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Martedì 23 Maggio 2017, San Giovanni Battista de Rossi
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Visitare Grosseto - guida breve

 

Chiesa di San Francesco

Sul fondo di Piazza Indipendenza sorge la Chiesa di San Francesco, risalente al XIII secolo e dall’architettura già movimentata dall’influsso gotico. La chiesa nasce come convento benedettino e viene intitolata a San Fortunato, ma nel corso del Duecento viene ceduta assieme al chiostro attiguo dai Benedettini ai Francescani. La facciata, molto semplice e lineare, presenta un bel portale caratterizzato da una lunetta con affresco, protetta da un tabernacolo in legno. Sulla parte alta del prospetto, domina un bel rosone, in posizione centrale.
L’interno è a navata unica. Il soffitto è a travature scoperte e le agili finestre ad arco gettano lame di luce sugli affreschi di scuola senese. La chiesa custodisce numerose opere d’arte, tra cui un celebre Crocifisso ligneo della fine del Duecento, la cui attribuzione oscilla tra il senese Maestro di Badia a Isola e Duccio di Boninsegna del primo periodo, più stilisticamente orientato verso il Cimabue. Chiunque sia il vero autore del Crocifisso ligneo, l’opera è di enorme importanza artistica, perché l’autore esce dalla convenzionalità dei pur eccellenti artisti toscani dell’epoca di Duccio. La flessuosità del corpo del Cristo effigiata nel Crocifisso e le proporzioni della immagine fanno si che questa opera si collochi tra le più importanti della Toscana e dell’Italia intera. La cappella di destra, dedicata a Sant’Antonio, venne aggiunta nel corso del Seicento e decorata con pregevoli affreschi dai pittori Antonio e Francesco Nasini di Casteldelpiano.
Nel chiostro attiguo, restaurato di recente e contemporaneamente alla chiesa, si nota al centro il famoso Pozzo della Bufala, fatto costruire da Ferdinando dei Medici nel 1590; sulle pareti, vi sono alcune pietre tombali stemmate e resti di affreschi.
 

Duomo di Grosseto (Cattedrale di San Lorenzo)

Il Duomo di Grosseto sorge in piazza Dante, la principale piazza cittadina. E’ il più interessante monumento della città, anche se i molti restauri e rimaneggiamenti gli hanno tolto molto del primitivo splendore. Intitolato a San Lorenzo, patrono della città, il tempio fu eretto sui resti dell’antica basilica di Santa Maria Assunta, che fu sede vescovile dal 1138. La costruzione, in stile gotico, ebbe inizio nel 1294, su disegno dell’architetto e scultore Sozzo di Pace Rustichini, ed è stata restaurata più volte nel corso dei secoli, anche nell’Ottocento, con svariati interventi e modificazioni sia nella struttura sia nella decorazione. Nel 1402 fu innalzato il campanile, restaurato e modificato nel 1911.
La facciata, bicroma bianco-rosata, è rifacimento neoromanico del 1840-1845 e conserva dell’originale i simboli degli Evangelisti sopra i capitelli dei pilastri. La parte alta centrale, coronata da un timpano, è caratterizzata da un ampio rosone. Sul fianco destro un portale con due bifore gotiche e vetrate del secolo XV, la lunetta e il timpano furono aggiunti nel 1897 dallo scultore Leopoldo Maccari, che vi adattò il gruppo della Madonna con il Bambino tra due Angeli e le due statue di Santi, entro nicchie gotiche, sui pilastri laterali. Sull’angolo destro della facciata è collocata una colonna romana con capitello corinzio, usata nel medioevo per l’affissione dei bandi.
L’interno è a croce latina, con tre navate divise da pilastri. Vi si trovano un grande fonte battesimale di Antonio Ghini del 1470; la base triangolare sostiene uno stelo decorato da tre delfini che sorreggono la vasca, ornata all’esterno da ghirlande di fiori e frutta e all’interno da granchi, rane e pesci; dello stesso autore è anche il ricco dossale del 1474 dell’altare della Madonna delle Grazie. Da ammirare, tra l’altro, la meravigliosa Madonna delle Grazie di Matteo di Giovanni, anch’essa del 1470. Nel transetto destro si nota un altare moderno, eseguito dagli scultori Jardella e Martinelli; nella luna è rappresentato Gesù nell'orto di Getsemani; l'espressivo Crocifisso, di scuola senese del 1400, fu donato dal cardinale Giuliano Cesarini, che resse la diocesi di Grosseto nel 1439.
Molto suggestiva è l’atmosfera che si crea nel tempio, grazie ai fasci di luce provenienti dalle finestre gotiche riccamente istoriate della parete destra, opera di Benvenuto di Giovanni, artista senese del XV secolo.
 

