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Peschiera del Garda

Lago di Garda / Italia
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CENNI STORICI
Abitata fin da ere preistoriche, Peschiera è nota nella letteratura paletnologica mondiale non solo per la ricchezza e per la straordinaria abbondanza dei materiali restituiti, ma anche perché essa ha dato il nome ad un orizzonte cronologico (Peschiera-Zeit), che s’identifica con l'età del Bronzo recente. A Peschiera sono stati riconosciuti resti di almeno sette villaggi palafitticoli, venuti alla luce in seguito ai lavori per la costruzione delle fortificazioni austriache, scavati senza metodologia scientifica, nel corso dell’Ottocento e che hanno restituito un'enorme quantità di materiali ceramici e metallici.
In età romana la località continuò ad essere considerata economicamente importante: in essa era posta Arilica, poi divenuta Peschiera, e nella cittadina avevano sede un collegio di navicellai veronese e un collegio di navicellai benacensi, ricordati in ben tre iscrizioni superstiti. Non ci è noto quando Arilica abbia cambiato il suo nome in Peschiera, ma sembra che ciò sia avvenuto nell'VIII-IX secolo. Nel sec. X, pare che Peschiera abbia dato rifugio a Berengario I, sconfitto dagli Ungari e che passata poi in dominio dei Veronesi, questi vi fabbricassero uno dei loro castelli turriti e merlati, spianato da Ezzelino da Romano, e poi ricostruito e rafforzato. Il castello formava il nodo del sistema tra le fortificazioni costiere e quelle fluviali, perché qui s’intrecciavano le vie d'acqua e le vie terrestri; e proprio da questa combinazione scaturiva la sua speciale importanza militare. Insomma la posizione di Peschiera era essenziale per la Signoria che fece di questo borgo, con successivi interventi di rafforzamento, un ragguardevole caposaldo fortificato.
Poi la tenace e vigorosa politica militare di Cangrande l della Scala arricchì le fortificazioni di nuovi interventi, documentati dalla lapide dell'anno 1327, conservata in Castelvecchio a Verona. Questa indica una serie d’importanti lavori, voluti da Cangrande I, che sembrano configurare anche la ristrutturazione della Rocca di Peschiera.
Anche i Veneziani - succeduti poi nel governo di Peschiera agli Scaligeri, dopo la breve parentesi viscontea - non restarono insensibili all'opportunità di guardare a questa fortezza con una particolare attenzione. Visitata da Marin Sanudo - che ricordò nel suo Itinerario questa "rocha fortissima" - ebbe dapprima le attenzioni di Michele Sammicheli e poi quelle di Guidobaldo Il della Rovere, duca d'Urbino. Già da queste prime fortificazioni scaligere e veneziane, seguite poi dalle fortificazioni francesi, austriache ed italiane, il destino di Peschiera era per sempre segnato: Peschiera sarebbe stata una cittadella militare. E se ne soffrì per lunghi secoli l'economia del luogo, tuttavia oggi, divenuti questi vincoli un ricordo, possiamo invece guardare a Peschiera come ad uno dei più interessanti "laboratori" d’alcuni fenomeni urbani. Un "laboratorio" nel quale lavorarono storici accreditati.
Ricordiamo infine che a Peschiera – nel novembre del 1917 – dopo la rotta di Caporetto, si sono dati convegno, nella palazzina adibita a sede del comando militare, e con Re Vittorio Emanuele III, gli alleati con gli italiani nella guerra contro l'Austria e cioè i rappresentanti di Francia e di Inghilterra. Qui Vittorio Emanuele sostenne di attestare l'esercito sulla linea del Piave e respinse la proposta degli alleati di ripiegare all'Adige, al Mincio e al Po. E i testi di storia narrano che la risolutezza e la fiducia del re trovarono conferma, dopo un anno, nella vittoria di Vittorio Veneto.

DA VEDERE
  • Porta Verona. Dal lato artistico, Peschiera oltre al monumentale complesso della cinta fortificata, agli arborati spalti che permettono al turista un’ampia visione sul circostante anfiteatro morenico (da Goito, a San Martino e Solferino) e sul lago (da Sirmione a Lazise) vanta la severa «Porta Verona» sulla quale ancor si legge, sotto il leone alato, scalfito dai Francesi, la scritta «DlSCE HAEC MONEAT EXCELSA LEONIS IMAGO - NE STIMULES, VENETI SEU LEO IN HOSTIE VIGENT».
  • Monumento ai Caduti. Degno di nota il Monumento ai Caduti eretto sul molo: un legionario in atto di ripararsi al capo con lo scudo (la decisa resistenza al Piave fu scudo all'Italia): la statua fu modellata da Ruggero Dondè, e del pari la grandiosa caserma presso la chiesa e tre statue di antica fattura delle quali una è detta «Madona del saòn» (austera figura femminile che tiene in mano un libro).
    * Madonna del Frassino. Presso Peschiera è il santuario della Madonna del Frassino, celebre in tutto l'ambito provinciale veronese ma anche nel bresciano e nel mantovano. Il santuario fu eretto nel luogo dove l'undici maggio 1510 il contadino Bartolomeo Broglia avrebbe veduto apparire, fra le fronde appunto di un frassino, una statuetta della Madonna. Per secoli esso fu centro di fervore e di pietà mariana e il simulacro qui custodito fu incoronato solennemente il 24 settembre 1930 dopo che, alla fine dell’Ottocento, fu risvegliata dai francescani la devozione alla Madonna, sopita per la chiusura e l'abbandono della chiesa a seguito delle demaniazioni napoleoniche. Il tempio, ricco di tesori d'arte, merita una visita. Due tele di Paolo Farinati (La Natività e Madonna e Santi), una di Zeno da Verona (San Pietro e San Giovanni Battista), dodici del Bertanza da Salò (Misteri del Rosario e Santi), quattro tele del Muttoni il Giovane e altri dipinti, fanno di questa chiesa un’autentica pinacoteca. Ma ogni cappella, o quasi, è poi affrescata dallo stesso Farinati che visse parecchio presso questo santuario, tutto intento alla preparazione d’affreschi, come ricorda una lapide del chiostro. Probabilmente però il Farinati padre fu aiutato in questi lavori dal figlio Orazio e dalla figlia Cecilia, pure pittori e che con lui lavorarono in parecchie circostanze. Ammirevole anche il pregevole coro in noce eretto nel 1652 per iniziativa di fra Bartolomeo Speciani, così come una visita merita anche il chiostro con lunette affrescate sempre dal Muttoni.
  • Villa “Il Paradiso”. Presso il Mincio si adagia “il Paradiso”, villa restaurata nel 1962, la cui parte antica risale al 1536. Dal 1734 il Paradiso è di proprietà dei conti degli Albertini. Vi si entra attraverso un grande cancello in ferro battuto, con pilastri sormontati dalle statue di Adamo ed Eva. La facciata è notevole, e al centro presenta un grande pronao con timpano centrale e una bella scalinata, che porta al salone centrale.
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