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Martedì 30 Maggio 2017, Santa Giovanna d'Arco
Matthias Kabel - CC by-sa
Laibniz - CC by-sa
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Visitare Lecce - guida breve

 

Anfiteatro Romano

Scoperto agli inizi del Novecento, l’Anfiteatro si trova in Piazza Sant’Oronzo ed è il più importante monumento romano esistente a Lecce. La scoperta fu casuale e avvenne nel corso dei lavori per la sistemazione della Piazza. Superate non poche difficoltà, tecniche ed economiche, i lavori terminarono nel 1938 e portarono alla luce buona parte della struttura originaria.
La costruzione dell’Anfiteatro risale al principio del II secolo e, secondo Pausania, fu voluta dall’imperatore Adriano. Dal punto di vista architettonico, ricalca gli anfiteatri di Roma, di Pompei e di Siracusa, ma presenta un maggior interesse per le dimensioni, per la quantità di materiale usato e per l’ottimo stato di conservazione di alcuni particolari: piloni, archi, gradinate, capitelli, tutto è quasi intatto, tutto è colossale. L’edificio fu costruito in pietra leccese e rivestito di marmo bianco e colorato. Era cinto da un magnifico portico, secondo lo schema già sperimentato a Roma, a Capua e a Verona. L’arena era perfettamente ovale: con una cavea di metri 102 x 83,40 e un’arena di metri 53,40 x 34,60, l’anfiteatro poteva accogliere dai 10.000 ai 15.000 spettatori. La “summa cavea” era ornata con statue e colonne scanalate di cipollino africano.
Sembra che la struttura fosse usata soprattutto per le “venationes”: lo dimostrerebbero i numerosi rilievi che decoravano il podium e rappresentavano scene di caccia e combattimenti tra cacciatori e animali.
 

Arco di Trionfo di Carlo V (Porta Napoli)

Porta Napoli è la più bella fra le porte d’ingresso alla città. Nota anche come Arco di Trionfo di Carlo V, la porta sorge maestosa nell'omonima piazza. Essa fu disegnata da Gian Giacomo dell’Acaja ed eretta nel 1548, sul posto ove prima sorgeva l’antica porta di San Giusto. La magnifica struttura, alta circa venti metri, fu dedicata all'imperatore Carlo V; la cittadinanza di Lecce volle così ringraziare il sovrano, per le opere di fortificazione – in particolare le mura di cinta – fatte costruire per la difesa della città.
L’arco, uno dei più alti in Italia, è in stile corinzio ed è fiancheggiato da una coppia di colonne per lato, con capitelli compositi, che reggono un frontone triangolare. Su quest’ultimo sono scolpiti trofei di guerra e l'aquila bicipite, stemma dell'Impero austro-spagnolo.
 

Basilica di Santa Croce

Annessa al Palazzo del Governo, la Basilica di Santa Croce è considerata il simbolo del “barocco leccese”. Su progetto di Gabriele Riccardi, la sua costruzione ebbe inizio nel 1549, sull’area di una chiesa trecentesca. I lavori durarono quasi 150 anni. Sembra che il Riccardi abbia portato a termine il primo livello di costruzione, mentre è certo che ai portali e al resto del prospetto hanno posto mano F.A. Zambalo, G. Zambalo e C. Penna.
"La facciata di Santa Croce - scrisse Guido Piovene - gronda di ornati ... e molti descrittori non si stancano di scoprirvi particolari, le aquile, i draghi, le scimmie, i santi, i turchi, le colonne tortili, le balaustre a trafori, i riccioli, i fiori, le frutta, i nastri svolazzanti". Nel primo ordine, complessivamente sobrio, spiccano il ricco portale d'ingresso, delimitato da due coppie di colonne con capitelli che sorreggono la trabeazione, e i due portali laterali, sopra i quali insistono una nicchia, gli stemmi di Filippo III, di Gualtiero VI di Brienne e di Maria d'Enghien, e una finestra circolare. Il secondo ordine è diviso da una lunga balaustra sorretta da cariatidi zoomorfe e antropomorfe dal forte significato simbolico. Tra queste figure, dei turchi costretti a star piegati e sentire tutto il peso della cristianità. Tredici puttini, graziosi ed eleganti, corrono lungo tutta la balaustra: due reggono una tiara e una corona. Il secondo ordine è dominato dal grande rosone centrale, opera senza precedenti per bellezza e cura dei particolari. Si tratta di una serie di quattro cornici concentriche con testine di angeli alati, di fiori di loto, di frutta. Ai lati del quadro centrale sono due nicchie con le statue di San Benedetto e San Celestino. All'estremità le statue della Fede e della Fortezza.
L’interno della basilica è a croce latina e a tre navate divise da alte colonne con capitelli figurati. Quattro le colonne binate che reggono gli archi della cupola. Un soffitto ligneo a cassettoni dorati copre tutta la navata centrale. Le laterali hanno volta a crociera e ospitano sette cappelle per lato, di epoca diversa. L'altare centrale in marmo, molto semplice, proviene dalla Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, ed è coperto da una grandiosa volta polilobata di rara eleganza. L'altare più interessante è certamente quello di San Francesco di Paola, nel transetto di sinistra, ove F.A. Zimbalo, autore dell'opera, narra, attraverso una serie di pannelli, la vita del santo. Nel transetto di destra vi è l'altare del Crocifisso di Cesare Penna.
 

