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Giovedì 21 Settembre 2017, San Matteo
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Visitare La Spezia - guida breve

 

Castello di San Giorgio

Il Castello è la più antica costruzione militare della città. Sorge sul colle del Poggio e domina dall’alto l’antico centro abitato della Spezia. Eretto intorno al 1262 per volere di Niccolò Fieschi, il Castello era fulcro del “castrum” su cui sorse la città, e aveva funzioni prevalentemente difensive: era insomma un baluardo contro le continue incursioni dei pirati saraceni. Distrutto successivamente dalle famiglie Doria e Visconti tra il secolo XIII e il XIV, il Castello subì vari rimaneggiamenti e restauri. Con il radicale intervento del 1443, fu aggiunto il corpo a valle, apprestato per l'utilizzo delle armi da fuoco; nel 1554, iniziano ai lavori di edificazione di un'importante opera difensiva di appoggio chiamata la “Bastia”, i cui resti sono riaffiorati recentemente, e a una totale riqualificazione della parte sommitale dell'edificio. Infine - nel 1607 - hanno inizio gli interventi che portano il Castello alla sua forma definitiva.
La struttura si compone di due corpi distinti ma collegati, modificati a più riprese fino al XVII secolo. Dell'antica costruzione si è perso ormai quasi ogni ricordo; restano le cortine murarie poste a settentrione, oggi interne al castello, e un lembo delle mura urbane. Dopo un lungo periodo di abbandono e di degrado, il Castello fu restaurato alla fine del Novecento e restituito a un uso funzionale. Oggi costituisce la memoria storica della Spezia, ospitando il Museo Civico delle Collezioni Archeologiche, intitolato a Ubaldo Formentini.
 

Cattedrale di Cristo Re

La mole imponente del tempio si affaccia sulla centralissima Piazza Europa, in direzione del mare, dall’alto del piccolo rilievo, dove un tempo era il Convento dei Cappuccini. Abbattuto il colle negli anni Venti per unire la città storica con i quartieri orientali, la zona di cerniera – formata appunto dall’area di Piazza Europa - divenne l’ideale prospetto su cui affacciare l’erigenda cattedrale.
Nel 1929, quando La Spezia divenne sede diocesana, fu indetto il concorso per la costruzione della nuova Cattedrale, che andava a sostituire la Chiesa di Santa Maria Assunta. Vincitore del concorso fu l’architetto Brenno Del Giudice, ma il suo progetto rimase accantonato fino al 1956, quando venne ripreso e completamente modificato da Adalberto Libera. In sede di realizzazione, l’originale progetto di Libera è stato in parte rivisto da Cesare Galeazzi. Dopo una lunga gestazione, il Tempio fu consacrato nel 1975.
In contrasto con la tradizione che vuole le chiese a croce romana o greca, la Cattedrale di Cristo Re ha forma circolare, forma che richiama l'ostia consacrata nella messa: entrare in Cattedrale equivale, simbolicamente, a entrare a far parte della famiglia del Salvatore, che ne è il centro con la sua parola e il suo sacrificio.
L'interno è circondato da dodici massicce colonne con i nomi degli Apostoli. L'altare, il pulpito e il tabernacolo sono opera della scultrice Lia Godano che ha usato il marmo statuario delle vicine Alpi Apuane. La Chiesa è priva di affreschi; un programma di mosaici, previsto nel primo progetto Del Giudice, non fu mai realizzato. All’interno della Cattedrale sono conservate un'effige del Cristo Re del Maragliano, le spoglie di San Venerio, patrono del Golfo, le spoglie di San Terenzo e di Sant'Eutichiano, antichi vescovi di Luni, e la tomba di Monsignor Costantini, primo vescovo della Diocesi.
 

Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta – l’antica cattedrale della Spezia – prospetta su Piazza Beverini. La sua costruzione risale al XIII secolo e il primo documento in cui si fa riferimento alla chiesa è del 1343. Ben presto la chiesa divenne un'importante istituzione negli affari della comunità locale: al suo interno si riuniva, infatti, il pubblico parlamento che eleggeva i due sindaci e gli otto consiglieri che affiancavano il Podestà (poi il Capitano), eletto invece a Genova.
La chiesa conserva un interessante patrimonio artistico, nel quale sono confluite anche alcune opere provenienti da altre istituzioni religiose soppresse nel corso degli anni, come ad esempio il convento francescano che venne annesso all'Arsenale. Tra queste opere ricordiamo: una terracotta invetriata raffigurante L'incoronazione della Vergine di Andrea della Robbia, L’Assunta di Domenico Fiasella, La Moltiplicazione dei Pani di Giovanni Battista Casoni, Il Martirio di San Bartolomeo di Luca Cambiaso, l'imponente Crocifisso di scuola ligure e risalente al XV secolo, la statua di San Giuseppe di Angiolo del Santo e il sarcofago di Baldassarre Biassa.
La chiesa è stata duramente colpita dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra è stata restaurata e dotata di una nuova facciata.
 

