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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Storia di Gubbio

Le origini di Gubbio risalgono alla preistoria: lo dimostrano sia il ritrovamento di ceramiche, asce ed altre armi in pietra, sia le numerose caverne sui fianchi del monte Ingino, che attestano la presenza di insediamenti antichissimi. Senza dubbio, la presenza umana era dovuta alla ricchezza d’acqua che rendeva rigogliosa questa terra. In epoca preromana, il territorio fu occupato dal popolo italico degli Umbri. Gubbio – che allora si chiamava Ikuvium – divenne uno dei più importanti centri politico-religiosi dell’antica Umbria. Ne danno testimonianza le c.d. Tavole Eugubine, reperto storico di enorme importanza, ora custodite nel Museo Civico. Nell’epoca successiva, quando in seguito alla loro espansione, gli Etruschi, coalizzati con i Sanniti, i Galli e gli Umbri, entrarono in guerra con Roma, Gubbio rimase neutrale. Per questo essa fu apprezzata particolarmente da Roma, che la fece sua alleata non per vincoli di schiavitù, ma per “giustissimo e santissimo patto” (Cicerone). Nel 295 a.C. l’antica Ikuvium strinse alleanza con Roma e prese il nome di Iguvium. Intorno al 110 a.C. i romani intervengono sempre più frequentemente negli affari degli alleati, i popoli italici, così da portarli alla rivolta del 90 a.C. I romani, per evitare la vittoria dei rivoltosi, promulgano la "Lex de civitate danda". La città passa alla tribù Clustumina. Alla fine della guerra civile, verso l’80 a.C., tutte le città italiane ricevono un nuovo ordinamento e sono costituite in "Municipium". Gubbio divenne molto fiorente, ebbe un grandioso teatro, templi ed edifici pubblici, e per tutto il tempo dell'impero visse in pace.
Caduta Roma, Gubbio seguì le sorti delle altre città italiche, sotto gli Eruli e i Goti. Distrutta da un generale di Totila, fu riedificata da Narsete. I Longobardi non la conquistarono ed essa restò soggetta agli Esarchi di Ravenna, facendo parte della Marca, finché, distrutto il regno longobardo, Gubbio coll’Esarcato e le due Pentapoli fu donata al Papa. Distrutta un’altra volta, nel X secolo, dagli Ungari, Gubbio attraversò un periodo buio, puntando però alla rinascita. Intorno all’anno Mille, la città poté finalmente iniziare una nuova vita.
Il feudalesimo ebbe grande sviluppo in Umbria e Gubbio stessa si costituì libero Comune. Un rinnovato senso di libertà pervadeva il popolo eugubino. Nel 1080 Gubbio, con Perugia, aiutò Firenze stretta d'assedio da Enrico IV; e nel 1091, con Perugia, Orvieto e Spoleto, guerreggiò contro le vicine città del partito imperiale. Nel 1138, placato il Barbarossa da un'ambasceria guidata dal santo vescovo Ubaldo, Gubbio riuscì a sfuggire all'assedio che l’imperatore le voleva porre. Nello stesso 1138, la città si dichiarò per l'imperatore, e, salita in Potenza, riportò memorabili vittorie militari: famosa è la battaglia del 1151 che Gubbio vinse affrontando l'esercito di undici città nemiche, guidate da Perugia. Come ricompensa per la sua fedeltà alla causa imperiale, Gubbio ottenne speciali privilegi da Federico Barbarossa, e poi da Enrico VI e da Ottone IV. Personaggio chiave di questo periodo è Ubaldo Baldassini. Nato a Gubbio nel 1085, divenne vescovo della sua città nel 1128, morì nel 1160 e fu proclamato santo nel 1192. Sotto la sua guida, Gubbio seppe risorgere dalle ceneri di un terribile incendio (1127). Egli inoltre seppe dare ai suoi fedeli grande sostegno morale e strategico. La venerazione popolare per lui non è mai venuta meno. In suo onore è sorta la festa dei ceri che ogni anno, il 15 maggio, vede la cittadina medievale trasformarsi in un giubilo di colori, canti e balli.
Dal 1200 iniziò per Gubbio un periodo di massimo splendore che poté continuare sino alla prima metà del 1300, quando la città ebbe uno sviluppo demografico particolarmente significativo: arrivò ad avere 50.000 abitanti. In quest’arco di tempo furono costruiti i palazzi più importanti della città: la Cattedrale, il Palazzo dei Consoli ed il Palazzo del Pretorio. Le vicissitudini che in quei tempi travagliarono tutte le città italiane, non risparmiarono Gubbio, e le lotte fra guelfi e ghibellini si svolsero anche qui con la consueta violenza. I due partiti, cacciati a vicenda parecchie volte, ritornarono ripetutamente con l'aiuto di potentati di fuori e dei partigiani di altre città. Gubbio passò dal partito guelfo ad Uguccione della Faggiola, ghibellino, che nel 1310 ne fu eletto podestà; da questi ad un Orsini, guelfo, e poi ancora, nel 1350, ai ghibellini guidati da Giovanni Gabrielli e protetti da Giovanni Visconti, finché il cardinale Egidio Albornoz la liberò, per metterla sotto il governo papale, contro la cui tirannide Gubbio tentò invano di ribellarsi più volte.
Nel 1387, stremata dalla carestia, Gubbio fu costretta controvoglia a cedersi ai conti di Montefeltro, signori di Urbino. Per Gubbio, il periodo dei Montefeltro si rivelò intenso e prolifico da un punto di vista civile ed artistico. Sono note le qualità umanistiche del duca Federico; egli fece costruire il Palazzo Ducale e seppe dare slancio alle libere arti. Molto del patrimonio artistico di Gubbio e delle tradizioni artigiane sono strettamente legate a quest’epoca; in particolare l'arte della ceramica, la lavorazione del ferro battuto e del legno. Gubbio continuò a far parte dello Stato di Urbino anche quando il ducato passò dai Montefeltro ai Della Rovere (1508). Quando anche la dinastia dei Della Rovere si estinse, la città venne annessa allo Stato della Chiesa (1631). Non fu questo un momento positivo per Gubbio. La città culturalmente si spense: l’epoca delle botteghe di pittura era finita ed ogni espressione artistica di rilievo era richiesta presso la corte del papa. Il governo pontificio durò più di duecento anni, e si concluse il 14 settembre del 1860, quando Gubbio, con tutto il territorio della Marca, entrò a far parte del regno d'Italia.
Dopo l’unificazione ed il ritorno definitivo all’Umbria, Gubbio fu finalmente in grado di riprendere il proprio cammino, concentrando tutte le energie su se stessa. Nel suo sviluppo, lento ma costante, la città non ha mai dimenticato il suo ricco patrimonio storico, artistico e culturale. Insieme alla Festa dei Ceri, molte altre sono le tradizioni che la città ha voluto difendere e che oggi, insieme alle espressioni artistiche ancora sapientemente tramandate di generazione in generazione, fanno di Gubbio un gioiello prezioso, unico ed irripetibile.
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