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Verona e le sue Porte

01/05/2010
Tempo: 6 ore
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La prima cinta muraria, e quindi le prime porte, Verona le ebbe in età tardo-repubblicana: probabilmente dopo il 49 a.C., anno in cui grazie alla lex Roscia ottenne, insieme con le altre città della Padana, la piena cittadinanza romana. Queste prime difese, costruite con mattoni pedali (cm. 30 x 17,5), raggiungevano un'altezza di circa 12-13 m. e racchiudevano la città nuova. La vecchia era sorta da più secoli sulle pendici del Colle di San Pietro sulla riva sinistra dell'Adige, con una superficie totale di circa 480 mila mq. Il percorso, controllabile grazie ad una serie, anche se non ricca, di reperti, percorreva i limiti settentrionali delle attuali Via Diaz, Via Cantore, Via Noris, proseguendo fino all'incrocio di Via Frattini con Via Leoncino, qui deviando con un angolo leggermente ottuso per puntare quindi alla riva dell'Adige circa all'altezza del Ponte Navi. Qui, dove ancora oggi sorgono i resti marmorei e quelli di cotto, si apriva la porta più antica, Porta Leoni; l'altra porta, di cui ci rimane solo la facciata esterna d’epoca più tarda, è Porta Borsari. Due ponti: uno alla fine del Decumano massimo (quel Pons marmoreus di cui ci resta ben poco, già chiamato fractus, diruto nel 905), e l'altro, il più antico che univa la città nuova a quella vecchia, probabilmente sull'antico tracciato della via che univa i centri padani al Nord tramite la Valdadige, è l'odierno Ponte Pietra. Il reticolo viario urbano era centrato sull'incontro delle vie principali, il Decumano Massimo (Corso Portoni Borsari, Corso Sant'Anastasia) e il Cardo Massimo (Via Sant'Egidio, Via Cappello, Via Leoni): qui si allarga il Forum con la sua platea, già in epoca repubblicana predisposto a quelle costruzioni, Basilica, Curia, Capitolium, che saranno edificate nel primo secolo dell'evo volgare. Sarà cinto molto probabilmente da un ricco colonnato che in tre angoli si apriva con monumentali archi di tipo serliano. In città c'erano anche le terme, in epoca più tarda, nella zona Duomo: lo testimoniano le due grandi vasche di porfido monolitiche ora in Piazza Erbe e in San Zeno. E c’erano poi le case dei privati più potenti, così come ci sono testimoniate dai ritrovamenti di vari pavimenti musivati, anche fuori la prima cinta muraria, in Via Diaz, via Mazzini, via Fontana del Ferro, vicolo Balena ecc. Naturalmente noi prendiamo in considerazione una città così come s'è trasformata in circa un secolo d’intensissima vita politica e culturale: dai tempi di Catullo, quando Verona non era degna di ospitare le ansie dell'innamorato disperato (cfr. carme LXVIII v. 27), alla guerra del 69 d.C. per la successione dei Flavi. Fuori le mura, almeno per un certo periodo, resteranno i due monumenti più famosi d’epoca romana: l'Arena e il Teatro Romano. Questa prima cerchia muraria si allargherà, anche se di poco, nel 265 d.C. quando l'imperatore Gallieno, preoccupato delle frontiere a nord, includerà anche l'Arena con un rapidissimo lavoro, e frettoloso, lungo 1300 m. e alto circa 12. Si allargherà ancora con Teodorico, rinforzando la zona del Teatro Romano e il fianco occidentale dell'Arena: il percorso resterà più o meno invariato, subendo restauri (famoso quello per il quale l’arcidiacono Pacifico sostenne la prova della croce per decidere chi ne dovesse sostenere le spese) più o meno radicali, fino al periodo comunale: la nuova cinta, ipotetica la ricostruzione ma non irreale, correva con leggere deviazioni dal Ponte Aleardi a Castelvecchio; e a nord, tra Via Carducci a SE e Regaste di Santo Stefano a NO, inglobava il quartiere del castello. Il centro era diviso nei quartieri del Ferro, dei Capitani, Maggiore, della Chiavica. Quindi gli Scaligeri rafforzarono la linea collinare, e Visconti e Veneziani la linea a Sud, con le possenti costruzioni della cinta dei Bastioni tutt’oggi ben conservati. Da ultimo, gli Austriaci accrebbero la validità difensiva di queste mura con interventi di rassodamento, allargamento e fortificazione. Crescendo la cinta muraria, aumentarono di numero, naturalmente, anche le porte. Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1981
L'itinerario "Verona e le sue Porte" è composto di 12 tappe:
A) Porta Leoni
Cenni storici Porta Leoni è costituita da due manufatti distinti: tardo repubblicano è quello interno, imperiale è il secondo, separato dal primo di 60-90 centimetri. La porta apriva la città all'ingresso della via che, provenendo da sud, attraverso Hostilia, congiungeva Bologna con Verona. Nel medioevo era chiamata Porta San Fermo e, nel rinascimento, Arco di Valerio. Il nome attuale è d’origine popolare, a ricordo di un coronamento sepolcrale romano che si trovava nelle vicinanze e che portava due leoni s...
