniche, sono molto diversi da quelli della Lessinia centrale (Boscochiesanuova, Velo Veronese, San Mauro di Saline) e soprattutto, da quelli della Lessinia orientale (alta Val d'Illasi e alta Val d'Alpone).
Consideriamo per un momento le contrade di Vaona, Fosse, Breonio, Ronconi, Zivelongo, Cona, Vaggimal, Spiazzo, Gorgusello (che è una delle vecchie contrade tra le più caratteristiche della Lessinia per le sue costruzioni interamente in lastame di Prun); esse pur essendo in un'area lessinica tutta particolare, pure non si identificano alle altre se non per i materiali da costruzione e per qualche altro particolare architettonico. Osserviamo adesso le contrade Tinazzo, Zamberlìni, Beccherll, Brutti, Covile, Falz, Bortolettì, Cuniche, Croce, Campe, Stander, Valle di Velo ecc, in Lessinia centrale, che sono ubicate attorno ad Erbezzo, Boscochiesanuova, Roverè Veronese e Velo Veronese; non ve n'è una che abbia il medesimo impianto planimetrico.
Se passiamo infine alla Lessinia orientale, tra la Valle del Progno-IlIasi e la Valle del Chiampo, le contrade assumono una loro differente fisionomia e dimostrano che l'uomo ha adattato i suoi indirizzi costruttivi, ma anche i suoi interessi, al luogo (al posto) In particolar modo, senza badare a schemi precostituiti.
In quella plaga della Lessinia possiamo indicare contrade come Pagani, Grisi, Pelosi, Furlanl, Campilgeri, Gugorl, Fiori, Gaiga, Ambrosl, Venchl, Martelletti, Valcasara, Valtanara ecc.; un discorso a parte meriterebbe la zona di Giazza e relativa valle, in cui le Forti pendenze del terreno e l'esiguità deglI spazi costruttivi hanno consiglIato la polarizzazione degli edifici, a stretto contatto l'uno dell'altro, Ognuna delle predette contrade insiste su un suolo specifico che tiene conto di tutti quelli elementi - o di una gran parte di essi - di cui si e' fatto cenno dianzi: sole, acqua, aria, sottosuolo, facilità di svegramento, reperibilità di materiali edilizi e d’impalcature adatte a costruire, facilità di transito, resa dei terreni.
A questo punto sarebbe necessario un minimo di confronto sui materiali costruttivi, ma il discorso si farebbe lungo; diremo solo che in Lessinia Occidentale il materiale più usato è il "Iastame" di Prun e dintorni; in Lessinia centrale sono ricorrenti ancora, ma in misura più ridotta (perché il lastame della Lessinia centrale è molto più grosso come spessore, quindi molto più pesante), i tetti sono in Pietra di Prun, ma le murature sono fatte preferibilmente in rosso ammonitico; in quella orientale, infine, i tetti sono di cotto e i muri in scaglia bianca (il cosiddetto scojo), per arrivare ai muri misti con pietra vulcanica in Vai d'Alpone. In tale zona esistono coperti con lastame di pietra solo le gronde e la cosiddetta “penè” (i muri laterali).
In quasi tutto il territorio, - quello d’origine cimbra in particolar modo - per costruire i montanari preferirono contare anche su un principio basilare: quello del mutuo sostegno, della solidarietà, della reciprocità d'interessi. Il capofamiglia costruisce la casa e la stalla al figlio che si sposa o ad un parente prossimo, accostate alla propria casa, schierate a fianco, dove una costruzione sostiene l'altra, con i muri piuttosto grossi, per cui il calore d'inverno e il fresco d'estate si conservano più a lungo. Così nascono i nuclei abitati (contrade) che in questi ultimi anni si è cercato di imitare con le cosiddette "case a schiera".
Generalmente, nelle contrade della Lessinia, le case e gli altri edifici rurali sono allineati su una o due o più linee del terreno, secondo lo spazio disponibile e la pendenza dello stesso, ed esposti al sole. Sono, invece, distribuiti attorno ad un'area centrale, una specie di "corte" (come contrada Zivelongo), attorno cioè ad uno spazio comune, con la fontana al centro o una pozza d’acqua o un pozzo, sempre comunque con la facciata rivolta verso il sole.
Quasi sempre nei più vecchi agglomerati, ogni casa aveva un suo pezzo d'orto accanto, davanti o dietro, (come si vede ancora in contrada Spedo), lo spazio comune era pavimentato da lastame (esempio vivo Cona), i tetti poco inclinati nelle abitazioni civili, fortemente pendenti in quelli rurali (che taluni "studiosi", per modo di dire, si sono ostinati a definire impropriamente "gotici", mentre di gotico non hanno neppure l'idea).
E generalmente ogni contrada ha preso la sua denominazione dalla prima persona che vi ha fabbricato la casa e la stalla; oppure, nel caso contrario, la contrada ha finito per dare il cognome a chi è andato ad abitarla.
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