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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Storia di Lecce

Reperti archeologici relativamente recenti dimostrano che i primi abitanti protostorici della zona di Lecce furono i Messapi. Provenienti, si ritiene, dall’attuale Albania, i Messapi s’insediarono nel Salento molti secoli prima della fondazione di Roma. Il centro messapico, che poi sarebbe diventato Lecce, s’ingrandì via via con le successive invasioni dei Greci e dei Latini. Una leggenda vuole però che la città sia nata intorno al 1200 a.C., per opera di Malennio, subito dopo la distruzione di Troia. Malennio quindi, in base alla leggenda, sarebbe stato il primo a dominare in quest’area e a introdurre la cultura greca nella città, allora chiamata Sybar. E’ certo che, nel VI-IV secolo a.C. Sybar era una cittadina splendida e famosa.
Nel III secolo a.C. Roma conquistò tutto il Salento, quindi anche Sybar, che aveva mutato il nome in Lupiae, e la vicina Rudiae, città dove era nato il poeta Quinto Ennio che, negli Annales, cantò sei secoli di storia di Roma, a partire dall'arrivo di Enea sulle coste laziali. In epoca romana, soprattutto durante l'impero di Adriano, Lupiae si sviluppa notevolmente. Sotto l'imperatore Marco Aurelio, la città vede fiorire l'economia e l’edilizio. Furono erette le mura di cinta, costruite su quelle messapiche, e la città fu dotata di un foro, di un teatro, di un anfiteatro e di uno sbocco sul mare: porto Adriano, l’attuale Marina di San Cataldo.
Con la caduta di Roma, Lupiae decadde e fu più volte devastata, soprattutto dagli Ostrogoti di Totila, verso la metà del VI secolo. Totila fu sconfitto dai bizantini di Narsete e la città cadde sotto il dominio di Costantinopoli, rimanendo per cinque secoli offuscata dalla potente Otranto, divenuta capitale bizantina nel Salento. In questo periodo subì attacchi da parte dei pirati turchi, degli Unni e degli Slavi: Lupiae lentamente si spense, riducendosi a un modesto villaggio.
Subito dopo il Mille, il dominio bizantino nell'Italia meridionale ebbe termine; arrivarono, anche a Lupiae, i Normanni di Roberto il Guiscardo. Intorno al 1040 la città divenne sede di contea con gli Altavilla, e ridiventò capoluogo della provincia. Sotto i Normanni, l’antico nome di Lupiae fu mutato in “Licea” e “Licium”, da cui più tardi si ebbe “Lecce”. Gli Altavilla ebbero una corte opulenta e fastosa, protessero arti e lettere, e decorarono la città di magnifici edilizi. Di essi sono ricordati soprattutto Gaufrido I, Accardo, che costruì il mastio interno al Castello, e Tancredi, che nel 1190 salì al trono di Palermo per volere della nobiltà siciliana. La dinastia degli Altavilla si chiuse nel 1220, con la morte di Roberto Visconti, marito della figlia di Tancredi.
Di Lecce s’impadronirono gli Svevi, che la tennero fino al 1266, quando sopravvennero gli Angioini. Passò quindi a Gualtìero IV di Brenna, che poté goderne solo il titolo, perché la vera e propria conquista della contea dal dominio degli Hohenstaufen fu eseguita più tardi dal figlio di Gualtiero, Ugo di Brenna. A Ugo seguì il figlio Gualtiero V, il quale nel 1331 morì in Oriente. La contea passò quindi a Gualtiero VI, cui successe la sorella Isabella, sposa di Gualtiero III d'Enghien, giacché egli moriva nel 1356 nella battaglia di Poitiers, senza lasciare eredi maschi. Così la contea di Lecce passò dal casato dei Brenna al casato degli Enghien, che diedero altri due conti: Giovanni, figlio di Gualtiero III e Pino, il quale, privo di figli, lasciò Lecce alla sorella Maria, sposa di Raimondello Orsini del Balzo dei conti di Nola. Con Raimondello il piccolo Stato viene incorporato al principato di Taranto, di proprietà del medesimo Orsini. Poco dopo Raimondello moriva in combattimento.
Agli inizi del Quattrocento Maria d’Enghien sposò in seconde nozze Ladislao, erede del trono di Napoli, che aveva sempre invano ambito al possesso della Penisola Salentina. Il matrimonio era una farsa e Maria fu subito fatta partire per Napoli e qui tenuta prigioniera a Castel Nuovo. Fu liberata solo dopo la morte di Ladislao, per opera di Tristano Chiaromonte, e reintegrata nel possesso dei suoi beni. Tornata a Lecce, Maria volle subito cedere il governo della contea al figlio Giovanni Antonio. Nel 1463 muore quest'ultimo rappresentante dei Conti di Lecce: il dominio perde la sua autonomia e viene incorporato ai possedimenti del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona. Lecce segue quindi la sorte e le vicende delle altre terre del reame di Napoli, senza fatti importanti, se si eccettua l'accanita difesa opposta – verso la fine del Quattrocento – ai Turchi. Questi, resi fieri della vittoria riportata su Otranto nel 1480, avevano negli anni seguenti invaso la campagna, saccheggiando i villaggi e giungendo fin sotto la mura della città.
Nel 1500 fu sottoscritta la Lega Franco-Spagnola e Lecce passò fra i domini dell’imperatore Carlo V. Questi si occupò anzitutto di cingerla di mura e di munirla di un castello, per garantirne la difesa contro l'eterna minaccia saracena. Anche nel Cinquecento non vi furono a Lecce fatti rilevanti. Il Seicento, invece, è un secolo turbolento caratterizzato dai disordini dovuti ai movimenti antispagnoli e antifeudali. Nel 1647 la città si unì a Napoli nella rivoluzione di Masaniello, e più tardi parteggiò pure per la Repubblica Partenopea. La terribile epidemia di peste del 1656 e alcuni terremoti causano migliaia di vittime.
Nel Settecento, sulla scia dell’Illuminismo, si approfondisce la coscienza politica dei leccesi: nascono numerose scuole di matematica e di diritto. Ma si contano anche vari episodi di rivolta da parte del popolo, gravato dalle imposte e dalla prepotenza del ceto ecclesiastico. Nel 1734 ha inizio la dominazione borbonica, che si concluderà con l’annessione del Mezzogiorno al Regno d’Italia. Durante il Risorgimento, Lecce cospirò per l'indipendenza nazionale e offrì alla Patria una serie di ferventi patrioti e di martiri; tra questi spicca in modo particolare la figura del duca Sigismondo Castromediano, “che nelle galere politiche di Procida, Montefusco e Montesarchio sopportò per ben undici anni la tortura delle pesanti catene borboniche”.
Dopo l’unità d’Italia – tra il 1895 e il 1925 – la città si estese oltre le mura cinquecentesche. Nel 1927 la provincia di Lecce viene staccata da Taranto e Brindisi.
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