B) Porta Borsari
Cenni storici. Costruita verso la metà del I sec. d.C., era inizialmente chiamata “Porta Iovia”, dal vicino tempietto di Giove Lustrale. Nel medioevo fu chiamata “Porta San Zeno” e quindi Porta Borsari, probabilmente perché qui i c.d. “Bursarii” , cioè i gabellieri con la borsa, riscuotevano i dazi di entrata e di uscita delle merci. Dell'antico alzato, oggi rimane solo la facciata esterna verso l’agro, con il rivestimento d’età tardo imperiale. Il fronte viene a collocarsi pressappoco a metà tra la linea delle m...
C) Arco dei Gavi
Cenni storici. Intorno alla metà del I secolo d.C., l'Arco sorse per onorare alcuni membri della Gens Gavia, illustre famiglia d’origine forse veronese. Il luogo fu scelto con cura, su una strada di gran transito, la Postumia, ai margini della platea su cui poteva svilupparsi la città: il punto preciso dove esso sorgeva è qui contraddistinto da un rettangolo in marmo grigio ben visibile sul piano stradale. In età medievale l’Arco era divenuto porta cittadina e compreso tra la cinta scaligera e la Torre dell'O...
D) Ubicazione originale Arco dei Gavi
Il punto preciso dove esso sorgeva è qui contraddistinto da un rettangolo in marmo grigio ben visibile sul piano stradale....
E) Portoni della Brà
La prima cinta muraria comunale correva a sinistra dell'Adigetto, il canale interrato qualche decennio fa. Una porta detta della Braida (dove ora sono i portoni della Bra’), è citata da un documento del 1257. Sembra avesse a lato una pusterla. La porta Braida con la pusterla è per ultimo citata nel 1459. Ed i portoni? Simeoni ritiene che le due grandi arcate siano state costruite per sostenere il passaggio coperto che univa la Cittadella al Castelvecchio; che l'arco occidentale serviva da porta, e l'altro (q...
F) Porta Cittadella
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G) Porta Vittoria
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H) Porta Nuova
Cenni storici Il 1532 segna una svolta per la storia urbanistica di Verona: viene affidata a Michele Sammicheli la direzione generale dei lavori, che si intensificheranno soprattutto nel settore meridionale della città. Porta Nuova e Porta Palio rappresentano la più felice e riuscita congiunzione delle esigenze militari con un'architettura civile rifacentesi, con profonda e raffinata cultura e chiaramente, ai modelli del più alto e del più classico Rinascimento italiano. Porta Nuova fu eretta dal Sammicheli tra il...
I) Porta Palio
Cenni storici Il 1532 segna una svolta per la storia urbanistica di Verona: viene affidata a Michele Sammicheli la direzione generale dei lavori, che si intensificheranno soprattutto nel settore meridionale della città. Porta Nuova e Porta Palio rappresentano la più felice e riuscita congiunzione delle esigenze militari con un'architettura civile rifacentesi, con profonda e raffinata cultura e chiaramente, ai modelli del più alto e del più classico Rinascimento italiano. Il livello artistico e culturale di P...
J) Porta San Zeno
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K) Porta San Giorgio
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L) Porta Vescovo
Cenni storici Dopo la pacifica riconquista di Verona, avvenuta nel 1517, Venezia ordinò l'abbattimento di tutte le costruzioni e pose il divieto di coltivare alberi da fusto per uno spazio di un miglio tutto intorno alla città. Le case che già allora univano il centro con le borgate suburbane di San Massimo e Santa Lucia vennero spianate: Verona risultò completamente isolata dentro la sua compatta cinta muraria, una specie di gran fortezza. Si cominciò quindi a por mano ad un generale progetto di risistemazione d...

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