Monumento a Giuseppe Garibaldi

Uno dei personaggi storici più importanti e amati, presenti nel Golfo è senza dubbio Giuseppe Garibaldi. Gli Spezzini non hanno mai dimenticato il suo eroismo. Già nel 1882 era stata manifestata alla Spezia l’intenzione di erigere un monumento in memoria dei suoi soggiorni in città. Indetto un concorso tra gli scultori italiani, fu scelto il bozzetto proposto dal ferrarese Antonio Garella. Fu scelta anche la località cittadina, dove il monumento sarebbe dovuto sorgere: i giardini pubblici. Il monumento fu inaugurato il 1° giugno 1913, alla presenza di un gruppo di reduci garibaldini, delle autorità cittadine e di una gran folla.
La statua equestre è in bronzo, pesa 5 tonnellate ed è alta 15 metri. Essa raffigura Garibaldi su un cavallo impennato, con la spada sguainata, pronto all’attacco. L’impeto della battaglia, che s’intuisce vicina, e la figura ardita del cavallo, che poggia solo sulle due zampe posteriori, rendono questo gruppo scultoreo veramente unico. Dalla punta della spada sguainata verso il cielo, alle zampe anteriori dell’animale annaspanti nell’aria, la scultura esprime con realismo tutta la tensione del movimento. Il modellato del cavallo vigoroso e muscoloso, mostra un’ampia e profonda conoscenza dell’anatomia, mentre l’espressione attenta del cavaliere presenta un Garibaldi sicuro e pronto a tutto.
 

Palazzo Crozza

Lungo il Corso Cavour, il Palazzo nasce come residenza dei nobili Crozza, famiglia legata alle vicende storiche della città. Su disegno dell’architetto Piaggio, l’edificio fu eretto intorno alla metà dell’Ottocento.
Classico ed elegante, il Palazzo mostra una bella facciata scandita. I fianchi dell’edificio ripetono la decorazione in aggetto della facciata; sulla destra si apre l’accesso delle carrozze, ancora selciato. All’interno, un bellissimo atrio ionico immette alle sale del pianterreno, in gran parte affrescate e pavimentate a graniglia: qui ha sede l’Archivio Storico del Comune, che contiene documenti della città databili dal XV al XIX secolo. Il piano superiore si sviluppa attorno ai due ampi vani dello scalone, dotato di un’interessante quadreria di proprietà civica e affrescato da Luigi Agretti, e della sala da ballo, oggi salone di lettura, anch’esso decorato da Agretti.
Il Palazzo fu ceduto dai Crozza alla Cassa di Risparmio della Spezia. Nel 1906 esso pervenne al Comune e destinato a sede della Civica Biblioteca “Ubaldo Mazzini”, funzione che ancor oggi svolge.
 

Pieve di Marinasco

Sorge poco fuori città, presso il passo della Foce. La pieve, dedicata a Santo Stefano Protomartire, è citata per la prima volta in un documento del 950, ma sfortunatamente dell’edificio religioso anteriore all’anno Mille niente sembra essersi conservato.
La chiesa si presenta oggi nella suo aspetto gotico con tracce di una precedente fabbrica romanica, alterata, specie all’interno, da interventi moderni. L’instabilità del terreno su cui poggia la chiesa, è la causa principale degli interventi più volte arrecati alla pieve. In particolare, tra il 1780 e il 1784 fu necessario edificare il nuovo campanile e porlo come poderoso sostegno a frenare il rischio di crollo della chiesa, causando in tal modo l’inversione di orientamento dell’edificio. Per questo la pieve si presenta priva di facciata, che dobbiamo immaginare a salienti, in arenaria, come il resto dell’edificio, e dotata di portale e rosone marmorei, come lascerebbero credere alcuni eloquenti indizi.
La muratura dell’edificio è costituita da bozze di arenaria ben squadrate, con l’intrusione di alcuni conci minori in calcare grigio, forse provenienti dallo spoglio dell’edificio romanico, e pochi frammenti marmorei. Sul fianco sud si apre un ingresso ad arco acuto, a conci; sotto i conci sono due beccatelli sagomati che recano a rilievo una bestia difficilmente leggibile, quello di sinistra, e l’Agnus Dei insidiato da un piccolo animale demoniaco, quello di destra. Presso il portale è murata un’acquasantiera, costituita forse ancora da materiale di reimpiego.
L’interno, a tre navate, terminava con tre absidi, di cui la centrale è oggi il vestibolo, coperto da una volta ogivale. Tra le opere d’arte, sono da segnalare l’altar maggiore in stile barocco, decorato con cespi d’acanto e putti alati e la statua della Madonna con Bambino del XIV secolo, copia di quella attribuita alla scuola di Giovanni Pisano, oggi conservata nel Museo Diocesano. L’organo della chiesa è un Serassi del 1822.
 