Chiesa di Sant'Irene

Ex convento dei padri Teatini, la chiesa fu costruita fra il 1591 e il 1639, su disegno di padre Francesco Grimaldi. Intitolato a Sant’Irene – patrona di Lecce fino al 1656 – il tempio è uno dei maggiori della città e rappresenta il modello emblematico di edificio religioso nel periodo della Controriforma.
La facciata – slanciata, elegante, di tipo romano – si sviluppa su due piani ed è tripartita da paraste collegate da festoni. Essa è impreziosita da un ampio portale, fiancheggiato da colonne corinzie e sovrastato da un'edicola con la statua di Sant'Irene, opera del primo Settecento di Mauro Manieri. In alto campeggia lo stemma civico, la lupa sotto un albero di leccio coronato, e sotto la trabeazione si legge la scritta “Irene Virgini et Martiri”.
L'interno è a croce latina e – per la profusione di altari barocchi e di decorazioni – contrasta vivamente con la linearità del prospetto. Splendidi sono comunque, nel transetto, gli altari dedicati a Sant'Irene e a San Gaetano di Thiene, entrambi con colonne assai decorate. Pregevoli le opere d’arte che la chiesa conserva, tra cui primeggiano le tele: Trasporto dell'Arca di Oronzo Tiso, sull’altare maggiore; Lapidazione di Santo Stefano di Antonio Verrio, sull’altare dedicato al santo omonimo; Madonna della Libera, che, assieme ad altre tele, decora gli ambienti della sacrestia.
 

Colonna di Sant'Oronzo

Costituita da sei rocchi di marmo cipollino africano, la Colonna di Sant’Oronzo domina la piazza omonima, è alta più di ventinove metri e sostiene la statua del santo patrono di Lecce, nell'atto di benedire la città. Il fusto e il capitello provengono da una delle due colonne poste al termine della Via Appia, la strada consolare romana che giungeva sino a Brindisi. Fu proprio la città di Brindisi a darla in dono ai leccesi, in onore di Sant'Oronzo. La colonna fu realizzata da Giuseppe Zimbalo nel 1681-1686: così la città adempiva al suo voto e ringraziava il patrono per averla preservata dal flagello della peste. La statua originaria – in legno, ricoperta di rame e lavorata da maestri veneti – fu semidistrutta nel 1737, da un incendio causato dai fuochi d’artificio. Essa fu rifatta in bronzo, su disegno di Mauro Manieri, e ricollocata sulla colonna nel 1739, con gran giubilo della popolazione. Recentemente è stata restaurata.
 

