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Giovedì 28 Agosto 2014, Sant'Agostino
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Guida Gubbio

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Quali sono i posti da visitare a Gubbio? Qui puoi trovare una guida di Gubbio e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Gubbio.
“Torri vigorose, erette contro il cielo come una sfida ai fulmini e al tempo, edifici cupi, coronati di merli, pochi campanili che si allungano come spettri e tagliano la cortina delle nubi distese sull'orizzonte o la limpida illuminazione dell'azzurro sereno, un caratteristico intrico di masse angolose, sottostanti a una gran piazza pensile, posata sopra quattro archivolti cavi e giganteschi, file di propilei, di bugne acute che corrono su per l'erta faticosa, di mensole terminali, di gocciolatoi, di cornici coronarie, selve di pilastrini, di vive sagome, di stipiti, di davanzali, di colonnine binate, di capitelli; finestrelle arcuate, dietro cui si intravedono lembi di azzurro e lampi di luce, bifore ombreggiate dall'edera sempre verde, spalancate, vuote, beventi l'acuta brezza montana, silenzio d’uomini e fragor di torrenti, tutta la gioia della solitudine e tutta la poesia del mistero: ecco Gubbio”.

Così, all’inizio del Novecento, Arduino Colasanti incomincia la sua monografia sull’antica cittadina che si stende alle falde del monte Ingino, nell’Appennino Umbro-Marchigiano. La descrizione, immaginosa e sintetica, rende a meraviglia le impressioni che Gubbio suscita nell’animo di chi la visita, e si aggira fra le numerose ed imponenti vestigia del suo glorioso passato, rievocando i fatti e la vita di tempi lontani.
Gubbio è un comune di circa 33.000 abitanti in provincia di Perugia, in Umbria. La città è posta a 500 metri sul livello del mare e, fin dalle origini, fu edificata in una posizione adatta a controllare il luogo in cui il Camignano, (principale corso d'acqua cittadino) confluiva nell'ampia piana solcata dai torrenti San Donato, Saonda ed Assino. La pianura che collega Gubbio a Città di Castello e, in direzione opposta, a Gualdo Tadino, si estende al centro di un territorio quasi tutto collinare, delimitato ad ovest e a sud-est rispettivamente dalle Valli del Tevere e del Chiascio, ed a nord-est dalla Via Flaminia. La città è stata inclusa nella Regione Umbria solo con l'unità nazionale, dopo essere stata compresa per quasi cinque secoli nell'Urbinate.
L’inglese Layard scrisse che: “È difficile trovare fra le città dell’Italia Centrale una più pittoresca ed interessante di Gubbio” e il tedesco Laspeyres aggiunse: “Chi vuol trovare l'immagine di una vaghissima e pittoresca città medioevale, come ce la presenta Gubbio, all’entrarvi da Porta Trasimeno, è costretto a cercarla a lungo nel mondo: s'immagini questa fantastica veduta percossa dallo splendore del sole che tramonta, e che con la rossa fiamma tinge le larghe pareti delle rupi del monte segnato dal zig-zag di un'erta faticosa strada che conduce sino al convento, situato quasi sulla cima, e più su le rotonde creste del monte e si comprenderà con quale animo e con qual desiderio d'indagare entri in una simile città il cultore dell'architettura”. E – aggiungiamo noi – chi ama la storia, le tradizioni e l’arte in generale.
Nonostante i resti degli antichi Umbri e le vestigia romane, Gubbio è senz’altro una cittadina medievale, per i cuoi colori, le sue strade e piazze, il suo carattere. Lo nota facilmente chi non si accontenta di una visita affrettata e si sofferma ad apprezzare i particolari, arricchendoli con le curiosità e le tradizioni ancor vive.
Di stampo medievale è il forte senso religioso, documentato a Gubbio dalle tradizioni gelosamente conservate, e dalla ricchezza di chiese, ma soprattutto – sia pure in modo meno appariscente – dal fatto che essa è fondamentalmente un luogo francescano. Come si racconta nei “Fioretti di SAN Francesco”, qui si svolse l’incontro con il lupo feroce, che venne ammansito; qui si rifugiò Francesco dopo essersi allontanato da Assisi, che con le sue leggi volte al profitto aveva rifiutato il messaggio di pace e di fratellanza del Santo.
Per le tradizioni, ricordiamo che a Gubbio si venera da secoli il vescovo Sant’Ubaldo. In suo onore, si corre ogni anno, il 15 di maggio, la famosissima Corsa dei Ceri, una delle più antiche manifestazioni folcloristiche italiane. La corsa si snoda per poco più di quattro chilometri, partendo dall’Alzatella fino alla basilica di Sant’Ubaldo, in cime al monte: è un avvenimento sacro e profano, in cui la fede si mescola con l’agonismo di quartiere, è una gara fremente, impetuosa, drammatica come un palio.
Altra tradizione vivamente sentita dagli eugubini, è l’annuale Palio della Balestra, gara d'arme che risale al XII secolo. Si celebra tra squilli di trombe e garrir di bandiere nella suggestiva Piazza Grande. Gubbio è, insieme a Sansepolcro, la sola città d'Italia che coltivi ancora questa forma di sport medievale. Al Palio, organizzato dalla Società dei Balestrieri di Gubbio, di solito a Ferragosto, partecipano spesso squadre straniere. La manifestazione è preceduta e chiusa da un imponente corteo in costume. La conclusione delle gare è salutata dai rintocchi del "campanone" situato nella torre del Palazzo dei Consoli. Un altro Palio della Balestra si svolge l'ultima domenica di maggio e vede in lizza i balestrieri di Gubbio e quelli di Sansepolcro.
Per quanto riguarda i mestieri e le attività artigianali tipiche, ci limitiamo a ricordare che Gubbio è da sempre famosa per la sua produzione di ceramiche e di lane. L’arte della ceramica fu tramandata nei secoli ed ebbe grande sviluppo e splendore tra la fine del XV e la metà del XVI secolo, quando teneva bottega il celebre lustratore Mastro Giorgio Andreoli. Pur essendosi evoluta nel tempo, la ceramica eugubina ha legato la sua fama soprattutto ai lustri dorati, argentei e rosso rubino, ottenuti con una tecnica di origine araba, in antico chiamata "maiolica" ed ora conosciuta come "lustro ad impasto" o "lustro metallico". L’importanza della lana è testimoniata dal prestigio di cui godeva la Corporazione dell’Arte della Lana e dal fatto che, ancor oggi, esistono a Gubbio le Logge dei Tiratori, all’ombra delle quali la lana veniva messa ad asciugare.
Di medievale, infine, Gubbio ha qualcosa d’altro, qualcosa di diverso. Un briciolo di geniale imprevedibilità, di sana e scherzosa “pazzia”, più Toscana che umbra, sembra animare gli eugubini, tanto che Gubbio è detta “la città dei matti”. E questa “pazzia”, irrazionale ma simpatica, è davvero contagiosa: per tradizione secolare, Gubbio conferisce la "patente di matto" e la cittadinanza onoraria a chi compie tre giri della vasca della cinquecentesca Fontana dei Matti, appunto, situata in Largo Bargello.

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