Pieve di San Venerio

La Pieve è dedicata a San Venerio, monaco eremita morto nell’Isola del Tino agli inizi del VII secolo. Essa sorge nel quartiere di Migliarina, in una zona interessante dal punto di vista archeologico, ed è l'edificio religioso medievale meglio conservato di tutta la città, scampato alle demolizioni otto-novecentesche e ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale grazie alla sua posizione decentrata. La chiesa attuale si presenta prevalentemente nel suo impianto romanico, coincidente con quanto affermano le fonti circa una riedificazione di un precedente edificio, ormai inutilizzabile, promossa dai signori locali, i Vezzano, nel 1084.
La semplice facciata a capanna è aperta da un unico portale ad arco lunato, sormontato da una bifora i cui archetti ogivali e la colonnina con capitello a foglie appaiono riconducibili a un intervento gotico. Al di sopra di questa è ricavata una croce in negativo, non in asse né con il portale né con la bifora.
Il campanile, il cui apparato murario è a piccoli conci di forma quasi rettangolare, è posto sulla destra della chiesa, e appare eretto indipendente dalla pieve romanica e solo successivamente inglobato nella costruzione sacra. All’interno, la Pieve presenta una navata unica ma biabsidata, con absidi aperte da monofore doppiamente strombate.
L'edificio è rimasto chiuso al pubblico dal 1998 al 2008 a causa dei danni prodotti al tetto da un fulmine. Esso custodiva una pregevole Madonna con bambino dipinta dallo spezzino Giacomo Spinola (Jacobus Spinolotus de Spedia) verso la metà del Quattrocento: trafugata nel 1974, la tela è stata recuperata a Torino nel 2007.
 

Santuario della Madonna dell'Olmo

Il Santuario si trova sulle pendici del monte Santa Croce, il colle che sovrasta il paese di Fabiano, sul lato occidentale del Golfo della Spezia, a circa 280 metri sul livello del mare. L'inizio del culto verso l'immagine della Madonna dell'Olmo (un tempo chiamata anche “Madonna del Monte” e “Madonna della Costa”) risale al 1690 circa, quando un'effigie della Vergine con il Bambino, dipinta su una lastra d'ardesia, era collocata su un muro a secco lungo la via: qui i viandanti sostavano per la preghiera. Del quadro (cm. 47 x cm. 63) non si conoscono né l'autore, né l'epoca d'origine, che, tuttavia, può collocarsi intorno alla seconda metà del Seicento: esso raffigura la Madonna che tiene in braccio il bambino Gesù; alla sua destra vi è San Giuseppe e alla sinistra, un altro santo che fu identificato in San Nicola da Tolentino.
Il 6 giugno 1659, il sindaco e alcuni agenti della corte di Fabiano, s’impegnarono, in nome della popolazione, a costruire una chiesa in onore della Beata Vergine Maria; la costruzione della chiesa durò otto anni. Col tempo il numero dei pellegrini andò progressivamente crescendo, sicché le dimensioni dell'oratorio si rivelarono insufficienti. Fu così che, il 1º giugno 1838, tutti i capifamiglia della parrocchia, decisero di costruire una chiesa più grande e più bella, un santuario, appunto, anche per riconoscenza alla Madonna, per la sua intercessione nell'epidemia del 1817. La nuova chiesa fu inaugurata nel 1844 e la Madonna dell’Olmo continua, anche ai nostri giorni, a essere oggetto di culto e di venerazione. La seconda domenica di maggio, i devoti della Madonna dell’Olmo, sono soliti effettuare un pellegrinaggio al Santuario.
Le mura dell’edificio sono costruite con sasso. La facciata è semplice, come si addice a un santuario mariano. L’interno del santuario, a una sola navata, custodisce un bell’altare in stile barocco collocato nel centro, mentre a destra dell’entrata è collocata una statua di Santa Rita.