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Mercoledì 23 Luglio 2014, Santa Brigida di Svezia
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Camposilvano - Covolo e valle delle Sfingi

Lessinia / Italia
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A circa 100 m. dal Museo si apre la grandiosa cavità carsica denominata il Covolo di Camposilvano. Esso rappresenta un suggestivo esempio di carsismo, fenomeno che interessa gran parte della Lessinia e si presenta come una voragine di forma ellissoidale profondo oltre 70 metri. L'accesso al Covolo è reso agevole da un sentiero facilmente percorribile che arriva all'interno della grotta, mentre la zona circostante questo "monumento naturale" è attrezzata ad accogliere visitatori per una piacevole sosta in un ambiente suggestivo ed incontaminato.
In origine il Covolo era un grande stanzone ipogeo che oltrepassava i 250.000 mc di volume e che si era formato, in seguito all'azione carsica, nei Calcari Grigi del Giurassico inferiore o Lias. Poche migliaia d’anni fa si verificò il crollo di parte della volta di questa cavità che raggiunse la superficie epigea formando un grande pozzo di crollo; la parte rimasta stabile dello stanzone forma la cavità residuale che apre la sua grande imboccatura a circa una quarantina di metri al di sotto dalla superficie epigea. La grotta è anche interessante per i fenomeni meteorologici d’inversione termica che si verificano. Durante l'estate, sotto la volta della caverna residuale si forma una nube che dà luogo a precipitazioni acquee e talvolta nevose. Verso la fine dell'inverno sul pavimento si forma del Ghiaccio che dura per tutto il periodo estivo. Pertanto, dai tempi preistorici fino ad un secolo fa, gli abitanti dei dintorni si sono serviti di questo frigorifero naturale per la conservazione degli alimenti.
Tradizione vuole che Dante si sia ispirato al Covolo per creare la morfologia del suo inferno. In passato il Covolo era ritenuto dimora di "fade" e "orchi", esseri creati dalla fantasia popolare.
Immediatamente a nord del Covolo di Camposilvano, si apre una valletta che con direzione est-ovest termina presso l'abitato. Sul fondo valle si ergono più o meno distanziati fra loro alcuni monoliti dalla forma di un fungo che rammentano le sfingi egizie. La loro morfologia si deve alla presenza di due formazioni di calcare: il Rosso Ammonitico che forma il cappello e l'oolite di San Vigilio che forma il gambo. Per capire la morfologia di questi monoliti si deve tener presente che il cappello che forma il fungo è formato da un pacco di lastre suborizzontali di spessore decimetrico, che hanno una superficie di alcuni mq e quindi resistono più a lungo all'azione meteorica dei sottostanti calcari oolitici che formano il gambo.
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