Duomo di Lecce

Dedicato a Maria SS. Assunta, il Duomo di Lecce sorge sulla piazza omonima ed è il centro della vita religiosa cittadina. Un primo edificio fu eretto nel 1144, un secondo nel 1230. Il tempio attuale fu costruito fra il 1659 e il 1670 per opera dell’architetto e scultore leccese Giuseppe Zimbalo, il quale lo disegnò con lo stile barocco allora in voga in tutta Italia. Committente fu il vescovo Luigi Pappacoda, grande promotore dello sviluppo architettonico di Lecce.
Allo Zimbalo si deve pure lo splendido campanile a cinque piani, con edicola ottagonale a cupola e quattro pinnacoli a forma di vasi fioriti. La facciata principale, sobria e raffinata, presenta un felice contrasto con la decoratissima facciata del fianco sinistro. Quest’ultima è coronata da un arco trionfale che incornicia la statua di Sant’Oronzo, tra le statue di San Giusto e San Fortunato.
L’interno, a croce latina, si presenta a tre navate, divise da pilastri e da semicolonne, ed è arricchito da dodici altari in pietra leccese, inquadrati da colonne tortili, spesso dorate. Sopra la navata centrale e il transetto, si ammira uno splendido soffitto ligneo a lacunari intagliati e dorati, che risale alla fine del Seicento. Esso mostra le tele con la Predicazione di Sant’Oronzo, la Cacciata della peste, il Martirio di Sant’Oronzo, l’Ultima cena, opere di Giuseppe da Brindisi. Sontuoso è l’altare maggiore in marmo e bronzo, dedicato a Maria Assunta, con il grande quadro centrale che fu commissionato dal vescovo Sersale ai marmorari napoletani: alle pareti del presbiterio sono raffigurati l’Assunta, il Sacrificio di Noè dopo il diluvio e la Sfida di Elia ai sacerdoti di Baal, opere di Oronzo Tiso. Nel transetto sono gli altari del Crocefisso e del Sacramento e i busti dei dottori della Chiesa. Altre opere d’arte conservate in Duomo sono: un San Carlo Borromeo di A. Della Fiore; uno stupendo Sant'Oronzo di G. A. Coppola di Gallipoli, alcune tele dello Strafella di Copertino; una Pietà di Pietro Gagliardi di Roma, un paliotto d'argento cesellato nell'altare di Sant'Oronzo, donato da Ferdinando di Borbone. Ricco è anche il tesoro della cattedrale nel quale, oltre gli ori e gli argenti, vi sono indumenti sacri guarniti di eleganti merletti, che rappresentano il prodotto di una delle più antiche e famose industrie leccesi. Notevoli sono anche il coro ligneo della metà del Settecento, e la scultura del Presepe, realizzata da Gabriele Riccardi.
 

Musei di Lecce

MUSEO MISSIONARIO CINESE E DI STORIA NATURALE
Via Monte San Michele, 4
Le dodici sale del Museo ospitano:
  • la sezione di cultura cinese, che espone una bella raccolta di monete (dalle dinastie storiche ai primi anni della Repubblica Popolare Cinese) ma comprende anche vasi, arazzi, amuleti, armi, delicati strumenti musicali, di quella cultura dell’estremo Oriente;
  • una seconda sezione, dedicata alle scienze naturali, e particolarmente alla fauna marina (con una ricca collezione di pesci, madrepore, crostacei, coralli e conchiglie), alla fauna terrestre (con circa 500 esemplari) e alla mineralogia (con fossili animali e vegetali, alcuni del Paleozoico, provenienti da tutto il Salento).


MUSEO PROVINCIALE “SIGISMONDO CASTROMEDIANO”
c/o Palazzo Argento
Via Gallipoli, 28
Il Museo fu istituito nel 1868, dal duca Sigismondo Castromediano, per iniziativa della Provincia di Terra d'Otranto, (che allora comprendeva anche le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto). E’ il primo museo della regione e rappresenta il punto di riferimento per i manufatti della protostoria, del periodo messapico, e di quello greco e romano.
Nella sezione riguardante la preistoria, sono esposti materiali rinvenuti nelle grotte del Salento Nella sezione didattica, vari pannelli illustrano i siti con le pitture e le incisioni in essi rinvenuti.
Ricchissima, nel cosiddetto Antiquarium, è la collezione di vasi, con esemplari attici, proto-italioti e apuli. Numerose le trozzelle messapiche e i vasi nello stile di Gnathia. Ai vasi in ceramica si affiancano terrecotte, statuette fittili, bronzi, iscrizioni messapiche e romane, monete. La provenienza di molti materiali è illustrata nella sezione topografica: i centri maggiori di rinvenimento sono Rudiae, Lupiae, Cavallino, Roca. Materiale importante proviene anche da numerosi altri siti archeologici del Salento (Vaste, Otranto, Muro Leccese, Ugento etc.).
Nell’ambito del museo, sono molto interessanti la Pinacoteca, che presenta opere di autori locali e di scuola napoletana, e la Biblioteca Provinciale che possiede un ricco patrimonio di manoscritti, incunaboli e cinquecentine.

