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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Guida Lecce

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Quali sono i posti da visitare a Lecce? Qui puoi trovare una guida di Lecce e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Lecce.
“Tutto quello che è caratteristico dell'architettura di Lecce, risulta dalla fusione di questi tre grandi elementi: il nuovo spirito di rinascenza, penetrato lentamente in questa remota città; gli invincibili ricordi del Medioevo che stavano intorno alle sue porte; e la lunga dominazione spagnola ... “.

E’ questa la sintesi di Lecce che Martin S. Briggs, viaggiatore inglese dei primi del Novecento, fa nel suo libro intitolato Nel tallone d'Italia. Briggs coglie alcune caratteristiche essenziali della città, ma, naturalmente – come si vedrà – Lecce è una realtà complessa, un prisma che presenta molte facce.
Capoluogo di provincia e del Salento, con circa 95.000 abitanti, la città sorge all’estremità sud-orientale della Puglia, fra il Mare Adriatico e il golfo di Taranto. Per lungo tempo è vissuta in uno splendido isolamento, fuori dai grandi itinerari turistici. Sorte ingiusta, dovuta a varie cause che non andiamo a ricercare; sorte cambiata solo nella seconda metà dell’Ottocento, con la ripresa dell’economia, l’intensificarsi dei traffici e una rivalutazione generale del contesto cittadino.
Lecce si propone oggi come una città ricca di risorse; basti pensare all'università, al teatro e alla musica solo per citarne alcune. Ma soprattutto è consapevole di essere erede di un patrimonio artistico e architettonico senza uguali. E' sufficiente passeggiare per le vie del centro storico per rendersi conto di come il passare del tempo abbia potuto fondere e mescolare stili e forme, solo apparentemente diversi, restituendo al visitatore sensazioni di grande armonia e pulizia di forme.
Predomina l’eredità di Carlo V, il Seicento spagnolesco, lo stile barocco, segnatamente quello che gli studiosi chiamano “barocchetto” leccese, diverso dai barocchi che si sono imposti in altre città. La diversità è data dal tocco, dalla ricchezza dello stile, che rifulge soprattutto nei palazzi e nelle chiese; ma è determinata anche dalla materia prima usata dagli artisti lapidei. Qui è la celebre "pietra leccese" o “leccisu”, pietra tenera e facilmente lavorabile, che in pochi anni assume un colore giallastro e si ricopre di una patina resistente più delle altre all’azione del tempo: per questo, i monumenti e le opere del barocco leccese si sono mantenuti nei secoli e oggi si possono ammirare in tutta la loro bellezza.
In questa città, che non a caso è stata definita la “Signora del Barocco” e “la Firenze del Sud”, le forme artistiche hanno abbandonato i canoni classici e tradizionali, per seguire la fantasia più sbrigliata, il colorito, il formoso, l’esuberante, il bizzarro. Progettisti innovatori, valenti maestranze locali, abili scultori, hanno fatto a gara – su committenza ora ecclesiastica, ora dell'aristocrazia o dei possidenti locali – per ornare cappelle, altari, facciate; per merlettare balconi, portali, mensole etc. I motivi decorativi sono i più diversi, sempre comunque stracarichi di capricciose figure: dai putti inseriti in strane colonne tortili, alle maschere con stravaganti berretti, con occhialini, con tanto di baffetti, ai capitelli, in gran parte corinzi, alle colonne angolari sormontate dalla statua del santo protettore della casata, o dall'arma di famiglia. E poi tiare, pastorali, frutta, fiori: insomma, un'esuberanza di decorazioni, che a volte sembra eccessiva. "Quest'aspetto festoso, addirittura orgiastico – scrisse Mario Praz – ha una certa affinità con la pasticceria pittoresca e coi fuochi d'artificio".
Il visitatore attento noterà che le vie, le corti, le piazze e le piazzette del centro storico sono intitolate ai grandi nomi del passato: dal mitico fondatore Malennio, all’eroe greco Idomeneo, alla bella Euippa, a Tancredi, a Boemondo, a Federico d’Aragona. Ma sono ricordate anche le arti o attività minori, quali l’Arte della Stampa e l’Arte della Cartapesta, l’arte dei vasai, dei fabbricanti di sapone, di coloro che addestravano i cavalli per la guerra o la giostra, Lecce non dimentica la sua storia e dimostra – anche con questi aspetti che potrebbero sembrare di dettaglio – una sensibilità rara, una signorilità innata e una raffinatezza non comune.
Anche il dialetto leccese, caratterizzato dai toni cortesi e dalla cadenza musicale, si differenzia in positivo dalle altre parlate pugliesi – generalmente dure e grevi – per assumere uno smalto tutto particolare, che ben si accompagna alla gentilezza e alla cordialità dei cittadini.
Last but not least, la cucina di Lecce, e più in generale del Salento, è semplice ma genuina e gustosa. Il sapore delle varie pietanze è arricchito dall’uso sapiente delle spezie tipiche della macchia mediterranea (salvia, menta, origano, rosmarino). Le verdure e i legumi sono generalmente cucinati in apposite pentole di terracotta, conditi con ottimo olio d’oliva e serviti con le cosiddette frisedde (pane tostato e biscottato). Tra i piatti tipici una pur breve carrellata non può dimenticare il rustico leccese (pasta sfoglia ripiena di mozzarella, besciamella, pomodoro, pepe e noce moscata); la puccia, pane di grano duro farcito o con impasto di olive nere. Tra i primi: le lagane con ceci, le lavagnette fatte in casa, la minestra di fave e carciofi. Tra le verdure, i cardoncelli a raganati e i carnucieddi. Tra i piatti a base di pesce: alici in tortiera, cozze alla leccese, triglie al cartoccio. Tra i piatti di carne: l’agnello in agrodolce e il castrato in umido. Tra i dolci spicca il cosiddetto pasticci otto, ma numerose sono le specialità a base di mandorla, come ad esempio le cupete. Per i vini c’è solo l’imbarazzo della scelta: Negramaro, Salice Salentino, Primitivo di Manduria, Aleatico, Matino, Salento, Terra d’Otranto, Moscato del Salento.

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