Monumento a Leopoldo II

Leopoldo II di Lorena, principe imperiale di casa d’Austria e granduca di Toscana, fu uno dei grandi artefici della bonifica della Maremma grossetana. Compiute le prime opere, nel 1836 – in segno di gratitudine – il Comune decretò l’erezione di un monumento al sovrano, da innalzarsi sulla piazza principale della città. L’opera fu commissionata allo scultore Luigi Magi di Asciano, che la condusse a termine nel 1845. La sua collocazione al centro di Piazza delle Catene (l’attuale Piazza Dante), avvenne nella primavera del 1846. I Grossetani la chiamano “Monumento a Canapone” perché chiamavano affettuosamente “Canapone” il granduca, forse per i suoi grandi baffi rossicci che ricordavano il colore della canapa.
L’opera è un gruppo scultoreo in marmo bianco collocato sopra un alto basamento. La statua centrale, di altezza superiore a tutte le altre, rappresenta il granduca che mostra un volto rilassato, con la caratteristica barba e lo sguardo rivolto alla sua sinistra verso la donna dal volto triste che tiene con la sua mano sinistra risollevandola. La donna, madre del bambino morente che si appoggia con la testa sulla sua coscia sinistra, è la rappresentazione allegorica della Maremma; il bambino morente rappresenta il futuro cui la Maremma sembrava essere destinata. Tuttavia, nello sguardo che la donna rivolge al granduca si scorgono segni di speranza. Con la mano destra, il granduca protegge un bambino nudo, di età superiore a quello scolpito nell'altra statua, che schiaccia con i suoi piedi un serpente che, al tempo stesso, viene morso da un grifone. Allegoricamente, questo bambino tenuto per mano dal granduca rappresenta il cambiamento positivo che Leopoldo II è riuscito a dare per il futuro della Maremma, contribuendo a debellare la malaria, rappresentata dalla serpe morente: all’uccisione della serpe collabora anche il grifone, che rappresenta la città di Grosseto.
Nella parte anteriore della base che guarda il Duomo, si legge la seguente iscrizione:

ALLA GLORIA DI LEOPOLDO II / QUESTO MONUMENTO / CHE RICORDI AI FUTURI / LA RICONOSCENZA / DI UNA PROVINCIA RIGENERATA / E IL BENEFIZIO IMMORTALE.
 

Mura Medievali e Medicee

MURA MEDIEVALI. Non sappiamo quando Grosseto sia stata per la prima volta munita di cinta muraria; nel 1224 e nel 1336, le mura esistenti furono abbattute dai Senesi. Sembra che la cinta sia stata riedificata dal 1343 al 1346. Certo, nel 1468 Grosseto era nuovamente murata: lo attesta un tal messere Pietro dell’Abbadia, che il 4 aprile di quell’anno ne misurò la circonferenza di un miglio preciso. All'epoca sulle mura esistevano cinque porte: Santa Lucia, San Michele, San Pietro, del Cassero e Cittadina. Questa cinta fu più volte restaurata nel successivo secolo ed anche solo venti anni prima che si cominciassero i lavori di costruzione dell'attuale.
La porta Cittadina, così chiamata dal nome di colui che la edificò, esisteva anche nel 1355 e sembra esser quella oggi denominata Porta Vecchia, che fu - con qualche modificazione - conservata nelle mura attuali. Anche la torre della porta del Cassero che fu costruita nel 1334 e che ha un'architettura simile alla prima, fu conservata non all'uso cui prima serviva, ma bensì trasformata in batteria della Fortezza Medicea eretta nel 1593.

