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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Cerro Veronese

Lessinia / Italia
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Il comune di Cerro Veronese si estende su di una superficie di 10,17 kmq ed ha una popolazione di 1979 abitanti (fine 2000).

CENNI STORICI

Il nome “Cerro” fa riferimento all'omonimo albero, che si trova nella piazza principale, anche se in realtà la quercia di Cerro non è propriamente un cerro ma una quercia-sughera (Quercus crenata). Il nome Cerro si è sostituito nel. XV sec. al precedente (Alfera), di difficile interpretazione. Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio di Cerro, risalgono al Paleolitico inferiore (oltre 100.000 anni fa) e medio con alcuni ritrovamenti di pietre e selci lavorate, tra cui un manufatto in selce rinvenuto nel vajo del Trotto. Del periodo Neolitico ed Eneolitico (da 4500 a 1800 anni a.C.) restano alcune testimonianze sul dosso di Caramalda, tra cui alcuni frammenti di vaso, e nella Grotta del Mondo. Nel dosso della Nasa sono stati rinvenuti manufatti in selce, attribuibili ad un insediamento di circa 4000 anni fa (cultura campignana) precedente l'età del bronzo. Non vi sono attualmente testimonianze dell'Età del bronzo e del ferro.
In epoca romana e fino al Mille sembra che la maggior parte del territorio di Cerro fosse disabitato. Nel X sec. tra il vajo di Squaranto ed il vajo dell'Anguilla si estendeva la Frizolana (attestata per la prima volta in un documento del 921), ricoperta da rigogliosi boschi di roveri e carpini nella parte meridionale, utilizzati per il taglio del legname e per la produzione di Carbone da legna.
Cerro è citato per la prima volta in un diploma di Ottone I del 970 come Silva Alferia, bosco da sfruttare da parte dei coloni di Azzago, dipendenti dal Monastero di Santa Maria in Organo. Altre attestazioni sono in diplomi di Enrico II del 1014 (Montem qui dicitur Alferia), di Corrado II del 1027, e di Enrico III del 1047 (Monte qui dicitur Alferia) nei quali la zona è affidata in gestione e confermata al Monastero di San Zeno. Anche un diploma del 1163, di Federico I, conferma i beni del montem Alferie all'abate di San Zeno. Nel XII-XIII sec. La parte più meridionale della Frizolana (così era chiamata l'attuale zona a sud di Bosco Chiesanuova) era dipendente dai canonici della curia di Verona che la davano in affitto a lavoratori della Valpantena: si tratta di località poste nel basso vajo dell'Anguilla (Valbusa, Calavedo, Lughezzano) o nel vajo della Barbana (Arzerè, Prati, Corbiolo). Infatti, nel 1185 i confini meridionali toccano la Fontana del Termine, il ceredum (forse un bosco di cerri) ed una croce di Squaranto.
I boschi della zona di Cerro erano sfruttati in questo periodo per ricavare legname e Carbone da legna, ma si iniziavano anche a costruire calcare per la produzione di calce, mentre a partire dal XV sec. inizia la produzione e commercializzazione del Ghiaccio.
È solo agli inizi del XV sec. che popolazioni di origine bavaro-tirolese, insediatesi dapprima nella zona di Roverè, andarono a colonizzare anche alcune località occidentali della media Lessinia quali Cerro: inizia così la penetrazione cimbra del territorio di Cerro, con la formazione di numerose Contrade. Il comune di Alferia nasce negli ultimi decenni del XIV sec. e la sua prima attestazione è del 1394, in una supplica ai Visconti per l'esonero del pagamento del dazio sul sale. Nel 1408 il comune acquista una taverna con terreno dalla Repubblica di Venezia, mentre chiede ripetutamente esenzioni sul dazio del sale e della lana nella prima metà del Quattrocento.
La prima rappresentazione cartografica del territorio di Cerro è nella cosiddetta carta dell'Almagià, attribuita al 1460-65, che rappresenta el cero con una chiesa, alcuni edifici, una pozza d'acqua ed un albero, nonché la contrada vale fondrina (Foldruna) con due edifici. Proprio intorno alla metà del XV sec. si comincia a parlare di Cero e non più di Alferia. La prima chiesa, probabilmente una cappella dipendente dalla pieve di Grezzana nel XIII sec., sarà sostituita nel XIV sec. da una cappella intitolata a San Osvaldo, officiata da sacerdoti di Roverè o di Chiesanuova.

DA VEDERE
  1. La Cappella del Redentore. A pochi passi dal centro, sul Monte della Croce, sorge una caratteristica costruzione ottagonale visibile da buona parte della provincia di Verona che è un po' il simbolo di Cerro: è la cappella dedicata al Redentore, costruita nel 1900 (e consacrata da Leone XIII a Cristo Redentore) per volere del parroco e degli abitanti del luogo, in sostituzione di una croce preesistente. Nell'interno della cappella dietro all'altare (su cui spicca una tela di buona scuola) è stata ricavata una scaletta, con la quale è possibile raggiungere la balconata superiore la cappella stessa. Qui si può apprezzare uno dei balconi naturali più grandiosi della Lessinia: l'occhio spazia per 360 gradi fino ad intravedere, nelle giornate limpide, i grossi centri della pianura, i gruppi montuosi oltre il Garda e, in particolari condizioni di trasparenza, la catena dell'Appennino settentrionale.
  2. Il cerro. A fianco della parrocchiale si erge una grande pianta, la secolare cerro-sughera (Quercus crenata o pseudosuber), che conta non meno di tre secoli: grande dunque ma anche vetusta, con la sua circonferenza di ben quattro metri, alta oltre i 19 metri ed una chioma maestosa. Trattasi di una pianta rara, quercia sempreverde forse dovuta ad ibridazione che fiorisce in aprile-maggio e con ghiande presentanti una cupola con squame dall'apice ricurvo. Le foglie sono coriacee, di colore verde scuro nella pagina superiore e biancastro nella pagina inferiore, leggermente pubescente. La corteccia è rugosa e sugherosa. Questa pianta ha dato l'attuale nome al Comune.
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