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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Storia di Isernia

Isernia è una delle città più antiche del Molise, anzi, verrebbe da dire una delle più antiche d'Italia e del mondo. Non distante dalla città, in località La Pineta, infatti, dimorava l'Homo Aeserniensis, nostro antico progenitore della specie Homo Erectus, vissuto più di 700.000 anni fa.
In epoca storica, il territorio è stato segnato dalla civiltà dei Sanniti pentri, grande e fiero popolo che si oppose con tenacia alla conquista romana, avvenuta nel 263 a.C. La città cedette le armi solo quando le guerre sociali prosciugarono le ultime energie degli avversari di Roma, in tutta la penisola. I Sanniti pentri furono gli ultimi ad arrendersi, ottenendo comunque il massimo che Roma era disposta a concedere: la cittadinanza. Isernia che era stata la capitale degli insorti italici divenne così colonia romana. Nacque così la regione romana del Samnium della cui identità sociale e culturale ci sono state tramandate illustri testimonianze archeologiche, in varie località: Altilia, Sepino, Bojano, Pietrabbondante, Venafro, Trivento e non ultima la stessa Isernia.
Con la caduta dell'impero romano, Isernia subì il destino delle altre città; fu distrutta nel 456 dai Vandali di Genserico. I Longobardi, che fecero della città una contea, promossero un certo sviluppo, favorirono la costruzione della chiesa di Santa Maria Assunta con annesso il monastero delle Monache Benedettine e diedero un nuovo assetto urbanistico alla città, costruendo - si pensa - anche un castello. Isernia divenne un centro di sempre maggiore importanza e prestigio, anche per il contributo portato dai monaci benedettini, ai quali i Longobardi avevano concesso terre e privilegi in virtù della loro importante opera religiosa e civilizzatrice. Viene eretta in questo periodo la grande abbazia di San Vincenzo, vitalissimo centro culturale che crebbe, fino ad avere otto chiese decorate di affreschi e mosaici, nella quiete mistica della valle del Volturno.
Nel IX secolo, però, quando al dominio dei Longobardi si era sostituito quello dei Franchi, per tre volte la città subì il saccheggio dei saraceni (860, 882 e 883): in una di queste incursioni un tremendo massacro costò la vita a circa mille monaci benedettini. Alla distruzione sopravvisse la cappella cripta dell'abate Epifanio, che rimase concreta, elegante e raffinata testimonianza della lunga presenza dei Benedettini in terra molisana (703-1450).
Durante il successivo dominio normanno, Isernia fece parte della contea di Molise, e poi nel periodo svevo fu territorio regio, unica città nel Molise ad avere questo riconoscimento giuridico.
Dal secolo XIII la storia di questa terra si fonde con quella del Regno di Napoli. In questo periodo Isernia diede i natali a personalità che avrebbero assunto ruoli di primo piano nella vita della propria epoca: Pietro Angeleri da Morrone e Andrea d'Isernia. Il primo nacque a Isernia nel 1215 da umile famiglia, fu eremita, fondò l’ordine monastico dei Celestini, e edificò molti monasteri. Nel 1294 fu eletto Sommo Pontefice, assumendo il nome di Celestino V. Dopo pochi mesi trascorsi a Napoli, alla corte di Carlo II d'Angiò, Pietro rinunziò alla tiara e fece ritorno alla quiete delle sue montagne: per questo, Dante lo tacciò come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Morì il 19 maggio 1296 in circostanze oscure nel castello di Fumone, dove era stato rinchiuso dal suo successore Bonifacio VIII. Andrea d’Isernia (1230-1316) fu il maggior esponente della famosa scuola giuridica della città. Fu ordinatore del diritto feudale e autore di numerose opere tra cui i "Commentaria in usus feudorum"e i "Riti" della Magna Curia, in cui si statuì il diritto finanziario del Regno di Napoli.
Nel Trecento, Isernia iniziò una lunga e complessa trafila di passaggi dinastici. All'inizio del secolo era feudo di Raimondo Berengario d'Angiò. Successivamente, il re Carlo II la assegnò al proprio figlio minore, Pietro. Nel 1316 la città fu tra i feudi dati in garanzia per la dote di Caterina d'Austria; dopo la morte di Caterina (1323), Isernia passò in feudo al vedovo, il duca di Calabria. Nel 1371 ne divenne possessore Carlo di Durazzo, che dieci anni dopo la assegnò alla consorte Margherita, che infine la cedette a Giacomo di Marzano. Fu solo nel Quattrocento che Alfonso I d'Aragona proclamò Isernia città regia in perpetuo, ma il figlio Ferrante I ne diede la proprietà alla moglie Giovanna. Nel 1518 Isernia fu feudo del marchese Guglielmo De Croy. Nel 1639 ne divenne feudatario il duca Carlo Greco. Passò poi a Diego D'Avalos il quale, nel 1698, vendette la città alla famiglia Costanzo. Nel 1710 Cesare Michelangelo D'Avalos riscattò il feudo. Dal 1743 fino all'epoca dell’eversione della feudalità, Isernia fu ancora città regia.
Alla fine del secolo dei Lumi, Isernia era la città più popolosa del Contado di Molise, con più di 5.000 abitanti. Nel 1799, gli Isernini si opposero alle armate francesi che si apprestavano a conquistare il regno di Napoli: i moti antigiacobini lasciarono un pesante strascico che segnerà anche la successiva reazione della città, nel 1860, contro i garibaldini e i piemontesi.
Calamità naturali e guerre, nel corso dei secoli, hanno più volte sconvolto la città. Il 26 luglio 1805, ad esempio, un violentissimo terremoto colpì il territorio e a Isernia vi furono molti morti e ingentissimi danni. Più che qualsiasi catastrofe, però, Isernia non può dimenticare le vittime subite nel settembre del 1943 a causa dei bombardamenti anglo-americani, quando la linea del fronte passò per i suoi monti.
Dal dopoguerra in poi, Isernia ha saputo riconquistare il ruolo che la storia le ha assegnato e il 3 marzo 1970 è stata elevata al rango di capoluogo di provincia.
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