MURA MEDICEE. Il maggiore monumento cittadino è la cinta muraria costruita dai Medici, interamente conservata. Quando Grosseto, con tutto lo Stato senese, fu assorbita nel Granducato (1557), Cosimo I de’ Medici affidò (1565) a Baldassarre Lanci la costruzione di nuove mura, che fossero adeguate alle Potenza delle armi da fuoco e alle tecniche di assedio del tempo. La nuova cinta esagonale, con sei bastioni a forma di freccia agli spigoli, era circondata da un fosso navigabile in comunicazione con altri canali che permettevano il trasporto di merci e di materiali da costruzione. Parte delle mura senesi fu riutilizzata: in primo luogo l’unica porta aperta nella cinta, l’attuale Porta Vecchia. La costruzione delle mura andò a rilento: a partire da Porta Vecchia, in senso orario, il bastione dell'Oriuolo (oggi della Cavallerizza) fu completato nel 1575; il successivo (di San Michele, oggi del Mulino a Vento) nel 1571; poi il bastione delle Monache (oggi Garibaldi) e quello di San Francesco (Parco della Rimembranza) nel 1577; la Fortezza fu conclusa solo nel 1593; e infine il Bastione delle Palle (oggi del Maiano) nel 1566. Nel 1754 fu aperta Porta Nuova; all'inizio dell'800 le mura furono smilitarizzate e destinate a uso pubblico. In seguito, nel ‘900, furono aperti tre nuovi varchi nelle mura.
Questa magnifica opera di fortificazione mantenne fino ai nostri giorni quell’aspetto di solidissima fortezza, capace di sfidare i cannoni nemici. Fu soltanto dal 1833 al 1835 che, abbattute le spesse torricelle che ne coronavano la sommità, piante e fiori sostituirono sugli spalti e nelle trinciere i mortai e le colubrine; le mura stesse furono trasformate in pubblico delizioso passeggio.
Nelle mura grossetane sono ammirevoli i sotterranei, i cui aditi, ridotti, feritoie per cannoni e fucili, postierle per soccorsi o sortite, danno un'idea precisa dei mezzi e del sistema di guerra in uso all’epoca della loro costruzione. Nel circuito esagonale di queste solidissime mura, le quali, misurandole alla sommità, sono poco meno che tre chilometri, esistono sei baluardi o bastioni, una fortezza e due porte: la Nuova e la Vecchia.
La Porta Nuova, di elegante costruzione, era stata restaurata e ampliata nel 1823 dal granduca Ferdinando III di casa lorenese, e fu abbattuta insieme al ponte per cui vi si accedeva nel 1866, per sostituirvi la non bella ma più comoda barriera. La Porta Vecchia fu modificata: nel 1875 le venne mozzata la sovrastante torre merlata, la cui base si vede tuttora. Dei sei baluardi, uno ospita la Fortezza Medicea, mentre gli altri cinque furono – in tempi diversi – trasformati in giardini.
 

Museo Archeologico e d'Arte della Maremma

Fu fondato negli anni ’20 del Novecento, con l’intento di raccogliere i documenti delle glorie del passato, ad ammaestramento dei Grossetani più che dei forestieri. Nel 1975 è stato unificato con il Museo Diocesano d’Arte Sacra e successivamente trasferito nella sede attuale di Piazza Baccarini.
  • La prima sezione del Museo è dedicata ai reperti superstiti del precedente Museo Civico di Grosseto. Sono oggetti assai eterogenei e per lo più del tutto estranei alla Maremma, acquistati da canonico Chelli in Toscana e a Roma. Il nucleo più consistente è formato da urne cinerarie etrusche di età ellenistica provenienti da Volterra e da Chiusi. Il pezzo più rilevante della collezione è certamente la ciotola di bucchero con l’intero alfabeto etrusco, risalente al VI secolo a.C., e di provenienza incerta.
  • Un’altra sezione, dedicata a Roselle, ha un ruolo centrale nel nuovo allestimento del Museo. Il racconto della storia della città fa emergere la fisionomia di Roselle attraverso la successione e la sovrapposizione nei vari periodi storici di città diverse per urbanistica, economia, religione. All'inizio dell'esposizione è collocato un plastico territoriale che permette di comprendere l'inserimento della città etrusca nel paesaggio, con il grande lago Prile oggi non più esistente e la rivale Vetulonia, posta specularmente di fronte a Roselle. Le sale successive descrivono la fondazione della città a tutta l'età arcaica, e mostrano i depositi votivi, le produzioni artigianali locali, le necropoli più antiche – con corredi, stele funerarie e cippi tombali, decorazioni in terracotta degli edifici arcaici, documentazione della fase classica e di quella ellenistica della città, comprendente il lapidario con l'esposizione delle iscrizioni latine, una scelta di anfore vinarie e olearie di età imperiale e la ricostruzione delle terme di età adrianea. Ricca l'esposizione di statue romane, la collezione dei corredi tombali del VI e VII secolo e le decorazioni di età carolingia della chiesa di Roselle.
  • La sezione denominata “Archeologia della Maremma” è dedicata all’archeologia della provincia di Grosseto (esclusa Roselle) dalla preistoria alla tarda antichità. Abbondante è la documentazione di età arcaica che comprende anche una piccola sezione sui commerci, con anfore etrusche, puniche, greche e ceppi d'ancora in pietra. Di età classica sono il corredo di Pari-Casenovole, con il grande cratere a figure rosse, il cippo a clava e i bronzi di corredo.
 