PINACOTECA D’ARTE FRANCESCANA
c/o Convento dei Frati Minori
Via Imperatore Adriano, 79 Comprende una bella collezione di circa 120 dipinti di arte sacra realizzati, tra il Cinquecento e l’Ottocento, da frati francescani, o da laici originari del Salento. Di particolare interesse sono le opere di Giacomo da San Vito dei Normanni e di Francesco da Martina Franca, nonché gli “studi” di Padre Raffaele Pantaloni. Nell’ambito della Pinacoteca, si può visitare anche un “ninfeo” rinascimentale, locale ipogeo, cioè sotterraneo, dedicato agli ozi e decorato di conchiglie.
 

Palazzo del Governo

Detto anche Palazzo della Prefettura, o dell’ex Convento dei Celestini, il Palazzo del Governo è annesso alla Basilica di Santa Croce. E’ considerato un’opera unica, per il notevole effetto scenografico del prospetto. L’edificio fu costruito in due tempi. Il primo ordine, terminato nel 1659, è opera di Giuseppe Zimbalo, il secondo, molto più ricco di elementi decorativi "dove le finestre - scrisse Mario Praz - sembrano cornici di specchi", è opera di Giuseppe Cino e fu completato nel 1695.
La facciata è in stile barocco e risale al 1646. Di stile rinascimentale è invece il grandioso atrio interno, formato da ventiquattro archi che poggiano su quarantotto colonne. Sotto il colonnato, si nota a destra il bel portale laterale della Basilica di Santa Croce, che metteva in comunicazione il tempio con l'atrio del convento. Per molti anni, il Palazzo fu convento dei padri Celestini; ora è sede della Prefettura.
 

Palazzo del Seggio (Il Sedile)

Il Palazzo del Seggio, più conosciuto come “Il Sedile”, prospetta su Piazza Sant’Oronzo e si presenta come una massiccia costruzione in forma di parallelepipedo, con arcate ogivali tendenti al gotico e munite di ampie vetrate. Opera forse di Alessandro Saponaro, o di Gabriele Riccardi, (ma il progettista non è ancora sicuramente identificato), l’edificio risale alla metà del Cinquecento. Voluto dalla colonia veneta presente a Lecce, il Palazzo era inizialmente destinato a funzioni e cerimonie di rappresentanza della città, nonché a deposito di munizioni. Nel 1851 divenne sede del Comune, poi della Guardia Nazionale e, alla fine dell’Ottocento, ospitò il Museo Civico. Oggi è utilizzato per prestigiose mostre d’arte e per esposizioni.
La struttura si sviluppa su due piani: il piano inferiore presenta un grande arco ogivale e arcate ornate con panoplie e stemmi; il piano superiore, in stile veneziano, è una preziosa loggetta formata da tre archi per lato. All'interno vi era un accesso a due ambienti posteriori di servizio, ornati di affreschi sulla vita di Carlo V.
 

Porta Rudiae

Detta popolarmente “Porta Rusce”, Porta Rudiae fu eretta nel 1703, da Giuseppe Cino, sulle rovine di una porta quattrocentesca qui esistente. Il suo nome deriva dal fatto che essa è rivolta verso l’antico centro messapico di Rudiae, distrutto nel XII secolo da Guglielmo il malo ma rimasto famoso perché – nel III secolo a.C. – dette i natali al poeta latino Quinto Ennio.
Maestosa e ricca di motivi, di volute e di fregi, la porta possiede tre fornici e offre un bel colpo d'occhio. La porta è sormontata da una bella statua di Sant'Oronzo, che benedice la città di cui è patrono e che sovrasta l’epigrafe in cui si narra l’origine mitica di Lecce. A destra e a sinistra del Santo, in posizione leggermente più bassa, stanno le due statue di Sant’Irene e San Domenico. Lungo l’architrave, la porta è ornata con i busti di Euippa, Malennio, Dauno, Idomeneo, personaggi che rievocano il periodo mitico e la leggendaria fondazione della città.