Museo Diocesano d'Arte Sacra

Come il Museo archeologico, anche il Museo Diocesano d’Arte Sacra è ospitato nel Palazzo del Vecchio Tribunale, in Piazza Baccarini. I due musei furono unificati nel 1975. Il Museo diocesano fu inaugurato nel 1933 ed è considerato un vero e proprio “museo nel museo”.
Le raccolte, esposte in ordine cronologico, comprendono opere d'arte provenienti dal Duomo e da altre chiese cittadine. Considerate le vicende storiche del Grossetano, si tratta soprattutto di opere di scuola senese, rappresentata da pitture sin della sua origine. E’ il caso del Giudizio Universale, tempera su tavola con cornice originale proveniente dalla chiesa della Misericordia e tradizionalmente attribuita a Guido da Siena, prima personalità storica della pittura senese. attiva nella seconda metà del Duecento. La scuola duccesca è qui rappresentata dal nipote, Segna di Bonaventura, cui è attribuita un'elegante e composta Madonna con il Bambino, tempera su tavola proveniente dalla chiesa della Misericordia. Ancora duccesco è l'elegante San Michele Arcangelo che uccide il Drago, tempera su tavola. La piccola tavola cuspidata con la Madonna con il Bambino, attribuita al cosiddetto "Maestro della Madonna Strauss", ci introduce nella raffinata eleganza gotica di Simone Martini e della sua bottega, mentre la Madonna con il Bambino, nota come la Madonna delle Ciliegie, di Stefano di Giovanni detto "il Sassetta" (circa 1400-1450) illustra emblematicamente gli sviluppi quattrocenteschi dell'arte senese e i suoi contatti con quella contemporanea fiorentina e nordica.
Altri autori presenti sono: Sano di Pietro, Neroccio di Bartolomeo, Benvenuto di Giovanni, Pietro di Domenico, Girolamo di Benvenuto, Bartolomeo Neroni detto 'il Riccio", Alessandro e Ilario Casolani, Rutilio e Domenico Manetti ecc. Notevole infine il patrimonio tra cui spicca un Evangelario amarico del XII secolo, e il patrimonio in maiolica, materiale in parte proveniente da scavi eseguiti al cassero cittadino.
 

Teatro degli Industri

Il Teatro sorge in Via Mazzini. La sua origine risale al primo salone fatto costruire nel 1819 dalla locale Accademia degli Industri. La sala era capace di ospitare circa 500 persone tra la platea, circondata da portico, e i trentasei palchi su due ordini. Dopo alcune modifiche ai palchi, realizzate nel 1869, il teatro fu interessato da un consistente piano di ampliamento e ristrutturazione fra il 1888 e il 1892 su progetto dell'architetto senese Augusto Corbi e sotto la direzione dell'ingegner Ferdinando Ponticelli: fu realizzata una sala a ferro di cavallo, per 800 spettatori, con cinquantasei palchi distribuiti su tre ordini.
Passato alla gestione privata, nel 1928 il fabbricato subì alcuni restauri all'ingresso, al bar e alla hall, oltre al completo rifacimento della facciata. Nel 1938 l'Accademia cedette anche la proprietà al Comune che, soprattutto nel secondo dopoguerra, incrementò l'utilizzo della sala per la proiezione di spettacoli cinematografici. I danni riportati nel corso dell'alluvione del 1966 obbligarono ad un consistente intervento di recupero progettato dall'architetto Giuliano Bernardini che ha riportato il teatro alla sua fisionomia originaria con consistenti lavori non solo di restauro, ma anche di radicale rifacimento delle coperture prospicienti via Mazzini. Fra il 1989 e il 1990, nell'ambito del progetto integrato Regione Toscana-FIO per il restauro dei teatri, sono stati eseguiti, sotto la direzione dell'ingegner Giancarlo Fedeli, ulteriori lavori di restauro e adeguamento alla nuova normativa sulla sicurezza.
Dopo questo intervento il teatro ha ripreso la sua funzione di importante spazio culturale cittadino, con spiccate vocazioni per la programmazione di spettacoli di prosa.